Italbasket delude ancora: troppa Croazia, niente Olimpiadi di Rio

(di Alberto Di Vita)

L’Ital-basket delude ancora una volta. Dopo una partita thrilling contro la Croazia (9 pareggi e 10 cambi di vantaggio), gli azzurri, in casa a Torino, perdono l’occasione di andare alle Olimpiadi di Rio: sono ormai passati 12 anni dall’argento di Atene 2004 e ne saranno passati 16 quando si riavrà l’occasione di parteciparvi.

2w3la6ri5uu8wy-o5pra1qLa partita inizia con nervosismo (due tecnici a Simon e Bargnani) e con il tabellone che va in tilt. La ripresa dell’Italia è ad handicap: la palla per gli italiani gira lentissima nella prima parte, e questo dà spazio ai croati. L’Italia è tenuta a galla solo da Gentile, per il resto è un continuo sperare nell’improvvisazione e nella trovata del singolo, mentre dovrebbe essere esattamente il contrario. In questo contesto, nella prima metà di partita risultano devastanti il già NBA Bojan Bogdanovic (Brooklyn Nets) con 17 punti e il futuro NBA Dario Saric con 10 rimbalzi (MVP della partita e con annuncio di raggiungere i Philadelphia 76ers per la Summer League in corso); per l’Italia, invece, solo Gentile e un Gallinari troppo rude nella protezione in post basso (sono regole FIBA, non NBA…) che gli vale due falli troppo precoci e troppo condizionanti. L’Italia si trova costretta a recuperare due svantaggi esagerati (10 punti e 11 punti) con relativo dispendio di energie, fondamentale a fine gara. Di più, la Croazia, brutta e imprecisa dal campo, mette a segno un gran numero di rimbalzi ed è molto più precisa da 3. Il primo quarto si chiude 19-12, mentre il secondo 20-22: ed è già un miracolo essere soltanto a -5. Deludente Belinelli, disastroso Bargnani, Gallinari condizionato dai 3 falli: in difesa è sostanzialmente solo Cusin a reggere l’urto.

Nel secondo tempo le cose cambiano, soprattutto in difesa: Bogdanovic viene tenuto a zero per lunghi tratti di partita (finirà con 26 punti: solo 9 in due quarti e un overtime), ma non si trovano le giuste contromisure né per Saric né per uno straordinario Krunoslav Simon, che ieri sembrava Klay Thompson mancino. Si riesce però a stare a galla: salgono in cattedra Gallinari e Datome, si arriva persino a stare davanti ma con troppi alti e bassi, e quel Simon che a 2:48 dalla fine del terzo quarto li riporta davanti di 6.

Messina ha la giusta intuizione, dentro Melli per Cusin: il primo lo ripaga di 5 punti consecutivi che, con l’ultimo di Datome, ci porta ad un comunque speranzoso 54-52. I due sono protagonisti ancora all’inizio del quarto, sono loro a tenere in piedi l’Italia (di Bargnani perse le tracce). Negli ultimi minuti, però, la classe di Belinelli e Gallinari emerge nel momento di maggiore difficoltà, accompagnati da un buon Hackett: sul 63-55, 4 di Belinelli e 2 di Gallinari e Hackett ci riportano sul 65-64 con un parziale di 9-2 che risponde ai 9 consecutivi di uno strepitoso Dario Saric.

Ma questa squadra sa farsi male da sola: Gallinari commette il suo 5° fallo e lascia l’Italia senza il suo aiuto prezioso, straordinariamente prezioso nel 4° quarto. Ed è qui che Ettore Messina tradisce troppe indecisioni: il ritmo della squadra rallenta, troppo statici i giocatori e un solo schema “palla a Belinelli e che dio ce la mandi buona”.

Il punteggio rimane in bilico anche grazie all’errore dalla linea del tiro libero di Simon e all’errore arbitrale a 21 secondi dal termine, con i croati che chiaramente tirano giù la retina su tap in di Melli. Ci riprovano, a -5 secondi dal termine, ma stavolta, sul lay up sbagliato da Belinelli, Melli riesce comunque a realizzare e ci porta ai playoff. Chiaro che, per una squadra come l’Italia (finisce con 17 assisto contro 11 dei croati), è un suicidio bello e buono: non c’è neanche la speranza di un tiro da 3 (5 su 21 finale).

Nell’overtime l’andazzo rimane quello, con Bogdanovic che piazza la tripla decisiva a -1:14 dalla fine, Gentile che in 12 secondi sciupa tutte le ultime flebili speranze: a -38 sbaglia un lay up che dovrebbe essere solo da timbrare, pochi secondi dopo prende un rimbalzo e, neanche se fosse in un campetto estivo sotto il sole, prova un passaggio scellerato che Saric recupera. A -26 è la bandiera bianca.

CICLO CHIUSO

1891966-39835160-2560-1440Ancora una volta l’Ital-basket delude. Probabilmente la fine di un ciclo (almeno per le Olimpiadi: Bargnani e Belinelli over 30, Datome e Hackett 29), lo chiudono nel peggiore dei modi. La Croazia ha giocato un basket migliore, non nel senso di più bello: semplicemente più aderente alle sue caratteristiche. Cosa che non ha fatto l’Italia. Il paradosso è che l’Italia ha mostrato di essere superiore quando è riuscita a essere squadra, nonostante ci fossero più individualità da spendere: ma quando c’è stato da metterla in campo, hanno fallito in troppi, con l’eccezione di Gallinari (sul quale pesa però la relativa stupidità dei suoi falli), di Datome (minutaggio incomprensibile) e parzialmente Hackett, Melli e Cusin. Disastrosi Bargnani (ad un certo punto fuori per evidente incapacità di essere utile, soprattutto in difesa dove Saric lo ha sodomizzato) e Gentile (eccetto parte del primo quarto), mentre Belinelli ha spesso fatto scelte sbagliate anche al tiro (4 su 15).
Il tabellino ci racconta esattamente questo aspetto: se Bogdanovic (26), Saric (18) e Simon (21) ne realizzano 65 su 84, i migliori per l’Italia sono Belinelli (18), Datome (12) e Gallinari (12) che rastrellano un 42 su 78.

Per 38 minuti sono stati in vantaggio i croati, l’Italia solo per 3 minuti: con un 5 su 21 da 3 è impensabile vincere quale che sia il livello dell’avversario. Quella che dovrebbe essere, sulla carta, l’Italia più talentuosa di sempre (ben 4 con esperienza NBA) è risultata anche la più fragile emotivamente e la più slegata.
Il demerito non può non essere condiviso con coach Messina, la cui esperienza a San Antonio evidentemente non ha dato frutti. Si è reso protagonista di scelte poco convincenti, soprattutto nella suddivisione del minutaggio, nella rotazione per il 4° quarto e nell’overtime e per la mancanza di idee dopo l’uscita di Gallinari: troppo poco per questa Croazia e per sperare di far bella figura a Rio.

Alberto Di Vita