Euro 2016: ma che palle!

(di Kongo Sauvage)

2016-03-02t120134z_1_lynxnpec210qk_rtroptp_3_soccer-euro-800Euro 2016 volge al termine e al netto di chi vincerà questa sera, l’unica vera considerazione che mi viene da fare è: ma che palle!

Sì, perché questo torneo è stato il più noioso degli ultimi 20 anni almeno, tra mondiali ed europei. Non c’è stata una sola squadra che si sia distinta per aver proposto un gioco non dico entusiasmante, ma almeno piacevole.

L’unica partita che ha dato un po’ di emozioni è stata Croazia-Spagna, grazie soprattutto alla Croazia, perché la Spagna è arrivata a questi europei decisamente sopravvalutata. Una squadra che ha ormai esaurito tutte le proprie energie sia fisiche che mentali. Una squadra che non riesce a proporre altro che una grandissima noia con il suo tiki-taka che forse avrà fatto la storia, ma che sicuramente non ha mai entusiasmato nessuno. Tenere palla per il 75% del tempo passandosela a metà campo per riuscire a trovare un varco in difese che ormai sono allenatissime a resistere all’opera di ipnosi messa in atto dal “Mago Sylvan in maglia Roja” di turno, rende una partita di calcio affascinante come i supplizi con il flagellum ai tempi dei romani.

La Croazia si è dimostrata essere una squadra giovane e piena di talenti, capace di correre e pensare per 90 minuti, ma che poi ha ceduto alla tentazione di guardarsi allo specchio, per altro piacendosi molto, e così è finita per perdere ignominiosamente contro un Portogallo che invece ha riesumato il gioco di Rocco, spostandolo dalla linea dei 16 metri al centrocampo e che potendosi avvalere di un mostro, per quanto a mezzo servizio, che risponde al nome di Cristiano Ronaldo, è riuscito ad arrivare in finale superando praticamente dei signor nessuno che un bel calendario, forse ritagliato ad hoc per i padroni di casa, gli ha fatto trovare freschi freschi sulla sua strada, ma ci arriveremo anche a questo.

Sarò banale, scontato e nazionalpopolare e dichiaro tutta la mia simpatia per gli islandesi. Non tanto perché abbiano espresso un gioco di livello, “ma manco pe’ gnente” avrebbe detto il tanto amato Albertone nazionale, quanto perché hanno dimostrato di avere dietro un popolo solidale e partecipante attivo alla gioia di giocare al “pallone” che i giocatori hanno espresso sul campo.

A dispetto di tutte le altre nazionali che sono ormai solo delle vetrine per un “tronismo” calcistico stucchevole più di Zazzaroni giudice ad una gara di tango.

L’Inghilterra forse è l’unica tra le squadre presenti in questo Euro 2016 ad aver rispettato in pieno il pronostico: torneo autolesionistico a partire dal CT. L’impresentabile Sir Hodgson continua nella sua scellerata idea di voler fare l’allenatore di calcio nonostante le continue evidenze di estraneità a questo gioco. Se poi aggiungiamo il masochismo degli anglosassoni che continuano a voler presentarsi con 4 nazionali mediocri o molto mediocri, quando potrebbero metterne su una con i controfiocchi, forse riusciamo pure ad avere delle interessanti indicazioni sul perché i figli di Albione hanno tendenze suicide non solo nel calcio.

Un’altra squadra spaventosamente sopravvalutata è il Belgio. Quando c’è da giocare contro l’Ungheria è facile fare i maramaldi, ma se davanti hai qualcuno che ha un minimo di nozione tattica, risulterà evidente tutta la mediocrità di giocatori incredibilmente sopravvalutati, da Hazard all’insulso Lukaku, e di un CT che già da giocatore incideva sul campo come una formica sul peso del mondo. Inspiegabile come la UEFA abbia potuto assegnare il primo posto nel ranking ad una squadra di siffatta inconcludenza.

L’ITALIA

Sole alla valle, sole alla collina,

per le campagne non c'è più nessuno.

Addio, addio amore, io vado via

amara terra mia, amara e bella.


Cieli infiniti e volti come pietra,

mani incallite ormai senza speranza.

Addio, addio amore, io vado via

amara terra mia, amara e bella.


Tra gli uliveti nata è già la luna

un bimbo piange, allatta un seno magro.

Addio, addio amore, io vado via,

amara terra mia, amara e bella

Così cantava Domenico Modugno nel lontano 1973. Se penso che quella maglia l’hanno indossata uomini come Giuseppe “Peppino” Meazza, Valentino “la mente” Mazzola, Benito “Veleno” Lorenzi, Gigi “Rombo di Tuono” Riva, Roberto “Bonimba” Boninsegna, Sandro “Sandrino” Mazzola, Gianni “l’Abatino” Rivera, Lele “il piper” Oriali e … avrete notato che non ci sono gobbi, perché per me quei giocatori questa maglia la disonorano a prescindere. Si poteva fare un’eccezione forse per Paolo Rossi, ma anche lui il suo peccato originale ce l’ha.

Beh, se leggiamo questi nomi e poi leggiamo i nomi di questa selezione di Francia 2016 probabilmente a molti spunta la lacrimuccia. Eppure ci siamo dovuti sorbire tutte le più incredibili lodi per una squadra che l’unica performance di livello che ha saputo dare è stata quella di ridicolaggine nei rigori contro la Germania.

 100602867_Antonio-Conte-xlarge_trans++QecqgNtjNzTnz-GZNXzD_qW_RasIeNeEV9FpX9s_UTQE per favore non parliamo del “conducator”, l’uomo che sa tenere lo spogliatoio. Lo sa tenere così bene che nemmeno si accorse che gli stavano vendendo le partite sotto al naso.

Insomma stiamo parlando di una nazionale “che ha fatto innamorare gli italiani”, ma fino ad un certo punto e soltanto una parte degli italiani. Perché se guardiamo bene bene i giornalisti che ne hanno esaltato le gesta sono, ma guarda un po’, li stessi che per dodici mesi l’anno esaltano lo spirito combattivo della squadra degli Agnelli e che comunque “si esce a testa alta”, come se questo ci ponesse in mezzo tra il vincere tre mondiali di fila e il perdere il torneo del Bar Sport con tanto di Luisona in palio. Amici, quando si perde si perde. E non ci sono teste alte che tengano. Se vi servono degli alibi per l’inconcludenza di questa squadra, ma avete da pagare qualche marchetta, almeno sappiate trovare un refrain più aggiornato, perché già a Milanello non lo usano più. Ed è tutto dire.

Se Conte è il nostro nuovo “Cesare”, l’uomo imprescindibile per il bel gioco (!!!), qualcuno mi spieghi come mai in un passato nemmeno troppo remoto sono stati criticati signori allenatori che con squadre tecnicamente paragonabili a questa italietta sono riusciti a raggiungere risultati decisamente eclatanti. Vi faccio un esempio per tutti: Otto Rehhagel e la Grecia del 2004. Ah, no. Lì fu solo culo.

Sono sicuro che se il CT, transfuga in un campionato da cui probabilmente ne uscirà con le ossa sgretolate, fosse stato di scuola Inter o Milan o Torino o Cesenatico o anche Caltabellotta, non si sarebbe alzati i peana, ma se mai ci sarebbe stato un esercizio accurato di “fescennina”. Ma siamo di fronte all’italico vizio di genuflettersi davanti al potere e per tanto … citando un grandissimo della musica, tale Frank Zappa, mi viene in mente un verso:

“remember, thers’s a big difference between kneeling down and bending over”.

Ma questo forse non siete in grado di capirlo … se poi parlate l’inglese come Mazzarri …

E arriviamo ai francesi. Oltre ad avere un girone agevolato, ho l’impressione che Monsieur “le Roy” Platini abbia lasciato un ultimo regalo ai suoi prima di abdicare, con un Tabellone semplicemente delirante. I casi sono due: o i francesi avevano pochissima fiducia nelle qualità della squadra che hanno pensato che sarebbero arrivati secondi nel girone e quindi gli hanno preparato un bel piano inclinato per finire dritti dritti in finale, oppure alla Uefa non sanno proprio fare i tabelloni dei tornei e questo è forse più preoccupante.

Resta il fatto che “les Bleus” si sono trovati su quello che tutti hanno chiamato il lato sbagliato del tabellone e che i portoghesi, vincendo un paio di partite in tutto, hanno invece ereditato per una botta di culo che non ha pari nella storia del calcio.

Comunque sia la Francia in finale c’è arrivata, vincendo maramaldeggiando contro l’Islanda, che voglio dire … avrebbe fatto lo stesso anche il Trapani di Cosmi, e assistendo senza far nulla al suicidio dei tedeschi che sono stati solo l’ologramma della squadra “monstre” che distrusse il Brasile nel 2014.

Immagine 1In tutto questo spunta come un’orchidea tra i rami di una palma l’affair Pogba. L’unico calciatore della storia che ad ogni tocco di palla, giusto o sbagliato, vede la sua quotazione salire di un buon 10%. Ma soprattutto in Italia, dove non importa se in questo momento indossa la maglia blu di Francia, Pogba resta sempre il fiore all’occhiello dei gobbi e nessuno si perita di leggere le critiche aspre e sarcastiche dei giornali francesi su un Europeo giocato a livelli infimi da Mr. 250 milioni, 260 … 270 … e più ci penso più il suo valore sale.

Ultima considerazione: 24 squadre per una fase finale non si può proprio vedere. Ma veramente pensate che ci sia stato più spettacolo in un torneo che è stato lunghissimo a limite della nausea, quando fino al 1974 si giocavano le semifinali e la finale e chi s’è visto s’è visto. Se per fare soldi si deve imporre la noia, rischiamo di veder sparire il calcio.

In conclusione quello che questi europei hanno dato è stata la rappresentazione stantia di un mondo, quello del calcio, che è diventato noioso, autoreferenziale e soprattutto non più in grado di fornire partite divertenti. Un mondo dove i lacchè del giornalismo nostrano hanno ormai buttato al cesso anche l’ultimo briciolo di dignità e non provano vergogna ad affermare cose inascoltabili. Un mondo dove probabilmente ci vorrebbero più suicidi sportivi delle grandi squadre e più vittorie sorprendenti del Leicester di turno, per ridare un po’ di vita ad uno sport che rischia di trasformarsi nel Wrestling, con tutto il rispetto per uno sport che sa che offre uno spettacolo finto, ma che è quello che vuole il pubblico, perché dalla finzione ne trae divertimento. Un po’ come al cinema. Mentre qui, da noi e non solo, ci si prende sul serio e soprattutto ci prendono per il culo. Amen.

Kongo Sauvage