Perché io, Nadaliano Doc, avrei voluto che Federer vincesse il suo ottavo Wimbledon

Per quelli tra voi che mi conoscono, o che mi seguono su Facebook e Twitter, non sarà certo una novità, ma per tutti gli altri è bene che io lo dichiari fin da subito: sono un Nadaliano. Nadaliano Doc, della prima ora, da sempre, sempre e comunque #vamosRafa.

E allora per quale motivo, venerdì pomeriggio, avrei tanto voluto che Roger Federer vincesse la sua semifinale contro Milos Raonic? Anzi, esageriamo: perché mai avrei tanto voluto che Federer vincesse il suo ottavo Wimbledon?

I motivi sono tanti, e sono presto detti. Ecco i miei perché.

Perché quella che noi appassionati di tennis abbiamo avuto modo di goderci in questi ultimi dieci, dodici anni è stata la rivalità tennistica più bella di sempre — sì, anche meglio di Borg-McEnroe e Sampras-Agassi, e non solo come numero di match giocati, ma anche come qualità degli stessi. Mai, nella storia del tennis dell’era Open, due giocatori hanno dato vita a una rivalità tanto appassionante, epica, infinita, che oltretutto ha messo di fronte due modi di giocare e intendere il tennis diametralmente opposti, scatenando — ahimé, a volte troppo — dibattiti, liti e dogmatismi che ancora adesso imperversano in rete e in qualsiasi discussione sul tennis.

Perché, senza Nadal, Federer non sarebbe mai stato Roger Federer, e senza Federer Nadal non sarebbe mai stato Rafa Nadal. Dal 2005 in avanti (ovvero dalla prima affermazione dell’allora teenager Nadal a Parigi), i due si sono scontrati in quattro finali del Roland Garros, in tre finali di Wimbledon — di cui due epiche in 5 set, nel 2007 (Federer) e nel 2008 (Nadal) — e in una finale degli Australian Open. Più semifinali slam varie e sparse, come mai nessuno prima. Senza l’altro, non avrebbero avuto rivali, avrebbero avuto il monopolio assoluto — almeno dal 2005 al 2010.

Lo stimolo di superarsi l’un l’altro li ha portati a migliorare sempre più, ad affinare il loro già enorme talento, a perfezionare il loro già straordinario fisico.

Avrei voluto che Federer trionfasse a Wimbledon perché sarebbe stata una vittoria di quella rivalità, di quel tennis, di quel dualismo. Per quanto assurdo possa sembrare, sarebbe stata anche, di riflesso, una vittoria del mio Rafa.

13626385_1332183263499753_1321264818633777199_nE invece ora quella rivalità è finita. Per quanto sia difficile — per me lo è — dobbiamo farcene una ragione. Nadal è sempre più vessato — come lo è stato in tutta la sua carriera — da problemi fisici, Federer sta per compiere 35 anni. E, senza di loro, dobbiamo rassegnarci o al robotennis di Djokovič —una sorta di reincarnazione di Ivan Lendl — e poi, quando anche Djokovič sarà tramontato, al tiro al bersaglio di Raonic e compagnia bombardante.

Quella di venerdì è stata una semifinale tanto brutta e noiosa — non certo per colpa di Federer — che persino SkySport, invece dei consueti “5 colpi più belli del match”, è stata costretta a mostrarne soltanto 3.

Passati Nadal e Federer, nei prossimi anni ci attende un tennis in cui, come è accaduto venerdì, i commentatori potranno fare poco altro che registrare le velocità del servizio di Raonic o chi per lui — 220, 230, 240 km/h — perché, in fondo, anche venerdì quella era l’unica notizia, quello l’unico “spettacolo”, quello l’unico dato che aveva una qualche rilevanza. E Federer — il grande, grandissimo Roger Federer — alla fine si è dovuto arrendere come ogni città bombardata che si rispetti.

Andreas Seppi — non certo uno dei miei tennisti preferiti — di recente ha dichiarato: “Se giocassero tutti come Raonic, probabilmente smetterei.” E come dargli torto? Il fatto è che il buon Milos (che è un bravissimo ragazzo, mica ha colpa lui se riesce a sparare palline come un cannone ad aria compressa) non è solo: dietro di lui ci sono Nick Kyrgios e tutta una schiera di macchine sparapalle pronte a entrare su un campo qualsiasi e abbattere gli avversari come fossero birilli. Una generazione di bombardieri che, tra poco, occuperà stabilmente la top ten delle classifiche ATP.

Bisognerebbe mettere in atto il suggerimento di John McEnroe — il tennista più grande di sempre — per “salvare il tennis” (parole sue): tirare indietro di 15 centimetri la linea del servizio — avvicinarla di 15 centimetri alla rete — per impedire al pubblico di assistere impotente a un’esibizione da luna park, a ore e ore di ace e servizi vincenti — che annullano lo spettacolo degli scambi e distruggono in partenza i giocatori di talento, quelli che ancora potrebbero farci saltare sulla sedia mentre dalla bocca ci sfugge un “oooh” proprio come hanno fatto Nadal e Federer nell’ultimo decennio abbondante.

Quindi, visto che nel tennis, almeno per quanto mi riguarda, il “tifo calcistico” non esiste, io, Nadaliano da sempre e Nadaliano di ferro, ma soprattutto folle appassionato di tennis, in questo Wimbledon ero tutto per Roger Federer.

STEFANO MASSARON