Nella F1 dis-umana vince la noia

(di Enrica Panzeri)

Hamilton festeggia la vittoria in F1 nel GP di Silverstone, Gran Bretagna

“Nella domenica in cui il calcio ha mostrato tutta la sua imprevedibilità, incoronando campione un Portogallo considerato da molti uno sparring partner per una Francia pronta a festeggiare la conquista dell’Europeo davanti al proprio pubblico, la Formula 1 ha pervicacemente proseguito il cammino che ha portato anche il più irriducibile dei tifosi a ribattezzarla Formula Noia. Sul campo di Saint-Denis la “classe operaia”, privata del suo fuoriclasse più iconico fin dai primi minuti, è andata in Paradiso, riproponendo e rinnovando quei tratti distintivi che rendono il calcio uno degli sport più soggetti all’imponderabile e per questo più affascinanti del mondo. A Silverstone, tempio della Formula 1 ormai sconsacrato dai restauri e dai nuovi regolamenti, si è invece assistito all’ennesimo spettacolo sempre più prossimo a un videogioco depauperato di ogni emozione.

Non a caso, per me, il momento più avvincente del pomeriggio è coinciso con alcuni frammenti di vecchie competizioni, trasmesse velocemente da Sky pochi minuti prima della gara. In quei pochi attimi ho rivisto le sportellate fra Senna e Prost e, soprattutto, il “diverbio” fra Piquet e Salazar a Hockenheim nel 1982, quando il pilota cileno, doppiato, a causa di un’incomprensione con il brasiliano provocò un incidente con conseguente ritiro di entrambi. Nel Piquet furioso che, scattato come un pupazzo a molla fuori dalla sua Brabham, tentava di prendere a calcioni il collega c’era tutto quel “fattore umano” che la Formula 1 di oggi ha anestetizzato e sedato in favore di tanti personaggi intercambiabili. Piloti carini, puliti, sorridenti, adatti a sponsor politicamente corretti e perfetti per le campagne di guida sicura (“Andate piano e allacciatevi le cinture”. Continuo a pensare che gente come James Hunt, o Gilles Villeneuve o Didier Pironi una simile pubblicità non avrebbe mai potuto girarla. A meno di non voler creare un involontario effetto comico paradossale per gli spettatori dell’epoca).

silverstone_1Trascorso quell’attimo, ci ha pensato la partenza con safety car – una delle peggiori barbarie dell’era moderna dopo la Coca Cola “verde” alla stevia – a farmi ripiombare nella plumbea quotidianità. Sullo schermo ha iniziato a dipanarsi il solito trenino, con le Mercedes a guidare il gruppo: l’unica differenza stava nel fatto che, nei primi giri, la Mercedes in testa avesse le ruote coperte e i lampeggianti. Rientrata ai box la safety car ed esauritosi il classico tentativo di arrembaggio da parte degli avversari, la gara è rientrata nei ranghi della “normalità” e io ho potuto dedicarmi alle abitudini di un pomeriggio di Formula 1. Ovvero, controllare i messaggi sul cellulare – occhiata allo schermo, toh Hamilton in testa e Rosberg secondo -, navigare su PC – occhiata allo schermo, Hamilton sempre davanti e sembra aver preso un vantaggio su Rosberg -, trovare un interessante articolo, tempo di lettura 7 minuti e leggerlo – c’è la sosta ai box? Ah ma Hamilton è sempre davanti e Vettel? Dove diavolo è finito Vettel? Ah già che è partito 11esimo perché la Ferrari quest’anno sta cercando di ridefinire il concetto di “Facciamo caFino!” che rese celebre il Jovanotti pre svolta impegnata – per abbandonarmi infine alla noia, come Giovanna D’Arco alle fiamme in un vecchio film di Dreyer.

Il sorpasso di Max Verstappen a Rosberg, in un punto della pista dove nessuno avrebbe mai pensato di tentare una simile manovra, ha sfavillato come un faro in una notte cupa e priva di stelle. Il ragazzino della Red Bull, al secondo anno nel Circus, si è ormai allontanato dall’essere una semplice rivelazione e si accredita come uno dei protagonisti di un futuro molto prossimo. Il controsorpasso del tedesco della Mercedes, poi vanificato dalla penalità, ha semplicemente rimarcato una superiorità tecnica della vettura, senza inficiare minimamente l’ennesima ottima prestazione del giovanissimo figlio d’arte. L’”appassionante” finale è culminato nel trionfo di Lewis Hamilton, primo e staccato in classifica dal compagno, retrocesso al terzo posto, di un solo punto, seguito dal compagno di squadra e da Max Verstappen. Quarta la Ferrari di Räikkönen, fresco di rinnovo e destinato probabilmente a restare a Maranello finché l’osteoporosi e la vecchiaia non gli impediranno di entrare nella vettura e nono Vettel, a coronamento dell’annata della riscossa del Cavallino Rampante. Mondiale riaperto, in Ungheria si prevede battaglia, la Rossa pronta a reagire… ma poi chi vinse a Hockenheim dopo l’uscita di pista di Piquet?