Ever Banega all’Inter: storia e prospettive tattiche

Ever BanegaEver Banega è argentino, baricentro basso, piedi sopraffini: sebbene ci siano circa 10 cm in più per il profilo perfetto, anche lui da giovane è entrato di diritto nella schiera di calciatori argentini colpiti dalla maledizione del “nuovo Maradona”. Una lista lunga, che vede colpiti, tramortiti e infine sconfitti giovani giocatori che rientrano in quelle tre caratteristiche a cui si aggiunge una quarta: argentino, baricentro basso, piedi fini, sotto il metro e settanta. Se poi erano mancini…

Sono innumerabili i calciatori colpiti dalla maledizione. Ricordiamo Ariel “El Burrito” Ortega, Javier Pedro Saviola Fernández, Andres D’Alessandro, Gaston “La Gata” Fernandez, Pablo Aimar e… Ever Banega.

Beninteso, più o meno tutti hanno avuto la loro dose di successo, la loro quantità di attenzioni e di elogi ma, nessuno escluso, hanno dovuto convivere con troppe attenzioni e pressioni, al punto di rendere sempre molto meno di quanto avrebbero potuto e dovuto: non è neanche un caso che più o meno tutti si sono distinti anche per comportamenti non sempre irreprensibili fuori dal campo.
Ever Banega e Lionel MessiL’unica eccezione a questa lista è, ovviamente, Lionel Messi che, comunque, la “scimmia di Diego” se l’è trovata comunque sul groppone, soprattutto quando ha giocato con la sua nazionale: anche qui, non a caso, l’ultimo fallimento ha creato un crollo psicologico con seguente annuncio del ritiro.

Banega non fa eccezione. Nasce a Rosario, in Argentina, dove la passione per il calcio raggiunge livelli altissimi. C’è anche Lionel Messi, un anno più grande, che gioca nella scuola calcio “avversaria”. La crescita di entrambi è esponenziale ma prendono due strade diverse: Messi va in Europa, Banega resta in Argentina; Messi avanza il suo raggio d’azione, Ever lo arretra mostrandosi più centrocampista che attaccante o trequartista. Nel 2007, a 19 anni, si trova già col primo compito pesante: sostituire Fernando Gago, passato al Real Madrid. Il risultato? Vince la Coppa Libertadores stregando la Bombonera.

In Europa si scatenano aste furiose per accaparrarselo, anche Milan e Juventus in Italia ci provano, ma è il Valencia a muovere le pedine giusta e l’offerta convincente. In Europa non è tutto facile… non sappiamo se è stata la “scimmia di Diego” o l’allontanamento così rapido dalla sua terra, ma è certo che il ragazzo non solo alterna buone prestazioni a orribili, ma anche fuori dal campo mostra qualche irrequietezza. Tutto questo a dispetto di una completezza e qualità indiscutibili e cristalline.

Tra Atletico Madrid e Valencia mostra molte cose: calcisticamente, la tendenza a partire da molto dietro, più da regista che da trequartista; fuori dal calcio è reo di diversi e non meglio definiti problemi causati negli spogliatoi, uno sgarbo ai tifosi del Valencia (si fa fotografare in maglia Real Madrid) e qualche infortunio, il più importante ai legamenti interni del ginocchio. In nazionale si racconta di scontri con i compagni, soprattutto con Javier Mascherano in Coppa America.

Nel febbraio 2012 succede l’irreparabile: si dice che dimentichi di mettere il freno a mano mentre fa benzina e si rompe tibia e perone, fermo 6 mesi. Sembra una notizia di Lercio, ma non è così: qualcuno rumoreggia che non fosse proprio lucido.

Riprende a giocare ma il rapporto col Valencia sembra finito: a Gennaio 2014 torna ai Newell’s Old Boy e sembra una di quelle tante carriere sciupate nel nulla, nonostante sembri più sereno e il CT Sabella gli fa capire che ha chance, poi non concretizzate, per il mondiale del Brasile.

Ivan Rakitic e Daniel Carrico festeggiano la Coppa
Ivan Rakitic e Daniel Carrico festeggiano la Coppa

La fortuna di Ever Banega si traveste da Ivan Rakitić: il Siviglia vince l’Europa League e Rakitić è l’uomo partita osannato in tutta Europa. Il Barcellona decide di prenderlo e Emery si trova senza il faro del centrocampo, il raccordo con l’attacco. Già allenato a Valencia, Emery decide di riprovarci.

Al Siviglia c’è un centrocampista che ne oscura spesso le prestazioni (Grzegorz Krychowiak), Emery non sempre lo piazza nella sua mattonella preferita: gioca forse troppo avanzato, tatticamente non migliora, pochi compiti, tanta libertà e non sempre ordine. Ma Banega gioca comunque bene, palla al piede illumina il gioco: anche umanamente è cresciuto e si è passato dal volergli affiancare un bodyguard all’essere stato l’anima del Siviglia vincente di questi ultimi due anni.

Prenderlo a parametro zero è certamente un colpo interessante.

INTER E POSIZIONE IN CAMPO

Detto che analizzeremo la sua posizione nell’ultima partita contro il Liverpool in coppa, dal punto di vista tattico, l’Inter somiglia molto al Siviglia senza Banega: lentezza nel gioco, mediani non bravi palla al piede, scarse geometrie. Non le ha Kondogbia, non le ha Melo, figuriamoci un box-to-box come Brozovic o il difensore Medel.

TrequartistaBanega al Siviglia è spesso partito giocando da “trequartista”, con virgolette d’obbligo: perché, per natura e tendenza, il suo gioco si è sviluppato sempre arretrando moltissimo fino a diventarne il regista. Che non sia un trequartista ce lo dicono anche le statistiche: è un giocatore che ama la palla tra i piedi, il baricentro basso lo aiuta soprattutto nel primo dribbling (specie se da fermo), ama orchestrare la squadra sia con che senza palla. I numeri ci raccontano di pochi assist (media 0,10 a partita, Brozovic è a 0,19), con 2,20 “key passes” (Brozovic 1,65), 84% dei passaggi completati di cui una buona quantità anche di lunga gittata, un solo tiro (e mezzo) a partita a dispetto comunque di una buona dotazione balistica; i gol sono stati 5, ma 2 su rigore.

È un ibrido che darebbe il suo meglio probabilmente in un 4-2-3-1 standard con accanto un centrocampista (Kondogbia?) in grado di coprirne le mancanze: Banega ha una buona propensione al contrasto (tanti gialli e rossi nella sua carriera) ma non ne esce spesso vittorioso.

Più probabilmente lo vedremo da trequartista, pur essendo quello un ruolo che Mancini l’anno scorso ha spesso dedicato ad un attaccante (Jovetic, Palacio o Lijaic), concedendosi un Brozovic ogni tanto.

Banega sarebbe il secondo giocatore fortemente condizionante nella squadra, l’altro è Perisic che costringe l’Inter a giocare con un’altra ala adattata: il rischio è di rivedere Brozovic esterno.

Immagine 9Le altre possibilità sono: 4-3-1-2 rombo, utilizzando Perisic accanto a icardi, Banega da trequartista; 4-3-3 con Banega centrale in mezzo a Brozovic e Kondogbia/Medel (in questo caso, Medel potrebbe anche aggiungersi ai difensori e diventare un 3-4-3. Non dimentichiamo gli ultimi mesi di Mancini al City…). Proponiamo gli schemi sotto.

Con Joao Mario le cose cambierebbero sostanzialmente: né lui né Banega offrono copertura, pertanto le soluzioni sarebbero soltanto quella del 4-3-3 (o 4-3-1-2 a rombo) o 4-2-3-1 con Banega trequartista.

Senza Joao Mario, la soluzione preferibile è certamente quella di un 4-2-3-1 con Banega regista accanto a Kondogbia (come Motta e Cambiasso), ma questo esporrebbe l’Inter a molti rischi, oltre che alla necessità di trovare soluzioni sulla trequarti (è Jovetic l’uomo giusto?) e un altro esterno da opporre a Perisic. Dovrebbe essere una squadra molto corta e molto bassa, che punta molto al contropiede e alla velocità dei suoi esterni, in grado di sfruttare il lancio e le qualità dei filtranti di Banega.

Sarebbe anche un’Inter più moderna e finalmente con una formazione di ampio respiro europeo, con l’età media abbassata e buone prospettive.

Il problema è che, lo sospettiamo, Mancio non la veda esattamente così.

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La (mia) soluzione ideale.

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La difesa a 3.

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La soluzione più probabile.

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