Gianni Clerici, “Wimbledon: Sessant’anni di storia del più importante torneo del mondo”

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Gianni Clerici

Gianni Clerici è, senza dubbio, il miglior giornalista sportivo italiano che si sia mai occupato di tennis — la definizione sarebbe allargabile a “tutti gli sport”, ma vorrei limitare, per quanto possibile, le espressioni della mia ammirazione per Clerici — almeno per mantenere un minimo di obiettività.

In questa sua opera, Clerici — che, è bene ricordarlo, è l’unico giornalista italiano a essere stato inserito nella Hall of Fame del tennis — ripercorre sessant’anni del torneo di tennis più importante del mondo. Discreto tennista lui stesso (“ero il numero 5 italiano”, dirà poi ridacchiando, con la consueta ironia), nel 1953 si “imbarcò” per Londra, a bordo di una Fiat Topolino, per partecipare al torneo di Wimbledon — che, come lui non manca mai di ricordare, allora era “a invito”. Consapevole di non avere la possibilità di vincerlo, il torneo più prestigioso del mondo, si “rassegnò” a raccontarlo.

In questa raccolta troviamo sessant’anni di articoli che ci raccontano il mito di Wimbledon: dai personaggi ormai dimenticati fino ai più recenti, tutti visti attraverso la lente — e la penna — di uno scrittore straordinario. “L’antipatico” Jimmy Connors, “il bauscia” John McEnroe… ma anche Rod Laver, Roy Emerson, Pancho Gonzales e le polemiche che portarono all’apertura ai professionisti, mettendo fine all’ipocrisia e dando inizio all’era Open.

La maggior parte di noi — parlo di quelli della mia generazione e delle generazioni successive — è entrata in contatto con l’arguzia di Clerici grazie alle telecronache in coppia con Rino Tommasi, telecronache che hanno accompagnato ogni appassionato di tennis dagli anni Ottanta fino ai primi anni del nuovo millennio, prima su Koper Capodistria, poi su Telepiù, infine su Sky. Erano una coppia perfetta — assai diversa dai commentatori odierni, che si ostinano a parlare senza sosta anche durante gli scambi, come se non sapessero che il tennis è uno sport che si gioca in silenzio — con l’ironia di Clerici a fare da contraltare alla precisione statistica di Tommasi (“ComputeRino”, lo chiamava Clerici).

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Gianni Clerici (a sinistra) e Rino Tommasi

In questo volume — voluminoso! se siete tra coloro che si addormentano con il libro sul petto, occhio al peso che vi piomberà sul setto nasale! — sono raccolti gli articoli che Clerici ha firmato per Il Giorno e Repubblica. Il tutto completato da schede sui personaggi più importanti del tennis e da considerazioni aggiunte in seguito. E non mancano le “note di colore”, come la storia del ricco maharajah indiano che riuscì soltanto in punto di morte a farsi accettare come membro nell’esclusivissimo All England Lawn Tennis and Croquet Club di Wimbledon. Troviamo gli articoli in cui Clerici si “scaglia” (sempre con infinita classe) sull’ipocrisia degli organizzatori che, negli anni Sessanta, finsero di non vedere l’avvento del tennis professionistico, e anche gli aneddoti imperdibili sulla “nascita” di grandi campioni come — giusto per fare un paio di esempi — Martina Navratilova e Pete Sampras. Non mancano anche i pezzi che raccontano dell’abbattimento delle barriere razziali, con Althea Gibson (trionfatrice a Wimbledon nel 1957 e nel 1958) a fare da “apripista” all’ingresso dei neri nell’ambiente fin troppo white — per non dire razzista — del tennis di allora.

Per gli appassionati di tennis un volume imperdibile, anche perché ci racconta tutti quei campioni che la maggior parte di noi non ha avuto il privilegio di ammirare. E, come ho già detto, Gianni Clerici rimane il miglior scrittore di tennis in circolazione.

Sono solo due gli appunti che si possono muovere a questo libro: l’assenza di un’edizione in formato digitale — che, date le dimensioni del librone, sarebbe quantomeno opportuna — e, se vogliamo, il fatto che, in alcuni punti, si senta la mancanza di un “raccordo” tra gli articoli. Spesso, infatti, questi risultano scollegati tra loro, e ci si rende conto di trovarsi di fronte a… be’, a una raccolta, appunto.

In ogni caso, soldi spesi bene — anzi, benissimo — per ogni appassionato di tennis.

Gianni Clerici, “Wimbledon: Sessant’anni di storia del più importante torneo del mondo”, Mondadori, 2013 — attualmente in ristampa (si spera anche digitale).