Mercato Inter, Joao Mario, Witsel, Touré e tanta confusione

Una premessa è obbligatoria: il calciomercato (soprattutto) estivo serve per tenere attivi una quantità innumerata di giornalisti che, in assenza, starebbero con le mani in mano. Non può essere diversamente se ogni anno la parola “calciomercato” viene sostituita facilmente da “calciominchiato”: in un nonnulla si creano notizie spacciate per “strategie societarie”, “tentativi di mercato”, “blitz”… un attimo, che ho una curiosità da moltissimi anni: ma perché lo chiamano “blitz” se poi dura intere settimane?… dicevamo, “blitz”, “sirene da” (inserire a caso Inghilterra, Spagna, Francia, Cina e Russia), “svolta nel mercato”, con i relativi codazzi come “vuole solo…” (mettere a piacere Milan o Juventus) e gli immancabili “siamo alle firme”, “è un braccio di ferro tra le due società”, “il giocatore disposto a ridursi l’ingaggio”, “trovata la formula per portarlo a…”, salvo poi scoprire che non è mai esistita alcuna trattativa ed è stata invenzione di sana pianta del giornalista di turno. La mia preferenza va all’immarcescibile “trovato tesoretto di xx milioni”, come se in società ci fossero antichi mattoni da cui poter attingere “tesoretti” segreti.

calciomercatoPerché, dovete sapere, sono tutti molto accreditati, quasi delle vere “asole” nella stanza dei bottoni: sanno tutto, sentono spifferi, hanno auricolari magici per le voci sussurrate nei corridoi più bui della Lega Calcio. Più verosimilmente, non se ne offenda nessuno, la maggior parte fa da grancassa mediatica alle società, che diffondono solo ciò che gli interessa diffondere, usando certo giornalismo (non tutto, per fortuna) per altri scopi: Massaron ve ne ha parlato qui in relazione al valore di Pogba.

L’Inter è, da questo punto di vista, un bersaglio facile: l’interista medio è un bersaglio ancora più semplice. Quante volte avete letto di fantomatiche trattative col giocatore più funambolico disponibile sul mercato, salvo poi leggere di “Inter beffata”, creando un malcontento e un dissapore che non avrebbero motivo di esistere, perché quel giocatore non è mai stato seguito dall’Inter. A proposito, piccola digressione: sapete che se inserite su Google due termini di ricerche tra virgolette, la ricerca sarà effettuata con quelle parole esatte e quello stesso ordine? Ecco, provate voi stessi con questi termini (non voglio togliervi il piacere dei risultati):

Inter beffata

Juventus beffata

Milan beffato

Se poi c’è un cambio di società o qualche contingenza particolare, i “rumors” si fanno sempre più insistenti, creando un alone di sfiducia e di tensione nei confronti di società e “bersaglio preferito del momento”: per adesso siamo passati da Marco Branca a Piero Ausilio, con richiesta di lapidazione in pubblica piazza per quest’ultimo.

Chiarito questo punto, c’è di certo qualcosa di vero nelle voci di questi ultimi giorni, facilmente verificabili.

CESSIONI

marco brancaPer una volta vogliamo partire dalle note positive: le cessioni. La gestione Branca è stata certamente la più discussa (nella storia del calcio italiano, credo), anche perché si è innestata nel peggior periodo possibile in quanto a comunicazione: l’esplosione dei blog, la nascita e l’espansione dei social network… tutto ha remato affinché ogni piccolo spiffero diventasse di dominio pubblico nell’arco di pochissimi minuti. Questo, comunque, a dispetto di tante buone operazioni e di tante altre mancate per altre ragioni (a volte causa allenatore, a volte causa società). Ma c’è un aspetto sul quale è sempre stato pessimo, senza possibili discussioni: le cessioni.

Una su tutte: Wesley Sneijder. La gestione dell’olandese è stata raccapricciante, a partire dall’atteggiamento e dalle parole di Rafael “Ciccio suda” Benitez, per continuare a quelle di Branca stesso “se non firma (un prolungamento con ingaggio spalmato, ndr) non gioca” e finire con la valutazione di mercato: 7,5 milioni. Per Wesley. Sneijder.

Ausilio, invece, sembra stia lavorando meno mediaticamente (parla relativamente poco) e più cercando contatti: l’attuale sessione di mercato vede comunque un buon andamento delle uscite, soprattutto per le valutazioni economiche: Biraghi, Laxalt, Santon, Juan Jesus e Dodò (qualcuno ancora in fase di realizzazione) è un buon inizio e sono buone cessioni anche economiche (tecnicamente, Juan Jesus mi lascia perplesso). Vedremo nei prossimi giorni cosa accadrà.

ACQUISTI

Michelle PlatiniPer il capitolo acquisti, nota dolente. È necessario fare un distinguo: i conti dell’Inter non stanno bene, e vi consiglio questa lettura su Calcio&Finanza per farvi un’idea. Mancini sapeva, così come lo sapevamo tutti, che raggiungere il terzo posto era fondamentale, mai come quest’anno. Questo avrebbe consentito di potersi muovere più liberamente sul mercato, e certamente questo immobilismo iniziale del gruppo Suning è da attribuirsi soprattutto a questo aspetto.

Chiaramente il tifoso medio, me in testa, non comprende bene i meccanismi: credo ci sarebbe anche da fermarsi con l’UEFA e comprendere che questo andazzo genererà (lo ha già fatto) degli scompensi e degli squilibri inaccettabili dal punto di vista sportivo, lontanissimi da quel  “incoraggiare i club a costruire il loro successo” tanto sbandierato: i ricchi diventeranno più ricchi,  semplicemente. Così come dovrebbero spiegare per quale ragione una squadra in difficoltà economica dovrebbe “redimersi”… pagando una multa che non fa che acuire quella difficoltà.

Ci tocca, quindi, parlare per diletto di soli termini sportivi, senza poterci addentrare sulle reali fattibilità delle operazioni.

YAYA TOURÉ

YAYA_TOURE-2L’oggetto del desiderio di Mancini: è davvero così forte. La risposta è semplice: sì. L’allenatore ha ragione, l’ivoriano è un giocatore assolutamente dominante, cosa che se Pogba fosse metà Touré varrebbe non meno del triplo. Mancini lo conosce bene, lo ha allenato al City e, soprattutto, è stato il primo a intuirne le potenzialità in fase offensiva, liberandolo da compiti tattici (lo abbiamo anche visto in posizione di trequartista o, se preferite, vertice del triangolo di centrocampo). Anche quando, sia con Mancio che con Manuel Pellegrini, ha giocato nei due di metà campo (nel 4-4-2 o 4-2-3-1), ha mostrato una straordinaria capacità della ricerca dello spazio, progressione palla al piede, tecnica anche sopraffina sui calci piazzati: un giocatore totale. È uno che ha 12 gol di media nelle ultime 6 stagioni, con un apice di 24 gol nel 2013-2014: ribadiamo, è una roba che in Italia non si è mai vista.

Ma Touré ha un problema: ha 33 anni. Ci sono stati altri calciatori che, a quell’età, hanno mostrato di poter produrre ancora con la stessa prolificità: per dirne uno, Lampard a 32 anni ne fa 27 in stagione, poi 13, 16 e 17. Ma l’ivoriano è alto un metro e novanta, pesa oltre novanta chili, ha una struttura diversa: il rischio, serio, è quello di un giocatore a cui fai firmare un contratto di 3-4 anni e che dopo 6 o 12 mesi vede crollare le sue prestazioni verticalmente, senza un perché. Il dato oggettivo è che una società in ricostruzione, con i conti pesantemente condizionati, non può permettersi questo rischio con un calciatore che attualmente guadagna all’anno 12 milioni… di sterline. Per quanto si poteva spalmare, sarebbe stato di gran lunga il più oneroso contratto in rosa, con nessuna garanzia che la sua sola presenza portasse la squadra in Champions League.

JOAO MARIO

joao-mario-1Qua la situazione sembrava più fattibile, soprattutto con la “triangolazione” con il Jiangsu. La trattativa potrebbe non essere chiusa completamente, anche se sappiamo quanto siano rigidi i portoghesi in fase di cessione. Paradossalmente, per il bilancio dell’iInter potrebbe essere più salutare più cedere oggi Brozovic (se la cifra si aggira sui 30-35 milioni) e acquistare Joao Mario a 40 (sempre che lo cedano).

I due sono così simili? Da un punto di vista di semplice posizione in campo sì, probabile. Ma le similitudini finiscono qui, perché il portoghese è un giocatore di intelligenza superiore a Brozovic. Forse ha qualche colpo in meno (Brozo ha finora mostrato, a mio avviso, meno di quel che vale), ma è un giocatore più eclettico, con molta più disciplina tattica, più capace di leggere l’azione, di non essere dannoso quando in giornata no: ha in canna più assist e probabilmente più gol, più sacrificio per i compagni. Soprattutto è capace di stare “dentro la partita” costantemente, con molta testa anche quando le gambe non vanno: cosa che non fa Marcelo, abituato spesso a “pascolare” quando perde la bussola. Bravo a cercare lo spazio da attaccare, ma non lo fa con quella costanza che lo renderebbe anche prevedibile: per semplificare, possiamo dire che è un “8 vecchio stampo”, buono nel dribbling, con ottima tecnica, con buone doti di regia (insolite per un giocatore così giovane).

Certo, siamo lontani dal concetto di “dominanza” che esprime Touré in campo, ma Joao Mario ha 23 anni e sarebbe un talento da scoprire e sul quale costruire un futuro. Beninteso, pensare di utilizzarlo ala come Brozovic significherebbe snaturarlo e togliergli potenziale: è un errore che l’Inter ha fatto altre volte (con Brozo stesso, con Kovacic, con Sneijder etc…) e che ripetere sarebbe delittuoso.

Nel caso in cui si concludesse l’acquisto, approfondiremo l’argomento.

ALEX WITSEL E GLI ALTRI

Axel Witsel Belgium v Wales EhRLYzOM3hllWitsel è un altro giocatore di enorme potenziale e più completo di qualunque altro in rosa: bravo nel gestire i tempi dell’azione, ottimo nei contrasti, nei tackle, ottimo tecnicamente, non indifferente anche la tecnica in dribbling ebuono anche di testa, vista la statura. Sbaglia passaggi raramente, al punto da avere molte stagioni con più del 90% di passaggi riusciti; ha anche uno straordinario spunto nel primo passo in dribbling da fermo.
Il suo vero problema finora è stata la stampa belga, non in grado di fare emergere il suo vero valore, impegnata com’è stata a decantare le lodi di Fellaini (meno eclettico) e Hazard (altra categoria a prescindere).
Tatticamente ha pagato delle scelte strane: Jorge Jesus lo ha impiegato da trequartista e anche da ala, non è né l’uno né l’altro. Lui, per tendenza, ama giocare la palla da perno centrale del centrocampo, pur avendo grandi doti in fase di attacco, ancora non del tutto esplorate.

Difficile scegliere tra i due, anche se al momento, per come gioca Mancini, potrebbe essere più utile il belga, non fosse altro per avere la possibilità di panchinare Gary Medel. L’ideale sarebbe persino averli entrambi, anche se questo comporterebbe il sacrificio di Brozovic, Medel e probabilmente anche di Icardi, oltre che ad un ruolo da comprimario di Kondogbia.

Antonio Candreva, invece, è un dubbio amletico. Lo conosciamo abbastanza bene e la cosa che più salta all’occhio è che darebbe un contributo fondamentale in quella zona in cui l’Inter ha certamente sofferto molto: i gol (l’Inter l’anno scorso ne ha fatti 50, ci sono 6 squadre davanti, con Roma e Napoli sopra quota 80). Alla Lazio ha certamente goduto di più libertà (usato anche da trequartista), ma in Nazionale e nell’ultimo anno ha saputo mostrare grande disciplina e sacrificio senza sacrificando poco del suo apporto in zona gol. È meno attaccante di un Callejon, per fare un esempio, così come è meno ala di Ivan Perisic e non è un vero trequartista: anche lui sarebbe un tutto fare in grado di offrire a Mancini delle alternative importanti.

Se il prezzo è abbordabile (sotto i 20 milioni) è un acquisto interessante.

Quanto di tutto ciò è fattibile non è ancora chiaro. La società si sta muovendo in uscita e risulta poco comprensibile la strategia da qui a fine agosto. Bene le cessioni (l’Inter ha battuto il record mondiale di terzini in squadra), ma è assolutamente necessario modulare la rosa garantendo non soltanto la qualità ma anche l’affidabilità. Sarà soprattutto necessario non ripetere gli errori dell’anno scorso, al quale dedicheremo una puntata a parte.

Alberto Di Vita

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