Inter – Real Salt Lake: risultati e impressioni

Non ci si aspettava quasi nulla da questa amichevole, ed in effetti così è stato. Queste partite lasciano il tempo che trovano e in genere sono funzionali quasi esclusivamente per la preparazione fisica: è raro trovare vere indicazioni, soprattutto nelle primissime, anche se non è escluso. Qualche indicazione interessante si è avuta, ma nulla di trascendentale, a parte Jovetic: se la mentalità resta questa, togliergli questa squadra dalle spalle sarà difficile.

3-5-2L’Inter gioca col 4-2-3-1 (nel primo tempo sembra più 4-4-2), che è incoraggiante in vista del futuro: Roberto Mancini ha più volte mostrato in carriera di “deviare” pericolosamente verso la difesa a 3 quando non ne aveva le possibilità (vedi Inter e City), nei prossimi giorni affronteremo l’argomento più a fondo per capire quanto poco sia portata l’Inter per questo genere di schieramento.

In campo vanno Handanovic, D’Ambrosio, Miranda, Ranocchia, Ansaldi, Biabiany, Melo, Kondogbia, Erkin, Palacio e Icardi: spicca la posizione di esterno alto di Caner Erkin, dovuta probabilmente per la carenza di forma fisica (forse il peggiore in campo).

Sulla mediana, Mancini costretto a perpetuare il “progetto ignoranza” con il duo Melo-Kondogbia (probabilmente gli piace anche), nessuno dei due in grado di dare ritmo alla squadra: certo, non siamo ai livelli dell’ignoranza pura (Medel-Melo), però non è un gran centrocampo, nonostante le prestazioni, tutto sommato, buone. Se volete vederla, l’account Youtube del RLS la ripropone integralmente.

I primi minuti sembrano promettere bene, anche se già dopo 80 secondi Biabiany ci dimostra perché non è mai diventato grande nonostante mezzi atletici e di corsa impressionanti: sugli sviluppi di un calcio d’angolo parte in cavalcata, sembra inarrestabile ma, senza alcuna ragione, mentre si è 3 contro 2 (in vantaggio)  e con Icardi intelligentemente allargatosi, il gabbiano Jonathan si immagina per un istante Zidane e prova quello che definire “passaggio” sarebbe persino un azzardo concettuale: la zappata finisce sul fondo, rimessa per il RSL.

Il ritmo non è trascendentale nel primo tempo (figuriamoci nel secondo) e a tratti sembra persino una squadra tra scapoli e ammogliati, dove quelli del Real Salt Lake rivestono i ruoli dei primi e hanno tutta l’intenzione di mostrare il loro “celodurismo”. Infatti riescono a metterla dentro, soprattutto a causa di qualche disattenzione nerazzurra: prima si gestisce male la situazione d’attacco per vede Melo al tiro (ci si chiede dove sia D’Ambrosio, che non sale); pochi secondi dopo un’altra azione con Palacio libero e D’Ambrosio che aspetta troppo e passa male (altra occasione sfumata); poi buona l’intuizione di Ranocchia (che poco prima si era macchiato di un disimpegno sanguinoso) per Icardi, di poco lungo. “Finalmente” l’Inter subisce: prima è Biabiany a pascolare per il campo e farsi superare per un tiro che Handanovic para; poi è Kondogbia a dormire sull’angolo che porta Allen al gol (assist di Kondogbia).

La partita si trascina con l’Inter che ci prova: a Icardi viene quasi un colpo per l’emozione di vedere la rarità un cross a centro area (D’Ambrosio), ma la palla è lenta (e figurati…) e difficile, finisce alta.

inter real salt lake gol di d'ambrosioCi prova, sì, ma senza grandissima convinzione, a mancare sono soprattutto i tempi di gioco: normale a questo punto della stagione e con questo centrocampo. Buona la corsia di destra, dove però sembrano più le carenze del RSL che un merito del duo Biabiany+D’Ambrosio con l’appoggio di Palacio. Poi ci prova Melo (tiro fuoi dallo specchio) e la partita si addormenta un po’, così come l’Inter, salvo poi ritrovarsi in gol con D’Ambrosio su angolo di Erkin: il sinistro da fermo è buono (magari si riesce a colmare questo vuoto non indifferente) e D’Ambrosio ben piazzato.

Nel secondo tempo entrano Jovetic, Bessa (bentornato, giocati bene le carte), Zonta (no, non è quello scarsissimo della Formula 1) e Nagatomo (l’unico terzino che non si riuscirà mai a vendere, l’unica speranza è un bel “seppuku” durante un pellegrinaggio. Riesce a farsi ammonire anche in un’azione sostanzialmente da fermo). Brilla solo Jovetic (anche un palo su pallonetto), mentre la partita crolla di intensità, ritmi bassi, manovra lenta. Nel finale, a partita quasi conclusa, la magia del montenegrino che, come sanno dire bene i giornalisti più quotati, “vale da sola il prezzo del biglietto”: colpo di tacco sotto le gambe del portiere e gran gol.

Partita “normale”, anche se è piaciuto un certo piglio da parte di qualcuno (vedi Kondogbia dopo l’errore), la “tuttosommatobuonaprova” di Ansaldi e anche di D’Ambrosio, forse più predisposto da centrale che da esterno. Buona prova, insomma, anche se va tarata con la qualità dello stesso: il RSL ha più giorni di allenamento sulle gambe, ma la qualità dell’Inter è di certo superiore.

Ora il PSG, orfano di Ibrahimovic e con il dubbio Verratti: si dice che Emery sia pronto ad affidargli il ruolo di trequartista, con interpretazione molto diversa che nel passato: più da Banega (come abbiamo visto in precedenza) che da Ibrahimovic. Ovviamente.

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