Dopo Marquez a Sachsenring, motomondiale ancora aperto


C’è un aspetto fondamentale che differenzia la Motogp (così come tutte le moto in genere) e la Formula 1: l’inarrivabile solitudine dei piloti. Quando in moto si abbassa la visiera è come se si entrasse in una dimensione parallela in cui esisti solo tu, pilota, la tua moto da domare, i centimetri da rubare al circuito, le curve da impostare, le vibrazioni che ti arrivano da sotto, sulle braccia, dentro il cervello, e che devi comunque vincerle per andare forte. Non arriva ai picchi di quella del ciclista nelle più impervie salite di montagna (quella è solitudine “hors catégorie”) ma non è nemmeno lontanissima.

marc marquez al sachsenringIn Formula 1, invece, c’è quella vocina ai box con cui molti piloti litigano, altri si fanno consigliare, altri danno solo freddi numeri: ciascuno ha il suo modo di comunicare col box, ma almeno comunicano, è una voce, ti dice come vanno le corse. E, là dove necessario, ci si confronta sulle strategie: se necessario, ci si manda a quel paese. Ricordate quest’anno in Canada? Vettel e la Ferrari sbagliano strategia e il tedesco arriva secondo dietro Hamilton. Gli strascichi di quella svista fanno male ancora oggi, prova ne è Baku: la Ferrari chiede a Vettel di rientrare, il pilota risponde “Ma siete sicuri?” e poi non comunica più, andando avanti di testa sua, probabilmente sbagliando.

Forse sarebbe accaduto lo stesso ieri al Sachsenring con Andrea Dovizioso e Valentino Rossi, chi lo sa. Vista l’evoluzione della tecnologia e dello spettacolo, le segnalazioni dai box sembrano da età della pietra, dovendo persino codificare prima cosa dice una sigla piuttosto che l’altra. Anche se è pur vero che, al di là delle convenzioni pilota-team, un cartello con su scritto ‘IN BOX – Marquez + 7”’ avrebbe fatto drizzare le antenne a Vale e gli avrebbe già fatto capire già al primo giro che era il caso di rientrare.

Segnale-box-MotoGPMa stare su una moto non è come stare su un’auto: la sensibilità del pilota è molto più alta (e importante) su due piuttosto che su 4 ruote. Sta tutta qui la lettura della gara tedesca che ha visto Marc Marquez vincere e mettere sotto lucchetto il mondiale.

Già, ma il mondiale è veramente chiuso? Per nulla. Nel recente passato ci sono state anche troppe sorprese per potere azzardare una previsione così a lungo termine: chi avrebbe mai immaginato che quel Toni Elias che nel 2006 supera Rossi (in quella gara esagerò col volersi divertire) all’ultima curva dell’Estoril in Portogallo gli sarebbe costato il mondiale? Nella gara successiva, infatti, Valentino cade e arriva tredicesimo, mentre Hayden è terzo: la differenza finale è proprio di 5 punti, quelli persi da Rossi da Toni Elias (Rossi, a pari punti, avrebbe vinto perché 5 volte primo contro i 2 dell’americano).

Quindi il motomondiale non può dirsi chiuso, come dice giustamente Lorenzo, finché la matematica non ci dice che è finita.

E la matematica è, al momento, la peggiore nemica di Marquez, dato che la moto principe, quella sviluppata e messa meglio, sembra proprio la Yamaha dei suoi rivali, mentre la Honda arranca qua e là: tant’è che nonostante i 5 zero accumulati in due, Marquez ha un margine che non sembra insuperabile (nonostante numericamente importante).

C’è da capire, invece, lo stato dei due piloti: Valentino e Jorge sono le due facce della medaglia Yamaha.

Lato di Lorenzo

jorge lorenzo sachsenring germania motogpJorge sembra quello più in difficoltà. L’impressione è che si sia rotto qualcosa all’interno del box. L’annuncio del suo trasferimento alla Ducati arriva tra Austin e Jerez, apparentemente sembra non cambiare nulla: Lorenzo fa secondo e due volte primo (Francia e Italia) proprio mentre Valentino accumula due zero in classifica (Austin e Italia) e Marquez un terzo posto (Jerez), un tredicesimo con caduta (Francia) e un secondo (Italia). Insomma, a fine maggio, prima del Montmelò, Lorenzo è primo a 115 punti, Marquez secondo a 105 e Rossi terzo a 78. Lorenzo sembra così in palla da far pensare che non ci sia storia.

Ma nonostante i buoni risultati e le vittorie, sin da inizio anno c’è qualcosa di diverso nell’atteggiamento e nelle parole di Jorge Lorenzo, qualcosa che lo rende meno sereno: mentre in sella la sua Yamaha sembra meno “morbida” degli anni scorsi, fuori dalla pista si vocifera che il suo futuribile passaggio alla Ducati abbia condizionato pilota e team già prima dell’inizio della stagione.

E infatti poi arrivano le ultime tre gare. Vero, a Montmelò lo tira giù il killer Andrea Iannone (forse farebbe meglio ad andare sui kart), ma dopo una decina di giri in cui Jorge gira 1 secondo più lento dei primi (accusa oltre 10” dopo 10 giri dal sorpasso). In Olanda e in Germania si vede un Lorenzo assolutamente spaesato e fuori ritmo: un problema di testa o di moto?

lorenzo-libere-sachsenring-2016Indiscutibilmente vero è che Rossi su questa moto ci sta meglio degli anni precedenti, al punto da essere veloce già in prova, in controtendenza rispetto al recente passato. Improvvisamente, quel pilota che negli ultimi solo per cinque volte due anni era stato davanti a Lorenzo nelle qualifiche, solo 5 su 36 gran premi, oggi riesce a stargli davanti 5 volte su 9: dal 13,89% al 55,56%. Bel salto, non c’è che dire. Questa moto è costruita su misura di Rossi, e lo diciamo senza dietrologie: le squadre fanno delle scelte anche in considerazione di quello che sarà il futuro, e Rossi sarà ancora Yamaha l’anno prossimo, Lorenzo no. Inevitabile che si seguano più le indicazioni dell’uno piuttosto che dell’altro, trattandosi poi di piloti diversi come stile di guida.
Per ricordare un precedente, nel 2013, nonostante un Lorenzo in gran tiro, la Honda aveva due piloti alla pari, al punto che a un certo punto Pedrosa è davanti a Marquez di oltre 20 punti. A inizio estate, però, poco prima di Assen, i test prendono una direzione diversa, tra l’altro con delle indicazioni precise di un Casey Stoner più vicino a Marquez come stile che non a Pedrosa: da quel momento in poi il mondiale prende un’altra piega. Pedrosa, che ne aveva vinte 2 (Spagna e Francia) su 7, ne vince soltanto una sulle restanti, in Malesia; Marquez, vincente solo ad Austin fino a quel momento, non si ferma più e inanella 5 primi posti, 4 secondi e 1 terzo, con la macchia di Philip Island in cui viene squalificato per un ritardato cambio moto. In poche parole, la Honda ha scommesso sul cavallo che reputava più vincente e verso il quale c’erano più margini di miglioramento, in grado di portare il team davanti alla rivale Yamaha.

Tornando a quest’anno, a inizio Giugno, la Yamaha porta delle novità (telaio e forcellone tra gli altri, ma anche gomme nuove) e, nonostante Lorenzo mostri fiducia, a differenza del passato il più felice di tutti è Valentino Rossi, mentre Lorenzo ammicca che, sì, la moto è buona, sembra migliorata, vediamo con le gomme, non so, non saprei: non sembra neanche lui.

Oggi sembra lontano dal team e lo lascia intuire quando si lamenta (a ragione) della strategia al Sachsenring. In genere, è il pilota più in difficoltà a fare il “primo passo” sul bagnato: è anche un ottimo riferimento per chi davanti si gioca posizioni di pregio. Ma in Germania la Yamaha ha letteralmente abbandonato il pilota spagnolo a sé stesso, ai suoi fantasmi, alla Yamaha che sente meno sua, facendogli perdere punti importanti: se è vero, come è vero, che Lorenzo entra appena glielo segnalano e che la segnalazione è arrivata dopo il cambio gomme di Rossi, significa che la sua segnalazione è arrivata a non meno di 5 giri di differenza rispetto al compagno di squadra. Rossi rientra al 24esimo giro avendo ricevuto la segnalazione un giro e mezzo dopo l’uscita di Marquez (18esimo giro). Più che un abbandono.

LATO DI ROSSI

08-hector-barbera-esp-46-valentino-rossi-ita_gp_9681.middleDa questa parte della medaglia si dovrebbe stare meglio, ma avere la consapevolezza di essere in grande forma e con una formidabile moto acuisce la sofferenza di un distacco certamente enorme ma che non è insanabile. Fanno male soprattutto gli zeri in classifica, la cui somma arriva a 3 (Austin, Mugello e Assen) e che sarebbero bastati anche dei quarti posti per avere Marquez a tiro “di gara” (20 punti): e invece sono 59 quanto mancano 9 gare al termine. Ci sono ancora 225 punti da assegnare e 59 sono tanti, ma la Yamaha è una squadra che quest’anno è partita benissimo, ha fatto una scelta di campo (legittima e per molti versi anche giusta) e si ritrova comunque due piloti in grado di lottare contro Marquez, con una moto che ha una migliore base rispetto alle altre.

Il Sachsenring ha stupito. Qualche anno fa Valentino probabilmente avrebbe scelto in maniera diversa, forse oggi non ha il 100% di fiducia nei confronti del team o di chi fa le strategie: il mancato rientro (per 4 giri!) non può dipendere solo dalle sensazioni del pilota sulla moto, visto che comunque non c’era un vantaggio clamoroso nei confronti degli avversari diretti, davanti c’era Jack Miller, si battagliava con Dovizioso, Crutchlow e Barbera, non c’era moltissimo da perdere. In un ragionamento diretto al mondiale, non sempre la vittoria deve essere il primo pensiero: deve esserlo, invece, recuperare punti nei confronti dei diretti avversari, che fino a metà gara arrancavano. La pista si stava asciugando, cambiare era indispensabile: non al 20esimo, non al 21esimo, ma al terzo giro devi fidarti del box e entrare.

Onesto ammettere l’errore individuale, oltre che essere un atteggiamento che gli fa guadagnare punti (se ce ne fosse bisogno) dentro il box: l’esatto contrario di Lorenzo.

Quest’anno, inoltre, la Yamaha gli ha cucito la moto addosso al punto da essere piuttosto veloce anche in prova: di solito è il suo compagno che va come un razzo dal primo giro di prove fino all’ultimo, salvo poi vedersi azzerato il divario con tanto lavoro di fino sulla moto. Lorenzo è uno che ama lavorare da subito al meglio, soprattutto prendere ritmo da subito; Rossi si è, in genere, mostrato più consistente in gara e nella sua gestione. Quest’anno non è così, è Jorge che deve arrancare alla ricerca del setup migliore.

case_stoner3Il test al Redbull Ring in Austria danno Valentino in difesa: 9 decimi da Iannone, tempo molto simile a quello di Lorenzo. Le variabili possono comunque essere troppe, al momento la Ducati non è un problema per Rossi e la Yamaha (lo sarà l’anno prossimo) e comunque il pilota italiano ha messo un po’ le mani avanti, trattandosi di circuito ostico per la Yamaha. Se sarà davvero così, sarà l’ultimo vero ostacolo alla ripresa: Rossi ha oggi le carte in regola per recuperare e vincere il mondiale, quest’anno più dell’anno scorso in cui, dopo un inizio brillante, è andato un po’ in apnea.

Sarà Marquez il vero ago della bilancia: sembra quasi stupido dirlo, ma in realtà non è così. Fino all’anno scorso ci si aspettava sempre l’errore, la caduta, il dritto (e al Sachsenring c’è stata…), ma quest’anno c’è qualcosa di nuovo: sa che ha una moto inferiore e sa che ogni punto sarà fondamentale per la vittoria finale: il motomondiale 2015 gli ha certamente regalato molta maturità.

En passant, nei test sorprendente Stoner, terzo tempo a poco da Dovizioso. Ha la velocità nel sangue, se mai si decidesse a tornare sarebbe un problema per chiunque.