Aubameyang esiste davvero?

Confesso che ho incontrato non poche difficoltà nel raccogliere materiale sufficiente per scrivere questo articolo. Ho dovuto spulciare innumerevoli siti web e archivi di giornali. Ah, dimenticavo di precisare: siti web esteri, archivi di giornali esteri — perché, per la stampa sportiva italica, Pierre Emerick Aubameyang, semplicemente, non esiste o quasi.

Innanzitutto, visto che in molti qui da noi — soprattutto quelli che si “informano” (virgolette d’obbligo) leggendo La Gazzetta dello Sport o guardando la RAI o SkySport24 — non si ricordano nemmeno il suo nome, spieghiamo chi è Pierre Emerick Aubameyang.

AubameyangMilan
Aubameyang ai tempi del Milan

(E precisiamo, per i pochi che ancora se lo ricordano, che sì, è lo stesso Aubameyang che era nelle giovanili del Milan. Non è un caso di omonimia: è proprio lui.)

Attaccante nato in Gabon nel 1989, è attualmente la punta di diamante del Borussia Dortmund, squadra in cui milita dalla stagione 2013/2014. Nelle ultime tre edizioni della Bundesliga, ha segnato rispettivamente 13 gol in 32 partite (2013-14), 16 in 33 (2014-15) e nell’ultima stagione è letteralmente esploso, facendo registrare uno score strabiliante di 25 reti in 29 presenze. Già da anni al centro dei sogni di mercato di molte iper-potenze calcistiche, nell’ultima stagione la sua quotazione è arrivata alle stelle. Transfermarkt assesta il suo valore attuale a 45 milioni di euro — anche se bisogna riferire di come il Borussia Dortmund, in passato, abbia rifiutato offerte che oltrepassavano i 60, dichiarandolo assolutamente incedibile.

E ti credo: Aubemeyang è stato inserito nella Squadra dell’Anno dell’Europa League nel 2015-16, è stato il miglior marcatore del Borussia Dortmund nelle stagioni 2014-15 e 2015-16, nonché miglior assist-man dei gialloneri nel 2014-15.

Volete che continui? Okay: miglior giocatore africano della Ligue1 nel 2012-13; membro della Squadra dell’Anno della Ligue1 nello stesso anno; membro della Squadra dell’Anno della Bundesliga nel 2014-15; Giocatore dell’Anno del Borussia Dortmund nel 2015-16, Calciatore Africano dell’Anno nel 2015; membro della Squadra dell’Anno della CAF per tre anni consecutivi (2013, 2014, 2015). E, come ciliegina sulla torta, MVP della Bundesliga della stagione 2015-2016 (quella appena conclusa).

Un fenomeno, insomma, che farebbe la felicità di molti — se non tutti — i top-team europei.

Quindi, per quale motivo in Italia non sappiamo più nemmeno chi è?

image (c) by JN

Un nome molto difficile da scrivere

Indubbiamente, chiamarsi Pierre Emerick Aubameyang può rappresentare un ostacolo a volte insormontabile per i capaci giornalisti sportivi italici, che non a caso si lamentano quando devono parlare di Sczeszny o di Blaszczykowski — ma i correttori di bozze (mestiere da sempre sottovalutato) esistono: ve lo garantisco io che, con il lavoro che faccio, ne incontro parecchi.

E allora mi viene un sospettone: non è che, per caso, non si parla mai di Aubameyang perché un tempo era del Milan? Anzi, diciamola tutta: fu proprio il Milan di Galliani (noto genio del mercato e inarrivabile talent-scout, almeno a sentire i giornalisti sportivi italiani) a scoprire Aubameyang, portandolo nelle giovanili del club rossonero già nel 2008. Grande, grandissimo genio del dottor Galliani… non fosse che, ahinoi, il Milan non solo non ha mai creduto nel gioiellino gabonese (dandolo prima in prestito al Digione, poi al Lille e infine al Monaco), ma nel 2011 l’ha venduto al St. Etienne per 1 milione di euro — avete letto bene, 1 milione di euro —  perché, stando a Fact Football, “i dirigenti del Milan non lo ritenevano abbastanza bravo per la prima squadra”.

Aubameyang4L’anno dopo, quei geniacci dei francesi l’hanno ceduto al Borussia Dortmund per 15 milioni… e il resto è la storia che vi ho raccontato a inizio articolo.

Dal 2008 al 2011, Aubyam… Aumbamya… ok, ora ce la faccio… Aubameyang (sì! evvai!) ha totalizzato la bellezza di zero presenze zero in maglia rossonera. E, quando il Milan ha avuto occasione di riprenderselo, ha preferito incassare (pochi, sporchi ma subito) ben 1 milione di euro dalla sua cessione.

Non vi ricorda qualcuno? No, non ve lo ricorda… e sapete perché? Perché Aubameyang è scomparso dai radar della stampa sportiva italiana, cartacea o televisiva che sia.

Se fossimo in un contesto normale, come minimo Aubameyang dovrebbe ricevere la stessa, morbosa attenzione e gli stessi, sarcastici commenti che riceve l’Inter ogni volta che Philippe Coutinho gioca decentemente con la maglia del Liverpool.

Coutinho. Ecco chi avrebbe dovuto ricordarvi.

Coutinho si scrive più alla svelta

Ora — non mi si tacci di partigianeria — io sono tra coloro che reputarono, all’epoca, la cessione di Philippe Coutinho da parte dell’Inter una cazzata sesquipedale. In special modo alla luce del fatto — se ci penso mi vengono ancora i brividi — che il giovane brasiliano fu ceduto per far spazio in nerazzurro a… oddio, credetemi, faccio fatica a scriverlo… a Antonio Cassano (sigh).

Coutinho

Fatta questa doverosa premessa, è bene ricordare che il Coutinho che ci viene sbandierato (secondo me giustamente) a ogni piè sospinto come “grossolano errore di valutazione da parte dell’Inter”, ha — sempre su Transfermarkt — un valore attuale di 32 milioni di euro. E che l’Inter, all’epoca, l’ha ceduto al Liverpool per 13 milioni.

Facciamo un po’ di matematica, quindi: Aubameyang, attuale valore 45 milioni, ceduto dal Milan a 1. Coutinho, attuale valore 32 milioni, ceduto dall’Inter a 13.

Diciamo che le due milanesi sono state entrambe fesse, stupide e poco lungimiranti? Diciamolo pure (e io ne sono anche convinto, nel caso specifico). Benissimo, ma allora perché un errore grossolano (differenziale 19 milioni) viene martellato, triturato, massacrato sulle palle degli interisti ogni volta che Coutinho scende in campo, mentre un errore molto più grossolano (differenziale 44 milioni) viene passato sistematicamente sotto silenzio, dato che ormai nessuno ricorda più nemmeno che Aubameyang giocava nel Milan?

No, non sono un complottista

Scherzavo. Lo sono eccome. Non è che, per caso, La Gazzetta dello Sport e la stampa sportiva in generale, compresa quella televisiva di SkySport, RAISport e compagnia blaterante (Mediaset Premium non la prendo nemmeno in considerazione), ci tiene a insabbiare i fallimenti e gli errori della Seconda Squadra Più Potente d’Italia?

No, via, non pensiamo certe cose. Fa male alla salute. Soprattutto quando, durante gli Europei appena conclusi, abbiamo sentito qualche telecronista accennare al fatto che, beh, forse Ricardo Quaresma è stato dato via dall’Inter con “un po’ troppa fretta.”

Quindi, meglio pensare che, davvero, quel nome — Pierre Emerick Aubameyang — sia difficile da scrivere.

Difficile da scrivere, sì.

Ma non credo sia a causa dello spelling.

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