Formula 1, Gran Premio d’Ungheria: emozioni in DVD

Avvincente e appassionante. Quasi due ore di duelli entusiasmanti e di sorpassi inaspettati in cui ogni inquadratura sembra racchiudere ed espandere un senso di attesa e sorpresa per quanto potrebbe avvenire. L’incredulità e l’ammirazione crescono pensando che tutto ciò abbia la regia di un ultrasettantenne, il quale, nei fatti, si è dimostrato molto più giovane di molti trentenni.
Ovviamente NON mi riferisco al Gran Premio d’Ungheria. Sto commentando Mad Max Fury Road, che mi sono gustata – in colpevole ritardo – domenica scorsa, più o meno alla stessa ora in cui oggi la TV ha trasmesso l’11esima gara del Mondiale. Dovrei redigere una breve cronaca della competizione che ha visto oggi Lewis Hamilton trionfare sotto la bandiera a scacchi e agguantare il primato in classifica, sorpassando il compagno di scuderia Nico Rosberg. O forse sarebbe meglio per tutti se continuassi invece a recensire il film – capolavoro – di George Miller.

Ok, sarà per un’altra volta.

Mad Max
(il  vero protagonista non è Mad Max)

Le qualifiche di ieri si erano concluse in un’atmosfera polemica, a causa della pole position ottenuta da Nico Rosberg con doppia bandiera gialla. I commissari, osservate le telemetrie che indicavano un rallentamento del pilota proprio in quel punto della pista, non hanno ravvisato gli estremi per sanzionarlo, lasciando così immutata la griglia di partenza. Lewis Hamilton, secondo classificato, interrogato in proposito, ha glissato evitando di commentare una decisione che pareva penalizzare la sua rincorsa al compagno di squadra, in quel momento primo in classifica a un solo punto di distanza. Il campione del mondo ha conservato la frustrazione per la gara, affrontando il momento dello spegnimento dei semafori con tutta la grinta che lo ha reso celebre. Alla prima curva ha infatti approfittato di una disattenzione del tedesco, impegnato a contenere Ricciardo, per sopravanzarlo e insediarsi in prima posizione.

Al termine del primo giro il trio di testa era composto da Hamilton, Rosberg e Ricciardo e – attenzione spoiler – a salire sul podio alla fine sono stati proprio questi tre, in ordine preciso. Incredibile vero? Questo credo dia la precisa misura di quanto imprevedibile ed eccitante sia stata la gara odierna. Lo spettacolo maggiore lo forniscono in pit-stop, con la Ferrari capace di indovinare i momenti ideali per richiamare ai box i suoi piloti, favorendo così la “rimonta” di Sebastian Vettel, che da settimo si è ritrovato infine quinto. Räikkönen può invece recriminare per l’esito del duello con Max Verstappen. Il finlandese, ottimo nel respingere il giovanissimo pilota della Red Bull per larghi tratti della gara, nel finale si è ritrovato a doverlo inseguire. Il suo tentativo di sorpasso si è risolto in un contatto, causato da un repentino cambio di traiettoria dell’olandese, in cui la monoposto di Maranello ha danneggiato l’ala anteriore. Il reclamo della Ferrari, basato sulla tesi per cui Verstappen avrebbe effettuato una manovra a zig zag, vietata dal regolamento, è stato respinto e il giovane figlio d’arte che ha concluso la corsa in quarta posizione.

Cat-Fight14
(Scontro Verstappen-Räikkönen)

La caparbietà, unita a un pizzico di malizia, del talento della Red Bull consolida l’impressione che la genesi di un campione sia ormai vicina al suo compimento e la Formula 1 del futuro non potrà prescindere da lui. Del Gran Premio di Ungheria rimane l’ennesima conferma del monopolio Mercedes, capace di progettare una vettura globalmente ai confini della perfezione. Oltre ai motori e all’aerodinamica, la scuderia tedesca può infatti vantare una capacità di sfruttare i pneumatici sconosciuta ai rivali e oggi lo si è notato chiaramente quando Ricciardo, rientrato con gomme fresche, ha girato sugli stessi tempi fatti registrare dalle Frecce d’Argento con mescole usurate. Resta infine la sensazione che, dopo gli attriti fra piloti registrati tempo fa e sfociati negli scontri in Spagna e Austria, i vertici tedeschi abbiano definito delle regole interne molto rigide. Un’ipotesi che potrebbe favorire Hamilton, nuovamente in testa nella classifica, il quale non cederà facilmente lo scettro di Campione del Mondo. Anche in questa stagione il titolo in palio, per tutte le “altre”, sarà la conquista del secondo posto. Paiono riecheggiare le parole di Maurizio Arrivabene, dopo il Gran Premio di Spagna, ricordate in settimana da Benny Casadei Lucchi. “Se adesso dovessimo avere come riferimento le Red Bull, allora dovrei andarmene a casa…” Bravo Maurizio: il Premio Nostradamus 2016 è tuo.

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