PSG, Icardi, Mancini: Houston, abbiamo un problema

Giornata intensa quella di ieri per l’Inter.

Iniziamo dalla partita, per capire a che punto è la squadra, pur mancante di diversi titolari: stessa situazione, comunque, del Paris Saint Germain.
La squadra francese ha cambiato allenatore, è arrivato Unai Emery, reduce da 3 Europa League vinte di seguito. La squadra francese comincia già a prendere forma con quel 4-2-3-1 marchio di fabbrica: l’Inter si dispone con un modulo simile, pur essendo Jovetic sulla stessa linea di Palacio, quindi un 4-4-2 più netto.
L’Inter si schiera con Handanovic – D’Ambrosio Miranda Ranocchia Erkin – Biabiany Melo Kondogbia Nagatomo – Palacio Jovetic. Mancini non ha grosse scelte da poter fare e quindi a metà campo c’è la riproposizione della “linea ignoranza”, ovvero quel quartetto di calciatori incapaci di dare ritmo e idee alla squadra: ribadiamo, l’assenza di Medel alza un po’ il QI, ma non è molto.
Sugli esterni, invece, un pianto. Nagatomo non è un esterno alto, e si vede: il problema è che se lo metti terzino capisci che non è neanche terzino, e si vede; mettendolo in campo ti viene persino il dubbio che possa stare in campo, e si vede. Ma c’è, deambula, e quindi per anzianità va in campo.
jonathan-biabiany1Biabiany va giusto un filo meglio: almeno si rende utile in copertura, prova a ripartire… il problema arriva quando deve scollarsi la palla dai piedi. Speranze di vedere un buon calcio, quindi, non ce ne sono, anzi: fortuna che Melo e Kondogbia coprono decentemente, con il francese che ogni tanto ci prova in avanti, senza convinzione ma mostrandosi il migliore del reparto. Ispira fiducia per il futuro soprattutto il modo di correre.
In difesa, Erkin è ancora imballato e fa giusto il compitino; D’Ambrosio gioca una discreta partita, quantomeno attento; Miranda sbroglia un sacco di situazioni scabrose; Ranocchia è peggio delle sette piaghe d’Egitto.
Dell’attacco parliamo dopo.

Il problema è che il tasso tecnico del PSG, pur mancante di molti titolari, è comunque superiore: quando gioca palla a terra, si fa torello senza ritegno. I 4 della metà campo nerazzurra ci capiscono poco quando a giocarla sono Ben Arfa (buono l’inserimento), Lucas e Rabiot: fortunatamente ci sono Callegari che si fa notare solo per il cambio, e Ikone che sembra la versione francese di Biabiany, pur avendo il francese un futuro certamente radioso: la stoffa c’è e si farà. Ieri, invece, ha sbagliato quasi tutto lo sbagliabile.

76296La partita, sostanzialmente, la fa il Paris Saint Germain, con l’Inter che aspetta e prova a rubare palla per sfruttare Biabiany, Palacio e Jovetic. I gol e qualche accelerazione dei francesi gli unici veri brividi: al 15esimo, sul tiro da fermo di Ben Harfa, tutt’altro che irresistibile, Handanovic si fa ingannare dal rimbalzo carogna del sintetico (che tende a smorzare il tiro) e la respinta finisce sui piedi di Aurier che segna facile. L’Inter subisce, e continua a subire, fatto salvo qualche tentativo di Biabiany e Jovetic che non arrivano però neanche vicino all’area francese, fatta eccezione per un paio di volte JoJo: l’unico rischio che corrono è su un calcio piazzato centrale di Ranocchia che il portiere Areola stenta a deviare in angolo.
Ecco, gli angoli: in controtendenza rispetto all’anno scorso, uno come Caner Erkin che calcia bene gli angoli ci rende più pericolosi anche senza far nulla di trascendentale.

Ed è proprio su un piazzato che arriva l’occasione del pareggio: angolo di Erkin, palla confusa in area, mani di Lucas Moura. Rigore inevitabile che Jovetic trasforma.
Jojo è certamente stata la grande nota positiva della partita. Badiamo, non cose trascendentali: è stato di certo il più pericoloso, ma quando si è trattato di orchestrare la manovra, spesso si è trovato fuori posizione e di scarso aiuto alla squadra.

Comunque, ti accorgi che c’è qualcosa che non va quando, alla mezz’ora, con zero tiri in porta e dietro di un gol, ti accorgi d’essere soddisfatto per il semplice fatto di non stare prendendo sberle e di resistere, pur mancando tutto ciò che può mancare da centrocampo in su: un po’ come trovarsi a occhi chiusi e pugni stretti di fronte a un incubo e mormorare “passerà, passerà, deve passare”.. Ad ogni contrasto vinto oppure al terzo passaggio di fila ti ritrovi a sospirare come se da lì potesse sorgere la gemma della nuova Inter splendente. Purtroppo questa squadra al momento sembra incapace di gemmare.

Il primo tempo si chiude così, anche se abbiamo dimenticato di ricordare un film horror in piena area con Ranocchia che si abbassa all’ultimo per lasciare palla a Handanovic… che però era a 6-7 metri di distanza. Qui sotto incolliamo un video con gli highlights: la prodezza al minuto 3:10. San Murillo salvaci tu.

Nel secondo tempo la partita si trascina più o meno come il primo: il PSG fa la partita, l’Inter prega che Jovetic inventi qualcosa (nel primo tempo ha tirato solo lui). C’è anche il tempo di prendere un palo da parte di Aurier. Poi è Kurzawa a firmare un bel gol su piazzato per il 2-1, ma anche qui Handanovic sembra non esente da colpe.
Quando poi sopraggiungono i cambi arriva la botta del risveglio: per l’Inter entrano Bakayoko (che meriterebbe più chance davanti rispetto a Nagatomo), Carrizo e Santon, mentre nel PSG entra Cavani. Più in là esce Lucas ed entra Di Maria, mentre per l’Inter c’è Pinamonti per Biabiany. Tutto dire.

Quando poi per l’Inter si infortuna Kondogbia (prova discreta e in crescita) la partita di fatto si chiude: c’è giusto il tempo per la doppietta di Aurier.

L’Inter mostra scarsa propensione in attacco e mancanza di identità: non una brutta partita (dignitosa), soprattutto se la considerazione è che il PSG non è il nostro target di avversario. Ma siamo lontanissimi da un concetto di gioco corale, da spaziature come si deve. A centrocampo (ormai da anni) manca un cervello e speriamo che Banega sia la pedina mancante; davanti, invece, Palacio da centravanti fa fatica e Jovetic (il migliore) per troppi tratti sembra voler giocare per sé stesso.
Certo, mancano molti titolari, mancava Icardi, mancavano Perisic, Murillo, Banega e il mercato dovrà pur sfornare qualcosa: ma era imbarazzante vedere la trasformazione del PSG in pochi giorni, da Blanc a Emery, due allenatori per nulla simili e con la grave perdita di Ibra, e dall’altra una squadra che avrebbe quantomeno dovuto giocare con più scioltezza insieme. Niente di tutto questo: l’Inter è ancora quella squadra senza forma che Mancini aveva portato a fine stagione.

MANCINI E LE SUE DICHIARAZIONI

mancini dimissioniGià, Mancini. Farebbe fatica anche il più accanito dei sostenitori, il più grande professionista del “tuttobenismo”, a dire che va tutto bene. Perché là dove non spiegano le parole ci pensano le espressioni facciali: e qui le parole sono chiare.

Icardi incedibile? Bisogna chiederlo al presidente. Candreva per completare la rosa? Anche questa è una domanda che dovete fare al presidente

Dichiarazioni che non aiutano l’ambiente e non creano serenità.
Mancini è un professionista e deve comprendere anzitutto i suoi demeriti: il suo obiettivo l’anno scorso era il terzo posto, ci è arrivato a 13 punti, segnando la miseria di 50 gol. Se oggi l’Inter è ancora “ingessata” sul mercato è anzitutto perché manca quell’introito necessario ai fini dal FPF. È Mancini che non ha dato identità alla squadra, che spesso ha fatto scelte cervellotiche e cambi peggiori delle scelte: è Mancini che dovrebbe accollarsi delle responsabilità e comprendere la situazione.

E soprattutto capire che, se non si sente in grado di risollevare questa squadra, non è un “valore aggiunto”: è un danno.

ICARDI

La situazione sul mercato potrebbe sbloccarla proprio Maurito, che a quanto pare ha incontrato il Napoli. Lo sappiamo per via ufficiale, ovvero quella Wanda Nara che abbiamo provato a difendere  ma che, sinceramente, ieri è indifendibile. Se è questo il modo di fare gli interessi del suo assistito, è il modo sbagliato: quel “bacio” con sorrisino incollato alla fine ci racconta di più di una ragazza con la voglia di giocare al personaggio famoso sui social che non ad un procuratore di un calciatore professionista.

tweet wanda nara

Così come era parso inopportuno il tweet (forzato) da Londra, anche qui poco amichevole nei confronti dell’Inter (e infatti le voci sull’Arsenal si sono moltiplicate). Ma questa c’è, questa abbiamo e questa ci teniamo.

In questo caso però c’è stata l’ammissione di Ausilio, pur con il condizionale: l’incontro insomma c’è stato. Il Napoli deve sostituire Higuain, e chi meglio di un calciatore da 43 gol su 82 partite in due anni e, nel 2016, l’attaccante più prolifico in Europa come percentuale di realizzazione? I soldi ci sono, credo che dipenda dalla volontà del calciatore.
I 42 milioni che si vocifera siano stati offerti ovviamente sono pochi: il mercato lo fa la domanda e l’offerta, ma anche la disponibilità economica (altrimenti non si spiegano i 50 milioni per Martial, più bonus). Se l’offerta arriva ai 50/60 credo che l’Inte potrà pensarci, e quella sarà una cessione che aprirà le porte di un nuovo mercato per i nerazzurri: Ausilio ne ribadisce l’incedibilità, ma irrigidirsi ha poco senso. Stante la situazione attuale, non è il Napoli l’avversaria dell’Inter che, se fa bene le cose, può puntare al terzo posto e non di più.
Vista la situazione, probabile che serva anche più coraggio, mettendo mani a Murillo e Handanovic
(c’è Sirigu più o meno libero). Sembra proprio la prospettiva della nuova Inter prima di sistemare definitivamente i conti. Basterà?

 

 

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