Di vittorie sul campo e altre amenità

Dal 2007 al 2013 la Mens Sana Basket Siena ha conquistato 7 Scudetti (consecutivi), 5 Supercoppe Italiane, 4 Coppe Italia.
Una superiorità schiacciante. Un dominio incontrastato.
Eppure…

E’ notizia di pochi giorni fa il prossimo deferimento alla giustizia sportiva, da parte del procuratore federale Lucente, dei vertici dell’allora società Senese, Il Presidente Minucci, l’AD Anselmi, la segretaria Finetti e altri, già indagati per frode fiscale e false fatturazioni. La tagliola della responsabilità oggettiva si abbatterà, presumibilmente, anche sull’ormai fallita Mens Sana Basket Siena.

IL TERREMOTO SENESE 2013

Corre l’anno sportivo 2013/2014, la Mens Sana Basket sta giocando l’ultimo campionato di serie A della sua storia recente quando, a metà dicembre, la GdF nell’ambito dell’operazione TimeOut, dopo aver effettuato numerose perquisizioni, notifica alla società MensSana una contestazione per pagamenti irregolari di circa 23 milioni di euro.

Un giro d’affari di quasi 50 milioni di euro, spalmati tra il 2006 e il 2013, in gran parte generati dalla sponsorizzazione della Banca Monte dei Paschi, il cui ammontare, non noto al grande pubblico, si ipotizzava intorno ai 10/15 milioni di euro l’anno.
La vicenda porta alle dimissioni dalla presidenza di Ferdinando Minucci, che rimane però General Manager della società.
La mazzata, alle già disastrate casse della Società (in fase di forte ridimensionamento dopo il progressivo disimpegno di Montepaschi) porta la MensSana sull’orlo del fallimento a stagione in corso, eventualità scampata grazie alla vendita di Daniel Hackett all’Olimpia Milano, che paga un generoso buyout di circa 400.000€ permettendo alla società senese di ottenere la liquidità necessaria a terminare il campionato.

FALLIMENTO E RINASCITA

Il 21 Febbraio 2014 il CdA non approva il bilancio, e la società viene posta in liquidazione, Minucci è posto agli arresti domiciliari, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla frode tributaria tramite false fatturazioni e dichiarazioni.
Tra il 25 e il 27 giugno si chiude la storia di Siena con due sconfitte emblematiche contro Milano. La prima in casa, al PalaEstra, violato per la prima volta nei playoffs dai meneghini dopo 8 anni, la seconda al Forum, che incorona il 26° scudetto dell’ Olimpia Milano.
Siena viene dichiarata fallita il 9 Luglio, e rifondata come Mens Sana 1871, venendo iscritta al campionato di serie B.

“QUESTA SQUADRA NON S’HA DA FARE”

Come contestato dalla Guardia di Finanza, dal 2007 al 2013 la società senese ha potuto beneficiare di un meccanismo che permetteva di pagare parte degli emolumenti dovuti ai giocatori tramite fatture false e conti esteri, integrando i reati tributari di false fatturazioni ed evasione fiscale. La falsificazione dei bilanci e delle comunicazioni sociali ha permesso a questo meccanismo di perdurare nel tempo, arrivando al “redde rationem” quando il venir meno della lauta sponsorizzazione di MontePaschi ha fatto saltare il banco.
In seguito all’operazione TimeOut sono ben 17 i giocatori che sono stati accusati, a vario titolo e per somme diverse, di evasione fiscale.

Fra questi, Ksistof Lavrinovic, Kaukenas e Stonerook, Moss ed Eze, Zisis, Sato e McCalebb, Hairston, Domercant, Ilievski, Andersen e Sanikidze.
Non è difficile notare come l’ossatura della squadra che ha dominato in Italia per 7 anni è praticamente tutta coinvolta in questa maxi operazione anti frode.
Una domanda però a questo punto è lecita.
Senza la possibilità di poter pagare parte degli stipendi evadendo la tassazione italiana, quanti, di questi giocatori, sarebbero rimasti tranquillamente nella splendida realtà di provincia senza cedere alle lusinghe delle big del basket europeo?
E’ lecito credere che Kaukenas e McCalebb, Lavrinovic, Zisis, Stonerook e altri abbiano resistito alle sirene di contratti ben più sostanziosi se non avessero avuto il “paracadute fiscale” garantito da Minucci e dalla MensSana?
E’, a tutti gli effetti, una sorta di doping amministrativo. Siena ha costruito per anni, grazie ad una serie di frodi fiscali, una squadra che, probabilmente, non avrebbe potuto permettersi altrimenti.

COSA DICONO LE REGOLE

La questione dibattuta, tra una chiacchera da bar e qualche considerazione di giustizia sportiva, è in sostanza l’equazione, a volte data per scontata, a volte denegata, tra la frode fiscale e la frode sportiva.
Il regolamento di giustizia FIP 2016, agli articoli 59 e 61 recita:

Art. 59 – Atti di frode sportiva
[1] Costituiscono atti di frode sportiva:
[omissis…] b) qualsiasi altro atto diretto ad assicurare ad un tesserato o affiliato un illecito vantaggio.
[2] Gli atti di frode sportiva sono sanzionati con l’inibizione per un periodo da tre anni a cinque anni. Nel caso di tentativo la sanzione è diminuita in misura non superiore a due terzi.
[3] Nei casi di frode sportiva consumata di particolare gravità ovvero che rechi nocumento all’immagine del movimento cestistico nazionale può essere applicata la radiazione.

Art. 61 – Responsabilità oggettiva per atti di frode sportiva e di illecito sportivo
[1] Le Società rispondono, a titolo di responsabilità oggettiva, degli atti di frode sportiva e di illecito sportivo posti in essere dai propri dirigenti e tesserati.
[omissis…] [4] Qualora per effetto della frode o di illecito sportivo sia stato conquistato lo scudetto ovvero altro titolo o trofeo cestistico (nazionale o regionale) può esserne disposta la revoca.

MA SUL CAMPO NON CI DOVEVATE NEANCHE STARE

“Secondo i supporters biancoverdi la società e la città sono parte lese avendo già pagato col fallimento, e sarebbe profondamente ingiusto che per l’avidità e gli atti delinquenziali di alcuni debba essere riscritta una storia gloriosa fatta sul campo”.

Questa storia che le vittorie “sul campo” siano da considerare intoccabili sta un po’ sfuggendo di mano. Se verrà dimostrato che l’evasione fiscale ha permesso la permanenza a cifre “fuori mercato” di giocatori che, ragionevolmente, avrebbero potuto scegliere destinazioni diverse, si deduce, semplicemente, che il meccanismo di evasione fiscale ha fornito un illecito vantaggio ai giocatori tesserati per la MensSana Basket.
Siena, insomma, avrebbe vinto sul campo con una squadra che, sul campo, non avrebbe dovuto neanche esserci. Il che porterebbe, di filato, alla revoca degli scudetti vinti negli anni interessati dalle indagini.
Con buona pace dei tifosi e della storia gloriosa, ma un po’ viziata, ecco.

LA DEFORMAZIONE DEL TIFOSO

Che i tifosi si sentano defraudati in una situazione del genere è umanamente capibile e accettabile. Quello che ogni volta mi lascia invece perplesso è la direzione che prende lo sdegno e l’arrabbiatura dei tifosi.
Capiamoci, fossi un tifoso Senese (ma anche no) oppure Bianconero, per rimanere in tema (meglio la morte) sarei incazzato a bestia, se mi revocassero uno o più scudetti. Ma sarei incazzato con quei dirigenti o quei giocatori che hanno causato, con il loro comportamento illecito, la sanzione sportiva, o almeno dovrebbe essere così in un paese normale. Ma si sa, qui siamo in italia. E quello che sarebbe normale, anzi doveroso, diventa all’improvviso un vulnus al tifo e alla storia. Non importa quanto fraudolenta essa sia.
E sono, purtroppo, sicuro di una cosa: se Moggi è ancora in giro, nonostante tutto, confido che, a stretto giro, anche il caro Minucci tornerà in auge, magari sulla poltrona di presidente di lega sulla quale già una volta ha cercato di intronizzarsi, senza successo.
O tempora, o mores!

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