La Red Bull decreta il fallimento Ferrari 2016

È appena finito il Gran Premio di Hockenheim (nulla a che vedere col vecchio tracciato, purtroppo) con Lewis Hamilton che sculaccia ancora una volta sonoramente Nico Rosberg (d’altra parte li separa la giusta distanza che c’è tra un fuoriclasse e un ottimo pilota), che oggi però decide di buscarle anche da una Red Bull decisamente in grande giornata. Su ilmalpensante.com analizzeremo più a fondo la gara, ma intanto è chiaro un risultato che sembra incontrovertibile a metà campionato: la Ferrari ha clamorosamente fallito un’altra stagione.

Germany Formula One - F1 - German Grand Prix 2016 - Hockenheimring, Germany - 30/7/16 - Mercedes' Lewis Hamilton attends qualification. REUTERS/Ralph Orlowski
REUTERS/Ralph Orlowski

Stavolta, però, il piagnucolometro del cavallino zoppicante non potrà alzarsi di troppo e trovare improbabili difensori d’ufficio: i problemi sono tanti e talmente evidenti che la risposta è una sola. Progetto sbagliato, squadra incapace di reagire, direzione allo sbando.
E dire che quest’anno i piloti sembrano davvero sopra le potenzialità di una monoposto che non vuol saperne di andare più: le rimonte e le prestazioni di Vettel e Raikkonen non sono in discussione, nonostante qualche deficit direi quasi inevitabile (come quello di Kimi che soffre quando deve passare il più giovane Verstappen).

A dirci del crollo verticale della Ferrari sono, come sempre, i numeri, stavolta con l’aiuto di uno sparring partner: la Red Bull.
Nel GP d’Australia, il primo del campionato, le prove si concludono con Hamilton primo e Vettel terzo a 8 decimi: Verstappen quinto a 8 decimi da Vettel, Ricciardo a 1,2 secondi da Vettel.
Nel secondo Gp, quello del Bahrein, Vettel (terzo) è a 5 decimi da Hamilton, mentre Ricciardo è a 8 decimi da Vettel, Verstappen si qualifica decimo.
Vero che in Cina Ricciardo fa il miracolo, ma in Russia, il gp successivo, si ristabiliscono le distanze: con Hamilton fuori per problemi al motore, Vettel è secondo a 7 decimi da Rosberg, Ricciardo a 1 secondo (!!!) da Vettel, Verstappen a 1 secondo e mezzo circa.

1469890184666.jpg--kimi_raikkonen_e_sebastian_vettelL’obiettivo qui è analizzare quanto veloce andassero le macchine prima e quanto adesso: abbiamo preso le qualifiche come riferimento perché ormai la gara è troppo condizionata dalla gestione delle gomme per potere fare testo, dato che scegliere di iniziare o finire con le SuperSoft può non produrre risultati tangibili sulla classifica, ma certamente lo fa in termini di giro veloce. Non solo: è chiaro a tutti che nella Formula Noia moderna, partire meglio significa inevitabilmente “arrivare meglio”.
E da Silverstone ormai la tendenza è chiara, al punto da determinare il sorpasso in classifica costruttori: la Red Bull non ha realizzato una monoposto migliore della Ferrari, ma l’ha decisamente migliorata durante la stagione, molto più di quanto abbiano fatto a Maranello.
L’anno scorso la Red Bull aveva 108 punti dopo 11 gare, la Ferrari ne aveva 242 con due vittorie: oggi le posizioni si sono invertite.

In Ferrari, dopo avere abbozzato con Arrivabene delle scuse su problemi del cambio (ma, ancora?) sono arrivati persino ad ammettere, come se niente fosse, che “non capiscono le gomme”. No, l’hanno detto davvero eh:

Da Barcellona abbiamo avuto una brutta sorpresa nell’essere battuti in qualifica dato che la nostra macchina era migliore di quello che si è potuto vedere non siamo riusciti a capire come tirare fuori il massimo dagli pneumatici. In gara, poi, eravamo più veloci ma non siamo riusciti a superare le Red Bull. [le gomme] restano per noi un mistero. Il punto è che abbiamo mille sensori sulla macchina che ci fanno conoscere ogni dettaglio della vettura ma non abbiamo nulla per capire come funzionino gli pneumatici a parte la temperatura e la pressione. Questo rende tutto più difficile dato che non siamo di fronte ad una scienza esatta ma qualcosa che necessita della sensibilità del pilota e del suo ingegnereTeam Ferrari, Jock Clear - Direttore dell'ingegneria

Ormai sono anni che sentiamo di questo fantomatico problema di gestione delle gomme, del farle entrare in temperatura: eppure esiste ancora ed è una scusa largamente utilizzata come se niente fosse. Una volta il problema era Fernando Alonso, che non sapeva “andare oltre” in qualifica: da allora non c’è riuscito proprio nessuno, segno evidente che è un problema strutturale. E il problema sembra proprio generale, di aerodinamica e telaio (in senso soprattutto di bilanciamento), di soluzioni tecniche a partire dal generale per finire al particolare.

Per mesi hanno massacrato il buon Stefano Domenicali (costretto a dimettersi, ma aveva le sue grosse responsabilità), ma né Mattiacci né Arrivabene fanno meglio, anzi: all’esterno si è persino persa quella “atmosfera Ferrari” che era comunque un marchio di fabbrica.


arrivabene e marchionneDalla rivoluzione del 2014 in poi (“razziate” Red Bull e Mercedes) non si è visto un progresso degno di questo nome, fatta eccezione per qualche buona gara nel 2015 (gentile concessione Mercedes). E a questo punto sarà necessario far cadere qualche testa di quelle grosse, qualcuno dovrà pur assumersi qualche responsabilità: detto che James Allison (direttore tecnico) è ormai stato fatto fuori, rimangono proprio Arrivabene (il cui sussulto più grande è stato “lasciateci lavorare in pace” qualche giorno fa, come se avesse avuto chissà che ostacoli) e Marchionne stesso.

Il primo non si sa cosa ci faccia lì (a parte quel fantomatico “conosce bene l’ambiente”), e Marchionne sembra più bravo a chiudere e distruggere. A guardarli sembrano davvero schegge aliente impazzite dentro il corpo Ferrari.

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