Steph Curry nelle NBA finals 2016 e 2015: cosa è successo?

Sono passate diverse settimane dalle Finals NBA 2016. Non certo spettacolari come in altre occasioni, ma molto tirate e combattute, nonostante alcuni punteggi non certo da “gara al limite”). Cleveland vince dopo essersi ritrovata dietro di 1-3 per la prima volta nella storia della NBA: un risultato clamoroso e che dopo gara 4 quasi nessuno avrebbe pronosticato. A fare scalpore sono state certamente le prestazioni monstre di Lebron James e di Kyrie Irving, ma anche le meno convincenti, come quella dell’MVP, al punto che negli USA ancora oggi si discute su una domanda: cosa è successo a Steph Curry nelle NBA finals 2016?

FINALS 2015 E 2016: DUE SCENARI DIVERSI

LeBron Irving Cleveland CavaliersDifficile, se non impossibile, identificare tutti i fattori che hanno contribuito alla rimonta: purtroppo è da registrare la centralità della squalifica di Draymond Green, e qualunque analisi che parta senza considerare questo evento mancherebbe dello snodo cruciale. Fin lì, GSW era in pieno controllo della situazione, con gara 5 in casa, nella disponibilità di chiuderla per non aggiungere minutaggio ad una squadra che aveva corso per tutto l’anno (il record di vittorie è costato molto in termini fisici) e che aveva dovuto affrontare un vero incubo nelle finali di conference:  quando si “rimprovera” a Lebron di avere vita facile, lo si fa in considerazione proprio di quanto possa cambiare il corso dei playoff affrontare una OKC piuttosto che una Portland.

Ma la finalità di questo articolo non è approfondire tutti i perché delle finals 2016, che sono un unicuum nella storia della NBA, anche se una infografica della NBA ci illustra quanto sia stata “atipica” come finale, con una sola partita veramente combattuta (gara 4) e una gara 7 davvero molto strana come andamento.

CURRY NBA FINALS LEAD RECAP

LA PRESTAZIONE DI CURRY NELLE NBA FINALS 2016 e 2015

Sappiamo quanto conti la presenza anche di un solo giocatore di livello MVP, e quanto sia condizionante averlo in buona o cattiva forma: la finalità di questo articolo è analizzare le tendenze di gioco di Stephen Curry, da cui ci si aspettava altro genere di prestazioni.Cominciamo da quelli che si possono definire “freddi numeri” per quanto riguarda i playoffs:

StatisticaPlayoffs 2015Playoffs 2016
Minuti39,3 34,1 
Punti28,325,1
Rimbalzi55,5
Assist6,45,2
Palle perse3,94,2
Palle rubate1,91,4
% di tiro45,6%43,8%
% da 342,2%40,4%
NetRTG+7,8 +2,7 

Per comprendere meglio questi numeri, è necessario inquadrare il contesto

Nel 2015 differenziale di punti +121 in 15 partite (4-0 con i Pelicans, 4-2 con Memphis, 4-1 con Houston);
Nel 2016 differenziale di punti +111 in 17 partite (4-1 con Houston, 4-1 con Portland, 4-3 con OKC);

Quello che emerge è un dato chiaro: Curry in campo ci va di meno nonostante Golden State ne abbia più bisogno. Anche facendo la tara sull’infortunio nella serie con Portland (Curry inizia una partita in panchina), i numeri non si discosterebbero di molto. Se utilizzi meno il tuo MVP un motivo ci sarà.

Nelle finals lo scenario generale è questo:

StatisticaFinals 2015Finals 2016
Minuti42,5 35,1 
Punti26 22,6 
Rimbalzi5,24,9
Assist6,3 3,7 
Palle perse4,74,3
Palle rubate1,8 0,9 
% di tiro44,3%40,3%
% da 338,5%40%
NetRTG+8,1 -1,0 

A parte il minutaggio, colpisce il dimezzamento degli assist (cattivo movimento del resto della squadra o passaggi più “ordinari” da parte di Steph), le palle rubate (ha dovuto marcare Irving o JR Smith, ha dovuto cambiare il modo di difendere: analizzeremo più avanti) e ovviamente il NetRTG che addirittura è negativo nel 2016.

PERCHÈ?

La soluzione potrebbe sembrare semplice: davanti aveva Kyrie Irving e non Matthew Dellavedova. Errato, o almeno non propriamente corretto (per quanto riguarda la fase offensiva, almeno) perché Cleveland non ha giocato giocato una difesa straordinariamente migliore dell’anno precedente, né Irving ha prodotto su Curry lo stesso “stress” di Dellavedova: l’unica cosa davvero diversa è stato l’eccesso di contatto (non punito: parliamo di vere trattenute) soprattutto sulla partenza senza palla, fondamentale per Curry (ma anche per Thompson).

Stephen Curry InfortunioRimangono un paio di letture. La prima è che andare a caccia delle 73 vittorie ha certamente sfiancato Golden State più dell’anno precedente: sono state molte di più le partite “da playoff” giocate in regular season, con molte squadre impegnate prima a interrompere la striscia di imbattibilità, poi quella in casa, poi per impedire di superare Michael Jordan e compagni: a testimoniarlo è il trend in picchiata nelle ultime settimane, con Golden State che ne ha perse 5 su 54, mentre ne perde altre 4 nelle successive 19. Per comprendere meglio, il trend finale, se esteso per tutto il campionato, avrebbe portato la squadra a un 64-18. Straordinario ma non strabiliante, non la stessa squadra.

La seconda è che il suo miglior giocatore, il suo MVP per voto unanime, era lontano parente di quello visto l’anno precedente: Curry nelle NBA finals 2016 e 2015 sono formato diverso. Infortunio? Stanchezza? Chi può dirlo. Basterebbe osservare la differenza di velocità sui pick and roll, la difficoltà persino di superare Tristan Thompson, per comprendere le difficoltà fisiche. A testimoniarlo, anche qui, i numeri: non solo due giocatori visivamente diversi, ma anche come modalità e stile di gioco.

IL DETTAGLIO

Partiamo dalla circolazione di palla:

 REGULAR 2016FINALS 2016
Passaggi fatti (Team)323,1293,1
Differenziale- 9,29%
Passaggi fatti (Curry)56,848
Differenziale-14,23%
Passaggi ricevuti69,261,4
Differenziale-11,27

Andiamo oltre. Le statistiche sotto ci raccontano una verità indiscutibile: con Curry in campo, la squadra ha sofferto di più (la colonna che ci interessa è NETRTG, Net Rating. Il dato Che abbiamo sottolineato già è che Curry sta in campo 42,5 minuti nel 2015, mentre nel 2016 è poco sopra i 35 minuti.

(solo finals)PartiteMinutiValut. Off. (OffRtg)Valut. Dif. (DefRtg)Net Rating
Warriors 2014-20156298104,493,8+10,6
Warriors 2015-20167336104,7105,3-0,6
Curry in campo 20156255106,392,913,4
Curry in panchina 201564392,099,7-7,7
Curry in campo 20167246103,6106,1-2,5
Curry in panchina 2016790107,8103,2+4,6

Da notare anche che è mancata soprattutto la difesa, ma in sostanza solo da gara 5 in poi.

Curry è un giocatore atipico per la NBA: è straordinario nel catch’n’shoot, ma è straordinario anche nel procurarsi il tiro da solo, quello che negli USA definiscono “unassisted”. Immarcabile da molti punti di vista. Per comprendere quanto fossero diversi “i Curry” delle due finali, proponiamo quest’altra tabella:

 PossessiPunti per possesso
2015 con palla2651,05
2015 senza palla1570,9
2016 con palla2490,9
2016 senza palla176 1,08 

Curry ha iniziato molte meno azioni (44 a partita nel 2015, 35 a partita nel 2016), chiaro segno di come sia profondamente cambiato nelle finals l’atteggiamento complessivo della squadra in base alle possibilità stesse di Curry.
Un altro numero molto interessante è quante volte in partita Steph non è stato poi coinvolto: più di 5 possesso a partita in meno dal 2016 al 2015: aumentate di molto le presenze sul lato debole o addirittura statico dopo il passaggio al tiratore (soprattutto se l’altro splash brother: con Curry sulla palla, passa da 0,78 punti per possesso a 1,16).

Ma se andiamo ad analizzare di più il TIPO di giocata, i numeri diventano davvero radicalmente diversi:

TIPOFinals 2015Finals2016
In uscita dal blocco3223
Pick and roll133 66 
Isolamenti da p'n'r1025
Non coinvolto174 238 

PICK’N’ROLL

Stephen Curry contro Cleveland final 2016Sul pick and roll c’è un altro numero impressionante. Curry nelle NBA finals 2016 è crollato a 0,57 punti per possesso, mentre l’anno prima era a 1,14 punti ppp. Cleveland non ha, e non ha mostrato, una difesa di prim’ordine: spesso i cambi erano lenti (soprattutto nelle prime 3 partite) e soprattutto non c’è una grande lettura degli spazi e dei vantaggi. Tutto normale se si pensa alla monodimensionalità di giocatori come JR Smith e Shumpert, o alla difficoltà di Love di giocare certe difese. Come è giustificabile il regresso?

COLPA DI POP (Steph Curry nelle NBA finals 2016)

In parte ciò è dovuto allo “switch everything” che a marzo 2016 Popovich ha portato in tutte le lavagne della NBA (approfondiremo): sui p’n’r in cui è Curry coinvolto, si accetta il cambio di marcatura, anche se è un lungo ad affrontare Steph. Questo gli ha concesso meno tempo e meno spazio per il marchio di fabbrica (tiro da 3), ma una fatica maggiore, nonostante i difetti di Cleveland.
Ma in passato ha affrontato i cambi e i raddoppi sul pick and roll come un vampiro che si fionda sulla giugulare: Curry nelle NBA finals 2016 non aveva quella lucidità e quella velocità. Anche quando si è trovato Tristan Thompson o Kevin Love davanti, ha effettuato mediamente quasi 2 palleggi in più rispetto ai lunghi 2015 (quasi esclusivamente Thompson) per provare il tiro: difficoltà nel trovare spazio e superare anche avversari molto più lenti.

TIRI FACILI, SCELTE SBAGLIATE (Steph Curry nelle NBA finals 2016)

Chiaramente molto più aggressivo ed efficace nel 2015. A ulteriore dimostrazione della difficoltà generale (mentale o fisica), Curry ha realizzato il 72% da 3 nelle situazioni “wide open”, ovvero ad avversario distante 6 feet (oltre 1,8 metri): dopo l’infortunio è sceso drammaticamente a 56,9%.

Ma in generale tutta Golden State ha spesso sbagliato scelte e si è mossa peggio: un misto tra (certamente) fatica ma anche di presunzione che è sfociata nell’arroganza, come se il controllo fosse sempre e comunque nelle proprie mani. E le statistiche delle Finals ce lo raccontano con precisione  (osservare la densità dei tiri da 3):

curry nelle nba finals 2016 recap shooting

Andrebbe analizzato più a fondo anche l’impatto del cosidetto “quintetto della morte” (Curry, Thompson, Barnes, Iguodala, Green), che è stato vivisezionato (l’effetto sulla regular season è stato devastante) in lungo e in largo dagli avversari che hanno cominciato a trovare le contromisure. Analisi che lasciamo al momento ad una sola grafica e che approfondiremo in futuro.

death lineup golden state warriors

 

Tornando al play di GSW, Cleveland ha capito il momento di defaillance di Curry e lo ha coinvolto molto di più nella difesa: diremmo “naturale”, visto che nel 2015 non c’era Irving bensì Dellavedova. Al di là dei meriti di Cleveland, c’è certamente qualcosa di più, che ha variato in maniera sostanziale non soltanto il gioco di Curry, ma tutto l’impianto offensivo di Golden State; mentre è certamente da attribuire a Irving, come maggiore peso specifico, il diverso ruolo di Steph nella difesa.

NON PIU’ UNDERDOGS

Potremmo anche approfondire il tutto con un’analisi “psicologica”: per la prima volta sia Curry che GSW si trovano nella situazione di non essere più gli sfavoriti della situazione, e questo può aver giocato un certo ruolo. Ma è analisi che lasciamo ad altri perché diventerebbe troppo complesso intervenire.

A corollario, una serie di scelte pessime: le ultime due palle perse in gara 7 sono sanguinose come non mai, nonché una scelta nelle azioni e nei tiri talmente brutte da essere difficilmente etichettabili come “dei Warriors”. Insomma, due giocatori diversi da un anno all’altro: c’è l’infortunio di mezzo, chiaro, ma non è stato solo questo; c’è un avversario più forte di fronte (c’era Irving e non Dellavedova), ma non è stato solo questo (Irving in genere difende peggio del compagno); c’è una squadra decisamente più stanca, ma non è stato solo questo. È semplicemente la somma di tutti questi fattori e di altri che qui non abbiamo approfondito, anche se, ribadiamo, vedere il Curry nelle NBA finals 2015 e il Curry nelle NBA finals 2016 ci lascia un dubbio: sicuri che non fosse Seth?

A parte le battute, le immagini sono più chiare per comprendere quanto diversi siano i movimenti e la velocità di esecuzione stessa:

Finals 2015

Non ci sono molti video individuali per le Finals 2016, prendiamo in esempio Game 1

(Steph Curry nelle NBA finals 2016)

(Steph Curry nelle NBA finals 2016)