Milan: tra cessione e rispetto dei tifosi

Ci stava salutando il 2012 quando per la prima volta si vociferò che il Milan potesse essere ceduto a investitori stranieri. Facile ricordare i titoli di giornali, l’enfasi mediatica per quella che sarebbe stata una rivoluzione copernicana nel nostro calcio: le prime cifre ventilate sui giornali e sulle tv parlavano di un’enormità vicina al miliardo di dollari, quasi 700 milioni di euro.

Ci sono addirittura quei giornali che scommisero come dentro a un qualunque bet-point: dalla Cina, dal Golfo Persico, dalla Thailandia, da Dubai, dal Qatar e persino dalla Russia, i possibili acquirenti venivano pure da Marte e da Sirio B. “Tutti vogliono il Milan”, frase buona da usare anche fuori dal calciomercato.

Le voci si accavallano una dietro l’altra, ma il 2013 vede un “nulla di fatto”, anzi: a dicembre i proclami di Berlusconi “tornerò a occuparmi di Milan in prima persona” che però non trovano riscontro nella realtà. Nel frattempo un closing c’è stato: l’Inter chiudeva con Thohir, passaggio che si è rivelato propedeutico alla risoluzione dei problemi di debiti).

VOCE DEL VERBO “TO CLOSE”

milan closingStesso scenario nel 2014 con tanto fumo e nient’altro, finché dopo metà marzo 2015 la trattativa con un gruppo sembra arrivare ad una conclusione: sui giornali e sulle tv è un florilegio di cifre astronomiche (il record segnato è di 1,2 milioni di euro), commentatori e conduttori esagitati da gridolini strozzati sotto i quali nascondere altre cifre, altri scenari, improvvise accelerazioni. E poi quella frase… la più citata del 2015, la più inflazionata. Cioè, proviamo a capire: non si tratta di una frase ma di una parola soltanto.

Closing“.

Siamo a un passo dal closing.

Il closing è ormai questione di ore.

Tutto fatto ormai per il closing.

Il closing può darsi ormai per certo.

Per il closing siamo ormai alle firme.

Finché, ad un certo punto, il closing era talmente vicino che è semplicemente passato. Mr Bee Taechaubol, detto semplicemente “Mr Bee” (e i tifosi del Milan hanno dovuto sorbire per mesi la facile battuta del “Mr B”), è semplicemente andato, sparito, svanito nel nulla. Anche se in questi giorni qualcuno lo rispolvera non si sa per quale ragione.

EPPUR SI MUOVEVA…

Eppure sembrava davvero questione di ore, dato che si trattava soltanto di reperire i soldi (?!?!). Dopo poco, però, pur non leggendolo a chiare lettere da nessuna parte, si apprende che Mr. Bee è solo un intermediario e deve convincere altri investitori, mai ben definiti, mai ben chiariti, coperti dalla coltre di Mr. Bee.

Tra i vari “è questione di tempo”, “la trattativa è chiusa, siamo ai dettagli” o i “vedremo nei prossimi giorni”, tutto si rimanda a fine anno dopo che Berlusconi prova a sedare gli animi delusi dei tifosi dicendo che è “tutta colpa della crisi dei mercati finanziari asiatici” (letterale).

carlo pellegatti closing milanIl closing non era più una questione attinente alla realtà: era diventato un vero e proprio rito propiziatorio, una sorta di danza della pioggia, una preghiera agli innumerati dei delle cessioni celesti.

La questione Mr. Bee tiene banco per mesi, si alternano voci di alternative, di improvvise impennate di attenzione sui “mercati asiatici”: il tempo passa e si arriva stancamente a oggi, con i cinesi che sembrano però fare sul serio (seriamente, almeno fino a ieri). “Oggi” è un termine un po’ vago, dato che il buon Pellegatti è da febbraio/marzo che sposta in avanti il calendario: il closing parte a inizio giugno e al 4 di agosto non è ancora arrivato. Godot di un closing.

COSA CONTA DAVVERO?

Tutte storie raccontate da soggetti  (giornali, tv, e poi la società a salire fino al Mr. B italiano e anche a Miss B) improvvismaente dimentichi di un aspetto fondamentale: i tifosi del Milan.

Oggi non è facile esserlo, ancora di più se si è tifosi che hanno vissuto il periodo dei grandi successi, dei Van Basten, dei Gullitt, dei Baresi e dei Maldini. Perché, sembra non discutibile, il cambio di società è un passaggio fondamentale per provare a riemergere, soprattutto dopo aver compreso che Berlusconi non ha più voglia, non ha più la verve di un tempo, probabilmente non ha più neanche la convenienza a sfruttare il Milan e le sue vittorie per fare da traino al Berlusconi politico.

Brocchi allenatore closing milanAl momento è giusto essere chiari: il quadro sportivo è piuttosto tragico e, se anche si chiudesse domani, il 2016-2017 sarà un altro anno di transizione.

Ma i tifosi vengono da tre anni disastrosi: un 8°, un 10° e un 7° posto raccontano di un Milan quasi obbligato quest’anno a raggiungere almeno l’Europa League. Un altro anno senza significherebbe disperdere davvero i residui del tanto osannato blasone Milan.

Anni in cui si sono succeduti allenatori bravi e altri improbabili, da Allegri a Seedorf, da Tassotti a Mihajlovic a Brocchi. Anni in cui anche il parco giocatori ha visto un progressivo abbassamento della qualità: l’anno scorso ci si è sforzati di far passare Bertolacci (20 milioni) e Romagnoli (25 milioni) come grandi acquisti (si faranno, forse, un giorno), come a rededenzione di tanti acquisti sbagliati: Antonelli, Kucka, Rami, Torres, Cerci, Zapata per dirne alcuni, seguiti dai tanti prestiti (Destro, Armero, Bocchetti, Silvestre, Essien, Birsa, Taarabt etc…) di cui si perdono facilmente le tracce nei resoconti giornalistici, così come delle cessioni sbagliate (su tutte El Shaarawy e Aubameyang). Sostanzialmente solo poche cose veramente buone: Bonaventura, Bacca e poco altro.
Certo, non siamo ai livelli strepitosi e inarrivabili del Cissokho “saltato” per colpa della dentatura, però sui media non c’è un resoconto oggettivo della realtà.

MONTELLA

La scelta dell’allenatore è però, a mio avviso, azzeccatissima: Vincenzo Montella è un allenatore intelligente e capace, bravo a far giocare bene le sue squadre. Si porta addosso la stessa aura che aveva da calciatore: un incompreso. Nonostante una straordinaria propensione al gol e una qualità tecnica invidiabile e invidiata da molti colleghi, nonostante un’ottima propensione tattica, ha sempre dovuto faticare moltissimo per imporsi (fatta eccezione per le esperienze al Genoa e alla Sampdoria), anche in nazionale dove ha giocato solo 20 partite.

montella al milan

Il problema è cosa trova oggi in squadra: ad oggi hanno preso Lapadula, buono per carità, ma tutto un punto interrogativo in Serie A.

Si è anche taciuto del ritorno del fantomatico Mastour, qualche anno fa al centro di una vicenda dai contorni poco chiari tra Inter e Milan, spacciato sui giornali come “il nuovo CR7” (prima o poi approfondiremo la questione dei fuoriclasse senza avere mai giocato a certi livelli) e oggi ri-sbolognato da qualche parte in Europa (Pec Zwolle, Olanda) pur di non rivederlo in maglia rossonera.

E mentre l’Inter, la Roma e il Napoli danno comunque segni di vita (pur da verificare nella loro bontà), con una Juventus di fatto irraggiungibile, ad oggi rimangono solo tante trattative, delle quali non sappiamo quali siano reali e quali siano fantasia dei calciomercatisti di professione.

SOLDI, SOLDI, SOLDI

Silvio berlusconi e il closingI tifosi del Milan devono essere consapevoli: Berlusconi non sembra abbia voglia di scucire neanche l’ultimo centesimo prima della cessione, che nelle migliori delle ipotesi avverrà attorno a ferragosto, sempre che ce ne sarà mai una.

L’aiuto potrebbe venire da uno dei pochi giocatori di valori, Bacca: la sua cessione potrebbe sbloccare il mercato del Milan. Il problema è che Bacca, al di là dei suoi alti e bassi (e, quando sono bassi, è molto condizionante per la squadra), è al momento uno dei pochi a dare a questo Milan una dimensione diversa.

Dopo settimane a inseguire il fragile Musacchio, sembra sia fatta per Gustavo Gomez del Lanus, difensore paraguaiano di 23 anni, con l’immancabile formula del prestito con diritto di riscatto (in realtà pare “obbligo” in base alle presenze). Acquisto ovviamente condito ad arte per farlo sembrare un grande acquisto: scavalcata la Fiorentina, battuta la concorrenza della Lazio, anticipate le big d’Europa. Qualcuno lo dica chiaro: non cambia il valore di questa squadra, né lui né Zielinski (ops, sfumato…), non lo farà neanche Musacchio.
E poi? E poi chiunque altro arrivi probabilmente lo farà dopo ferragosto, a campionato alle porte, senza possibilità di integrarsi e con Montella che dovrà fare i salti mortali, senza sapere neanche cosa ne sarà dei cavalli di ritorno (Suso rimarrebbe, magari Paletta pure, Matri andrà etc…).

UN SILENZIO IMBARAZZA…TO

A riscaldare l’ambiente ci pensa la curva, da anni ormai in rotta di collisione con Galliani, al quale forse sarebbe stato più facile ri-affrontare le bizze di madame Barbara (altro capitolo pessimo della storia milanista recente). Ufficialmente, dal Milan, solo silenzio: forse il silenzio di chi non sa né dire né cosa fare. Forse basterebbe essere sinceri e dire le cose come stanno, capirebbero tutti.

milan calciomercato holly e benjiMa non sembra ci sia questa intenzione, quindi giù con la grancassa del closing, nuova frontiera del giornalismo sportivo, chimera vera, al quale si affiancano le nuove irrinunciabili offerte di improbabili interessati al Milan.

L’ultima è di stamattina (o ieri, insomma): come se i tifosi del Milan non meritassero più rispetto, arriva la “notiziona” da imbonitori di masse e incantatori di serpenti. Mentre per l’Inter è sempre un tormento qualunque cosa accade (non importa che i segnali siano distensivi, da Icardi a Candreva a Mancini), la Gazzetta spara in prima pagina che il fondo cinese Fosun del magnate Guo Guangchang è interessato al Milan, ha pronti 700 milioni di euro… ma la vera bomba è che Jorge Mendes (“il più potente procuratore del mondo”) sia direttamente coinvolto in una nuova offensiva per l’acquisto del Milan.E via con l’ennesimo florilegio di date, cifre, chiusure e trattative già iniziate senza neanche aver pronunciato la parola “closing”: Joao Moutinho, William Carvalho, Diego Costa, per non dire di Cristiano Ronaldo e Thiago Silva e Mazinga Zeta e Ufo Robot e Holly & Benji…

(“andrà tutto bene“, fino al prossimo closing)

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