Rio 2016: Cerimonia di Apertura al di sotto delle aspettative

Gli ultimi tedofori

Un tempo, ricordo, ero un fan delle cerimonie di apertura dei Giochi Olimpici. Un tempo… prima che diventassero dei gigantismi che durano più di un’opera di Wagner (senza essere altrettanto interessanti).

Se poi lo spettacolo è straordinario — vedasi Pechino 2008 e Londra 2012 — allora si possono anche reggere, ma quella di ieri notte, forse a causa del tema volutamente understating della cerimonia stessa, è stata infinita. Dalle prime note all’accensione del sacro fuoco olimpico sono passate poco più di quattro ore.

Quattro.

Oltretutto, il vero momento clou di ogni cerimonia di apertura, ovvero l’ingresso nello stadio degli atleti — veri protagonisti dei Giochi Olimpici, è bene ricordarlo — è stato reso goffo da un’evidente lacuna nell’organizzazione e dalla scelta, piuttosto cervellotica, di far sfilare le rappresentative nazionali seguendo l’ordine alfabetico portoghese e non quello internazionale del CIO.

Quindi, abbiamo assistito alla Slovacchia e alla Slovenia sfilare alla lettera EEslovàquia e Eslovènia — e, in generale, a un bel casino che nessuno di noi si aspettava.

Uno spettacolo un po’ confuso

Lo spettacolo è stato un po’ confuso, anche se latore di messaggi di interesse mondiale (emissioni di CO2, riscaldamento globale, innalzamento dei livelli degli oceani): non si riusciva a capire come alcune tematiche potessero essere accompagnate poi da canzoni sambeggianti. Voglio dire, tutti, persino i pretenziosissimi cinesi, avevano attinto alla musica classica — o, quantomeno, a quell’ibrido che va sotto il nome di Epic Classic — ma il Brasile no. O Pays Tropical subito dopo il riscaldamento globale… be’, sorry, non funziona.

Poi, per fortuna, sono arrivati gli atleti. Ogni nazione ha contribuito a donare il seme di un albero — bella iniziativa — che verrà poi piantato alla fine dei Giochi.

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Federica Pellegrini portabandiera italiana

Peccato per l’ordine alfabetico — di cui abbiamo già detto — e per il fatto che il glorioso Maracanà non ha una pista di atletica, cosa che di fatto ha impedito il consueto giro dello stadio alle rappresentative nazionali.

Cosa invece è andato molto bene

Ma ci sono state anche alcune note decisamente positive.

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Finalmente la Palestina

Per prima cosa, la presenza della Squadra dei Rifugiati — persone che, per svariati motivi, non hanno più una nazione di appartenenza. Diverse religioni, diverse estrazioni, diversi… eppure accomunati dalla bandiera a cinque cerchi.

In seconda battuta, la presenza — finalmente! — della compagine palestinese. Sembra incredibile, ma ieri sera è stata la prima volta che la nazione della Palestina ha potuto sfilare sotto la propria bandiera. Era ora. Meglio tardi che mai.

E, per concludere, la conclusione della Cerimonia di Apertura: l’ultimo tedoforo, rimasto in dubbio e avvolto nel mistero fino all’ultimo istante, si è poi rivelato essere Vanderlei De Lima. Pelè ha rinunciato — forse, si vocifera, perché irritato dal non esser stato scelto — e lo stra-favorito nei pronostici della vigilia, l’ex tennista Guga Kuerten, è stato il terzultimo.

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L’incredibile sequenza del placcaggio di Vanderlei De Lima

La scelta di Vanderlei De Lima si è rivelata efficace e, soprattutto, consona allo spirito olimpico. Per chi non lo ricordasse, il maratoneta brasiliano, alle Olimpiadi di Atene del 2004, si stava avviando a vincere la gara più antica quando, al 35° chilometro, fu letteralmente placcato e buttato a terra da un pazzo prete irlandese — che già si era macchiato di simili episodi, per esempio bloccando il Gran Premio di Formula 1 a Silverstone nel 2003. Vanderlei, riavutosi dallo shock, vide il suo vantaggio sull’italiano Baldini prima ridursi e poi scomparire. Quel giorno arrivò terzo, medaglia di bronzo, e ricevette la Medaglia Pierre Coubertin.

È stato giusto che, in parte, gli sia stato ridato ciò che il destino gli aveva tolto, a conclusione di una Cerimonia di Apertura che, alla fine, è risultata al di sotto delle aspettative.

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