Van Avermaet: Belgio d’oro. Rimpianto Nibali

Messaggio per il pubblico di “occasionali” che si accostano al ciclismo (o ad altri sport) solo per le Olimpiadi: se non vi siete divertiti oggi, il ciclismo (in tv) non fa per voi.

Messaggio per il pubblico di appassionati che seguono lo sport del pedale: imprecate alla sfortuna come me, ma tenete il ricordo di una gara bellissima vinta da un degno protagonista assolutamente all’altezza del titolo olimpico.

Fa caldo a Rio de Janeiro, e non è una gran notizia, lo scenario è suggestivo e inedito per il gruppo, e il percorso è straordinariamente selettivo: 240 km con un tratto di pianura di 10 km in chiusura e un tratto di relativo piano, con vento e pavé a rendere questa porzione di percorso tutt’altro che semplice da interpretare, che raccorda i due circuiti dove si nascondono le insidie vere, il primo da percorrere quattro volte, con due strappi che fanno male, brevi ma intensi (“una sofferenza orrenda ma breve” avrebbe raccontato Paolo Villaggio), il secondo da percorrere tre volte, con la salita di Vista Chinesa, il cui ultimo scollinamento è a una quindicina di chilometri dall’arrivo, di cui dieci in pianura.

Planimetria e altimetria della prova in linea Rio 2016.
Planimetria e altimetria della prova in linea Rio 2016.

 

Il tratto in pavé.
Il tratto in pavé.

Gara tiratissima, perchè la prova in linea del ciclismo ha dinamiche tattiche molto particolari rispetto a quelle consuete del calendario. Sia perché si corre per nazionali, sia soprattutto perchè, rispetto ai campionati mondiali, si presentano alla partenza squadre dimezzate per concorrenti rispetto al consueto (massimo cinque per compagine), sia perchè ai Giochi Olimpici il secondo e il terzo posto, che ai mondiali sono solo i primi dei perdenti e nessuno mai ricorda, salvo rarissime eccezioni, regalano medaglie e un podio che resta per sempre nella storia sportiva e umana di chi vi sale.

Il numero ridotto di corridori per squadra implica una minor possibilità di controllare la corsa da parte delle nazionali più attrezzate per la vittoria finale (paradigmatica in questo senso fu la prova di squadra dell’Italia del compianto Ballerini a Zolder nel 2002, quando tutti i nostri corsero per ‘tenere’ la corsa e portare Cipollini a giocarsi, e vincere, la volata di gruppo).

Per cui molte abbiamo assistito a molte iniziative, scatti, insomma a uno spettacolo di sport.

Van Avermaet: Belgio d'oro. Rimpianto Nibali
Ritmo serrato, Nibali concentrato.

Percorso selettivo vuol dire anche protagonisti di livello. Era presente un’ampia rappresentanza del meglio del ciclismo mondiale, all’appello mancavano pochi nomi di prestigio, tra i quali citiamo alcuni recenti protagonisti del Tour come Sagan che ha optato per la prova della MTB, Contador e Quintana e ovviamente i velocisti, tagliati fuori dal tipo di tracciato o da una condizione approssimativa.

La Polonia corre bene e ‘fa la gara’, mandando Kwiatkowski in fuga col russo Kochetkov e costringendo quindi le altre nazionali favorite a lavorare sodo per andare a riprendere l’ex campione del mondo 2014.

Corre bene anche l’Italia, che sacrifica De Marchi in un lavoro oscuro e lancia Caruso nella fuga a cinque che parte in caccia di Kwiatkowski e pure il Belgio, che però pare penalizzato da un Gilbert che non sembra brillante nelle fasi cruciali della corsa.

Damiano Caruso entra nella fuga di cinque corridori che si lanciano all’inseguimento del duo di testa, dietro gli spagnoli di Valverde sono obbligati a lavorare tirando in testa al gruppo… scena surreale. Valverde è comunque a ruota, temutissimo come un serpente a sonagli col volume a zero. Porte finisce le sue olimpiadi sul marciapiede, provvidenzialmente frenato, nella sua caduta, dalle protezioni sistemate dagli organizzatori.

Il ritmo è serrato, ripreso Kwiatkowski si forma un gruppo di undici corridori in testa, tre di loro sono italiani: Nibali (capitano designato), l’encomiabile Damiano Caruso e Fabio Aru. Froome prova a rientrare ma non è più quello del Tour, Aru resta attaccato coi denti al gruppetto che insegue.

Kwiatkowski ripreso dopo la fuga a due.
Kwiatkowski ripreso dopo la fuga a due.

Sull’ultimo passaggio sulla vista Chinesa forcing di Nibali, restano con lui solo il colombiano Henao e il polacco Majka, maglia a pois a Parigi. Ci sono tutti i presupposti perchè la fuga vada a buon fine. La medaglia fa gola a tutti, dietro c’è gente veloce, come l’astro nascente france Alaphilippe e il belga Van Avermaet, indicati tra i favoriti alla vigilia, se si arriva in tre ci sono medaglie per tutti e ci si gioca l’oro con altro spirito, ma niente tatticismi, per cui si va di comune accordo.

Nibali prende in testa l’ultima discesa, dove potrebbe fare ulteriormente selezione, ma la iella prende le sembianze di una scivolata sull’asfalto, forse provocata da Henao, che pone fine al suo sogno olimpico.

Nibali e Henao a terra, Majka li schiva e prosegue la fuga da solo.
Nibali e Henao a terra, Majka li schiva e prosegue la fuga da solo.

Majka schiva con abilità i due ex compagni di fuga a terra e vola verso gli ultimi dieci chilometri di pianura che conducono a Copacabana.

Dietro si ricompatta il gruppetto, dal quale esce con tempismo un duo di quelli insidiosi: Fuglsang e Van Avermaet, passisti con i cinquanta all’ora nelle gambe e, nel caso del belga, anche un grande spunto in volata.

Una gara a inseguimento, con gli inseguitori che sul lungo rettilineo di Ipanema vedono il polacco che a sua volta invece continua a voltarsi (sempre un brutto segno) e vede i suoi venti secondi di vantaggio diventare quindici, poi undici, poi nove, cinque… finché i crampi e la prospettiva di poter comunque salire su un podio olimpico non bruciano anche le ultime residue energie a poco più di un chilometro dall’arrivo.

La volata finale è senza storia, con Greg Van Avermaet che vince di una bicicletta sul Fuglsang che esulta per l’argento e qualche decina di metri su Majka che porta a casa il bronzo.

Van Avermaet vince agile lo sprint, Fugslang esulta per la medaglia d'argento.
Van Avermaet vince agile lo sprint, Fugslang esulta per la medaglia d’argento.

La volata del gruppetto di inseguitori per il quarto posto è vinta da Alaphilippe su Purito Rodriguez, sesto il nostro Aru, migliore dell’italia. Italia che ha corso ottimamente agli ordini del c.t. Cassani, cui è mancata solo la buona sorte per giocarsi una medaglia (d’oro?) con Nibali e invece si ritrova con un pugno di mosche.

Per essere banali si potrebbe fare filosofia spiccia ricordando che questo è lo sport, ma soprattutto questo è il ciclismo, perchè anche corse selettive come quella odierna, possono essere condizionate negli esiti da elementi di pura casualità.

Intendiamoci, il vincitore è più che degno, si tratta di un corridore di razza con un palmarès importante, ancor più da oggi, però a caldo il rammarico per spedizione italiana ha il suo peso  nelle analisi post gara.

Vincenzo Nibali ha un’età ancora giovane per un ciclista professionista, in carriera ha già vinto tanto, tra i pochi nella storia ad avere portato a casa la ‘tripla corona’, ovvero il titolo simbolico di chi è riuscito a vincere tutte e tre i grandi Giri Vuelta Espana, Giro d’Italia (2 volte) e Tour de France, nonché altre corse tra le quali spicca una classica monumento come il Giro di Lombardia. Eppure oggi c’è del rimpianto, perchè in una gara bellissima è arrivato a tanto così da una medaglia olimpica. Con i se e con i ma era facile supporre che se Majka da solo è arrivato a un chilometro dal successo, con due alleati come Nibali e Henao avrebbe composto un terzetto in grado di giocarsi le medaglie negli ultimi trecento metri.

Un bravo quindi a Cassani e ai suoi, Nibali, Caruso, Aru, Alessandro De Marchi, con Diego Rosa un po’ in ombra, forse per le antipatiche vicende dei controlli antidoping a sorpresa cui avrebbe mancato per plausibili motivi logistici.

Damiano Caruso protagonista.
Damiano Caruso protagonista.

Un bravo d’obbligo al vincitore, che coglie a Rio il successo più importante della carriera, costruito con una gara d’attacco e mai domo nelle varie fasi della corsa.

L’importante è partecipare” lo lasciamo al passato romantico dei Giochi Olimpici immaginati e reinventati da de Coubertin, ma di certo oggi ci siamo divertiti e dopo il soporifero Tour 2016, quella che arriva da Rio è stata una gran ventata d’aria fresca per il ciclismo. Un percorso selettivo, al netto dello scenario davvero inedito e incantevole, dovrebbe essere una costante nelle gare di un giorno che assegnano un titolo importante, mentre il prossimo settembre a Doha i mondiali si correranno su un circuito completamente piatto, senza manco una duna da scalare.

uno scorcio della "Vista Chinesa".
uno scorcio suggestivo della “Vista Chinesa”.

Mercoledì prova contro il tempo, dalla pedana per l’Italia partiranno i siciliani Nibali e Caruso. I favoriti sono i soliti: Tony Martin, Froome, Cancellara, Dumoulin e ‘compagnia menante’, ma anche il percorso della cronometro è particolarmente selettivo, l’esito non è così scontato…

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