Mancini e l’Inter è finita: esonerato

Si aspetta solo l’ufficialità ma ormai i segnali ci sono tutti: la seconda Inter di Roberto Mancini finirà verosimilmente domani, quando si dovrà prendere reciproco atto della scollatura insanabile tra società e tecnico, dovendo trovare l’incontro tra la rigidità del tecnico, che non vuole dimettersi e vuole la buonuscita, e la società che vorrebbe risparmiare parte della cifra (altra tegola sulla testa dei conti dell’Inter). Anche se poco prima di mezzanotte circolava già la notizia di un accordo firmato dalle parti: l’esonero è sostanzialmente cosa fatta.

Finisce così, mestamente, a due settimane dall’inizio del campionato, un ritorno che era stato caldeggiato e osannato quasi eslcusivamente per una ragione: dover sostituire Walter Mazzarri. Ma sostituire una 500 non ti rende una fuoriserie: e Mancini ha portato con sé tutti i dubbi, le perplessità, le incertezze, le confusioni dell’ultimo periodo di Manchester City.

I TORTI DI MANCINI

mancini esoneratoChi ci ha letto, e chi ricorda le mie posizioni passate, sa che non sono un aziendalista né un filo-societario a tutti i costi. Quindi non ho idee preconcette da applicare alla realtà, modellandola a piacimento.

Per questa ragione mi sento libero di esprimere un giudizio perentorio: di questa situazione, Mancini ha il grosso delle responsabilità, mi piacerebbe dire persino “quasi tutte”.
Il primo dei torti è il più recente e riguarda la gestione mediatica della sua insoddisfazione. Ci eravamo posti una domanda qualche settimana fa, chiedendoci il perché di tutte queste manfrine: in quell’articolo paventammo la possibilità che Mancini fosse inconsapevole di come le sue parole potessero essere manipolate.

Chiunque sia all’Inter sa, o dovrebbe sapere, che il messaggio “A” detto nella maniera “B” in un contesto “C” passato al giornalista “D” facilmente passa da “A” a “Z” con una facilità impressionante. Le acrobazie mediatiche italiane consentono anche alla più banale delle espressioni di diventare un messaggio potenzialmente dannoso per squadra e società […] Mancini conosce a menadito il pistolotto che vi ho scritto poco sopra, e sa con perfetta lucidità che ogni sua parola, e il modo in cui la dice, sarà analizzata, vivisezionata, manipolata, adulterata senza ritegno dai giornali. E anche quando non fosse per una naturale antipatia o cattiva predisposizione verso l’Inter, talvolta basta essere un po’ frustrati per non potersi esprimere in libertà su altre situazioni. Pertanto, alcune dichiarazioni di Mancini, che gli piaccia o meno, che ci piaccia o meno, saranno oggetto di trattamento particolare, soprattutto se si prestano anche ad interpretazioni più estese, se sono pronunciate con evidente fastidio facciale non represso, se sembrano volute, cercate, deliberate: come nel caso degli ultimi giorni. ilMalpensante.com
Mancini esonero
Foto LaPresse

Ci eravamo chiesti: ma perché? Ecco, avevamo sottovalutato l’uomo Mancini e forse anche il suo essere permaloso. Perché a questo punto è inevitabile la considerazione: Mancini, che è molto intelligente, era perfettamente consapevole di quello che faceva e delle implicazioni, così come delle deviazioni che avrebbero preso le sue parole sui media. In un lampo di comprensione non ci accorgemmo di averla vista bene: quelle parole e quelle espressioni facciali erano volute, cercate, deliberate, e puntavano ad ampliare quella rottura che c’era stata nel “segreto” delle stanze interiste.
Perché negli ultimi tempi gli spifferi verso l’esterno erano diminuiti di molto, è stato fatto un gran lavoro da questo punto di vista: tranne per il ricominciare in questo luglio. E pertanto, a questo punto non ho alcun dubbio, quello che abbiamo visto dipanarsi nelle settimane scorse non è altro che il risultato di una strategia mediatica pro domo sua. Di Mancini, intendo.

Che a questo punto ha pienamente raggiunto l’obiettivo: non potendo avere quello che riteneva necessario, ha spinto per farsi cacciare e prendersi gli ultimi milioni che avrà dalle casse nerazzurre. Ci sono pochi dubbi che non metterà più piede su questa panchina.

UNA INCOMUNICABILITÀ CHE PARTE DA LONTANO

Il primo segnale di insofferenza (non direi proprio di “strappo”) si è avuto col mercato di gennaio 2015. Il ritorno di Santon, l’enigmatico Shaqiri e quel Podolski preso per fare l’esterno quando è, per definizione, una seconda punta (non è che se Wenger l’ha messo lì tutta la vita significa che è il suo ruolo: è solo che Wenger ama ubriacarsi). Subito scaricati e ceduti d’estate.

Mancini mazzarriNella sua prima metà di stagione non riuscì a battere Mazzarri: punti sostanzialmente pari (1,44 Mancio, 1,45 Mazzarri) e questo costò l’Europa ad una squadra che ne aveva un bisogno tremendo per poter disporre di introiti utili per il mercato. Fu un disastro anche in Europa League: un girone non proprio indimenticabile (nonostante fosse facile), sul filo del rasoio contro il Celtic, fuori col pur buono Wolfsburg.
Ma il vero problema non erano le mancate vittorie o i traguardi non raggiunti: la squadra, semplicemente, giocava male e non aveva identità.

ESTATE 2015

Si riparte d’estate, periodo in cui ci si era mossi con molta oculatezza (Miranda, Murillo, Perisic) da un lato, mentre dall’altra parte Mancini aveva certamente fatto pressioni per avere quel Telles che ha poi lasciato presto nel dimenticatoio, Kondogbia troppo spesso abbandonato a sé stesso e sfiduciato, per finire alla telenovela Felipe Melo: come se da solo dovesse risolvere tutti i problemi dell’Inter (e invece, poi, risultato tra i peggiori, soprattutto nel periodo peggiore). E nel successivo mercato di gennaio, piuttosto che risolvere i problemi cronici della squadra (gli esterni di difesa, un centrocampista di qualità, un altro esterno d’attacco), ha avallato (se non proprio sponsorizzato) l’acquisto più incomprensibile del calciomercato degli ultimi anni: Martins Citadin Éder. Misteri della fede.

Roberto Mancini
(Photo credit should read GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

Insomma, Mancini potrà lamentarsi tanto, ma difficile che possa essere orgoglioso delle indicazioni date e che tanto sono costate alla società. Naturale, in questa estate, che dopo 3 sessioni di mercato con indicazioni poi non proprio sposate con entusiasmo e convinzione, la società abbia deciso di “tutorare” il mercato e pensare più a lungo termine. Soprattutto perché, anche quando si era in vetta solitari, l’Inter di Mancini non ha mai brillato: non per gioco, non per intensità, non per identità.
Troppe formazioni cambiate quasi casualmente, troppe improvvisazioni, troppo poco coraggio: il quadro di un allenatore che probabilmente aveva già perso da tempo la voglia di allenare un club, soprattutto uno che doveva rifondarsi e scommettere su volti giovani e senza campioni affermati. E quante scelte scellerate! Dalle sostituzioni incomprensibili ai calciatori fuori ruolo, dall’insistenza su alcuni improponibili fino all’esclusione di chi invece sembrava meritare: a volte sembravano più ripicche che scelte tattiche.
Se qualcuno pensa che i 24 punti dalla Juventus sono dovuti solo al problema (cronico) del gol si sbaglia di grosso: questa squadra aveva difetti tattici, di impostazioni e strutturali importanti. Pur avendo potenziale che Mancini non è riuscita a tirarle fuori.

Mancini aveva due missioni, una al primo anno (l’Europa League, o vincerla o qualificarsi) e una al secondo anno (terzo posto): fallite entrambe e senza alcuna possibile attenuante. Per gioco e identità, l’Inter di Mancini non era così dissimile dall’Inter di Mazzarri: il che è tutto dire.

ESTATE 2016

Roberto mancini europa leagueMa è in questa estate che ha dato il meglio di sé. Qualcosa non quadrava, né più sarebbe quadrato, e probabilmente lui lo ha capito prima di tutti: il rapporto con la squadra non doveva essere così buono già in partenza. E sostenere ad ogni pie’ sospinto che ci si doveva rafforzare è stato come picconare continuamente sull’orgoglio e sul morale di chi c’era: siamo passati da Mourinho (“i miei giocatori sono i migliori del mondo”) a uno che ha frignato perché non gli si prendeva il 33enne Touré, senza il quale il resto non sembrava neanche degno di giocare a calcio.
Così come la gestione dell’acquisto Banega, esposto subito con le mani avanti e utilizzando un termine non certo suggestivo: anarchico. Ne abbiamo parlato anche qui su ilMalpensnate.com: ma noi facciamo cronaca e esprimiamo pensieri, illustriamo. Lui è l’allenatore e uno dei suoi primi impegni è quello di motivare la squadra.

Probabile che la squadra non lo abbia più seguito, difficile farlo se ti mostri un comandante col piede a terra non appena le cose si mettono un po’ peggio.
Ma è questo “eccesso di sponda” verso certo giornalismo nostrano che ha fatto il resto, nella squadra e nella società: e oggi, inevitabilmente, soprattutto nel tifoso. Aspetto che abbiamo analizzato e che, sinceramente, ci saremmo risparmiati volentieri, soprattutto da uno che fino a qualche anno fa ha provato ad alzare la testa contro certo squallore dei burattini nostrani (salvo poi “dimenticare” tutto).

Evidentemente la consapevolezza dell’esistenza dei burattini rende facilmente burattinai quando più ci conviene.

A chiudere il cerchio, la ricerca ossessiva del rinnovo a tutti i costi: che la società voleva legare ai risultati e che invece Mancini pretendeva a prescindere.
La società è esente da colpe? Certamente no, ma oggi è il giorno di Mancini e noi avremo tempo per approfondire le altre questioni. E, per quel che mi riguarda, il maggiore responsabile di questa situazione è l’ex tecnico.

E ADESSO?

Sinceramente: è meglio che sia finita qui. Mancini è un ottimo allenatore: ha vinto, certamente, ma ovunque è andato ha raccolto sempre meno di quel che avrebbe potuto e dovuto.

Sarebbe stato il caso che finisse prima, almeno una dozzina di giorni fa. A pochi giorni dall’inizio del campionato è una mazzata per la squadra, che dovrà dare il massimo per mostrare quel valore che non sempre è venuto fuori. E toccherà anche al prossimo allenatore, che dovrà essere molto bravo ad adattarsi nel più breve tempo possibile alla realtà italiana. Con Leonardo che sembra ormai sulla via della Grecia (Olympiakos), rimane Frank De Boer, più volte nominato negli ultimi giorni e dal profilo ideale per l’Inter che potrebbe essere.

Se sarà l’olandese, lui, più di tutti, dovrà adeguarsi sin da subito e dovrà scendere a compromessi con la sua mentalità e le sue fondamenta. Ci sarà tempo e modo per portare aria fresca, gioco e orizzonti nuovi: la parola d’ordine, intanto, deve essere quella di non mettere a repentaglio la stagione già dalle primissime battute.

Noi de ilMalpensante.com, invece, proveremo a raccontarvi nei prossimi giorni che allenatore è Frank De Boer. Sempre che sia lui il prescelto (un po’, lo ammetto, faccio il tifo per questa scelta).

mancini addio

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