Schwazer sabotato, Donati punito: fallimento antidoping

Alex Schwazer ha chiuso la carriera, lo ha deciso il TAS riunitosi in seduta straordinaria a Rio durante le Olimpiadi: 8 anni di squalifica. Gli rimane una piccola chance, quella della prova del DNA e il ricorso alla Corte Federale Svizzera. Nulla di più. E, visto il modo in cui è stata gestita la vicenda (non sono bastate tutte le stranezze e 10 ore di esposizione del caso), ci sono pochi speranze sul fatto che le cose possano cambiare.

Vorrei cominciare con un pensiero strettamente personale: ritengo che chi sia stato condannato per doping non debba più partecipare a competizioni come le Olimpiadi. Il doping è proprio il contrario del senso di questa manifestazione e ogni presenza “sospetta” ne mina la credibilità. Per questa ragione ho trovato di dubbio gusto e fuori luogo il cerchiobottismo politico mostrato nei confronti della Russia e del suo acclarato doping di stato.

Pertanto, per puro aspetto morale e etico, Alex Schwazer non avrei voluto vederlo alle Olimpiadi. Ma non sono io a fare le regole ed è previsto che un atleta con passato di doping possa parteciparvi senza alcun problema.

UN CASO CHE È TUTTA UNA ANOMALIA

alex schwazer tas squalificatoLa vicenda nasce a Capodanno 2016, con un controllo antidoping a sorpresa, a casa sua, a Calice, frazione di Racines. Alle 7.25 di mattina. Ho fatto un po’ di ricerche e non ho trovato molte referenze di controlli a capodanno: oggi si scopre che il controllo era stato pianificato con 15 giorni di anticipo e effettuato (deliberatamente, aggiungiamo) il giorno in cui il laboratorio destinatario era chiuso.
Dopo un’ora circa, la provetta con le urine viene sigillata e parte dalla provincia di Bolzano per arrivare a Colonia il giorno dopo, alle 10.20 (26 ore dopo): oltre 700 km che si farebbero in poco più di 7 ore e in cui succedono alcune cose strane. Come denunciato dall’avvocato di Schwazer, ci sono delle interruzioni nella documentazione della catena di custodia: a garanzia dell’atleta, si devono documentare tutti i passaggi di percorso e di consegna, come vengono conservate. E questo percorso sembra mancare.

La provetta arriva a Colonia, e nel documento ufficiale di ricezione manca l’identificazione (e la firma) di chi consegna la provetta e di chi la riceve: anche perché a riceverla non sono gli addetti del laboratorio ma il portiere. Il documento in questione, di colore rosa, ha un’indicazione che fa saltare il presupposto principale di questo genere di controlli: l’anonimato. Racines è un paese di appena 4mila anime dove c’è un solo atleta che fa sport a livello mondiale e al quale è richiesto di effettuare controlli antidoping: Alex Schwazer. Nel documento rosa della IAAF è chiaramente scritto “Racines, Ita” a mano, in stampatello. Il campione A3959325 è facilmente riferibile all’atleta italiano.

Doping:Schwazer,paura fallire? Più triste chiudere da dopatoFino al 5 gennaio tre biologi classificano e controllano il campione, per poi ricongelarlo: ma non lo analizzano subito. E il primo test è comunque negativo.

Ad aprile il direttore del laboratorio di Colonia esegue quella che, a suo dire, è una richiesta dall’agenzia mondiale antidoping, la Wada, di analisi spettrometriche: il laboratorio scongela il campione, effettua le analisi e trova “elementi esterni sospetti nel campione di urine”, 6 precursori del testosterone. Ma non avviene la notifica all’atleta che, anzi, corre l’8 maggio in Coppa del Mondo a Roma e vince, poi corre in Spagna ed è secondo.

Il 12 maggio la positività viene comunicata alla IAAF (Associazione Internazionale delle Federazioni di Atletica Leggera). Ti aspetti che l’indomani ci sia la comunicazione, e invece no: il 20 giugno, 38 giorni dopo, Alex Schwazer viene fermato (la notizia, come al solito, la dava in anteprima un giornale: la Gazzetta dello Sport). I termini per l’iscrizione alle Olimpiadi di Rio scadono il 18 luglio, meno di un mese dopo: non c’è tempo, di fatto, per ricorrere. Incastrato. Anche perché l’8 luglio c’è l’esito delle controanalisi: i risultati del campione “B” confermano quelli del campione “A”. Testosterone. Testosterone in un atleta alto 1 metro e 87cm e che pesa 67 kg: l’esatto opposto del concetto di “testosterone”. Pochi giorni dopo, Schwazer chiede alla Iaaf il controllo del DNA sulla provetta: negato, e non si capisce perché, se l’obiettivo di fondo è quello di fare chiarezza.

gazzetta dello sport alex schwazer positivo doping

Altre stranezze, perché ce ne sono tante. Il TAS di Losanna non accetta la richiesta di sospensione della pena, avanzata da Schwazer, però offre un’udienza straordinaria per comprendere meglio la vicenda: fissata per il 27 luglio. Ma le tempistiche sono sempre importanti in tutta questa vicenda, e pertanto ci sarebbe stato troppo tempo tra l’eventuale decisione e la gara. Non era possibile e non poteva essere concesso: rinvio al 4 agosto. Sandro Donati, allenatore di Schwazer, reagiva così:

sandro-donati-schwazer.png

La Federazione Internazionale di Atletica ha portato a compimento un piano di eliminazione nei confronti di Schwazer, che è stato studiato a tavolino fin dal primo gennaio quando ha programmato uno strano controllo antidoping: una sorta di bomba a orologeria che ha poi fatto esplodere a giugno, così tardi che a quel punto è diventato difficilissimo difendersi […] Questa mossa finale è di un’arroganza e di una viltà senza limiti, un’indagine giudiziaria francese ha dimostrato che questa federazione è corrotta gravemente, ma nonostante questo il Ceo continua a lasciarla operare e commettere ulteriore danni gravi.Sandro Donati

Di rinvio in rinvio si arriva all’udienza dell’8 agosto, in cui sono sentite le parti per oltre 10 ore. Alla fine, decisione scellerata del TAS: decisione entro il 12 agosto, che sarebbe anche la data della 20km di marcia. Anticipano di due giorni con la sentenza di cui vi abbiamo dato notizia in apertura.

TROPPO STRANA PER ESSERE VERA

Ho personalmente espresso più volte il mio pensiero: era una vicenda troppo strana per essere vera, reale, e non costruita a tavolino.

1 / 1 – sandro-donati-schwazer.pngLa quantità di testosterone rilevata è minima, irrisoria. Sandro Donati conferma che a quelle concentrazioni (chiamate “microdosi”) non ci sono effetti di alcun tipo e che avrebbe un solo significato: l’assunzione per “ossessione” giustificata (e giustificabile) con un’assunzione continua. Ma non è il caso di Schwazer, con la media di un controllo a settimana (siamo a oltre 40 in una sola stagione!) e un solo caso positivo (quello delle ri-analisi). Non solo: con un test positivo, la Iaaf non effettua il controllo antidoping in gara che avrebbe dovuto essere fatto per validare il passaporto biologico.

Schwazer si è riabilitato? Non lo sappiamo e non possiamo dirlo, ma di Sandro Donati ci fidiamo, della Iaaf un po’ meno. La Iaaf non sembra il massimo della trasparenza: un anno fa il suo presidente, Lamine Diack, è stato arrestato per corruzione e per il riciclaggio di milioni di euro. Il figlio, Papa Massata Diack, prima arrestato e poi squalificato a vita per avere preso delle bustarelle per coprire i casi di doping degli atleti russi. In quell’occasione, squalificato anche il responsabile Gabriel Dollè: aveva 45mila dollari nascosti nella lavatrice (straordinario sarcasmo della vita). E le vicende non si limiterebbero a questo.

A Sandro Donati, invece, crediamo e soprattutto dobbiamo molto in fatto di antidoping. Se c’è una cultura antidoping in Italia lo dobbiamo a lui: uno dei rarissimi esempi, e probabilmente in Italia l’unico con un impegno di questa portata, di chi denunciava per davvero, già a metà degli anni 80. Ovunque, nell’atletica, nel calcio, nel ciclismo. Avrebbe potuto fare come molti, vivere di rendita con la sua posizione, fingere di non vedere se non addirittura essere connivente con quel sistema: ha scelto una vita difficile, di isolamento, e la vicenda Schwazer è un esempio illuminante.

Perché, va detto chiaramente, non è Schwazer l’obiettivo: è Donati, che lo ha “preso in custodia”, lo ha piazzato a 100 metri da casa sua, lo ha affidato al Dipartimento di Ematologia dell’Ospedale San Giovanni, libero di convocarlo a sorpresa e di controllarlo sotto ogni aspetto. Donati è stato il vero antidoping di Schwazer.
Provetta manipolata? Chi può dirlo. Strano, però, che ci sia un unico caso nell’antidoping moderno: quello dell’ostacolista Anna Maria Di Terlizzi, trovata positiva alla caffeina, salvo poi rivelarsi tutta una montatura. Strano che quell’atleta fosse allenata proprio da Donati.

Minacce? Prima della gara di Roma io ho ricevuto dei ‘consigli’ per far arrivare secondo Schwazer . Una persona in carne ed ossa, che non si è nascosta dietro l’anonimato, mi ha suggerito di farlo arrivare secondo. Io devo confessare che avevo timore e quindi l’ho tenuto un po’ a freno, lui arrivato a metà gara mi ha detto che per lui quello era un passo d’allenamento e ha accelerato staccando tutti. E’ l’abbinamento Schwazer-Donati che non va giù. E’ questa l’angoscia che ho. Dico a me stesso che l’ho aiutato a riscoprire il suo enorme talento, ma poi l’ho affondato per il fatto che per colpire me hanno distrutto lui. Ad Alex ho detto che quando c’è stato il caso del 2012 lui è precipitato nella disperazione e nella solitudine. Questa volta, se non altro, avrà tantissime persone che gli staranno vicine e lo aiuteranno. La Iaaf potrà anche avere l’ultima parola sulla vicenda e dire che è positivo, ma io ti evidenzio tutte le contraddizioni e i lati oscuri, quindi finché non li spieghi rimani quello che sei. Nello sport sono entrate altre forze molto strane, allora diventa complicato perché sono in grado di fare tante cose. Questa mossa finale è di un’arroganza e di una viltà senza limiti, un’indagine giudiziaria francese ha dimostrato che questa federazione è corrotta gravemente, ma nonostante questo il Ceo continua a lasciarla operare e commettere ulteriore danni gravi.Sandro Donati

INTERCETTAZIONI E MINACCE

Ed eccolo l’ultimo capitolo della vicenda, le intercettazioni. Che sono da brividi.
nicola maggio.jpgParliamo di Nicola Maggio, giudice di marcia, fino a qualche tempo fa responsabile dei giudici di marcia della Fidal e unico giudice italiano riconosciuto a livello internazionale: sembra che per decenni sia stato accusato di violare norme regole e conseguentemente alterare i risultati di gare, tra le quali quella di Helsinki 2005 in cui Schwazer si fece conoscere per la prima volta, medaglia di Bronzo. Giudice che in passato è stato sottoposto a procedimento disciplinare (per avere preso decisioni ingiustificate: i giudici nella marca spesso decidono le gare), attività poi ripresa grazie all’aiuto di Maurizio Damilano (campione olimpico di marcia a Mosca 1980), fratello di Sandro, ex allenatore di Schwazer e attuale allenatore dei marciatori cinesi, soprattutto Wang Zhen, oro mondiale nella 20km.
Maurizio Damilano è, tra l’altro, presidente mondiale in carica del Comitato della Marcia della IAAF.

Abbiamo due intercettazioni tra Donati e Maggio.

Buongiorno sono Maggio. Disturbo, immagino, a quest’ora.Ieri sera stavamo qui alla cena con tutte le vecchie glorie. Allora lei per cortesia stia calmo. L’unica cosa, la prego, glielo dica ancora una volta fino a prima della gara, possibilmente lasci vincere Tallent, mi capisce?Nicola Maggio (ore 6 di mattina, 7 maggio, giorno della gara di Roma)

La seconda è invece questa.

Gli dica di fare una gara bella tecnicamente, di non andare a cercare disgrazie con i due cinesi che sono da 1 ora e 17 perché non ha senso.Nicola Maggio (prima della gara in Spagna, La Coruna)

giuseppe-fischetto-697334Nella gara di Roma c’è un responsabile antidoping, si chiama Giuseppe Fischetto (tisiologo, mica ematologo), che dal 1990 è stato responsabile medico Fidal, dal 2003 membro della Commissione Antidoping Iaaf per conto della quale programma e fa eseguire i controlli: posizione di controllore e controllato che nessuno ha mai pensato di sottolineare.
Fischetto però ha un problema serio: è uno dei grandi accusati da Schwazer nel processo penale di Bolzano. Fischetto era stato coinvolto nell’indagine sulla vicenda di Alex Schwazer del 2012: si era autosospeso dall’incarico dopo aver ricevuto dalla Procura di Bolzano la notifica di essere indagato. Era già stato supervisore IAAF dei mondiali di Pechino 2015. Eppure è lì, nella gara di Roma che poi Schwazer vincerà.
Non solo, sembra che tenesse un database con i nomi di atleti russi, e in Russia fosse inviato spesso per svolgere non ben chiarite missioni.

Sandro Damilano e Liu Hong
Sandro Damilano e Liu Hong

Intercettazione Fischetto (18 giugno 2013, ore 21:40)
– Sono Giuseppe Fischetto, come stai?
– O Giuseppe ciao come stai?
– Un po’ incazzato con la giustizia, avrai sentito che sono venuti a sequestrarci i computer, di tutto di più. Son venuti da me, da Rita (Bottiglieri, NdR), prima a casa da Fiorella (l’altro medico al centro del caso, NdR) sempre per la vicenda Schwazer. Hanno fatto un sequestro di tutto il materiale informatico che abbiamo a casa e in Fidal alla ricerca dell’idea che qualcuno possa aver sostenuto Schwazer
– Ma questo su iniziativa di chi, Giuse’?
-Del giudice di Bolzano, Va be’ so’ una rottura di palle perché m’han tolto tutti gli hard disk e ci sono anche tante cose confidenziali internazionali eh… che io spero non ci siano fughe di notizie perché succede un casino internazionale: sai metti che vengon fuori dei dati dei russi più che non dei turchi più che non degli altri, perché io sono nella commissione mondiale, tu lo sai, della Iaaf.

L’ex procuratore capo di Bolzano, Guido Rispoli, ha spiegato che quel database di cui si parla nella telefonata contenesse dati ematici sospetti di molti atleti russi, materiale probatorio che poi è stato usato per la vicenda dell’esclusione della Russia alle Olimpiadi di Rio.

Telefonata Due, 18 giugno 2013, interlocutore Rita Bottiglieri:
GF: Ciao, ‘ndo stai?
RB: Sono a (?). Ora evidentemente la Procura di Bolzano vuole cercare riscontri riguardo alle (ambizioni?) del marciatore
GF: Io son preoccupato del materiale informatico di tutta un’attività internazionale riservata, capito?
RB: E va be’, Giuseppe…
GF: Questo crucco comunque addamorì ammazzato, devono incularsi la Kostner

Telefonata Tre, 27 giugno 2013, interlocutore un impiegato della Fidal:
GF: La sai l’Ultima? Ho appena chiuso il telefono, sai chi ma ha chiamato? Lamine Diack dandomi il massimo supporto, dicendomi di andare avanti.
Impiegato Fidal: Anche qui c’è la solidarietà di tutti, di chiunque

FINE DI SCHWAZER

schwazer La vicenda al momento si chiude qui, ed è tutto tranne che chiara. Anzi: di chiaro c’è che Schwazer sta subendo e patendo colpe non più sue. O di suo sta comunque pagando l’avere aperto il suo vaso di Pandora, facendo nomi e cognomi.
Il suo passato è chiaro, ma anche in quello ci sono responsabilità italiane, Coni e Federazione: chi poteva intervenire non è intervenuto, anzi, gli hanno pure prescritto antidepressivi via mail; sapendo degli incontri con Michele Ferrari (medico ormai famoso che entra troppo spesso in tante vicende di doping), nessuno interviene.

La tempistica, i modi, il trattamento della provetta, un passaporto biologico non validato né validabile, le intercettazioni: il quadro sarebbe chiaro, la Iaaf ha zero credibilità, la Wada la sta perdendo così come tutto il sistema antidoping che sembra improvvisamente aperto da mille falle.
Eppure Schwazer non correrà a Rio e, probabilmente, dovrà dire addio definitivamente alle corse, anche se oggi ha dalla sua parte moltissima gente disposta a credergli.

Qualcuno ha vinto, ma non sembra proprio sia la giustizia.

(GUARDA IL DOCUFILM DI REPUBBLICA SUL CASO SCHWAZER)

 

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