RIO BASKET 2016 – QUALIFYING ROUND DAY 5/6

Avviso ai naviganti: mettetevi comodi, prendete un caffè (lungo) che la terza giornata dei gironi di qualificazione ha tanto da dire e tanto su cui riflettere.

NON BASTA RADULJICA – CI HANNO PROVATO, E QUASI CI RIESCONO – LA GUERRA DEGLI ULTIMI

La Serbia risente, e tanto anche, della sconfitta con l’Australia di 48 ore prima ed entra spaesata sul campo da gioco. La Francia parte benissimo e con un irreale 100% dal campo si porta sul 20-4 dopo solo 4 minuti scarsi.
Raduljica suona la sveglia ai suoi, e piano piano la Serbia comincia a risalire, ma i balcanici non sono fluidi, rinunciano spesso a tiri aperti permettendo alla Francia di chiudere bene l’area e mantenere un discreto vantaggio. La Grandeur transalpina si manifesta nel secondo quarto con una Francia talmente occupata a rimirarsi che si dimentica di fare canestro, gli esterni Serbi cominciano a segnare anche da fuori e il distacco si ricuce punto dopo punto fino al 40-36 di metà gara.

Nando DeColo in azione
Nando DeColo in azione

Una Serbia decisamente più concentrata mette chili e muscoli sul parquet, alza la voce in difesa e i Francesi non capiscono più nulla. Raduljica, complice uno dei pochi momenti positivi di Teodosic allunga il divario fino al +6 Serbia a 5 dalla fine.
Partita in ghiaccio? No, assolutamente no. De Colo è pur sempre MVP di Eurolega, e Parker è sempre Parker. Liberi e una penetrazione in virata spettacolosa di Nando e un buzzer al limite dei 24’ di Tony a cavallo della linea da 3 danno il + 1 alla Francia. Serbia che ha l’ultimo (o quasi) possesso ma Bogdanovic pensa bene di palleggiare per 20 secondi e poi farsi fregare palla, la Francia fugge in contropiede ma Batum sbaglia un facile appoggio, palla ancora a Bogdanovic ma la preghiera da centrocampo si infrange sul ferro. Vince la Francia 76-75 una partita bella da vedere, decisamente rocambolesca nell’andamento, nella quale nessuna delle due squadre convince veramente per gioco e garra. La Francia vince sfruttando la buona vena degli esterni nella parte finale del match. La Serbia si rivela corta nel reparto lunghi, per un ottimo Raduljica abbiamo un Macvan che sembra un po’ spaesato e soprattutto un disastroso Stimac. DeColo stravince sul piano personale la sfida con Teodosic, che continua a dimostrarsi forse troppo fragile mentalmente quando la partita sale di tono.

Il nuovo all-time scorer
Il nuovo all-time scorer

Tra Australia e Usa si è consumata una delle più belle e interessanti partite di questa Olimpiade. Dopo avere strapazzato Cina e Venezuela di oltre 100 punti complessivi, gli statunitensi fanno una fatica bestiale a sbarazzarsi dell’Australia: a 9 minuti dal termine era addirittura in svantaggio di 2.
L’Australia la gioca bene, soprattutto perché la mette su aspetti in cui il team USA sembra al momento deficitario: gioco fisico (anche oltre, in molti casi), circolazione rapida, attacchi in velocità. Carmelo Anthony & Co. probabilmente sottovalutano l’avversario e rischiano le conseguenze più estreme.
I Boomers provano a rispondere con le loro armi al quintetto USA: a Irving, Thompson, Durant, Anthony e Cousins, si oppongono Dellavedova, Mills, Ingles, Baynes, Bogut. Ovvero una lineup fatta tutta di giocatori NBA, seppur “sesti uomini” di professione: l’Australia è l’unica che può farlo assiema USA (ovviamente), Spagna, Brasile e Francia.
Anticipiamo che il futuro è roseo: Ben Simmons (prima scelta nel draft 2016, Philadelphia 76ers) e Thon Maker (decima scelta, Milwaukee Bucks) si aggiungono a una già ottima squadra che potrà contare anche su Dante Exum (Utah Jazz) in aggiunta a chi ha meritato attenzioni come Bairstow e Andersen.
La partita inizia in salita per gli USA, costretti a rincorrere nonostante un 6-0 d’apertura. I problemi sono quasi fisiologici: palla troppo ferma, pochissimo movimento e un gioco troppo Anthony-centrico che, sì, consentirà a Melo di superare Lebron e David Robinson (ricordate alla Rai che il secondo era The Admiral.) nella classifica dei migliori realizzatori USA di sempre alle Olimpiadi, ma che condiziona tutta la manovra, rendendola stagnante e costringendo Durant ad un costante ruolo di spot-up in cui vede pochissimo la palla.
A soffrire di più è proprio il nuovo arrivato in casa Warriors, con il suo compagno Thompson. Irving è in giornata sonnecchiante e la palla rimane sempre troppo ferma: il paradosso del tuo mvp che ti condiziona talmente tanto da farti giocare male tutto il resto.
L’Australia fa l’esatto contrario, liberando spesso Mills da compiti di play e regalandogli minuti da shooting guard, ruolo che sembra preferire (vero Pop?): 25,7 punti a partita finora, con 30 punti agli USA.

L'Andersen che non ti aspetti
L’Andersen che non ti aspetti

Quando sembra che, alzando l’intensità difensiva, gli States possano prendere il largo il protagonista inaspettato, Andersen, riesce invece a tenere in scia i Boomers, che poi grazie a un Mills indiavolato dalla distanza e al rientrato Bogut che fa male, molto male in area USA, riescono a chiudere in vantaggio 54-49 il primo tempo. Australia che tira col 70% dal campo.
Che queste percentuali non potessero continuare in eterno era abbastanza ovvio, al rientro gli USA piazzano subito un’accelerata (9-0) che li riporta avanti, ma l’Australia non si scompone e ricomincia dove aveva lasciato. Mills da fuori e Bogut in area tengono a contatto le squadre, e i Boomers rimettono addirittura la testa avanti all’inizio del 4° periodo grazie ad Ingles.
L’MVP (Melo n.d.a.) a questo punto decide di vincerla, piazza due triple e con la complicità di Irving (che fra l’altro è nato in Australia) porta gli USA fino al +7. L’Australia ci prova ancora con Mills che la riporta a -4 ma è troppo stanca per impensierire ulteriormente gli Stati Uniti.
Australia che esce tra gli applausi sfiorando l’impresa, USA che soffrono ma che danno l’impressione di essere irraggiungibili appena cominciano a difendere sul serio.

Nella sfida fra le cenerentole del girone il Venezuela si impone sulla Cina e conquistando così la prima vittoria della sua Olimpiade. Comincia bene il Venezuela che parte corto e aggressivo e mette distacco (15pt), la Cina rientra soprattutto grazie all’ottima prova di Ailun. A metà gara i cinesi sono dietro 38-35, ma è ancora Ailun che porta avanti di 1 la Cina. La partita prosegue colpo su colpo finché è il Venezuela a crearsi un mini break che porta al +7 i sudamericani. Il tentativo di rimonta Cinese è frustrato dalla precisione del Venezuela ai liberi. Finisce 72-68 con il Venezuela a conquistare la sua prima vittoria nell’Olimpiade e la Cina inchiodata a 0 nella casella “vittorie”.

LA CROATA FENICE – IL TALENTO SALVA LA SPAGNA – LITUANIA SEMPRE PIÚ PRIMA E SEMPRE PIÚ BELLA

Bogdanovic
Bogdanovic

La Croazia risorge dalle ceneri e dai tecnici della partita con l’Argentina e va a vincere in volata contro i padroni di casa del Brasile. Partita equilibrata nel primo quarto, poi sono i ragazzi di Petrović a provare il primo allungo sulle ali di Bogdanovic e Saric. Carioca in crisi di gioco e di ritmo, l’unico che prova a far qualcosa è Benite, ma le velleità di rientro brasiliane vengono stoppate subito, anzi, Babic e Simon da 3 segnalo l’allungo a +14 della formazione croata.
Il vantaggio croato in ogni caso non è garanzia di sicurezza, infatti appena Barbosa e Nene cominciano a mettere qualche canestro, l’inerzia della gara volge a favore dei verdeoro, che arrivano fino a -5 a metà 4° periodo, ma sono ancora Bogdanovic e Saric a rimettere “le cose a posto” e a permettere alla Croazia di incamerare la seconda vittoria del torneo.
La squadra di Aza Petrović si dimostra Squadra, quando gioca insieme, ma troppo discontinua nella prestazione. Oggi sugli scudi Bogdanovic (33 punti per lui) ma troppi momenti di blackout offensivo e soprattutto cali di concentrazione che col Brasile possono essere recuperati, con gli USA sarebbero letali. Il Brasile si conferma buona squadra, anche se non attrezzata per una medaglia.

Pau Gasol
Pau Gasol

Nel suo personalissimo “win or go out” la Spagna vince, ma non convince appieno, anzi rischia tantissimo e si trova più di una volta sull’orlo del baratro sportivo, salvata solo dall’immenso talento di alcuni dei suoi giocatori e dalla modestia tecnico tattica della formazione Nigeriana, fisica, volenterosa ma nulla più.
Rubio comincia finalmente a dare un senso alla sua presenza a Rio, anche se indubbiamente favorito dall’atteggiamento “leggero” della compagine africana, la Spagna mette il naso avanti e incrementa il suo vantaggio, che arriva a toccare anche i 14 punti, finchè si spegne la luce negli ultimi 2 minuti prima dell’intervallo. La Nigeria comincia a prendere confidenza col canestro, la Spagna non segna più. E’ un 9-0 secco che riporta la Nigeria a -2 e comincia a incrinare le certezze spagnole. Rubio e Rudi all’inizio del terzo quarto ricominciano parzialmente a macinare canestri, ma la sensazione è che il parziale, che porta la Spagna nuovamente sul +14 (guidato da un Navarro che per 5 minuti spiega come si gioca a basket) sia più dovuto a un paio di triple “estemporanee” e ad iniziative individuali che ad un vero e proprio gioco di squadra. In realtà entrambe le squadre sono molto confusionarie e appena un paio di giocate vanno storte (complice anche un nervoso Gasol che si prende un T) la Nigeria con Ibekwe e Akognon piazza un 15-0 secco al quale ne la Spagna, ne Scariolo reagiscono.

Sergio, minutoooo!
Sergio, minutoooo!

Il terzo quarto si chiude con la Nigeria sorprendentemente in vantaggio, e la Spagna che vede gli spettri di una possibile eliminazione che avrebbe dell’incredibile.
Il quarto quarto rimane in equilibrio fino all’uscita di Aminu (fino a quel momento l’unico in grado di limitare Gasol sotto le plance) per falli. La Spagna a questo punto sfrutta l’evidente mismatch sotto il canestro Nigeriano e con Gasol piazza l’allungo decisivo che scaccia i fantasmi e manda al tappeto gli africani.
Termina con la Spagna che conquista, a fatica, la prima vittoria. La squadra di Scariolo prosegue nella crisi di gioco e di identità che l’ha caratterizzata nelle due precedenti partite. La classe dei giocatori (Gasol, Rubio, Navarro, Rudi) alla fine, stavolta, riesce a metterci una pezza, ma per arrivare a giocarsi una medaglia serve un deciso cambio di marcia.

Fra Lituania e Argentina una partita equilibratissima. L’albiceleste ci prova per tutta la gara a sfruttare la scarsa vena realizzativa dei baltici dalla lunga, ma viene punita priprio quando sembrava potesse piazzare l’allungo decisivo.

Kuzminskas
Kuzminskas

La gara vive sul confronto a distanza fra Ginobili e Scola da una parte e Kalnietis e Kuzminskas dall’altra parte. La Lituania, molto più incisiva a rimbalzo offensivo, si garantisce un buon numero di extrapossessi che limitano i danni di uno 0/7 iniziale da 3. Il punteggio rimane basso e le percentuali dal campo anche, e sono le difese che salgono in cattedra. Kalnietis alza i giri del motore, Nocioni e Scola rispondono da par loro e all’intervallo è +3 Lituania.
L’Argentina passa a zona per sfruttare la poca precisione lituana, ma proprio i maggiori spazi concessi sul perimetro armano la mano di Kuzminskas che piazza un 9-0 solitario e la prima spallata ai sudamericani. La Lituania non concretizza anche per le prestazioni non esaltanti di Valanciunas e Sabonis (figlio di… n.d.a.) e l’Argentina rientra, fino a mettere anche il capino avanti. La reazione lituana con Kalnietis e Seibutis però è decisiva e mortifera, e porta la Lituania a vincere e andare 3-0 nel girone.
Impressionante la qualità e la continuità di Kalnietis in questa olimpiade. Il play biancorosso sembra un altro giocatore rispetto al già ottimo giocatore visto nei playoff italiani. L’Argentina dei “grandi vecchi” (Scola e Nocioni) è sempre un avversario di tutto rispetto, che può dire la sua fino alla fine.

IN CONCLUSIONE

TeamUSA è sempre comunque forte, molto forte. Ma forse un po’ meno spavaldo. Ora sanno di dover metter sempre un’intensità difensiva appropriata, non si incontrano sempre Cina e Venezuela. La Spagna salva la qualificazione, ma probabilmente pescherà gli Stati Uniti, in un match che speriamo possa essere la riedizione della spettacolare finale di Londra 2012.
Il torneo olimpico si dimostra più interessante di quanto potessimo pensare. Meglio così.

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