Joao Mario all’Inter: analisi tattica e tendenze (video)

Nel 2014 il centrocampo della nazionale portoghese era cosa fatta e senza alcuna possibile discussione: William Carvalho (che a 24 anni varrebbe la pena prendere a prescindere), Raul Meireles (icona del calcio portoghese) e Joao Moutinho, considerato da molti il più promettente centrocampista portoghese in assoluto, con doti (per molti commentatori) per diventare migliore di Deco e Rui Costa, per fare due nomi.

Ma Raul Meireles era pronto per farsi da parte, causa età: il sostituto era già stato trovato, Adrien Silva.

NAZIONALE IN FRETTA

Solo che nei due anni successivi sono venuti alla ribalta due giocatori giovani (uno giovanissimo) che hanno conquistato titolarità e autorità: uno è Renato Sanches, sulla cui età (18) molti hanno dubbi; l’altro, classe 1993, si chiama Joao Mario.

Joao Mario all'Inter tattica e tendenze

Per chi non è abituato al calcio estero può sembrare un avvicendamento semplice: esce un calciatore in calando, entra uno più bravo. In realtà Moutinho ha goduto di attenzioni e di spinte mediatiche impressionanti e averlo scalzato non è roba da poco. Un po’ come se in Italia ci fosse un centrocampista in grado di soppiantare Marchisio nella considerazione di CT e media: un’impresa.

Joao Mario lo ha fatto non grazie a prestazioni monstre, ma grazie a una presenza costante in campo e a una buona visione di gioco e del gol (14 nelle ultime due stagioni). Ma sono gli ultimi 6 mesi, più i due che hanno portato alla conquista dell’Europeo 2016, ad avergli cambiato la carriera, al punto di diventare un giocatore chiave sia nel club che nella nazionale, e di essere entrato nel mirino di molti club europei. Certo, in Europa si fa un gran battage pubblicitario sui Mkhitaryan, sui Thiago Alcantara, sui Gundogan, ma Joao Mario sembra non avere nulla da invidiare a nessuno dei tre e in Portogallo scommettono forte sulle sue qualità.

JOAO MARIO, CENTROCAMPISTA

È un tipico centrocampista “box-to-box”… fermiamoci un istante. È un termine molto generico con cui si intende, generalmente, un calciatore bravo nelle due fasi. Ma non basta, perché sono rari ormai i centrocampisti che non fanno le due fasi. Quindi il box-to-box, nello specifico, è oggi un calciatore che usa un “regime di motore basso” (Medel, per esempio, non lo fa) ma che accelera al momento giusto, per recuperare palla, liberarsene e proseguire l’azione da “box a box” (le due aree). Ovvero un calciatore che non corre a casaccio, ma che sa farlo al momento giusto in entrambi i versi dell’azione: il termine “giusto” fa tutta la differenza del mondo, trattandosi di scelte ponderate e non costanti e a prescindere dall’azione. Due degli esempi più illuminanti (e riusciti) sono stati certamente Gerrard e Lampard. Avete mai sentito il telecronista parlare di “inserimento a fari spenti” dopo aver recuperato palla? Ecco, quella è la specialità del box-to-box, non soltanto quello di giocare “da area a area” facendo con lo stesso piglio entrambe le fasi.

Joao Mario all'Inter tattica e tendenzeIn UK qualcuno lo ha paragonato a James Milner: non vogliamo scomodare paragoni più importanti, quindi per certi versi il paragone ci sta, pur avendo l’inglese più spesso giocato da esterno (soprattutto con Mancini). Il portoghese ha potenziale più ampio.

Joao Mario è un box-to-box per la capacità di rimanere in partita, sempre per tutti i 90 minuti senza scorrazzare casualmente in campo (stile Gattuso, per dirne uno e non dire sempre lo stesso) ma riuscendo a essere utile in fase di riconquista palla e di rilanciare subito l’azione: in più, rispetto a tanti box-to-box, ha una lettura difensiva di livello superiore alla media. È dotato, inoltre, di un fisico straordinario che inganna: sembra minuto, ma i suoi 179 cm sono accompagnati da 73kg che si fanno sentire in fase di contrasto.

Non è un centrocampista che ama i fioretti, i frizzi e i lazzi, pur avendo mostrato doti tecniche di rilievo: è molto pragmatico in campo, preferisce giocarla di prima, calcio semplice ma scelte giuste. Difficilmente vedremo lanci di 30-40 metri ogni 5 minuti (abbiamo già Banega per questo), ma vedremo comunque un calciatore che ama stare nel vivo dell’azione (diversamente da Guarin, per fare un nome noto e comprendere la precisazione), molto preciso nei passaggi che improvvisamente inventa il corridoio giusto o l’accelerazione giusta al momento giusto. Nell’ultimo anno è stato un po’ meno preciso, ma soprattutto perché ha alzato il tasso di responsabilità della giocata, rischiando qualcosa ma ottenendo di più in termini di passaggi chiave.

PIEDI BUONI, LA TESTA PURE

joao-mario-1La qualità nel manovrare è accentuata dall’ottima propensione all’uso di entrambi i piedi: pur destrorso, usa il sinistro con grande efficacia. Questo gli ha consentito di giocare spesso anche da esterno, pur sacrificando le sue innate tendenze di interno: in quel ruolo è un atipico. A Frank De Boer, però, potrà risultare utile anche lì, dato che ha spesso, soprattutto nei primi anni, piazzato sugli esterni due centrocampisti offensivi e non due ali vere, con il compito di lasciare poi spazio ai terzini e accentrarsi: Joao Mario potrebbe giocare su quelle zolle, pur avendo Perisic e Candreva che sono più portati.

Insomma, un centrocampista che, per duttilità e qualità, ma soprattutto per il piglio in campo, avrebbe fatto comodo a Mourinho o Simeone, per non dire di Klopp.

Si alza così il tasso tecnico (e tattico) della squadra che può disporre ora (finalmente!) di un centrocampo certamente di maggiore qualità rispetto agli anni scorsi. Se non dovesse partire nessuno (ma diffido che Brozovic resti), può giocare indifferentemente sugli esterni (nel caso mancassero Candreva o Perisic) ma soprattutto da interno: accanto a Kondogbia/Medel (gioca Kondo, vero?) in un centrocampo a 2, oppure davanti a un regista/mediano (nel primo caso Banega, nel secondo Kondogbia/Medel) in un centrocampo a 3. Lo dico con largo anticipo: spostarlo sugli esterni è un errore che l’Inter ha già fatto con Sneijder, con Kovacici e con lo stesso Brozovic.

joao mario all'inter tattica e tendenze

Ecco, Brozo: sono simili? Se vogliamo rendere l’idea, sì, ma il tasso tecnico è certamente più alto pur con meno propensione al gol (Brozo ha in canna 10-12 gol a stagione minimo): tra i due c’è un abisso come presenza in campo, concentrazione e disciplina tattica, maggiore capacità di leggere l’azione, il saper non essere dannoso quando non in giornata (Brozo invece è catastrofico).

VIDEO DI PRESENTAZIONE

Abbiamo provato a realizzare un video: perdonateci la scarsa qualità video e degli effetti, ma è il primo e stiamo ancora imparando! Abbiamo scelto questa via perché le immagini, con le quali ho convissuto per una decina d’anni, non consentivano l’approfondimento dell’azione. Il video, pur rubandoci più tempo, sa “spiegare” meglio le cose. Se non bello, speriamo possa almeno essere utile e informativo.

Dal punto di vista tecnico-tattico non è certamente la migliore partita per conoscere Joao Mario: il Portogallo ha sofferto e c’era da vincere un Europeo, con le unghia e con i denti. La posizione di esterno non lo ha aiutato a esprimersi: ma proprio questa peculiarità del match ci consente di analizzare altri aspetti meno pubblicizzati del giocatore portoghese. Buona visione

PER RAGIONI TECNICHE IL VIDEO È IN FASE DI MANUTENZIONE.

Ci scusiamo per il disagio, proveremo a rimediare nel più breve tempo possibile.

 (Joao Mario – Analisi tattica e tendenze finale Euro 2016 Francia – Portogallo – ilmalpensante.com (music “NLD2016 SIDE D” di SUBSET http://freemusicarchive.org/)
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