RIO BASKET 2016 – ROAD TO THE FINAL – QUARTI

Si sono giocati ieri i quarti di finale del torneo Olimpico, e, francamente, pensavo potessero essere più equilibrati.
Solo una partita (Serbia-Croazia) è stata in bilico fino all’ultimo. Tutte le altre si sono chiuse con distacchi più o meno larghi, ma soprattutto con la sensazione che le squadre sconfitte non riuscissero mai a ribaltare l’inerzia delle partite.

L’AUSTRALIA GIOCA, LA LITUANIA È SOLO KALNIETIS

Il primo quarto metteva di fronte l’Australia, squadra “rivelazione” per il bel gioco espresso nelle fasi di qualificazione, contro una Lituania partita fortissimo, ma in fase calante: qualcosa si è rotto col -50 rimediato dalla Spagna.
La chiave del match si riconosce nei primi 2 minuti. Da una parte 2 falli in attacco di Maciulis, dall’altra 2/2 da tre di Matthew Dellavedova. L’Australia scappa subito, anche perché nella propria metà campo, l’intensità difensiva è altissima. i Lituani invece faticano tremendamente in attacco, dove Kuzminskas si vede fischiato il 3° fallo in attacco, e Kalnietis pressato continuamente, ci mette quasi 5 minuti ad entrare in partita, prima con una penetrazione, poi con un assist splendido per Seibutis.
Al 4° fallo in attacco Lituano, e alla conseguente ottava palla persa in 10 minuti, Dellavedova spara il buzzer che chiude il primo quarto sul +9 Australia. Impressionante il conto dei punti da turnover generati dai Boomers, ben 15 su 26.
Il parziale Aussie continua a crescere nel secondo quarto.

Patty Mills
Patty Mills

Mills spara a canestro qualsiasi palla che gli passi fra le mani, e i baltici non sono in grado di difendere sugli esterni Australiani.
A metà secondo quarto con l’Australia a + 15, Mills e Dellavedova (peraltro dolorante) hanno messo a referto 28 punti su 34.
La Lituania prova ad alzare almeno l’intensità, cominciano le sportellate (compresi un paio di blocchi intimidatori di Valanciunas da codice penale), ma Kalnietis deve spesso forzare tiri e passaggi, perchè nessuno fa movimento e cerca gli spazi.
Quando poi Maciulis si prende un T (abbastanza incomprensibile, subisce nettamente fallo) i Boomers vanno a + 22, partita virtualmente chiusa a un minuto dalla fine del secondo quarto. Un minuto che la Lituania decide di giocare in difesa e in attacco, producendo un 4-0 che fissa a +18 il vantaggio Australia a metà gara. (48-30)
Colpisce, dei baltici, il numero elevato di palle perse, ben 13, ma soprattutto l’intensità difensiva assolutamente inesistente. Basta un dai e vai per saltare l’intera linea difensiva. Mai un aiuto, mai un raddoppio.
Ci prova la Lituania (2 triple di Maciulis) all’inizio del 3° periodo ma il tentativo è subito rintuzzato dall’Australia. La Lituania sembra metterci più garra. Ma non basta ancora, il distacco rimane sempre sui 16/18 punti.

Uno sconsolato Kalnietis
Uno sconsolato Kalnietis

Oltre a Kalnietis, il vuoto, tra i piccoli Lituani. Prova a mettersi in gara anche Sabonis, ma risulta più dannoso che altro, con una difesa imbarazzante su Bogut e Baynes (papà Arvydas era altra cosa). La circolazione Australiana è pazzesca. I sincronismi e gli automatismi sono ben oliati, e l’azione base è sempre quella: blocco alto del lungo, consegnato e backdoor laterale dell’ala (I Boomers l’hanno giocato tutta la partita, mai gli esterni lituani l’han tenuto una volta).
La faccia di Kalnietis, sconsolato, è il manifesto della resa Lituana. Sta giocando da solo, il play di Milano, e lo sa. L’Australia tocca il +21 al 7°, poi il +25.
Saltate le distanze, saltate le marcature, non si muove nessuno e nessuno è in grado, sembra, di creare qualcosa oltre a Mantas. Il terzo quarto si chiude a + 27, il quarto è accademia.
L’Australia si qualifica per la semifinale.

VOLA LA SPAGNA SULLE ALI DI GASOL E MIROTIC, NON BASTA PARKER ALLA FRANCIA

Il secondo quarto di finale comincia nel segno di Parker e DeColo, che piazzano 6 dei primi 8 punti Francesi. La Francia conduce 8-7, e sarà la prima e l’ultima volta che i transalpini mettono il capino avanti. La Spagna comincia a giocare, trascinata da un Pau Gasol dominante come non mai su entrambi i lati del campo. La Francia, con Diaw cerca di chiudere l’area, ma il gioco Spagnolo, se hai un Mirotic tirato a lustro e decisamente on fire dalla distanza, è una sorta di win-win.

Nikola Mirotic
Nikola Mirotic

Se ti scopri sotto, Gasol, Reyes ed Hernangomez appoggiano facile, se chiudi l’area Mirotic bombarda da 3. Il vantaggio cresce, + 7, +10, e quando Gasol inchioda la schiacciata del +13 all’intervallo, la sensazione è che la Francia “non ne abbia più”, o che, semplicemente, la Spagna abbia come al solito illuso tutti nelle prime due partite, quasi a voler complicarsi la vita, e abbia deciso di giocare sul serio.
Collet ci prova in tutte le maniere a far rientrare i suoi, ma quando Parker va a rifiatare si spegna la luce francese, e la Spagna dilaga. Si arriva al + 19 e Scariolo ne approfitta per un po’ di turnover. Entrano Calderon e Navarro ma la vetrina è tutta per Hernangomez. Il 22nne centro Madrileno dimostra tutto il suo potenziale con alcune giocate veramente pregevoli, lo vedremo l’anno prossimo alla corte dei Knicks.
La partita non ha più storia, finisce 92-67 per la Spagna che raggiunge la terza semifinale olimpica consecutiva.

KD, KD, E POI ANCORA KD (MELO CHI?) – IL CONGEDO DEI LEONI

USA – Argentina è una sfida che trasuda memoria e gloria, ennesimo remake di un grande classico. L’inizio dell’albiceleste è da stropicciarsi gli occhi. Scola, Campazzo, Ginobili e Nocioni fanno volare l’Argentina, che si ritrova sul 19-10 con 9 punti di vantaggio, e con gli americani che rivedono gli spettri di Atene 2004. Poi gli USA ricordano di essere gli USA e soprattutto Durant, complice il panchinamento per falli di Anthony (mai uscita fu più salutare) decide che no, non ci sta, lui vuole vincere. E orchestra, praticamente da solo, il contro sorpasso. Un 11-0 di parziale devastante che porta gli Usa a +2 sul 21-19.

Io vinco
Io vinco

Le scelte tattiche Argentine sono legate a doppio filo al gap fisico incolmabile che li separa dagli statunitensi. Ad esempio il rifiuto sistematico di andare a rimbalzo d’attacco, preferendo rientrare per non esporsi alle rapide transizioni USA. Ma quando gli USA alzano la difesa l’Argentina va in crisi. I cambi sistematici decisi da Coach K creano tanti, troppi problemi ai sudamericani che non riescono più a liberare i loro esterni anche solo per ricevere uno scarico. Si impenna il numero delle palle perse da Scola e compagni, e quando Cousins decide che no, not in my house, stoppando qualsiasi cosa passi nel pitturato, l’Argentina non segna più, e gli USA dilagano.
Ora, nessun argentino può tenere Cousins e DeAndre Jordan, ma le rotazioni dei lunghi Argentini sono una sciagura. Sembra quasi che gli Usa non stiano neanche spingendo più di tanto. Campazzo ferma l’emorragia (da 36-21 a 36-24), rientra Ginobili, ma non riesce a incidere.
(Nota tecnica, sembra che per team Usa, passi e contatti non esistano, Delia spostato netto a rimbalzo da Cousins, la stessa azione a Scola è costata il terzo fallo, qui tutto regolare. Vogliamo chiamarla sudditanza?)
Gli Usa vanno sul +20. Il secondo quintetto argentino prende 25 punti di distacco. Rientra anche Nocioni, ma il ritmo americano non è gestibile, e le energie cominciano a scarseggiare.
Americani che, gli ultimi 3 minuti, giocano in puro run and gun, permettendo agli Argentini di rifiatare e provare a rientrare. Un paio di canestroni di Ginobili e Nocioni tengono a -20(!) l’argentina, che poi recupera due palle e chiude il primo tempo a -16. (56-40)

La netta supremazia fisica USA è emblematica in due azioni consecutive, prima Nocioni stoppa DeAndre Jordan, lo stesso DAJ l’azione dopo schiaccia in faccia di prepotenza posterizzando metà della difesa argentina.
DeAndre, peraltro molto manesco e nervoso, mette mani in faccia a tutti, Scola prima, Nocioni dopo, infine a Campazzo (spingendolo rudemente contro Irving dopo un blocco) e proprio Campazzo gli va faccia a faccia (vabbè dai, faccia a ombelico). Palma di “uomo più coraggioso del globo”. Fra l’altro gli Usa difendono a zona sulle rimesse, cosa abbastanza incredibile.

Generacion Dorada
La Generacion Dorada

La partita scorre veloce (tradotto: non si fischia più un cazzo. Spettacolo? Forse, ma non è proprio basket, ecco, più un incrocio fra basket e rugby)
Un KD decisamente on fire segna il punto numero 27, e riporta gli usa a +26 a fine terzo quarto. Il quarto periodo è garbage, con la torcida Argentina che inneggia, senza mai fermarsi, all’ultima apparizione dei Leoni, di quella Generacion Dorada che ha raggiunto traguardi impensabili. Ad un certo punto, con Campazzo, in campo c’erano Scola, Nocioni, Delfino e Ginobili. Lacrimuccia. Mancavano Oberto, Montecchia e Sconochini, credo che Hernandez avrebbe pagato per averli ieri sera.
Vincono gli USA, che troveranno la Spagna nel remake della finale di Londra 2012.
L’Argentina saluta il torneo olimpico, e saluta una generazione di campioni indimenticabili.

BOGDANOVIC CONTRO BOGDANOVIC – LA FORZA DELLA SERBIA

L’ultimo quarto è una sfida tutta balcanica fra la Croazia di Bogdanovic (Bojan) e la Serbia di Bogdanovic (Bogdan). Partita che vive sull’equilibrio nel primo quarto con le due squadre a battagliare in area e sul perimetro.

Bojan
Bojan

Macvan in quintetto per la prima volta per coach Djordjevic risponde con 8 punti e una buona presenza in campo, dall’altra parte fatica Simon da fuori, ma i croati con Bilan ed Hezonja restano in linea di galleggiamento. Parte benissimo il Bogdanovic croato che con 4/5 da tre trascina i suoi nel primo vero tentativo di fuga, nel secondo quarto, con la Croazia che arriva a 6 punti di vantaggio alla sirena di metà gara.
Il terzo quarto è il quarto della svolta, almeno per i serbi. Si alzano i livelli di scontro fisico e salgono in cattedra Miroslav Raduljica e Bogdan Bogdanovic, il vantaggio croato si riduce in un amen, e quanto Raduljica posterizza Saric schiacciandogli in testa il 41-40 serbo la partita svolta e i croati non ci capiscono più niente. L’ennesimo caso di “cervello staccato” da parte della squadra di Petrovic. Saric si fa espellere ingenuamente per una spinta a Bogdanovic e la Serbia vola sulle triple di Bogdan prima a + 8, poi a + 14 alla sirena.
Il parziale dice 34-14 Serbia, una dimostrazione di forza e solidità impressionante.

Bogdan
Bogdan

La Croazia prova a rientrare con Hezonja e Simon e arriva fino al -1, approfittando del fatto che sia Raduljica, sia Bogdanovic sono in panchina con problemi di falli. Ma quando rientrano è ancora notte fonda per la Croazia, Teodosic, oggi in ombra sul piano realizzativo ma comunque distributore di assist, manda due volte Raduljica a canestro, ricostruendo un vantaggio minimo che la Serbia riesce a mantenere grazie anche alla precisione dalla linea della carità, quando i Croati saranno obbligati al fallo sistematico.
Alla fine è +3 Serbia, con una grandissima prova di forza gli uomini di Djordjevic, alla prima partecipazione olimpica, si qualificano per le semifinali dove troveranno l’Australia già incontrata nel girone. La Croazia vive sulle individualità e dimostra per l’ennesima volta in questo torneo scarsa concentrazione e blackout inspiegabili quando la partita si fa decisiva.

Il programma delle semifinali:

Venerdì 19 agosto 
Ore 20:30, Spagna – USA 
Ore 0:00, Australia – Serbia

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