Frank De Boer: la guida definitiva (video)

La partita contro il Chievo è ormai alle porte e la stagione 2016-2017 dell’Inter si trascina domande, perplessità, dubbi, voci di mercato, cambio societario che è ancora tutto in divenire e, soprattutto, un aspetto tecnico e sportivo che, a dispetto del miglioramento della rosa, trova nel nuovo allenatore, Frank De Boer, i maggiori punti di diffidenza e di disorientamento.

Questo articolo si dividerà in 3 fasi: risponderemo alle domande che abbiamo letto in giro, anche sui quotidiani, e che alcuni nostri lettori ci hanno posto; daremo una valutazione sull’approccio iniziale e in particolar modo sull’intervista alla Gazzetta dello Sport; analizzeremo con un video una partita, o una parte di essa, dell’ultimo Ajax dell’allenatore olandese, così per dirimere alcuni dubbi e verificare se effettivamente la realtà è stata così come si legge dappertutto.

FRANK DE BOER: Q&A

  • Quanto può far bene a questi livelli un allenatore che ha così poca esperienza?
    • Ottima domanda. Vai, però, a osservare quanti tecnici hanno fatto bene alla prima esperienza e ti accorgi che molto spesso l’intelligenza riesce a compensare la mancanza, o la scarsità, di esperienza. Potremmo portare i casi di Guardiola, Mourinho o Sacchi, per farne alcuni, ma il panorama è ampio: Trapattoni allenò sin da subito il Milan, poi la Juventus; Capello prese il miglior Milan della storia nel momento peggiore per un debuttante; Lippi prima di approdare alla Juventus aveva appena 4 stagioni in Serie A, di cui due con un 13esimo posto e una con esonero; Ancelotti prese il Parma dopo una sola stagione di B con la Reggiana, e quello era un Parma da primato con Buffon, Zola, Crespo Cannavaro, Turam, Stanic, Sensini etc….
      de boerLa lista potrebbe continuare, ma credo già basti per rendere l’idea. Vogliamo dirla al contrario? L’Inter ha avuto allenatori molto esperti e conoscitori del calcio italiano: Mazzarri, Gasperini… ok ok abbiamo capito.
      Piccola precisazione al sarcasmo di Marotta: 5 ampionati olandesi, 2 coppe d’Olanda, 3 supercoppe d’Olanda, un campionato spagnolo, una Coppa Uefa, una Champions League, una Supercoppa europea, una Coppa Intercontinentale: 10 stagioni e mezzo all’Ajax, 4 stagioni e mezzo al Barcellona, 112 presenze con la nazionale olandese, 3 europei (con 3 semifinali), due mondiali (un quarto di finale e un quarto posto). Sì, certo che sì, ovvio che De Boer di calcio ne sappia.
  • Il campionato olandese è a livello di Lega Pro: come livello è davvero basso, lo dimostra il fatto che ha vinto 4 volte di fila.
    • Il secondo è argomento capzioso. A guardare l’albo d’oro, la Juventus ha vinto gli ultimi 5 campionati e si appresta a vincere il 6° con buone ipoteche anche per il 7°: la Serie A è un po’ peggio della Eredivisie? Certo, la Juventus è arrivata a giocarsela col Barcellona, ma alla quarta stagione: e le rose di Ajax e Juventus non sono paragonabili.
      È certamente un campionato minore (non certo a livello di Lega Pro, e neanche di nostra Serie B), se la mettiamo dal punto di vista dell’importanza. Si parla di “livelli”: l’Ajax non era così più forte delle altre squadre, eppure ha giocato bene e si è distinta. Se Mourinho allenasse il PSV probabilmente vincerebbe, ma da solo non basterebbe a dare lustro a tutto il campionato. Sarebbe colpa di Mourinho?
  • E allora in Champions?
    • Mi piacerebbe farli giocare a parti invertite: Ancelotti ad allenare Veltman, Bazoer, Fischer, Schone, Riedewald, Tete, Gudelj, Dijks, Younes e compagnia (alcuni interessanti davvero), mentre Frank De Boer con Kroos, Lewandovski, Robben, Ribery, Thiago Alcantara, Kimmich, Hummels e compagnia. Ho il vago sospetto che i risultati non cambierebbero per il semplice fatto di cambiare allenatore.
      I valori individuali (per fortuna) contano ancora molto, soprattutto in competizioni come la Champions dove si vince davvero per dettagli e inezie: o pensate che senza Eto’o, Milito, Motta, Sneijder e Lucio (tutti acquistati l’estate prima) l’Inter avrebbe fatto triplete?
  • È uno scriteriato, votato al calcio totale: come può fare quel calcio in Italia?
    • In un campionato come quello olandese, arrivare a fine stagione con soli 20 gol subiti è una medaglia al valore militare. Proprio perché c’è questa mentalità diffusa di attaccare attaccare attaccare, un allenatore che organizza bene la fase difensiva è un allenatore diverso che in quel contesto spicca: semplicemente perché non è pazzo, non è scriteriato. Anzi, è molto pragmatico.
  • Ma allenare i giovani non porta mai a nulla: come si riesce in Italia?
    • Ci si ferma sempre troppo alle parole dei giornali. Miranda, Murillo, Banega, Kondogbia, Candreva, Perisic… per non dire di Medel o Felipe Melo, è tutta gente di grande esperienza. Anche i più giovani, come Icardi, sono chiaramente di esperienza. Perché ci si è fermati su questo punto? Per gente che potrebbe non arrivare come Gabigol?
      E poi è un “non problema”: in un contesto organizzato, i giovani possono solo far bene: basta guardare le carriere di Kroos, di Modric, di Iniesta, di Higuain, di Ramsey etc… giovani olandesi? Se oggi arrivassero un paio tra Klaassen, Depay, Riedewald, El Ghazi da interista sarei felice (Blind ha 26 anni, non più giovanissimo).
  • Quanto durerà, visto che non potrà trattare alcuni giocatori dell’Inter così come faceva con i ragazzini dell’Ajax?
    • frank de boer ajaxLa lista dell’esperienza da calciatore di De Boer è riportata in alto. Non solo è stato un “ragazzino dell’Ajax” (a 18 anni era già titolare) ma è anche stato veterano in una squadra e in un ambiente diversi da quello ovattato olandese: sa che non contano gli anni ma il carattere individuale. Andrea Ranocchia lo sgridi dai pulcini fino alla tomba, con Walter Samuel ci pensi due volte già all’arrivo dell’adolescenza.
      L’approccio è mai stato un problema? Capello e Ancelotti sono diversissimi; Conte ha eliminato pure il ketchup a tutti i calciatori del Chelsea, così come faceva Guardiola. Ogni allenatore ha il suo approccio, il suo sistema: i calciatori seguono se capiscono che non è stupido, se è onesto, se parla con chiarezza e se in campo va chi merita… e soprattutto se la società supporta il tecnico.
  • Ha il destino segnato: l’anno prossimo arriva Simeone!
    • Diego è probabilmente un innamorato dell’Inter, ma l’anno prossimo potrebbero schiudersi per lui le porte dell’Inghilterra: tanti allenatori bravi, tante belle squadre, ma potrà vincere soltanto una. E qualcuno dovrà fallire: fosse per me, scommetterei più sull’Inghilterra che non sull’Italia. E poi dipende molto anche dalla dirigenza, che ha voluto fortemente, scelto con convinzione questo allenatore.
  • Dici così perché ti piace il calcio olandese e perché provi simpatia per lui!
    • Giuro che è stata posta così, e probabilmente è vero. Ma, anche qui, vorrei ribaltare la situazione: quanti, tra chi lo critica (a qualunque livello e in qualunque contesto), hanno visto davvero più di una manciata di partite, eccezion fatta per qualche match di Champions League?
      Vogliamo affidarci a un giudizio di terze parti? Eccolo

Beninteso, non ci sono garanzie che debba per forza far bene: d’altra parte Sir Alex Ferguson va al Manchester United nel 1986 e vince il suo primo campionato nel 1993. Bisogna capire se questa squadra, a prescindere da De Boer, sia pronta già per vincere qualcosa o meno: e la risposta è, al momento, “no”. Se lo augurano tutti gli interisti, certo, ma il pragmatismo non deve mai mancare: Juventus e Roma sono al momento più forti, il Napoli ha perso Higuain e l’Inter ha alzato il tasso tecnico. Al momento è da 3° o 4° posto se tutto fila liscio, parlo soprattutto di infortuni.

Altre domande? O possiamo parlare di calcio?

INTERVISTA ALLA GAZZETTA DELLO SPORT

Non ancora. Ci sono alcuni passaggi molto interessanti in quell’intervista. Alcuni messaggi diretti a Icardi, alcuni buoni per tirare su il morale dei propri tifosi (“Non so se la Juventus si sia rafforzata”) ma soprattutto alcune indicazioni su come giocherà la sua Inter.

Se non difenderemo bene di squadra, andremo incontro a rischi serissimi: marcature preventive e grande organizzazione, ecco cosa servirà a VeronaFrank De Boer, allenatore dell'Inter

Difesa, marcature, organizzazione. Le prime parole specifiche sulla tattica sono state queste: non possesso palla, non tiki-taka, non dominio, non concetti di attacco o di un calcio champagne. Bensì quelle di un calcio pragmatico e consapevolezza dei rischi.

Organizzazione e unione d’intenti fanno la differenza, sempre. Se vuoi giocare da solo meglio il tennis. I miei attaccanti segnano molto perché sono vicini alla porta, ma allo stesso tempo devono garantire il giusto apporto alla squadra anche in fase difensiva. Solo se il team funziona si vince […] Si gioca in undici, anzi con tutta la rosa. Bisogna seguire una direzione, seguirla e coinvolgere l’intero gruppo […] Non è così sicuro che sia più forte dell’anno scorso. Non sappiamo se i grandi nomi sapranno anche essere squadraFrank De Boer, allenatore dell'Inter

Anche qui dichiarazioni di intenti: non basta l’organizzazione, ma ci vuole talento; non basta soltanto il talento, perché senza l’organizzazione non consente di vincere. Il talento, dice, fa vincere le partite: l’organizzazione fa vincere i titoli. Ancora convinti che sia un pazzo scriteriato votato al calcio totale?

E’ vero, preferisco il 4-3-3, ma possiamo fare pure altro, come il 4-2-3-1. Non c’è nulla di male a cambiare. Voglio che la mia squadra sappia cambiare due-tre sistemi anche nella stessa gara, ma occorre una crescita generale dei ragazzi: ogni cosa passa dalla disponibilità e dalla qualità dei giocatoriFrank De Boer, allenatore dell'Inter

Nessun preconcetto: la squadra deve adattarsi e non esiste un sistema perfetto. 4-3-3? Gli piace (e a chi non piace? Io ne vado pazzo), ma non dovrebbe cominciare con questo schema.

Banega è un giocatore fantastico, può fare tutto: giocare a ridosso di Icardi, ancor meglio qualche passo indietro, bravo pure da regista. Ha qualità, è ciò che ci serve. Uomini come lui, Candreva e Perisic sono fondamentali, perchè io amo la gente che sa giocare la palla a prescindereFrank De Boer, allenatore dell'Inter

de-boer-tactics-Capitolo Banega, che ci aiuta anche a collegare l’ultimo pezzo, in cui analizzeremo una partita del suo Ajax.
Detto che sono quasi certo di intascare la scommessa su Ranocchia (gli darà un paio di possibilità di giocarsela con gli altri), Banega sarà la sua croce e la sua delizia. Non è scriteriato, ma sa benissimo (e lo abbiamo raccontato anche noi: prima parlando della posizione in campo del calciatore argentino, poi provando a posizionarlo in campo quando ancora c’era Mancini) che rende meglio se arretrato di una quindicina di metri. Se non proprio da regista, quantomeno in un centrocampo a 2 con qualcuno a coprirgli le spalle.

Non si tratta solo delle caratteristiche innate di Banega, come si muove in campo, le sue tendenze: si parla anche di come vede il calcio De Boer. Lo vedremo a breve, ma il suo trequartista fa movimenti esattamente opposti a quelli dell’argentino: è spesso più seconda punta che attacca il centro quando il centravanti accorcia per fare sponda, o svariando sugli esterni consentendo l’inserimento centrale. Per questo ho il sentore che il trequartista dell’Inter sarà Candreva, se non addirittura Eder (più di Jovetic) quando la squadra potrà reggere l’urto di un attacco del genere. Se arrivasse Joao Mario? Non mi stupirebbe vedere in campo scambiarsi la posizione tra il portoghese e Candreva, a meno di non puntare proprio su Eder che per movimenti potrebbe adattarsi meglio alle idee del tecnico.

ANALISI VIDEO AJAX – DE GRAAFSCHAP

Avevamo tante partite distribuite in 6 stagioni per capire come gioca Frank De Boer. Abbiamo, però, voluto considerare l’evoluzione tattica dell’allenatore: e questo ci ha tolto di mezzo almeno 3 stagioni.
Inoltre, vista la rosa dell’Inter, abbiamo valutato che una formazione col 4-2-3-1 fosse banco di prova migliore, pertanto rimanevano gli ultimi due anni scarsi.

Ajax-Amsterdam-vs-De-GraafschapAbbiamo voluto esagerare, andando ad analizzare LA partita, quella che più di tutte gli è costata e gli sta costando critiche e perplessità: l’ultima giornata di Eredivisie 2015-2016 in cui l’Ajax ha pareggiato 1-1 e ha perso il titolo all’ultima giornata.

Diciamolo subito: succede, il bello del calcio è anche questo. È successo all’Inter, alla Juventus (anche più di una volta), a Milan, Torino, Fiorentina e a molte altre squadre nel mondo: c’è chi la fatal Verona, chi Turone, chi il Cagliari, chi Calori e il Perugia, e solo l’imbastardimento dell’informazione italiana ha portato alla mitizzazione del 5 maggio come se fosse un caso unico. Ma tant’è, ci si abitua anche a questo.

De Boer ha perso all’ultima giornata. Ma come? Giocando un calcio folle? Giocando male? Schierando Milik interno e mischiando i giocatori in campo? Il video proverà a spiegarlo.

Qui interessa soprattutto introdurlo.

Il 4-2-3-1 dell’Ajax diventa quasi indispensabile con l’arrivo di Milik: sostanzialmente le due cose coincidono. De Boer ha indirettamente spiegato in questi giorni questa trasformazione:

Milik può fare bene. È un attaccante vero ed è uno dei migliori sinistri in Europa. Ha energia e qualità, ma è più adatto ad un 4-4-2. Potrebbe avere problemi nel 4-3-3, ma è giovane e può migliorareFrank De Boer, allenatore dell'Inter

Implicitamente spiega perché il suo Ajax cambia da 4-3-3 a 4-2-3-1, e la cosa ci conforta un po’ perché significa capacità di adattarsi: Milik non sembra adatto nel 4-3-3 (probabilmente non lo è neanche Icardi al momento) e De Boer vira sul 4-2-3-1. Solo che questo sbilancia la squadra, perché gli esterni dell’Ajax sono più delle punte che ali come Perisic o Candreva, al punto che più spesso è un vero 4-2-4 anche per effetto del pressing alto: nel video vedremo occasioni in cui la loro indisciplina tattica ha comportato rischi (e probabilmente il gol decisivo subito).

Il 4-2-3-1 è un modulo che (come tutti gli altri) ha dei pregi ma anche dei difetti, quasi tutti relativi alla forte disciplina richiesta per i 3 trequartisti. Non è un caso che Zidane abbia virato sul 4-4-2 affidandosi in mezzo a Casemiro (un talismano come lo fu Claude Makélélé con il suo Real da giocatore); così come non è un caso che l’Inter poté affidarsi a questo modulo utilizzando sugli esterni gente come Pandev e Eto’o che garantirono un apporto difensivo enorme (chi ha dimenticato il sarcasmo dei giornali nel parlare di “Eto’o terzino”?).

Per fortuna dell’Inter, gli esterni che fanno le due fasi ci sono. E questo diventa importante già nella prima partita della stagione.

chievo inter

Nel video vedremo anche alcuni errori individuali, soprattutto di impostazione e di concentrazione: è bene distinguerli da “errori di sistema”, perché i valori individuali contano sempre nel calcio, soprattutto l’applicazione in campo e la capacità di essere utili ai compagni.

Ultima annotazione, l’Ajax aveva paura di perdere: davanti per 3/4 di stagione, giocarsi il titolo all’ultima gara non è mai facile. Questo probabilmente ha condizionato alcuni giocatori, soprattutto i difensori, scompaginando un po’ le distanze tra i reparti e trovandosi sempre 5-10 metri più indietro rispetto a quanto necessario (e a quanto fossero abituati). Nell’azione del gol subito c’è un mix di questi due difetti (distanza della difesa e indisciplina degli esterni).

Buona visione

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