RIO BASKET 2016 – ROAD TO THE FINAL – SEMIFINALI

Sarà USA – Serbia, riedizione della finale del Mondiale 2014, la finale Olimpica del torneo di pallacanestro. Le due semifinali hanno illustrato, in maniera diversa, due modi distinti di concepire la pallacanestro. Da una parte un TeamUSA che è, semplicemente, troppo. Sovrasta fisicamente qualsiasi squadra, un mix di chili e centimetri che mette in difficoltà chiunque.
Dall’altra parte la Serbia che annichilisce l’Australia combinando un mix di efficacia difensiva e circolazione d’attacco che manda fuori giri i Boomers, che non vengono mai a capo della morsa balcanica.

ONORE ALLA SPAGNA – CI PENSA KLAY THOMPSON

Gasol e DeAndre Jordan alla palla a due
Gasol e DeAndre Jordan alla palla a due

La riedizione di Londra 2012 comincia con gran sportellate sotto canestro. Gasol a fare la voce grossa in post basso contro Cousins che sembra non poter tenerlo in 1vs1. E proprio l’1vs1 è l’arma usata da Scariolo nei primi minuti, che sembra, almeno all’inizio funzionare. Gasol e Chacho Rodriguez battono spesso e volentieri i diretti marcatori e tengono la Spagna in scia, nonostante la scelta (reiterata dalle scelte argentine nei quarti) di non andare praticamente mai a rimbalzo d’attacco per proteggersi dai contropiedi. La Spagna però soffre anche a rimbalzo difensivo, dove la maggiore fisicità dei centri USA non può essere contrastata efficacemente da Gasol e Reyes, emblematica l’azione dove gli USA prendono 5 rimbalzi in attacco consecutivi, prima dell’appoggio di Cousins. Il primo quarto vede gli USA prendere piano piano un po’ di vantaggio che si concretizza nel buzzer di Lowry che fissa a+9 il vantaggio statunitense (26-17). La Spagna, in attacco, per ora è quasi solo Pau Gasol (12pt per lui).

Entra Hernangomez, per far rifiatare Gasol, e comincia subito bene con un taglio profodo e una schiacciata nell’area USA. Il secondo quarto viene “sublimato” dalla netta difficoltà con la quale gli arbitri approcciano la gara. Il metro molto permissivo su passi e contatti viene compensato da un’assurda rigidità comportamentale. Scariolo si vede fischiare un T abbastanza fiscale, mentre sottolineava l’eccesiva foga di alcuni contatti dei lunghi americani. Ed è un fatto che agli USA gli arbitri permattono un gioco più fisico, e che non ci sia grande omogeneità nella valutazione dei contatti. Vero è che, a parte il greco Christodoulou, gli altri arbitri sono un messicano e un brasiliano, non proprio garanzia di eccellente lettura tecnica.

Thompson dall'angolo
Thompson dall’angolo

E infatti arriva una T anche a Paul George (fischio che sa tanto di compensazione). Entra Navarro, e la Spagna si mette zona 3-2 per difendere l’area. Ma lasciare possibilità di scarico sull’angolo se nell’angolo c’è Klay Thompson non sembra una scelta saggia. La Spagna viene punita almeno 2 volte con triple aperte. A parte queste occasioni però sembra sistemata (pare) la difesa, il problema è che senza Gasol non ci sono soluzioni offensive. Dall’altra parte Irving e Durant pur con qualche fatica, segnano con continuità e il distacco rimane praticamente invariato, finchè non si sveglia Navarro, un paio di penetrazioni e tanta, tanta difesa producono un 7-0 di parziale spagnolo e Spagna a -3. Il quintetto atipico di Scariolo, con Claver ala piccola, stavolta funziona (con la Croazia aveva funzionato meno..). Gli arbitri continuano ad avere qualche problema a tenere la gara, in sequenza fischiano T a Durant e Mirotic, per entrambi il terzo fallo. Poi quinto T (Reyes che allontana la palla), gestione imbarazzante. Thompson segna ancora dall’angolo e si chiude con gli USA a +6 (45-39), la partita è comunque apertissima.

 

Si riparte dopo l’intervallo con Thompson che mette il 19mo punto della sua partita. Gasol ha tirato un po’ il fiato e si vede, contro DeAndre Jordan in post basso è poesia in semigancio. L’area Usa ora è abbastanza una tonnara, con DAJordan, ovviamente a far la parte del leone, ma lo stesso DAJordan si fa vedere spesso e volentieri anche in attacco, e spesso fermato solo con un fallo. Ovviamente, considerato che ai liberi ricorda tanto Shaq, ma forse meno coordinato, il risultato è che il punteggio fa elastico, tra +6/+10.

Irving contrasta Rubio
Irving contrasta Rubio

Una triplona di Llull, porta la Spagna a -5, ma sono ancora Irving e Durant a riportare gli Usa a +9. La partita vive il suo momento più spettacolare Vola DAJ sull’errore di Thompson dall’angolo e schiaccia il +11 USA. Gasol è stanco e si vede, quindi gioca da fuori e segna da 3. Segna anche el chacho Rodriguez e si torna a -5, Durant è comunque sottotono, ma se gli lasci 3 metri è letale, e segna anche lui da 3. L’ironia dell’arbitraggio è racchiusa in un passi in contropiede fischiato a DeAndre Jordan (troppi forse 3 passi prima di metter palla a terra). Gasol tocca quota 23, Cousins esce per falli, e potrebbe essere un fattore. Se non fosse che DAJ è sugli scudi. Si rimane a + 9 USA,66-57 con la Spagna con il rebus Rubio, poca personalità, alcuni errori incredibili, in generale inesistente.

 

E infatti Scariolo lo tiene in campo. Perché continuare con Rubio, Sergio? La Spagna prova con 3 piccoli a complicare la vita agli USA sulle linee di passaggio. Ma i mismatch a rimbalzo sono troppo evidenti per essere ignorati. E’ subito 4-0 e TO obbligato Spagna, con gli USA a +13, che cercano l’allungo decisivo. Ci provano i piccoli spagnoli ma contro le lunghe braccia della difesa USA c’è poco da fare. Navarro rientra e segna, rientra anche Gasol, mentre Thompson non si ferma più e piazza il punto 22 della sua gara.

Semplicemente, La Bomba
Semplicemente, La Bomba

Zona 2-3 per la Spagna che sistema i rimbalzi, gli americani non sono abituati a fare tagliafuori e si vede, di solito non gli serve, ma quando gli spagnoli vanno a rimbalzo tagliando fuori sembra soffrano anche loro. In attacco però le triple in uscita dal blocco fanno male male e tengono la Spagna sempre lì, ma a distanza di sicurezza. Sembra gli Usa giochino al gatto col topo. A 3 dalla fine Spagna a -9, quando un fallo in attacco di Rodriguez, e uno successivo di Llull sembrano chiudere i giochi. A 1.30 USA sul +13. Finita direte, e invece no. Il cuore spagnolo è ancora vivo, una tripla e poi palla persa USA e 3TL per Mirotic (uscito presto dalla gara caricato di falli), che prova una magata, sbagliando apposta per prendere il rimbalzo, che gli riesce, ma poi sbaglia il tiro e cala il sipario. Finisce 82-76. Usa in finale, senza neanche troppo sforzo probabilmente, ma grande partita della Spagna.

LA SERBIA È UNA MACCHINA PERFETTA – S’INCEPPA L’AUSTRALIA E SPARA A SALVE

Se un qualunque lettore non appassionato si fermasse alle mere cifre statistiche e al tabellino potrebbe, onestamente, pensare che la partita sia stata scontata, e noiosetta. Niente di più sbagliato. Serbia-Australia è stata un vero e proprio clinic difensivo-offensivo e una sonora lezione di tattica di Djordjevic a Lemanis.

Parte subito fortissimo la formazione serba. I balcanici sono indiavolati in difesa, sempre aggressivi sulle linee di passaggio Aussie, fisici sotto canestro per impedire facili penetrazioni. Così impostato brillantemente il tema da Djordjevic, eccone la naturale esposizione, prime 3 azioni, 3 intercetti serbi, 3 contropiedi. 8-0 e TO Australia obbligato per cercare di capirci qualcosa.

Raduljica annulla Bogut
Raduljica annulla Bogut

Sembrano completamente inceppati gli automatismi offensivi dei Boomers, Mills e Dellavedova vagano per il campo senza avere uno scarico, un movimento, un blocco, qualcosa insomma. Segna Mills, una tripla abbastanza casuale, ma il Teodosic di stasera è indiavolato, vero all-around player, difende come un forsennato, apre il gioco con passaggi al limite dell’immaginabile, tira in uscita dai blocchi di Raduljica e compagni in maniera letale, semplicemente fantastico, pur con un paio di forzature che però stanno nella cornice del giocatore. Raduljica viene cambiato da Jokic per prendere un po’ di fiato e sembra che i Boomers riescano almeno a far quadrare la difesa, il problema vero è l’attacco, che è solo tiro dalla lunga distanza (con percentuali infime). Serbia outstanding, Raduljica annulla Bogut, impietoso il confronto in cabina di regia fra Teodosic e Dallavedova, I Serbi con una difesa indiavolata e un gran movimento offensivo chiudono 16-5, tenendo l’Australia al 13% dal campo. Anche a rimbalzo si sente la differenza, 14-6 per i ragazzi di Djordjevic.

la Serbia tira un po’ il fiato, era abbastanza impensabile tenere la stessa intensità difensiva ancora a lungo.

Patty Mills
Patty Mills

Rientra Teodosic e ferma il parziale, mentre Macvan con un tiro in fadeaway, visto spesso a Milano l’anno scorso, piazza un contro 5-0 di parziale. Teodosic decide che è tempo per fare qualcosa di incredibile, ruba palla, prende il blocco, tira in uscita, segna e subisce il fallo di Dellavedova. “Cosa ha fatto Teodosic, mamma mia mamma mia!!” (commento live su chat whatsapp. N.d.a) Serbia a + 14. L’Australia continua a perdere palle stupide. Non ci capiscono più nulla gli Aussie. Raduljica e Jokic fanno un lavoro enorme in mezzo all’area, bloccando e aprendo vie di penetrazione per gli esterni. La presenza a rimbalzo serba è veramente potente. Praticamente una macchina perfetta, intensità difensiva, recuperi e contropiede, oppure circolazione, penetrazione e scarichi, scegliete voi. Comunque si chiude sul +19 Serbia (35-14), l’Australia non c’è più, tira col 21% dal campo e prende legnate a rimbalzo dove Baynes e Bogut sono sempre tagliati fuori ottimamente dai lunghi serbi (29-15 il conto dei rimbalzi).

Teodosic
Tu pressi? Io segno dal parcheggio.

Si ricomincia e sembra finalmente arrivata alla Carioca Arena anche l’Australia.
I Boomers hanno alzato la difesa, e anche l’attacco sembra meglio spaziato. Infatti i Serbi fanno fatica in difesa, (già 3 falli dopo 2 minuti), ma la loro circolazione offensiva è ancora efficace. Micro parzialino Australiano (4-0) ma la Serbia risponde colpo su colpo. Controparziale di 4-0 e +22 Serbia. La partita è ormai sfuggita di mano ai ragazzi di Lemanis, che, per carità, ci provano anche a pressare alto gli esterni serbi. E infatti costringono Teodosic a tirare (e, ça va sans dire, a segnare) da 8 metri. Prova della sagacia tattica serba è la continua ricerca dei 24 secondi, la circolazione fa stancare gli Australiani che rincorrono invano i movimenti degli esterni Serbi, che infatti dilagano a fine quarto, sul 66-38.

Dicevamo dell’attenzione tecnica di Djordjevic, nella preparazione della gara. Ecco, appunto, sul +28 la Serbia perde una palla stupida con schiacciata di Ingles in contropiede e subito Sasha chiama TO per mettere ben in chiaro che sì, ok il +28, ma cali di concentrazione no.

Ci vediamo a Milano
Ci vediamo a Milano

L’Australia, comunque, ha alzato bandiera bianca da un pezzo. Fuori gara sia fisicamente che mentalmente. Intanto, mentre Teodosic continua a dipingere gioco e assist, Lemanis chiama TO, forse ci vorrebbe un TO “alla Pianigiani” in quel famoso Italia-Israele. Djordjevic da ancora prova di pragmatismo quando sul +29, a 4’ dalla fine, fra gli olè del pubblico, vede Markovic che abbraccia Teodosic, e fa segno a tutti di “stare calmi”: un vero condottiero. Alla fine stacca la spina anche la Serbia. a 3 dalla fine un 7-0 Australia con 2 perse ignobili della difesa serba costringono ancora Djordjevic al TO, che stoppa subito il mini tentativo Australiano con parziale chiuso da Macvan, con un tiro da 3 aperto. Quando segna anche Stimac in fadeaway, i titoli di coda possono cominciare a scorrere. Finisce 87-61. Prova di forza fisica e mentale totale da parte Serba. I Boomers non ci hanno capito nulla dall’inizio e subiscono una sconfitta tagliagambe.

Sarà quindi USA-Serbia, mentre Spagna e Australia si giocheranno il terzo gradino del podio. Appuntamento a domani pomeriggio. Ci sarà da divertirsi!

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