Non è più solo colpa dell’Inter il fallimento del sistema Italia

Il campionato è appena iniziato e il primo risultato che si evidenzia non è il primo gol in bianconero di Higuain, le vittorie di Juventus e Roma o la rinascita di Dzeko: quello che viene fuori è il numero degli italiani schierati in campo. Avevamo pensato di fare un articolo a parte dopo la prima giornata: ma abbiamo voluto anticipare, con un titolo volutamente e forzatamente sarcastico, parte del contenuto in questo articolo perché in Roma-Udinese c’era un solo italiano in campo, Stephan El Shaarawy (in seguito subentrati Lodi [32] e Angella [27]).

stephan-el-shaarawyIn Juventus-Fiorentina, oltre al monolitico blocco composto da Buffon (38), Barzagli (35), Chiellini (32)  e Bonucci (29), c’erano Astori (27), Bernardeschi, il giovanissimo Chiesa, poi è entrato Giuseppe Rossi (29). Un totale di 11 calciatori su 56 che hanno calcato il campo, meno del 20% degli atleti impiegati.

Gli unici giovani: El Shaarawy, Bernardeschi e Chiesa, più o meno il 5%.

Per il resto sembra esserci un vuoto, che risalta di più perché “poco chiacchierato”, poco parlato.

ETÀ E PROSPETTIVE

La Juventus dovrà fare i conti, presto o tardi, con un ricambio della difesa che tarda a venire (l’età media dei 4 titolari è 33,5, con Rugani che sinceramente non sembra pronto a raccogliere l’eredità) ed è un gruppo di calciatori che difficilmente vedremo insieme a Russia 2018, figuriamoci nell’Europeo itinerante del 2020: gli acquisti di quest’anno (Higuain, Pjanic, Pjaca, Dani Alves e Benatia) indicano la precisa direzione di un movimento.

lorenzo insigne napoliGià l’anno scorso il Napoli aveva più volte schierato una formazione di soli stranieri, con un solo italiano a farsi luce dalla panchina, Lorenzo Insigne. La partenza di Higuain dovrebbe agevolare l’inserimento di Gabbiadini, forse potrebbe esserci spazio per Valdifiori che però è già sulla soglia dei 30 e in nazionale difficilmente ci andrà.

Va un po’ controcorrente il Milan, ma le strategie sono più legate ad un Berlusconi che non vuole più saperne di investire neanche l’ultimo centesimo su questa squadra: però Donnarumma, Romagnoli, De Sciglio e Bonaventura, ma anche Poli e Bertolacci risulteranno certamente utili in futuro alla nazionale, pur essendoci soltanto uno o due di essi destinati a scalare la classifica dei migliori.

COLPA DELL’INTER

Eppure per gli italiani è sempre colpa dell’Inter, così come ha dichiarato dal presidente del Sassuolo Giorgio Squinzi:

il nostro è un modello vincente. Non abbiamo capito che essere italiani è un valore, non so come fanno squadre piene di stranieri come Inter e Udinese. Gente che non si capisce sul campo e nella vita di tutti i giorni. Non è un caso se il Sassuolo gioca a memoriaGiorgio Squinzi, presidente del Sassuolo

Eppure, vado io a memoria, Squinzi è quello stesso presidente che, andando contro ogni regolamento, ha di fatto già ceduto da tempo Domenico Berardi alla Juventus, impedendo al giocatore di andare in altre squadre, magari più gradite e che gli garantivano più minuti in campo.

No, assolutamente. Domenico non andrà all’Inter, non è nelle mie intenzioni cederlo al club nerazzurroGiorgio Squinzi, presidente del Sassuolo

Berardi Inter

Acquisto che avrebbe portato a 6 il numero dei giocatori italiani all’Inter, con D’Ambrosio, Santon, Ranocchia, Candreva, Eder, senza contare i giovani aggregati (e approfondiremo su quanto ha prodotto il vivaio italiano dell’Inter negli ultimi anni)

Un dato, questo dei pochi italiani, troppo poco sottolineato sui media: l’anno scorso la percentuale di stranieri tra i calciatori utilizzati ha superato il 50% (57,9%) utilizzati per il 56% dei minuti totali, e quest’anno dovrebbero aumentare entrambe le statistiche. Con i record di utilizzo degli italiani sono del Sassuolo, del Frosinone, del Carpi, del Bologna, del Torino, è chiaro che difficilmente si potrà attingere da lì per fare una buona nazionale.

LE SOLUZIONI “ALL’ITALIANA”

E qui la prima cosa che verrebbe da dire è la solita: “ci vorrebbero più italiani e meno stranieri”. Questo è un mantra che ci è stato inculcato dai dirigenti del nostro calcio, incapaci di cambiare rotta e di fare delle vere rivoluzioni, a questo punto indifferibili. L’unica cosa che sono riusciti a pensare è quella di porre un freno all’ingresso degli extracomunitari, senza considerare che le regole UEFA per l’iscrizione alle coppe hanno portato a tesseramenti “di comodo” per raggiungere i numeri minimi, ma spesso sono giocatori destinati a giocare davvero poco

calciatori stranieri per lega

Gli stranieri sono un falso problema, lo slogan utilizzato è smentito clamorosamente da paesi come Belgio e Germania, che hanno dimostrato che si può far bene con le nazionali pur avendo molti stranieri. Ma anche la nostra storia, l’Italia fallì clamorosamente il mondiale 1966: eppure gli stranieri erano sotto il 10%. Poi vinse nel 1982, due anni dopo la a riapertura del 1980.

Cosa fanno le istituzioni? Non sanno che pesci prendere, perché “a comandare” ci sono soggetti che non si sono mai distinti per avere delle idee molto chiare, vedi il presidente Carlo Tavecchio. La ricetta proposta? Arrendersi.

Tavecchio arrendersi

Era marzo del 2016 e avete letto bene: arrendersi.

Il quadro è chiaro: il calcio italiano è incapace di coltivare giovani talenti. Le ragioni sono tante e le analizzeremo a parte, in settimana (l’articolo è già pronto e programmato per martedì o mercoledì: dipende dal campionato), ma intanto ci piace sottolineare due aspetti.

Il primo è l’incapacità di sviluppare i vivai. Nel 2014 l’Italia aveva solo l’8,4% dei calciatori cresciuti nel club di appartenenza: Belgio e Germania il doppio. E sui vivai ci concentreremo a fondo nel prossimo appuntamento.

MULTICULTURALITÀ

Altro aspetto fondamentale è il quasi totale fallimento nell’accogliere le istanze della multiculturalità.

juantorena_volley-1030x615.jpgPer anni si è fatto il tifo per Josefa Idem (nata a Goch, Germania) così come oggi si festeggia per le schiacciate di Zaytsev (padre russo ma nato in Italia) o Juantorena (a mio avviso vero MVP dell’Italvolley) che però è nato a Santiago de Cuba, o Oleg Antonov, nato a Mosca. Eppure nel calcio si è fatta polemica sterile prima per Camoranesi, poi per Balotelli, ieri per Thiago Motta e Eder (per non dire di Ogbonna). Eppure la nazionale poteva avvalersi di Vazquez o Jorginho che sarebbero risultati molto utili e dietro questa esclusione c’è la “puzza” delle polemiche subite per gli altri.

Ovviamente, in questo io stavo con Conte e non con Mancini nella polemica nata prima dell’Europeo. Il problema è che facciamo la tara su ogni caso, distinguendo chi può e chi non può, se è nato o non è nato, a quale età è venuto in Italia (come se ci fosse una soglia, vedi i casi di Giuseppe Rossi e Eder): ma se facciamo le tare, anche Simone Perrotta o Roberto Di Matteo avrebbero dovuto essere evidenziati a suo tempo.
Pertanto se state già obiettando “eh, ma sono casi diversi” avete già fallito obiettivo: il “caso diverso” nasce da una mentalità sbagliata. Questo è un problema culturale in cui siamo davvero indietro e gli Europei 2016 sono un altro esempio lampante di come in Italia non abbia capito ancora la società di oggi e le sue opportunità.

Eder in nazionale.jpgSu 24 squadre nazionali, 156 calciatori su 552 (ovvero il 28%) sono nazionali nati in un paese diverso da quello per cui hanno indossato la casacca: non stranieri, ma cittadini come tutti gli altri. La Francia in testa a tutti, poi Svizzera, Albania, Belgio e Inghilterra. Albania-Svizzera si è disputata con 15 calciatori naturalizzati, alcuni di loro sono figli di rifugiati, emigrati dal Kosovo. In Italia avevamo Ogbonna, El Sharaawy, Eder e Thiago Motta.

Il sistema Italia deve trovare delle soluzioni, che ci sono e che hanno già sperimentato altre nazioni (Spagna, Belgio e Germania), tutte con sistemi diversi: basterebbe scegliere, senza fare semplici “copia-e-incolla” che avrebbero poco senso, ma scegliere e adattare alla nostra realtà. Ma è speranza vana, considerando l’età e le qualità mostrate fino ad oggi da chi dirige il nostro calcio e, più in generale, il nostro sport.

Per tutti gli altri dettagli rimandiamo all’approfondimento di metà settimana.

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