La prima di De Boer: è già più che “Crisi Inter”

Si è archiviata la prima giornata del campionato di Serie A 2016-2017 e c’è già la prima grande in crisi: non poteva che essere l’Inter. È bene chiarirlo subito: siamo sarcastici, soprattutto nel titolo. Perché a sentire i giornali e i telegiornali, già domenica prossima ci saranno Thohir e la nuova proprietà a Milano per mettere a ferro e fuoco De Boer, non essendo più accetti “benvenuti a pallonate” (testuale).

Certo, la sconfitta per 2-0 contro il Chievo (battuto entrambe le volte l’anno scorso senza subire reti) brucia e ha aperto altri interrogativi sulla stagione in corso, sulla rosa nonché, ovviamente, sul tecnico nerazzurro.

Abbiamo commentato già a caldo la partita, individuando problemi ma anche motivazioni per quello che abbiamo visto. Quasi tutto quello che abbiamo scritto sopravvive anche alla seconda visione della partita (indispensabile per analisi del genere).

Proviamo a fare un po’ di ordine.

IL MODULO? 3-4-1-2

Chi seguiva la telecronaca su Mediaset Premium, come me, ha avuto delle difficoltà a calarsi nel match. Il commento tecnico (che non so di chi fosse) insisteva nel dire di una difesa a 4 e di una Inter “sbilanciata da un lato”: l’interpretazione era di una linea a 4 con D’Ambrosio che non saliva mai ma Nagatomo sì, con Candreva a destra ma senza corrispettivo dal lato sinistro, dove doveva esserci Eder e invece c’era il vuoto.

Inter chievo de boer 3-4-1-2

La realtà dei fatti era abbastanza diversa: l‘Inter si è schierata con una difesa a 3, con Ranocchia in mezzo a Miranda e D’Ambrosio; sugli esterni, Candreva e Nagatomo, che ovviamente hanno giocato in maniera diversa perché sono due giocatori diversi: di più, Candreva è un giocatore di calcio, Nagatomo ne è appena una parvenza pallida e incerta, e ancora mi chiedo perché stia in campo uno che non abbia idea di come ci si muova in campo, si faccia una sovrapposizione o si sappia scegliere quando compattare la linea o romperla.

Un modulo che soprattutto inizialmente ha avuto le sembianze del 3-4-3, con Banega che spesso galleggiava tra Icardi e Eder come vedremo nel video di approfondimento domani o al massimo mercoledì: nel corso dei minuti, De Boer ha arretrato la posizione dell’argentino di 10 metri.

Ma la vera domanda è: perché? L’Inter ha provato la difesa a 3 con Mancini senza alcun risultato, anzi, collezionando brutte prove tra le quali quelle contro la Fiorentina. In passato, chiunque ci abbia tentato ha fatto male, da Gasperini per finire, ovvio, a Mazzarri.
Ma. Ci sono alcuni “ma” importanti.

IL MODULO: PERCHÈ?

Il primo è che De Boer è a Milano dal 9 agosto e non è arrivato neanche a 10 allenamenti: impossibile pretendere qualunque cosa, soprattutto in relazione alla scarsa condizione fisica di molti giocatori, alcuni dei quali non hanno disputato minuti importanti nelle amichevoli, e pochissimi avevano raggiunto i 90′.

chievo inter de boerL’allenatore interista ha sottolineato più volte il fattore fisico, determinante, a suo dire, anche nella scelta del modulo. Ci sentiamo di sottoscrivere l’analisi, non prima però di aver messo un’altra esigenza, di carattere squisitamente più tattico.
Come abbiamo visto nell’analisi di una partita dell’Ajax 2015-2016, in fase offensiva De Boer prova sempre a sfruttare tutta l’ampiezza del campo. Questo gli consente di creare un lato debole opposto a quello del possesso palla e, con un cambio di lato, si è guadagnato un uno contro uno in genere molto pericoloso; oppure, il movimento dell’esterno è servito a tenere larga la difesa avversaria creando uno spazio centrale da sfruttare.

Il 4-3-1-2 del Chievo, invece, fa densità centrale: è un problema che la prima Inter di Mancini ci impiegò mesi per risolverlo, trovandosi sempre trequartisti in grado di farle male (Kakà su tutti). Problema poi risolto con altro rombo: densità centrale contro densità centrale.
La difesa a 3 probabilmente nasce più dall’esigenza di rispondere a questa caratteristica del Chievo, e garantendosi uomini a sufficienza per contrastare i due attaccanti più il temuto (a ragione) Birsa, che giocano molto vicini e possono creare problemi alle difese a 4.
chievo inter candrevaCandreva più alto ha due letture. La prima è che l’italiano ha fatto benissimo in quel ruolo con l’Italia di Conte, risultando il migliore in campo contro il Belgio; la seconda è che, tenuto così alto, ha costretto Gobbi (in genere molto bravo nelle discese) a stare più guardingo (e non è un caso che l’azione del gol nasca proprio da lì).
La scelta di Nagatomo al posto di Perisic (che avrebbe potuto fare comunque quel ruolo) si legge con la necessità di coprirsi e di chiudersi con una linea di 4 quando D’Ambrosio, con Candreva superato, si sarebbe trovato a doversi allargare: situazione di campo che si è verificata però poche volte. Medel, invece, avrebbe dovuto garantire copertura al centro, anche scalando tra i difensori: quest’ultima situazione necessaria perché Birsa si inseriva spesso senza palla, portando i clivensi in un 3 contro 3 in difesa molto pericoloso (e probabilmente l’origine delle paure di De Boer), azione che vedremo nel video di domani o di mercoledì. Purtroppo Medel, come spesso gli accade, corre molto ma corre a vuoto senza rendersi conto della posizione esatta in campo: Birsa non lo ha mai visto.

Insomma, non è una improvvisazione come la si vuole far passare, ma una scelta ponderata. Il che non vuol dire che fosse la scelta giusta o che la si approvi, anzi. Di certo c’è che il tanto paventato 4-2-3-1 probabilmente sarebbe stato impossibile per via della forma fisica e dell’impossibilità di garantire i movimenti giusti nella fase di transizione difensiva, a meno di non chiedere gli straordinari a Candreva e Perisic: sarebbe stata un’imbarcata dal primo minuti.
Hanno tutta l’aria, quindi, delle scelte di contingenza, dettate da più fattori (pochi allenamenti, scarsa forma, disposizione avversaria etc…) che non dipendono dal progetto tecnico dell’allenatore.

LA PARTITA RIVISTA

Nonostante i soliti media hanno indugiato capziosi sulla “lezione” di Maran a De Boer, per i primi 20-25 minuti la partita stava dando tutto sommato ragione al tecnico nerazzurro: il Chievo non è mai stato pericoloso, la distanza tra i reparti era buona, squadra compatta a sufficienza, tre occasioni da gol con una addirittura clamorosa (Ranocchia), buon possesso palla pur lento e condizionato dall’ottimo pressing dei clivensi. Potremmo star qui per ore a discutere se era il Chievo che stava facendo la sua onesta partita “a non perdere”, o se era l’Inter a evitare rischi con uno schieramento più accorto e tanto possesso palla: certo non possiamo rimproverare né a Maran (che aveva anche previsto “attenzioni particolari” per Banega)  né a De Boer il non cercare lo spettacolo o la vittoria a tutti i costi.

chievo inter 1-0Dopo la prima mezz’ora, però, l’Inter si è man mano disunita: come vedremo nel video, molti calciatori boccheggiavano già al 30esimo del primo tempo. Subendo il gol (altra azione in cui si annaspava, vedi Medel e Kondogbia), ha subito un contraccolpo si è anche disunita definitivamente, perdendo distanze e controllo della partita, ormai in mano alle ripartenze di un Chievo sempre efficace, sul pezzo e disposto bene in campo. La sconfitta inevitabile.

Qualche perplessità espressa anche sui cambi, ma era un terno a lotto: Banega e Candreva erano i più fermi, assieme a Kondogbia, difficile tenerli in campo. Soprattutto l’argentino aveva spesso scompaginato le distanze tra i reparti, trovandosi nella posizione sbagliata: abitudine dell’anarchico.
Credo che De Boer si sia sentito nella pessima situazione di chi deve scegliere come morire, ben sapendo che morirà comunque indipendentemente dalla scelta, con la sola flebile speranza che l’invenzione di qualcuno potesse cambiare la rotta della partita. Ma così non è stato.

TUTTO DA BUTTARE?

chievo inter 1-0 Ribadiamo, pretendere qualunque cosa con appena 10 giorni di campo è fuori luogo; così come è esagerato parlare già di Inter in difficoltà, di tecnico che già dalla prossima deve dimostrare qualcosa, di Inter in crisi e moriremo tutti. È giusto che l’allenatore abbia chance e tempo di impostare la sua squadra, anche di sbagliare se necessario: ieri si sono già visti alcuni dettami precisi (occupazione in larghezza degli esterni e possesso palla), difficili da trasmettere in poco tempo eppure già lì presenti.

Certo, alcune cose sono improponibili: Ranocchia e Nagatomo su tutti, ma anche insistere sul duo Medel-Kondogbia che non garantisce alcuna fluidità alla manovra. L’olandese probabilmente ha voluto “calarsi troppo” nella realtà italiana: sarà importante, per non fallire l’obiettivo fissato con il suo ingaggio, che non si snaturi troppo e prosegua per un progetto tattico di squadra moderna, assolutamente necessario dopo tre anni di confusione, di improvvisazione e di un “tirare a campare” che ha portato la squadra a scarsi risultati.

Molto dipenderà dai calciatori, che dovranno metterci del cuore in più, anche in considerazione della scarsa condizione fisica (ma che preparazione ha fatto Mancini?): ma anche dalla società con il mercato. Capitolo a parte meriterebbero Icardi (un pesce fuor d’acqua che ha fatto quasi tutti i movimenti sbagliati) e Brozovic (in versione, al solito, pascolante): qualcosa va inserito, manca un altro centrocampista (a meno di non considerare Melo arruolabile…), un terzino sinistro vista l’improponibilità di Nagatomo e la probabile esclusione di Erkin, un difensore che mandi in tribuna Ranocchia. Ed è il minimo sindacale: forse in società hanno un compito più difficile di quando non ce l’abbia il tecnico.

Domani, o al più tardi mercoledì, approfondiremo con un video di 8 minuti circa (già pronto, solo da montare) che daranno riscontro alle analisi appena lette.

PAGELLE

Handanovic (nessuna colpa sui gol)
D’Ambrosio 5
Ranocchia 3
Miranda 5,5
Candreva 5,5
Kondogbia 5,5
Medel 4,5
Nagatomo 4,5
Banega 5,5
Icardi 4
Eder 5,5
Perisic 5,5
Brozovic 4,5
Palacio 6

De Boer: 5

 

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