RIO BASKET 2016 – LE FINALI

Rio 2016, ultimo atto. Gli USA vincono come da pronostico la medaglia d’oro, strapazzando una Serbia brutta e limitata nelle rotazioni. Spagna-Australia è match da cuori forti. Vince al fotofinish la Spagna dopo una partita intensa e spettacolare.

L’ULTIMO VALZER DI NAVARRO E GASOL – AUSTRALIA, NON BASTA IL CUORE, MA PER POCHISSIMO

Mirotic al tiro
Mirotic al tiro

La finalina per il bronzo comincia con due squadre farraginose e spesso non in ritmo in attacco, ma con la Spagna decisamente più in palla in difesa. Scariolo ha fatto tesoro dell’impostazione di Djordjevic in semifinale e manda la batteria dei piccoli spagnoli in press asfissiante sugli esterni australiani, costretti 2 volte in poco più di 5 minuti all’infrazione di 24”. L’attacco iberico è soprattutto basato sui lunghi. Gasol gioca in post, Mirotic si allarga per gli scarichi, segnando con continuità dalla lunga distanza. Quanto è mancato in semifinale. Gasol si lancia a recuperare una palla vagante, segno di una presenza mentale e una disponibilità al sacrificio che, a 36 anni, non è per nulla scontata. Escono Rubio e Dellavedova al secondo fallo (e forse è meglio per la Spagna, ancora invisibile Ricky), Mills prova a dare una scossa ai Boomers, ma Claver dall’altra parte risponde con una tripla e il quarto va in archivio con la Spagna a +6 (23-17)

Navarro in azioneProva a scappare la formazione di Scariolo all’inizio del secondo quarto, due tagli profondi magistrali di Gasol portano la Spagna a +6, entra anche Navarro, ma sembra che stasera abbia le polveri “bagnate”, due errori non da lui su due triple aperte che, normalmente, sarebbero valse altri 6 punti alla Spagna. L’Australia in difesa è completamente assente (Bogut in giornata no), prova ne è che dopo 5 minuti la Spagna ha già commesso 5 falli, l’Australia 0.
Ora come non mai le sorti dei Boomers sono collegate a doppio filo alla vena realizzativa di Patty Mills, che spegne e riaccende l’Australia come potrei fare io con il mio lampadario.

Andersen riporta sotto l'Australia
Andersen riporta sotto l’Australia

E infatti dopo 5 minuti di nulla, con la Spagna a +12, Mills suona la carica e ben supportato da David Andersen e Baynes alza l’asticella dello scontro fisico. Ora i Boomers difendono decisamente più cattivi, e la Spagna fa fatica a ricucire le trame d’attacco. Andersen in giornata di grazia (Anche se con il minus di una brutta, e inutile, gomitata a Llull) segna da sotto e da 3, parziale di 10-0 Australia che rientra a -2 alla fine del periodo. La partita si fa molto più fisica, e molto più intensa. 40-38 Spagna.

Comincia il secondo tempo, e dopo due canestri lampo, è subito sorpasso Australia, Dellavedova in layup marca il +1. La partita si alza decisamente di tono, Rubio fa la prima cosa buona dall’inizio del match, segna e prende il 5º fallo di Bogut dopo 2 minuti e mezzo del 3º quarto.

Motum stoppa Reyes
Motum stoppa Reyes

L’uscita di Bogut costringe Lemanis a cercare tra le pieghe della sua panchina alternative per non massacrare Andersen, e la scelta cade su un fin qui poco utilizzato Brock Motum. Ora la partita si fa bellissima con le due squadre che si ribattono colpo su colpo. Gasol prima appoggia un layup di Llull, poi schiaccia un’alzata di Rubio, dall’altra parte Mills taglia in due la difesa spagnola, è 47 pari. Viene fischiato un antisportivo strano a Motum che poteva essere tranquillamente derubricato ad avvertimento, ma il fischio carica a molla l’ala di Brisbane che in un momento di esaltazione cestistica rifila due stoppate consecutive su Mirotic e Reyes. Rudy Fernandez segna da 3 e prende T per proteste. Mills s’è definitivamente sbloccato e tira da 2 e da 3. Mirotic segna ancora da 3, gli risponde Motum prima in penetrazione, poi con una tripla dall’angolo completamente fuori ritmo. Una passaggio geniale di Reyes per Mirotic in mezzo all’area porta ad un facile layup dell’ala spagnola, che chiude uno splendido terzo quarto in vantaggio di 3 punti, 67-64. Gasol ha già toccato quota 25. Uno spettacolo puro.

Patty Mills in penetrazione
Patty Mills in penetrazione

Al rientro è subito Chacho Rodriguez da 3, Spagna a +6, ma Mills non ci sta, ribadisce la tripla, segna il punto numero 25 della sua gara raggiungendo Gasol e riportando a -4 i Boomers. Mirotic si fa male (ginocchio con ginocchio), e si scatena, nuovamente, Motum, prima in appoggio facile, poi schiacciando il canestro del pareggio in faccia a Gasol. Lemanis stupito si chiede che cosa ci fosse nella borraccia di Brock. Dellavedova imita Rudy subisce fallo e prende T. Scariolo prova a mettere la Spagna a zona per alzare la pressione sugli esterni, ma viene subito punito dall’angolo da Ingles, e torna immediatamente a uomo. Rodriguez riporta avanti la Spagna, e Sergio rimette in campo uno spento Rubio. Dellavedova in penetrazione marca il +1 Boomers. Mancano 3’42” ma sembrano secoli, e l’intensità raggiunge quella di Brasile-Argentina. Scariolo si rende conto che non sono le olimpiadi di Rubio, e lo toglie. Intanto Gasol fa il 27 con un tiro in allontanamento e Baynes, udite udite, fa la stessa cosa (peraltro non un tiro proprio proprio nel suo repertorio). Si vive di sorpassi e controsorpassi.

31, stasera
31, stasera

Gasol schiaccia il +1, Mills dall’altra parte fa +1 Australia. Che partita. E niente, Scariolo evidentemente ha i suoi totem, rientra ancora Rubio. Mancano 41″, c’è un TO Australia con la Spagna a +1. Andersen subisce fallo. La palla in questi casi, dicono, è un macigno ma la mano di Andersen non trema. 2/2 e Boomers a +1. Siccome Gasol è da meno fa 2/2 anche lui e raggiunge i 31 pt e siamo ancora +1 Spagna.
Ci sono dei momenti in un incontro quando pensi che, forse, gli Dei del Basket possono ascoltare le tue preghiere.

Il semigancio di Baynes
Il semigancio di Baynes

Ecco, quando a 9” dalla fine Baynes, marcato da Gasol, fuori equilibrio e con una tecnica rivedibile, per essere eufemistici, segna in SEMIGANCIO il vantaggio Boomers beh, ti rendi conto che stai assistendo ad una partita incredibile.
Purtroppo il fattore umano è imponderabile e un fallo, molto discutibile, fischiato a Mills manda in lunetta Rodriguez con 5” da giocare. El Chacho non sbaglia e porta avanti di 1 la Spagna. Lemanis chiama TimeOut e si prospetta un finale thrilling. Però è bruttissima la rimessa dei Boomers che addirittura perdono palla e consegnano alla Spagna il Bronzo Olimpico. Finisce 89-88 una partita bellissima, canto del cigno per una generazione di campioni (Gasol, Navarro, Reyes, Calderon) che sono, probabilmente all’ultimo giro di giostra in Nazionale. L’Australia incamera la medaglia di legno per la quarta volta, trova protagonisti inaspettati (Motum, Andersen, Broekhoff) e mette grande cuore, arriva vicinissima all’obbiettivo, ma non basta.

USA D’ORO COL FATTORE K – LA SERBIA DURA UN QUARTO E POCO PIÚ

La Serbia, memore della buona partenza contro l’Australia ci prova da subito a tenere altissima la concentrazione e l’intensità in difesa. E almeno all’inizio sembra funzionare bene. Gli USA perdono subito un pallone e, addirittura, viene fischiata un’infrazione di passi (sic!) a Kevin Durant, sembra ci sia più attenzione stasera rispetto al resto del torneo.

Teodosic, poesia in movimento
Teodosic, poesia in movimento

Gli USA forti della loro superiorità fisica e tecnica sugli esterni cercano insistentemente l’1vs1 con Durant e Irving, la Serbia cerca più una manovra ragionata con circolazione e scarichi perimetrali. La differenza fisica sotto canestro si fa comunque sentire e i serbi soffrono tremendamente a rimbalzo, facilitando gli USA nella lettura di facili mismatch offensivi generati dai cambi sistematici serbi sui p’n’roll centrali giocati dagli uomini di coach K.
Al quinto è 9-9 con la Serbia che sembra rimanere in scia, si alternano giocate difensive eccellenti, da una parte DAJordan stoppa Teodosic in entrata, dall’altra parte Raduljica inchioda al tabellone Klay Tohmpson. La partita rimane bella e combattuta con botte da orbi sotto i rispettivi canestri. Gli USA vengono ancora forzati ai 24” dalla difesa serba ma che i ragazzi in stars&stripes abbiano voglia stasera viene dimostrato da un tuffo strepitoso di Cousins a recuperare una palla vagante fra le gambe di Markovic. Ancora un paio di infrazioni di passi, con gli arbitri che han fischiato piú passi in questo quarto che in tutto il torneo olimpico, probabilmente. Finisce con gli USA avanti 19-15. La partita è intensa e combattuta.

Kevin Durant
Kevin Durant

Non rientra bene la Serbia dall’intervallo e un paio di forzature, compresa una palla persa stupidamente da Bogdanovic, mandano gli States al massimo vantaggio sul 23-15. TeamUSA ha deciso, evidentemente, che era il caso di difendere e i serbi vengono asfissiati dalle lunghe braccia degli americani. Teodosic ci prova lo stesso a dipingere arcobaleni in area come suo solito e ci riesce un paio di volte anche, ma Kevin Durant è assolutamente incontenibile da parte dei balcanici e con due triple consecutive consegna il +13 ai suoi. La Serbia viene dominata a rimbalzo dove lo strapotere fisico di Jordan e Cousins può essere limitato solo (e non sempre) da Miroslav Raduljica. Ma per la Serbia non è serata, e ci si mettono anche i problemi di falli a complicare la vita a coach Djordjevic che si ritrova con Kalinic a 4 falli e Raduljica a 3 a metà del quarto, riducendo notevolmente la possibilità di rotazioni dalla panca.
Apro una parentesi molto personale, da arbitro e osservatore. Ho notato spesso in questo torneo una certo tipo di tutela da parte degli arbitri nei confronti degli USA, e una disparità, spesso evidente, di valutazione dei contatti e dell’intensità degli stessi. Non un buon arbitraggio, in generale, in tutto il torneo olimpico.

Klay Thompson dall'angolo
Klay Thompson dall’angolo

In tutto questo il conto dei rimbalzi è ormai di 26 a 12. Kevin Durant segna direttamente dalla spiaggia di Copacabana, e con Klay Thompson mortifero dall’angolo scava il solco che porta ad un imbarazzante 52-29 alla fine del primo tempo. Il parziale recita 34-14, e gli USA (almeno nelle ultime azioni) sembra abbiano anche cominciato a fare un po’ di circolazione. #Ciaone.
Nota di colore: la panchina USA che si alza in blocco un paio di volte a protestare per una presunta violazione di passi serba, la scena è quantomeno comica, e anche poco credibile.

La partita ormai sembra abbondantemente decisa. Tant’è che Djordjevic, un po’ per problemi di falli, un po’ perché forse non ci crede più neanche lui, si ripresenta in campo con Jovic e Stimac in posto 4 e 5. Scelte obbligate, per carità, ma certo che vedere il buon Stimac a duellare (si fa per dire) con DeAndre Jordan in post basso fa quasi tenerezza.

Miroslav Raduljica
Miroslav Raduljica

L’attacco serbo, alla fin fine, continua a reggersi solo ed esclusivamente su Milos Teodosic, che qualcosa prova a fare. Per 3 minuti il divario resta stabile sui 20 punti finché Klay Thompson mette un po’ di turbo nel motore USA, e con un paio di triple dall’angolo, coadiuvato da Irving, porta gli usa prima a 29, poi a 34 punti di vantaggio (79-43). La partita non ha piú nulla da dire, gli USA si divertono e cercano lo spettacolo. Djordjevic si diverte meno, e assiste impotente ad una débâcle possibile, ma probabilmente non attesa in queste dimensioni.

Coach K, all'ultima panchina
Coach K, all’ultima panchina

Il quarto periodo è garbage time più puro, negli USA coach K concede la passerella sul campo anche a chi il campo l’ha visto veramente pochino in queste olimpiadi. Entrano Derozan, Barnes e Green, e anche Sasha butta nella mischia Nedovic e Simonovic.
La partita scorre tranquilla fino all’88-47, quando gli USA staccano definitivamente la spina e concedono ai serbi di ridurre lo svantaggio fino al 96-66 finale.
Gli USA da pronostico vincono l’oro. E lo vincono in maniera più netta di quanto si sia portati a pensare vedendo anche il cammino fino alla finale. Carmelo Anthony ha trascinato (e forse limitato) la squadra nelle prime partite, ma quando la competizione è salita di tono sono saliti in cattedra Durant e Thompson, veri mattatori del quintetto USA. La Serbia si consola con un argento, sa di non essere all’altezza di TeamUSA e che l’unica possibilità è quella di giocare la partita perfetta e sperare nell’appannamento dell’avversario, stasera (come nella finale dei mondiali) non è capitato, ma sai mai. Magari, prima o poi….

E’ tutto per il basket olimpico, appuntamento a Tokio 2020!

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