Come giocherà l’Inter di Joao Mario e Gabigol

L’Inter si è mossa con estrema decisione sul mercato, firmando i contratti con Joao Mario (dallo Sporting Lisbona) e Gabriel Barbosa Almeida, meglio conosciuto come Gabigol (dal Santos). Mentre su Joao Mario ci siamo espressi a suo tempo con un articolo apposito e un video, in questa occasione proveremo a conoscere Gabigol (in attesa di dedicargli un video apposito) e, da queste indicazioni, faremo delle ipotesi tattiche e di formazione sull’Inter di questi due giovani (Joao Mario 23, Gabigol 19) calciatori che cambiano il volto della squadra.

Prima di presentare Gabriel Barbosa, però, una considerazione sui 70 milioni e spicci che sono stati spesi per i due. Ci sono delle perplessità, condite dalla considerazione che si potevano spendere per giocatori più maturi e “usato sicuro”. Le due realtà indicano anche una diversa prospettiva: la seconda vede un’Inter quasi nella necessità di vincere da subito, mentre la prima affonda le radici in un progetto di più lungo respiro, che definirei persino “più serio” e impegnato. Chi fa acquisti del genere non ha intenzione di sbaraccare dopo poco tempo, ma ha programmato a lungo termine: una garanzia per i tifosi interisti.

D’altra parte, non ne faccio mistero: sono un convinto sostenitore di una “Inter ai giovani” dal 2008 (almeno), anni in cui la squadra nerazzurra aveva scavato un buco tra sé e il resto della Serie A, del livello che c’è adesso tra la Juventus e il resto della truppa. Quella distanza, quella forza, avrebbero potuto dare all’Inter tempo e modo di far crescere una squadra di giovani, da integrare ogni anno, mettendo un argine a quelle spese che poi hanno spinto Moratti a cedere. Certo, Mancini non era l’uomo giusto e probabilmente non ci sarebbe stato né Mourinho né Triplete (chissà…), ma ci saremmo risparmiato altri 5-6, se non 7 o chissà quanti anni di infinita transizione.

Quindi, per me, che ben vengano questi e altri acquisti del genere.

GABIGOL, UN NOME APPROPRIATO

gabriel barbosa gabigol santos interNasce nella città di São Bernardo do Campo, che ha dato i natali a Ilsinho (giocatore sul quale un giorno faremo un amarcord), Deco e Thiago Motta: il DNA è quindi di buon livello. Da giovanissimo si trasferisce a Santos, una cinquantina di chilometri più a sud, perché Zito (oltre 700 partite nel Santos, grande visione dei giovani e “allenatore in campo” quando calcava i terreni di gioco) crede in lui e decide che deve fare il grande salto.

Nei successivi 8 anni si guadagna, per indiscussi meriti “alla carriera”, il nomignolo di Gabigol: circa 600 gol in 8 anni, 2 a partita. Numeri da prendere con i guanti e le pinzette: non sarebbe la prima volta che in Brasile moltiplicano numeri, gol, pani e pesci. A soli 16 anni, quindi, si merita il debutto in prima squadra, partita contro il Flamengo: era il 26 maggio 2013, il giorno prima dell’ufficializzazione del passaggio di Neymar al Barcellona. Un passaggio di consegne vero e proprio.

La partenza di Neymar gli lascia molto spazio che lui sfrutta bene, dovendosi sacrificare un po’ (anche in panchina) con l’arrivo in prestito di Robinho (che nel Santos aveva cominciato): 55 gol in 140 partite dalla partenza di Neymar in poi. Niente male per un ragazzino. Entra nel cuore dei tifosi e nella storia del club con il gol numero 12.000 nella storia del Santos, in una partita vinta 5-1 contro il Botafogo.

Da due anni (almeno) è sotto i radar di tanti club europei, con in testa Arsenal e il Manchester United di Mourinho, ma anche Juventus e Atletico Madrid. A 19 anni, maggio di quest’anno, ha esordito nella nazionale maggiore (gol all’esordio).

CARATTERISTICHE TECNICHE

gabriel barbosa gabigol santos interLo hanno paragonato molto all’altra stella (più brillante) del Santos, definendolo “il nuovo Neymar”: abitudine oscena del calcio moderno che etichetta facilmente i giovani calciatori, condannandoli spesso a sopportare pressioni e paragoni non proprio azzeccati.

Perché Gabriel Barbosa non è un giocatore “alla Neymar”.

Mancino ma con straordinaria propensione all’uso del destro, ottima tecnica e velocità (pur non essendo velocissimo), ha una buona esplosività soprattutto sul primo passo, che gli consente di mostrare la sua grande capacità nel dribbling; il tiro potente e molto preciso ne fanno anche un buon cecchino, ma la qualità del sinistro gli consente di rendersi utile: sono più di 25 gli assist negli ultimi due anni.

Il baricentro basso gli consente di resistere alle pressioni dei difensori, pur non essendo roccioso e fisicamente ancora da maturare e migliorare: non si “impone” fisicamente ma riesce a compensare.

gabriel barbosa gabigol santos interCaratteristiche che gli consentono di svariare su tutto il fronte dell’attacco, da destra a sinistra al centro, pur privilegiando (per adesso) la fascia destra. Ma la sensazione (personale) che ho è di un giocatore che poco alla volta dovrà, per inclinazione, tendenza, necessità o semplice estrinsecare delle sue potenzialità, disciplinarsi e spostare il focus del suo raggio d’azione al centro, sia come unico attaccante che come seconda punta in grado di staccarsi indietro (cosa che non fa molto se non proprio necessario) e trovare lo spazio tra le linee. D’altra parte il suo giocare sugli esterni è spesso stata una necessità per i compagni di squadra: tra attaccanti intoccabili (vedi Neymar all’Olimpiadi) o giocatori monodimensionali (vedi Ricardo Oliveira, ex Milan), lui è sempre stato quello più pronto e più propenso a modulare il suo gioco in funzione dei suoi compagni.

GABIGOL E JOAO MARIO: FORMAZIONE E TATTICA DELL’INTER

abola joao mario interComprensibile che Mancini non amasse l’idea di allenare un giocatore come Gabigol, figuriamoci Joao Mario: c’è da perderci tempo, lavorarci in maniera costante e convinta, da scommetterci senza se né ma, provando sin da subito ad alzare l’asticella e responsabilizzarli, soprattutto dal punto di vista tattico: nello schema “caos e improvvisazione” dell’ultimo anno e mezzo nerazzurro sarebbero probabilmente annegati.

Con Frank De Boer, invece, hanno più chance di giocare da subito e crescere: i giovani non lo hanno mai imbarazzato né spaventato (per fare tre esempi: Eriksen titolare a 18, Blind e Klaasen a 20).

Al momento, però, l’Inter si trova con 5 attaccanti, se consideriamo il 4-3-3 come modulo di approdo. Se all’Inter saranno trasferite le caratteristiche delle squadre di De Boer, i due esterni (a prescindere dal modulo) dovranno giocare molto larghi, e questo è nelle corde di Candreva, Perisic e Gabigol. Al centro, la punta deve garantire una certa mobilità e un buon movimento: Icardi è quello che farà più fatica (segnerà, ce l’ha nel sangue: faticherà come movimenti), mentre Eder e lo stesso Gabigol potrebbero essere pronti per raccogliere la sfida.

Fatta su Twitter come battuta sul momento, non è da scartare l’ipotesi di vedere Icardi partire all’ultimo: tra le necessità tattiche e di bilancio è il “pezzo” giusto che sistema tante cose (a meno che i cinesi non abbiano licenza di investire…). Ci sarebbe anche la possibilità, per me una sciocchezza sesquipedale, di Perisic sul mercato: lui, Icardi e Brozovic sono gli unici che hanno davvero mercato. Per il calciatore croato, la partenza sembra ormai questione di ore: nelle prossime 48 si chiude (Arsenal o Chelsea?).

Sugli esterni, però, potrebbe anche giocare Joao Mario, pur essendo un adattato: è, come abbiamo visto, più portato per giocare da interno o in un centrocampo a due, dà il meglio di sé nel vivo dell’azione.

gabriel barbosa gabigol santos inter 4La soluzione potrebbe arrivare dal 4-2-3-1, con Candreva e Perisic sugli esterni, Banega trequartista (o Joao Mario), in mezzo Kondogbia (o Medel) e Joao Mario (o Banega): una soluzione super-offensiva all’apparenza, ma con due esterni che sono in grado di fare bene le due fasi (sia Candreva che Perisic hanno fatto gli esterni di un 3-5-2 o assimilati) e un trequartista che in realtà è un centrocampista, si tratta di un modulo abbordabile alla lunga e con molti margini di crescita.

In questo caso, la difesa dovrebbe giocare decisamente più alta (quindi è indispensabile Murillo) e sulla sinistra mancherebbe sempre quel terzino in grado di spedire Nagatomo nel dimenticatoio (e Santon non lo è): se Ansaldi tiene, magari si proverà lui, che lo ha fatto altre volte, o D’Ambrosio.

Ecco le due ipotesi (con le alternative in campo più sfumate), con una considerazione di fondo: ogni partita sarà essenziale e il primo dei 5 attaccanti che riesce a imporsi diventerà centrale nel gioco dell’Inter, essendo De Boer un allenatore nuovo e senza pregiudizi di sorta.

La prima ipotesi è quella che vede il 4-3-3 con Banega da regista, con a lato Kondogbia e Joao Mario. Sugli esterni due posti per quattro (Perisic, Candreva, Gabigol e Eder), mentre davanti un posto per 3 (Icardi, Eder, Gabigol).

Inter Joao Mario Gabigol tattica e formazione

La seconda è col 4-2-3-1. Anche qui preferiamo Joao Mario più avanzato di Banega, anche se non è da scartare (anzi) l’ipotesi di Gabigol o Candreva centrali, con ballottaggio a due tra Banega e Joao Mario per un posto accanto a Kondogbia o Medel. Il portoghese, ricordiamolo, può giocare anche sugli esterni.

Inter Joao Mario Gabigol tattica e formazione

Vista la situazione dettata dal Fair Play Finanziario e le regole (ridicole: ne parleremo a parte) imposte, l’idea di due formazioni ben distinte tra campionato e coppa è probabile.

Affascinante, ma non credo molto percorribile, una difesa a 3 (Miranda, Medel e Murillo) con un centrocampo a 5 (Perisic, Joao Mario, Banega, Kondogbia, Candreva) e un attacco a due (Icardi e uno tra Eder e Gabriel Barbosa). La mia formazione preferita vede, prevedendo la cessione di Icardi, puntare dritto su Gabigol o Eder in mezzo, acquistando un buon centravanti di riserva e puntellando la difesa con un terzino titolare e un centrale dietro a Miranda e Murillo nelle gerarchie, salutando definitivamente Nagatomo e Ranocchia.

Sarà una bella sfida per Frank De Boer che però dovrà trovare sin da subito quadratura e uomini in grado di non far perdere troppo terreno: Joao Mario e Gabigol potranno inserirsi con calma, con il portoghese che, tra i due, sembra quello più pronto per una maglia da titolare.

D’altra parte, i tifosi per sognare hanno tempo, ma non troppo: e San Siro non è mai molto morbido né paziente.

 

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