Il punto esclamativo su 10 anni di Calciopoli

Il Tar del Lazio ha pubblicato le motivazioni della sentenza con cui ha rigettato le istanze della Juventus, che chiedeva un maxi risarcimento per il danno subito in seguito alla revoca dello scudetto 2006. Dieci anni e, sinceramente, non se ne può più.

DIECI ANNI DI CALCIOPOLI

2006-2016, sì, sono sono passati dieci anni dal più importante e decisivo processo nella storia del calcio italiano. 3652 giorni fa George W. Bush era Presidente degli Stati Uniti, Amy Winehouse doveva ancora pubblicare il suo secondo e ultimo album, Lionel Messi aveva appena compiuto 19 anni, e Grillo era ancora solo un comico. Eppure in questi due lustri non solo gli animi non si sono calmati ma, se possibile, è perfino peggiorata notevolmente l’acredine fra le due tifoserie rivali che hanno catalizzato le reazioni e gli umori in questi dieci anni; tifoserie che sono ormai considerate superficialmente le uniche protagoniste della vicenda, con le relative squadre.

CalciopoliInter e Juventus, infatti, negli anni sono gradualmente diventate le interpreti principali della vicenda, malgrado la prima non abbia avuto nulla a che fare con i crimini giudicati e relative condanne, e la seconda sia stata certamente la più invischiata ma con il coinvolgimento tutt’altro che marginale di Milan, Lazio, Fiorentina e altre squadre; anzi, proprio Moggi ha più volte ribadito, sia nel 2006 che quest’anno, di aver agito per contrastare il potere politico di Galliani, a capo della lega in quegli anni secondo la consolidata prassi del conflitto di interessi, tanto caro al suo datore di lavoro.

Ormai è troppo tardi per cercare una sorta di pace o almeno un armistizio, le posizioni sono andate via via peggiorando aiutate dal tam tam mediatico di chi vuole solo lucrare sulla vicenda (per ottenere clic, consensi, sponsor, o semplicemente ‘amicizia’ da chi conta); e non parliamo solo delle tante tv locali, di siti dedicati o piccoli ‘giornali di partito’, ma anche di alcuni grossi media con eco internazionale. Basta scorrere la lista dei nomi di giornalisti coinvolti nell’inchiesta del 2006, per accorgersi che molti di loro sono ancora attivi, e commentano senza problemi e senza vergogna le vicende di allora, in cui loro stessi erano coinvolti. D’altra parte, ci sono quotidiani che ospitano editoriali sportivi di Luciano Moggi, quindi non c’è da sorprendersi ma solo da indignarsi.

Calciopoli

Niente di nuovo, naturalmente, fa tutto parte della manipolazione mediatica di cui abbiamo già scritto qui e qui, e che fa notoriamente parte della nostra società da secoli (il termine “Quarto Potere” è del 1787).

Eppure, un minimo di chiarezza bisogna farlo, almeno su qualche ‘mito’ creato ad arte ed appositamente ingigantito negli anni, con l’aiuto del suddetto Quarto Potere, nonché dei nuovi media popolari e populisti, i social: quello dell’Inter coinvolta “come la Juve”, con “le telefonate di Facchetti” e la prescrizione che avrebbe salvato i nerazzurri addirittura dalla retrocessione.

E allora andiamo a vedere, queste intercettazioni gravissime di cui parla Palazzi nella relazione (‘relazione’, non ‘requisitoria’, che non avrebbe avuto neanche il diritto di esistere) che ha dato linfa ai tifosi bianconeri negli ultimi anni. Qui ci sono due link, di tgcom e gazzetta, ma chiunque può cercare su google e trovarne altri simili.

Evitiamo di dilungarci su telefonate riguardanti biglietti e tessere richieste per vedere le partite, prassi comune oggi come allora, e infatti subito considerate irrilevanti sia in prima istanza che successivamente, nel 2010, in quanto “non si configuravano come penalmente rilevanti e in ogni caso la trascrizione e il deposito agli atti delle telefonate di Facchetti dimostra che non vi è stata alcuna intenzione di tenere fuori dall’inchiesta la società nerazzurra“.

Quello che invece conta è che nelle poche telefonate riportate (ricordiamo che all’epoca era possibile, e perfino incentivata, la comunicazione fra i rappresentanti delle squadre e i vertici arbitrali; naturalmente tramite mezzi di comunicazione regolarmente registrati, non con schede svizzere anonime…), risulti evidente che Facchetti rimane prevalentemente soggetto passivo, in ascolto delle parole di Bergamo e Pairetto, intervenendo poco e spesso a monosillabi, esprimendosi con parole effettivamente sconvenienti solo nei confronti dell’arbitro Bertini.

Come noto, però, una delle prime regole per poter giudicare o anche solo ‘assimilare’ una situazione, è l’obiettività nel riportare il contesto e la prospettiva da cui si osserva la vicenda.

Calciopoli

Analizziamo dunque la situazione all’epoca della telefonata tra Facchetti e Bergamo. Per comprovare il rapporto poco felice fra gli arbitri e l’Inter non serve andare fino alla fine degli anni 90 e al “rigore su Ronaldo” del 98, citato volutamente dagli stessi tifosi bianconeri perché così facendo circoscrivono gli innumerevoli favori di quell’anno a un solo episodio.
Senza andare troppo in la nel tempo, dunque, e senza allargare il campo ad altri protagonisti, limitiamoci ai due argomenti chiave di quelle conversazioni: l’arbitro Bertini e l’Inter. Più volte i dirigenti nerazzurri si erano lamentati dell’operato dell’arbitro toscano (stessa regione di Ceccarini, di Braschi, di Rocchi…dev’esserci qualcosa nell’aria) con forti lamentele e proteste culminate in un Perugia-Inter del gennaio 2003, con l’Inter in testa al campionato che si giocava il titolo ufficioso di Campione d’inverno. Un inizio di partita equilibrato, prima che Bertini decidesse di rendersi protagonista assoluto già al decimo minuto, fischiando un rigore inesistente contro i nerazzurri, per fallo di mano di Cordoba (cioè uno dei pochissimi giocatori che interveniva costantemente con le braccia unite dietro la schiena, proprio per evitare interpretazioni errate da parte dell’arbitro; illuso…) e poi convalidando l’incredibile 2-0 con gol di mano di Vryzas al 33′ del primo tempo, di fatto chiudendo la partita.
https://www.youtube.com/watch?v=pWA0b9DnKYQ

Calciopoli

Ecco, è in questo contesto che Facchetti esprime perplessità e fastidio nei confronti dell’arbitro, tra l’altro menzionato da Bergamo e non da lui (così come accade per il nome di Collina, anch’esso citato dal designatore e non dal presidente dell’Inter, come avevano provato a mistificare inizialmente tifosi juventini e cospiratori vari).
Le differenze con telefonate di altri dirigenti, che suggerivano e organizzavano in prima persona, sono evidenti. Se errore c’è stato, da parte di Facchetti, è stato quello di cadere ingenuamente nel tranello architettato dalla cupola: per fare un esempio crudo, ispirato a un noto film, è come se un insegnante abusasse di un’ adolescente, e lei si lamentasse non solo dell’impunità del professore, ma di ritrovarselo nuovamente nella propria classe l’anno successivo.

Sembra palese, quindi, che equiparare le ‘colpe’ della studentessa ai crimini dell’insegnante stupratore, pur facendo le dovute proporzioni con la situazione proposta nel film, equivale a non vedere differenze fra il comportamento di Facchetti in poche conversazioni, e le attività criminali di Don Lugiano, certificate nel tempo.

E questo è un atteggiamento che hanno avuto non solo i tifosi bianconeri, ma perfino qualche illustre giornalista, come evidenziato già nel 2012 dai ragazzi di bausciacafè.

LE INTERCETTAZIONI “DIMENTICATE”

Per comprendere fino a che punto si spingesse questo atteggiamento contro Facchetti, riproponiamo uno degli aspetti meno citati (e più volutamente dimenticati) di Calciopoli, ovvero l’intercettazione tra Paolo Bergamo e Maria Grazia Fazi.

Fazi: “Per stasera hai organizzato tutto?”
Bergamo: “Ma penso di sì, non l’ho nemmeno sentito per l’organizzazione..cioe ho chiamato solo un…”
Fazi: “Ma chi chiami? Solo lui?”
Bergamo: “Si si si”
Fazi: “Paolo, molto silenzioso, fai parlare lui”
Bergamo: “Beh sì, non mi posso mica mettermi a sbottonarmi troppo”
Fazi: “Più silenzioso che tu puoi…ti riesce cosi bene parlare…fai parlare lui…tu ascolta…rispondi solo quello che ti dice…però rispondi, come ti posso dire, entrando dentro l’argomento ma dalla sua parte… quello che è in difficoltà?hai capito?mettigliela sotto questo aspetto?la grande fatica, la grande difficoltà che fai”
Bergamo: “Ma gli si può mettere anche qualche stupidata che ha fatto Mancini, eh….perché gli ci voglio far entrare un po’ il discorso di Matteo (Trefoloni, ndr) eh”
Fazi: “Alla fine eh…ti ci riportera’ lui…alla fine della serata”
Bergamo: “Ma tanto ci si arriva poi, figurati se non si parla di arbitri…gli devo dire quella per dirgli: sai, come fa Mancini a mettersi contro con un internazionale come lui…”
Fazi: “Non fare che sia l’argomento della serata però…non è questo”
Bergamo: “Noooo”
Fazi: “Hai capito…”
Bergamo: “Sì,sììììì”
Fazi: “L’argomento principale deve essere quello della fatica che tu fai minuto per minuto, il disagio, la fatica, il lavoro…sempre quelle cose li…per stare con tutti…non quello che dicono…che tu stai soltanto con Juve e Milan…e adesso il Milan è pure incazzato con te, perché loro sono sullo stesso piano ma quando deve raccogliere non raccoglie mai?questa è l’ultima di questa mattina….capito?”
Bergamo “Scusa, ho perso il filo…”
Fazi: “Dunque…devi essere dalla parte di tutti…io ti ho detto…non solo dalla parte di Juve e Milan…visto che adesso il Milan è incazzato perché sta sempre sullo stesso piano della Juve, ma quando deve incassare non incassa mai…hai capito?”
Bergamo: “…quando deve incassare non incassa…cioè…se c’è…quando…cioè, se c’è una cosa che non gli va…non lo accetta…insomma, questo”
Fazi: “Noooo…se c’è qualcosa che deve prendere a lui non gli tocca mai quando c’è la Juve”
Bergamo: “Aaah, ho capito ho capito”
Fazi: “Che rimanga tra noi…hai capito?”
Bergamo: “Sì, ma con loro non incassa mai nessuno…con loro, con Torino, non incassa mai niente nessuno…è questa poi la logica del discorso”
Fazi: “Sì, ma adesso però si cominciano a rompere i coglioni tutti…tu però eri quello che poteva un attimo bilanciare questa situazione…non proprio con tutti…con qualcuno…o con tutti a dare ognuno il suo…non ci stai riuscendo nemmeno te…per quale motivo? Hai capito…questa è di stamattina. Quindi per lo stesso motivo che ti dico all’altra fonte…stai attento quello che gli dici…hai capito…quindi non è che gli altri non incassano…e che è umanamente impossibile fare tutto da soli avendo tutti contro. E da qui le eventuali discussioni?quel chiacchiericcio che sta uscendo fuori che non è piu’ un chiacchiericcio, ma è una cosa messa ad arte per quello che conta perchè c’hai davanti non Einstein… però…però
Bergamo: “Sì, ma sai le cose hanno preso una piega cheee…”
Fazi: “Infatti”
Bergamo: “Hai capito…”
Fazi: “Ha una cosa anche lui, infatti?ha un suo valore molto molto importante…quindi lascia perdere Mancini…che cazzo te ne frega…sì, fagliela la battuta…per carita di dio, spiegagli che cosi non si fa, che ci rimettono, tutto quello che vuoi. Ma non fare che sia l’argomento della serata…se solo ben capisci e studiati però, ti ho detto… essendo meno irruento. Però…se diventa questo l’argomento, cambia, se o dai adito a quello che loro hanno risaputo…loro fonte inter….hai capito? Ecco quindi, mi raccomando…quindi ogni volta che parli di’: è giusto questo? Dentro di te, senz’altro, sarà giusto, ma ponderalo, non lo dire di getto, a te non ti riescono bene le cose dette di getto”
Bergamo: “anche perchè poi lui non è, non è un gran…”
Fazi: “Bravo…capito”
Bergamo: “Lui non è un grande intelligente…”
Fazi: “Quindi, hai capito…quindi devi essere non immediato, ma incisivo, la frase a effetto lui non la capisce…devi girare intorno all’ argomento e poi ci devi entrare, con calma. Lo deve capire bene poi, perchè da quella parte li’ pensano questo, hai capito?”

Altro argomento per comprendere il quadro di Calciopoli è l’intercettazione tra Luciano Moggi e Antonello Valentini, allora capoufficio stampa della FIGC. Non ne riportiamo il testo perché è piuttosto lunga: ma il concetto di “sistema” emerge in maniera inequivocabile.

LE SCONFITTE IN TRIBUNALE

Moggi e la Juve si sono resi protagonisti di un lunghissimo elenco di sconfitte in tribunale, in questi dieci anni*, ma anche nell’unico caso dove questo non è avvenuto in prima istanza (la Procura ha comunque presentato appello lo scorso Dicembre), quello riguardante la diffamazione nei confronti di Facchetti, il giudice ha tenuto a precisare che il comportamento e le telefonate di Facchetti non sono assolutamente paragonabili ed equiparabili a quanto fatto da Moggi.

Eppure, il mantra dei tifosi bianconeri, alimentato ad arte da media compiacenti, complici, o semplicemente sciacalli e provocatori, è sempre quello: “facevate le stesse cose”. Come se migliaia di telefonate atte a indurre pressioni inequivocabili fossero uguali a tre o quattro dove si cade nel tranello del nemico. Come se anonime schede e telefonini stranieri (31 in tutto, 21 dei quali svizzeri, 9 del Liechtenstein e uno sloveno) procurati, utilizzati o consegnati ai designatori Pairetto e Bergamo e agli arbitri e assistenti ‘amici’ De Santis, Racalbuto, Paparesta, Pieri, Cassarà, Dattilo, Bertini, Gabriele, Ambrosino fossero equiparabili all’unico numero telefonico personale utilizzato da Facchetti per comunicazioni con i vertici che, ricordiamo ancora una volta, ai tempi erano possibili ed effettuate da tutte le squadre.

E invece no, il lavaggio del cervello continuo, imperterrito e sempre prospero (‘ripetere una menzogna ad libitum, finché e affinché diventi verità’) ha funzionato anche stavolta, aiutato da operazioni parallele non meno subdole, come la cosiddetta passaportopoli, ormai comunemente ed erroneamente associata solo all’Inter.

calciopoliAnche non volendo considerare le parole totalmente discolpanti di Baldini nei confronti di Oriali, infatti (“Lele non ne sapeva niente, sono io che gli ho presentato l’intermediario responsabile dei passaporti“) ricordiamo che nella vicenda furono coinvolte sette società (Inter, Lazio, Roma, Milan, Udinese, Vicenza, Sampdoria), quindici giocatori (Recoba, Veron, Fabio Junior, Bartelt, Dida, Warley, Jorginho, Alberto, Da Silva, Jeda, Dedè, Job, Mekongo, Ondoa, Francis Zé) e quindici dirigenti (Oriali, Ghelfi, Baldini, Cragnotti, Governato, Pulici, Pozzo, Marcatti, Marino, Sagramola, Briaschi, Salvarezza, Mantovani, Arnuzzo, Ronca). Avete letto bene, un lungo elenco dove l’Inter è presente solo con UN giocatore e UN dirigente, successivamente scagionato da un altro dirigente coinvolto.

Senza dimenticare che, particolare spesso trascurato volutamente, per quella vicenda l’Inter, come altre squadre, ha patteggiato e accettato le decisioni degli organi giudicanti, pagando con un’ammenda societaria e la squalifica di giocatore e dirigente.
Eppure, come per il caso delle intercettazioni di Facchetti, anche qui la versione più comunemente nota è quella mistificata “passaportopoli=inter”.
E a corroborare la valanga di menzogne, in cui ognuna alimenta le altre unendosi ad esse, facendo aumentare le dimensioni della suddetta valanga, si aggiunge la cosiddetta ‘relazione di Palazzi’. Non una regolare requisitoria, ribadiamo, ma una semplice relazione che non aveva nessun presupposto per esistere, considerando che non c’erano processi in atto, non c’era un dibattimento accusa/difesa, non c’erano giudici, non c’erano condanne, non c’era niente. Quello che scrive Palazzi nella sua relazione, che sia stata pilotata o meno come alcuni suggeriscono, è in sostanza completamente irrilevante e inutile ai fini legali fin dall’inizio, come lui stesso scrive nella relazione “L’apertura di tale procedimento si colloca, infatti, temporalmente in un momentosuccessivo a quello in cui risulta essere maturato il termine di prescrizione”. L’unico scopo di tale atto, evidentemente, non può che essere quello di influenzare l’opinione pubblica e tentare di distorcere il significato di calciopoli e delle relative condanne (molto blande rispetto alle richieste iniziali).

Un tentativo di manipolazione perfettamente riuscito, se ancora oggi, dopo dieci anni, qualcuno ha ancora l’arroganza, l’ignoranza e la sfacciataggine di sostenere che l’Inter non è stata condannata solo perchè prescritta, per un crimine che non è mai stato dimostrato e che non ha mai commesso (fermo restando che basterebbe il buon senso, per capire che una squadra non può aver architettato a proprio danno le continue sconfitte di quegli anni).

LA LISTA DELLE ISTANZE PERSE DA JUVENTUS E MOGGI

(Troverete questa lista un po’ ovunque, ma il credito per la sua elaborazioen va riconosciuto all’instancabile lavoro di http://www.bausciacafe.com/)

*01 – 14 luglio 2006, primo grado di Calciopoli
02 – 25 luglio 2006, secondo grado di Calciopoli
03 – 27 ottobre 2006, arbitrato CONI su Calciopoli
04 – 18 giugno 2008, patteggiamento su schede sim svizzere
05 – 16 giugno 2011, radiazione di Moggi e Giraudo
06 – 9 luglio 2011, Calciopoli (II° grado), conferma della radiazione di Moggi e Giraudo
07 – 18 luglio 2011, respinto in Figc l’esposto contro lo scudetto 2006 assegnato all’Inter
08 – 19 marzo 2008, TAR del Lazio, respinto il ricorso di Moggi contro la squalifica in ambito sportivo
09 – 22 maggio 2008, TAR del Lazio, respinto il ricorso di due associazioni di tifosi contro l’assegnazione dello scudetto 2006 all’Inter
10 – 8 gennaio 2009, Caso GEA, Moggi condannato per violenza privata
11 – 14 dicembre 2009. Calciopoli (rito abbreviato), condannato Giraudo per frode sportiva e associazione a delinquere
12 – 8 febbraio 2011, TAR del Lazio respinge il ricorso presentato da Giùlemanidallajuve, condannata a pagare risarcimenti a Federcalcio, CONI e Inter
13 – 25 marzo 2011, caso GEA (II° grado), confermata la condanna a Moggi per violenza privata
14 – 8 novembre 2011, sentenza penale di Napoli: Moggi condannato a 5 anni e 4 mesi per associazione a delinquere
15 – 9 novembre 2011, rigetto dell’esposto da parte dell’UEFA
16 – 11 novembre 2011, Moggi condannato per minacce nei confronti di Baldini
17 – 17 novembre 2011, dichiarazione di non competenza del TNAS
18 – 4 aprile 2012, conferma della radiazione di Moggi e Giraudo
19 – 12 aprile 2012, il Tribunale della UE respinge il ricorso presentato da Giùlemanidallajuve
20 – 26 giugno 2012, Tribunale di Milano, rigetto della querela di Moggi a Carlo Petrini
21 – 30 giugno 2012, la Corte dei Conti respinge il ricorso Juventus decretando la FIGC non responsabile di danno erariale per essersi dichiarata non competente a decidere nel 2006
22 – 3 agosto 2012, il Tar del Lazio respinge il ricorso di Moggi contro la Radiazione
23 – 12 settembre 2012, il Consiglio di Stato respinge il ricorso di Moggi contro la Radiazione
24 – 17 ottobre 2012, la Corte dei Conti condanna 14 ex tesserati AIA a risarcire la FIGC per danno d’immagine
25 – 5 dicembre 2012, il Tribunale di Napoli condanna in appello a 1 anno e 8 mesi Antonio Giraudo per associazione a delinquere e frode sportiva. Cade solo il ruolo di promotore
26 – 7 agosto 2013, la Cassazione giudica inammissibile il ricorso di Moggi contro la radiazione
27 – 17 dicembre 2013, appello calciopoli, 2 anni e 4 mesi a Luciano Moggi
28 – 10 giugno 2014, la Cassazione conferma sequestro di 12 milioni a Giraudo per il danno da retrocessione al Brescia finito in serie B

Forse qualcosa manca ma, dulcis in fundo, il 18/07/2016 Tar del Lazio ha detto no al ricorso della Juventus che chiedeva un maxi risarcimento del danno subito a seguito della revoca dello scudetto 2006, con conseguente retrocessione. Pubblicate oggi le motivazioni, “il Tar non può pronunciarsi se lo ha già fatto il collegio arbitrale”. Ricorso respinto.

L’ennesima tappa fallita di un processo di cui, sinceramente, non se ne può più ed è diventato più che stucchevole. Come dice Sebastiano Vernazza su Twitter, la vera farsa è stata provare a riscrivere la storia ad uso e consumo del tifo più facinoroso:

E si rimane ancora in attesa di una FIGC che, invece di subire, prenda l’iniziativa. Anche perché c’è ancora posto per un’ultima sconfitta, quella della terza stella.

Calciopoli

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