Lo spettacolo del derby di Manchester

Guardiola vince la battaglia, ma la guerra è lunga e la squadra di Mourinho ha mostrato quel carattere perso da quando è andato via Alex Ferguson. Il City vince contro lo United nel derby di Manchester: una sfida tra titani in campo e in panchina, ma che sinceramente ci si aspettava diversa, più tattica. E invece di tattico (nel senso di “maggiore attenzione”)si è visto relativamente poco, se non nel primo tempo una migliore organizzazione del pressing per la squadra di Guardiola, che addirittura nel finale fa due cambi che probabilmente non aveva mai fatto in vita sua.

Ibrahimovic guardiola mourinhoI due allenatori un tempo erano amici quando Guardiola giocava nel Barca e lui era assistente. Ma il tempo è passato e la rivalità si è accesa pian piano, fino ad esplodere definitivamente nel 2010, anno del Triplete, per poi trovare alimento negli anni madridisti di Mou. I due sono gli allenatori che hanno cambiato il volto del calcio moderno, anche se le interpretazioni sulla carta sono sostanzialmente diverse: sarebbero due filosofie a confronto, ma in campo si vede tutt’altra cosa. Sono entrambi arrivati da poco ed è palese.

A Guardiola manca Aguero, ma non cambia la formazione: 4-3-3 con in mezzo il solo, mostruoso e col doto dell’ubiquità, Fernandinho affiancato da David Silva e De Bruyne, mentre davanti Iheanacho gioca al posto di Aguero.

José Mourinho sbaglia formazione, rinunciando a Mata, Martial e Rushford per mettere in campo Mkhitaryan, Rooney e Lingard, in quello che sembra essere proprio un 4-2-3-1 con Fellaini e Pogba in mezzo. Forse la volontà era di un match più fisico, con distanze più corte e meno voragini a metà campo: ma la squadra ha risposto negativamente e tutti i 3 dietro Ibrahimovic hanno deluso.

LA PARTITA

 

L'azione del gol di De Bruyne
L’azione del gol di De Bruyne

Il City parte meglio, mostra più organizzazione soprattutto nella fase di pressing e di possesso palla, mentre lo United ha ancora distanze vangaaliane tra i reparti e soffre. Nessuna delle due squadre, però, riesce a essere vicina davvero alle idee del suo allenatore.

Il gol arriva al 15esimo e arriva nella maniera meno “guardiolesca” e meno “mourinhesca” possibile: lancio lungo di Kolarov deviato da Iheanacho e che sembra finire agevolmente dalle parti di Daley Blind, che però esita e si fa beffare da un De Bruyne che ci mette quel qualcosa in più per spirito di vendetta nei confronti di Mourinho, le cui perplessità estive su Blind si rivelano corrette.

L’errore dell’olandese è sintomatico: lo United è meno concentrato, sbaglia tanto anche quando c’è da fare appoggi facili e anche se a farli è uno come Ibrahimovic che ne sbaglia più oggi di quanti non ne sbaglia solitamente in un intero campionato. Il City ha così vita facile, soprattutto perché De Bruyne e Silva sono un inno al moto perpetuo… ma sempre meno di Fernandinho, che per tutta la partita dominerà in mezzo al campo senza che né Fellaini né Pogba possano dir nulla. Entrambi piuttosto anonimi, ma è soprattutto il francese ad essere in versione Pog-bah, annientato e sovrastato dalla rapidità e dal pressing avversario. Probabilmente Fellaini è il peggior compagno possibile, che lo costringe a stare sempre più indietro (un po’ come succede con la nazionale francese).

daley-blindIbrahimovic soffre, soprattutto perché in mezzo Stones e Otamendi fanno un lavoro egregio e Rooney fa di tutto per sparire dalla scena e non buttarsi nella mischia: quello che fino a poco tempo fa era il profilo ideale per José oggi ne diventa l’equivoco più grande. Anche Valencia schierato terzino destro è in continuo affanno: abbandonato a sé stesso, il City ha deciso scientificamente di piazzare Nolito largo per condizionarne il match, riuscendovi.

Il secondo gol è frutto di un’altra clamorosa svista di tutta la difesa dei Red Devils, che lasciano solo prima De Bruyne che tira e colpisce il palo, poi Iheanacho che raccoglie il pallone di ritorno dal legno e realizza il più facile dei gol. Clamorosamente sbagliati i movimenti di Lingard e la mancata uscita di Blind che tiene in gioco Iheanacho.

claudio-bravoLo United è frastornato e il City in quel momento ha il pieno controllo della partita. Ma ci pensa Claudio Bravo a rivitalizzare il match: un calcio piazzato lungo e lento dello United diventa saponetta per il portiere preferito a Hart (chissà se Guardiola s’è pentito…), si scontra con Stones, la palla finisce sui piedi di un Ibrahimovic fin lì pallido e inefficace: il colpo è da campione e finisce in rete.

Il primo tempo finisce con il City meritatamente in vantaggio anche se in porta tira sostanzialmente solo due volte: prestazioni monstre per Kevin De Bruyne e dei due centrali di difesa. Per Mourinho, invece, tanti errori individuali, tattici e soprattutto un centrocampo incapace di fare filtro, sempre in inferiorità numerica e con una difesa sempre troppo larga.

SECONDO TEMPO

Il secondo tempo vede José ammettere i suoi errori: Herrera per Mkhitaryan, Rashford per Lingard.

Rashford si piazza sulla sinistra e già dai primi secondi avverte Sagna di quello che sarà il suo secondo tempo: un incubo. Il cross per Ibrahimovic è buono, ma deviato alto (l’arbitro non concede angolo). Ma è tutto il pressing dello United che cambia: più alto, con tempi e spaziature migliori. Il City va in affanno e non riesce più a giocare come nel primo tempo, con un gran possesso palla che ha abbattuto lo United.

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Claudio Bravo ne combina un’altra, perdendo il controllo del pallone e stendendo Rooney con un intervento durissimo che Clattenburg (e figurati) non vede: abbastanza chiaro il rosso e il rigore, anche per i cronisti inglesi.

downloadGuardiola prova a correre ai ripari, facendo entrare Fernando per Iheanacho, un mediano per una punta, svincolando De Bruyne da compiti difensivi. Ti aspetti che si aggiustino le distanze, e invece diventa una partita all’arma bianca, in cui salta tutto, spaziature, distanze, dettami e dettagli tattici. Ne guadagna lo spettacolo, ma i due in panchina non saranno d’accordo.

A gratificarne sono soprattutto Sané e Silva per il City, Rashford e Rooney per lo United: ma è Fernandinho che a metà campo raccoglie di tutto, fa ripartire l’azione, contrasta, ferma, lancia. Il centrocampista definitivo.

Negli ultimi 15 minuti, però, lo United perde totalmente ogni filtro e ogni azione del City diventa pericolosa: in questo contesto emerge Bailly, scommessa che Mou probabilmente vincerà, che ne salva quantità industriali; mentre Pogba annega definitivamente. Il City fa più tiri in 10 minuti che in tutto il resto della partita, colpendo un palo ancora con De Bruyne in contropiede.

Lo United segnerebbe anche, ma il tiro di Rashford è deviato da un Ibrahimovic chiaramente in fuorigioco.

Mou decide di giocarsela fino alla fine: dentro Martial per un terzino, Shaw. In campo contemporaneamente Ibrahimovic, Rashford, Rooney, Martial, Fellaini e Valencia… impossibile chiedere maggiore copertura. Nell’altra panchina, invece, lo spirito di Mazzarri si impossessa di Guardiola che, oltre al già citato Fernando per Iheanacho, propone uno Zabaleta per un esausto De Bruyne. Vado a memoria, e quindi potrei sbagliare, ma due cambi così conservativi da parte dello spagnolo non li ricordo.

Bravo ci prova un paio di volte a fare pareggiare i Red Devils, ma è tutto vano: finisce 1-2, Guardiola vince la battaglia.

OSSERVAZIONI FINALI

fernandinho-598765Per il City grandi risposte prima da De Bruyne, ma soprattutto da David Silva e da Fernandinho. Sagna ha sofferto nel secondo tempo ma era prevedibile contro questo Rashford. Per lo United, Pogba sembrava un pulcino bagnato, ma anche Ibra ha condizionato terribilmente la manovra: si muove poco, non è ancora in forma e la squadra tende a cercarlo anche quando non dovrebbe. I pro e i contro di avere un carattere così in campo.

La partita rimane comunque condizionata fortemente da 3 errori che scatenano i 3 gol.

Ottima la prestazione di Bailly, mentre per Blind si prospettano tempi duri. José non sembra avere gli uomini adatti per il 4-2-3-1, a meno di non mettere Herrera accanto a Pogba e Mata trequartista: ma non sembrano soluzioni gradite al portoghese. Meglio un 4-3-3, con Blind o Herrera davanti alla difesa, formazione che potrà consentire a Pogba di esprimersi al meglio. Ibrahimovic troppo isolato nel primo tempo, mentre nel secondo ha davvero tante chance che non concretizza: tira 10 volte in totale, non è da lui sbagliare così tanto.

pogba-manchester-unitedGuardiola, invece, potrà contare di nuovo su Aguero, ma un centrocampo con Fernandinho, Silva e De Bruyne è difficile che regga tutto l’anno, soprattutto se a questi ritmi, perché in Inghilterra anche le cosiddette “piccole” giocano con meno arrendevolezza che in Spagna. Anche lui dovrà fare delle scelte e credo vedremo spesso Silva al posto di Nolito o Sterling.

Il livello di competitività nella Premier è altissimo, con 4-5 allenatori di grandissima levatura: è ancora troppo lunga per poterla definire una partita chiave, ma dal punto di vista psicologico è cruciale. E poteva esserlo molto di più se Claudio Bravo non avesse deciso di riaprirla.

CHIAVE 1: L’ATTACCO

CITY: tante opzioni davanti capaci di sopperire anche alla mancanza di Aguero.

UNITED: Ibrahimovic è la sola opzione reale là davanti. Se non emerge, può essere limitante; se emerge, si vince il campionato.

CHIAVE 2: FORMAZIONI INIZIALI

CITY: Guardiola la gioca nella maniera più semplice possibile, scansando la tentazione del falso 9 con Nolito al posto di Aguero. Azzecca anche il coraggio di schierare De Bruyne e Silva da interni.

UNITED: formazione sbagliata che soffre il possesso palla e il pressing avversario: Mkhitaryan, Rooney e Lingard hanno fatto un primo tempo pietoso. Vada per Martial alla fine con la difesa stanca, ma togliere Rashford e/o Mata non sembrava il caso.

mourinhoCHIAVE 3: LA VOGLIA DI VINCERE E LA CONCENTRAZIONE

CITY: su tutti De Bruyne, che doveva forse vendicare un rapporto mai decollato con Mourinho al Chelsea, ma anche Fernandinho, Stones e Otamendi che sono stati sempre un esempio per i compagni.

UNITED: troppi errori di leggerezza e superficialità. Sembrava la versione del peggior Madrid di Mourinho. Nel secondo tempo molto meglio: caratterialmente una reazione che segna il passo rispetto al passato.

CHIAVE 4: DIFESA CENTRALE

CITY: Otamendi e Stones hanno funzionato alla perfezione, aiutati anche dalla sterile solitudine di Ibra.

UNITED: Nel primo gol sbagliano entrambi, Bailly e Blind. Ma se il secondo non sembra riprendersi dal trauma, il primo mostra di valere tutte le attenzioni ricevute. Blind centrale sembra comunque una soluzione temporanea

CHIAVE 5: CLAUDIO BRAVO

CITY: il trattamento riservato a Hart è stato criticato quasi unanimemente e Claudio Bravo, al debutto, non fa nulla per mostrare al mondo che Guardiola avesse ragione. Fortunato nel contatto con Rooney, altrimenti sarebbe stato una catastrofe.

LA TATTICA

Probabilmente riserveremo un’analisi a parte, ma la prima immagine Opta mostra chiaramente due atteggiamenti diversi. Il City è ancora lontano dall’essere “guardiolesco”, ma comincia a prendere la forma del Barcellona, con 4 uomini chiaramente sulla stessa linea e un baricentro più alto. Lo United non riesce ad allargare il gioco né a coinvolgere i trequartisti, che lasciano Ibrahimovic troppo isolato.

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I NUMERI

I freddi numeri ci raccontano di una partita che nell’arco dei 90 minuti ha trovato un equilibrio, pur vendendo due metà tempo completamente diverse tra loro.

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Interessanti i numeri successivi. Nonostante il City abbia più possesso palla (circa il 60%), molti più passaggi (il 157% dello United) e un tipo di gioco solitamente con palla a terra, ha un insolita maggiore percentuale di palle lunghe: 70 palle lunghe contro 33 dello United. Questo a dimostrazione di come in realtà le filosofie dei due allenatori si basano non su palla corta o lunga, ma su quanti passaggi medi sono necessari per arrivare in porta: José è più verticale e rapido, Pep è più orizzontale e snervante. Approfondiremo, anche perché De Boer nell’Inter proverà a portare questo (e poco altro) concetto rintracciabile nelle squadre di Guardiola

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FRASI DEL GIORNO

Mourinho “Vedi, nel primo tempo io ho due o tre giocatori che se avessi saputo cosa sarebbe accaduto non li avrei fatti giocare. Qualche volta i giocatori deludono gli allenatori. Non mi hanno dato ciò che volevo: errore loro, errore mio”

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