Inter Hapoel: almeno un po’ d’orgoglio, ignoranti!

Quando i calciatori dell’Inter entrano in campo, sugli spalti e davanti alle tv si sobbalza con un misto di sorpresa e sconcerto: ma che maglia è? Viene da dire brutta brutta, se non che sai che ti ci abituerai e che alla lunga magari potrebbe piacerti, anche se somiglia un po’ troppo alla Sprite. Il problema è che nessun tifoso, o quasi, ha il sentore che, in questo Inter Hapoel di Europa League, la maglia brutta brutta dell’Inter sarà la cosa più bella della serata. Il che è tutto dire.

Il fatto è che l’Inter si ritrova davanti l’Hapoel e pensa che sia il Tel Aviv o l’Haifa, che ancora qualcuno ricorda. Ma Be’er Sheva? Dove si trova? In tribuna c’è Di Maio che urla “Venezuela” ma nessuno lo prende in considerazione (non me ne vogliano gli amici a 5 stelle: se non la buttiamo a ridere oggi, quando?). Qualcuno fa il gradasso e la mette sul comico: vuoi vedere che è la squadra della birreria di Shevchenko?

Sheva
Purtroppo non posso ringraziare il genio che l’ha creata, trovata sul web

Mentre c’è il dubbio sulla nazionalità dello sconosciuto avversario, vengono annunciati i conosciutissimi titolari dell’Inter.

Nagatomo?

Ranocchia?

Melo?

Medel?

Biabiany?

Sembra l’elenco dei rimandati dell’anno prima, visto che siamo a settembre: e invece sono 5/11esimi di squadra. Se poi ci aggiungi un D’Ambrosio in piena crisi esistenziale, un Murillo che decide di non accettare il paragone con Cordoba (che era comunque un signor giocatore) e giocare peggio, nonché un Brozovic nella sua migliore versione pascolante, ti rendi conto che gli unici a saper giocare discretamente con la palla tra i piedi sono i due attaccanti, Eder che però sembra spompo e Palacio che tira per la pensione. Dall’attacco in giù, i migliori piedi e la migliore regia sono di Samir Handanovic.

Vado a memoria, un 11 nerazzurro così ignorante calcisticamente faccio fatica a ricordarlo. In questi giorni approfondiremo, magari anche col vostro aiuto.

Ma l’interista è un tifoso che, nonostante l’intertristismo facile (in questo momento c’è un effluvio di “eh ve lo avevo detto!”, “è la fine”, “indegni”, “domenica meglio non giocare”, “scansiamoci e accettiamo il 3-1 con dignità come il Sassuolo” e via discorrendo), è un tifoso ottimista che vuole sperare sempre in un mondo migliore.

Quando poi comincia a vedere Melo provare le geometrie storte, Nagatomo sbagliare ogni diagonale e ogni sovrapposizione, Medel azzardare dei filtranti che neanche Gattuso fatto di ecstasy, Biabiany che si pensa sì a San Siro ma all’ippodromo, si arrende pure lui e non gli rimane che sperare due cose: che gli altri siano altrettanto scarsi e che i nerazzurri tirino fuori un po’ d’orgoglio.

A dire il vero, era l’unica cosa che gli si chiedeva. Ai Brozovic, ai Melo, ai Ranocchia, a gente che dovrebbe entrare in campo con l’ascia di guerra per mostrare al nuovo allenatore che sta sbagliando tutto, metterlo in difficoltà, sudarsi la maglia per guadagnarsi quella prestigiosa da titolare. Niente. E Marcelo Brozovic è esattamente lo specchio di questa squadra di dilettanti allo sbaraglio, queste riserve che se giocassero tutto un campionato di A potrebbero ambire alla retrocessione: è nella sua versione peggiore, pascolante, indolente, scazzata, quasi che venga da un party con i discendenti di Bob Marley.

E invece questi scappati di casa buttano sull’erba una prestazione indecorosa, roba da far sembrare una catarsi estatica la designazione di Tagliavento per il Derby d’Italia.

La cosa più fastidiosa sarà come sempre l’assalto a De Boer, ancora più fastidioso perché portato da diversi tifosi che hanno l’animo tetro per via della cacciata di Mancini (dimentichi di quel nulla che ha ammannito per una stagione e mezzo) e che non aspettano altro che un passo falso per dire che “De Boer è senza esperienza e non capisce niente”: roba che dovrebbero leggerlo il CV di De Boer, ma vabbe’. Chissà come avrebbe potuto disporli per farli giocare meglio: magari a matrioska, oppure col 5-5-5 della Longobarda che è un evergreen.

Il problema è che i giornali non aspettavano altro e meneranno di brutto: è sempre bello distogliere l’attenzione dai Siviglia o dalle magagne del Milan:

inter-gazzetta

In più ci toccherà sorbirci i “nerazzurri vip”, quelli che twittano e scrivono solo quando si perde, emergono, per fare simpatia al resto del mondo che non li considererebbe neanche di striscio: queste sarebbero le cose da valutare quando si va in campo!

Ora, bando alle ciance, diciamoci la verità: uno guarda le partite dell’Inter perché tifa, ma al posto dell’olandese chi si sarebbe sognato di rischiare qualche titolare, con fra 2 giorni e mezzo una delle partite più importanti della stagione? Pochissimi… me compreso però, che la penso come Mourinho: gioca chi sta bene e chi ha bisogno di giocare e può garantirmi la prestazione. Altrimenti il rischio è di raggiungere l’effetto opposto: Brozovic insegna.

Detto questo, però, il 99,99% degli interisti, fosse stato in panchina al posto dell’olandese, avrebbe fatto le stesse scelte. Al massimo si sarebbe rammaricato di non usare Miangue e Gnoukouri che certamente avrebbero fatto sfaceli e ribaltato la partita.

Chi avrebbe rischiato per la Sticazzi League? Ecco, tempo addietro la ribattezzammo la “Sticazzi League” (una frangia di interisti secessionisti la chiamava “Sticazzi Lig”): alla fine dei conti, il vil denaro fa sempre la differenza. Una Europa League ti porta al massimo (se vinci tutto di tutto) circa una dozzina di milioni, la Champions dai 55 ai 60… con notevoli differenze anche negli incassi. Insomma, non c’è storia e la formula è talmente sbagliata da far continuare il mito della Sticazzi Lig. E soprattutto in un periodo, come questo, di forma precaria, trovi squadre disposte ad immolarsi per il bene supremo: il resto del campionato. Chi rischia un intero campionato e una possibilità di qualificazione Champions per una dozzina di milioni?

Chiaro che di questi qui pochi meriterebbero di restare: la “pulizia” principale da fare a gennaio è proprio nei rincalzi, che appena entrano in campo abbassano il livello tecnico-tattico a livelli incalcolabili.

Passata la sbornia dell’incazzatura, però, l’interista più ottimista fa la conta di chi non è sceso in campo, o lo ha fatto parzialmente, e tira un sospiro di sollievo, forse non tutto è perduto: Miranda, Banega, Candreva, Perisic Icardi, Jovetic, Kondogbia, Joao Mario, e magari anche Gabigol. E Miangue e Gnoukouri. Almeno fino alla prossima Crisi Inter.

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