Vista Juventus: pregi e difetti dell’Inter (video)

Domenica 18 settembre, alle ore 18, Inter e Juventus si affronteranno nella partita più classica del campionato italiano, il derby d’Italia. Una partita che ha assunto nel corso dell’ultimo ventennio una rivalità ancora più accesa, con alcuni punti di parossismo inarrivabili (come la partita del 98 con il contatto Ronaldo-Iuliano).

E se oggi è, oggettivamente, una partita dai toni certamente minori in ottica campionato (per adesso c’è una sproporzione incontestabile tra le forze delle due squadre), rimane comunque uno degli appuntamenti più importanti per le due tifoserie, se non proprio il più importante accanto ai rispettivi derby.

juventus siviglia pjaca.jpgLa Juventus ci arriva dopo il pareggio con il Siviglia in Champions League, una partita in cui Allegri ha mostrato alcuni limiti (i soliti) nonostante la squadra sia pienamente attrezzata per vincere tutto, abbia una rosa profonda, forte e varia al punto da consentirgli anche una straordinaria varietà di moduli.

L’Inter, invece, viene da un impegno di Europa League che ha visto molte riserve in campo, nessuna delle quali ha risposto come ci si attende da professionisti che hanno voglia di conquistarsi un posto da titolari: il fatto che Brozovic non veda campo nel secondo tempo la dice lunga sulla reazione di De Boer. La stampa ha “pestato” di brutto approfittando con fare gaudioso, come se gli israeliani non avessero alcuna dignità calcistica: sono quegli stessi media che accusarono la società per il licenziamento di Gasperini (inarrivabile da tutti, solo Tardelli peggio), mentre quasi imploravano che si continuasse a dare la chance per il calcio champagne di Mazzarri (poverino, è bravo, ha fatto la gavetta, ha buone idee, dategli tempo) e poi quello di Mancini. Ma De Boer deve essere fatto fuori subito… perché… non so perché, interpretate voi.

D’altra parte, se Melo ha questa tecnica, è certamente colpa dell’olandese che lo ha fortemente voluto!

Di più, le chiare difficoltà di gioco in Europa League sono soprattutto dettate dalla qualità dei giocatori in campo. La distribuzione dei passaggi fa capire esattamente questo punto: le immagini sono dell’account twitter @11tengen11.

Questa è contro l’Hapoel

passmap

Questa è invece quella contro il Pescara:

passmap inter pescara

Chiarissime le differenze, come sia meglio e più equidistribuito il possesso palla, come siano diverse le spaziature e quanto la squadra abbia una forma più definita e comprensibile. Ma al di là delle possibili giustificazioni, quella di Europa League rimane una partita, più di quella dei bianconeri in Champions, che rischia di minare l’umore dell’ambiente, migliorato dopo la prestazione di Pescara.

gol icardi inter pescaraIn campionato le cose sono andate diversamente. La Juventus è partita col piglio giusto, scacciando i fantasmi della partenza dell’anno scorso e mostrando come si può sopperire ad alcune partenze (Pogba) con un attaccante che segni con continuità. L’Inter, invece, si è trovata costretta alla rivoluzione post-Mancini, con un tecnico che è lontanissimo dal calcio manciniano, non per schemi ma per filosofia e approccio di gara.

Chi ha guardato il calendario poteva pensare a passaggi semplici ma Chievo e Pescara sono due squadre molto bene organizzate e giocano un buon calcio, a differenza del Palermo (vero peccato originale in questo inizio stagione) che è sempre un cantiere aperto a causa del suo presidente.

La vittoria di Pescara, però, ha portato con sé delle novità non da poco, ad appena 3 giornate dall’inizio dell’era De Boer.

COME CAMBIA L’INTER

Nelle prime 3 giornate l’Inter non ha giocato un ottimo calcio, anche se in qualche tratto si sono viste delle novità e anche un buon gioco, soprattutto contro il Pescara, grazie anche alla grande prova di Joao Mario e Banega e con in campo una squadra fatta sostanzialmente dei migliori possibili (anche se con qualche piccola eccezione).

Alcuni numeri segnano il passo rispetto al passato. Doverose due premesse.

La prima è che proporrò dati ufficiali della Lega Serie A credo su elaborazione di EDB, mentre sono facilmente consultabili dati OPTA che ho sempre ritenuto più affidabili, da siti come whoscored.com e squaqwa.com.

La seconda è che 38 partite sono una base più credibile per qualunque genere di statistica se rapportate alle sole 3 di De Boer, né sarebbe possibile prendere un campione valido da raffrontare. Il primo vero confronto potremo farlo attoro alla decima/dodicesima giornata. Tre partite, comunque, che segnano una evoluzione nelle fase offensiva.

Roberto mancini europa leagueL’Inter asfittica che spesso tirava un paio di volte a partita non c’è più: in 3 partite ha tirato ben 43 volte, seconda in campionato dopo la Roma (53) e davanti alla Juventus (39). Classifica che vede le stranezze di Fiorentina (13) e Milan (24) essere nella parte bassa della classifica. Purtroppo la mira non è stata precisissima: prendendo l’esempio di Icardi, vero è che segna 3 gol su 4 tiri in porta, ma è anche vero che molti di più finiscono fuori dallo specchio. I dati sono della Lega Serie A, quindi teoricamente quelli ufficiali: altri siti concordano nel portare un numero superiore che arriva a 57 tiri (in effetti 44 solo nelle ultime 2!). La Juventus e l’Inter condividono il primato per i tiri dentro l’area: 35.

Per la felicità di Icardi, l’Inter (assieme al Genoa) è primissima in assoluto per i colpi di testa, 18 (8 di Icardi stesso), mentre al terzo posto c’è Cagliari che ne ha tirati 10: un abisso.

ivan-perisic-pescara-inter-serie-a-11092016_kjtwo8adoqys1c2icnldkt3c6È anche la squadra che ha crossato di più, al punto che in sole 3 partite Icardi ha avuto più occasioni di testa che qualunque metà degli anni precedenti. Vero è che Candreva e Perisic è una batteria di esterni che nessuno in Italia ha, e che l’ingresso di Joao Mario e Banega ha aumentato il numero di palloni che arrivano in area, ma è anche vero che altre squadre, come la Juventus, producono di meno nonostante una qualità che può considerarsi superiore: l’Inter ne ha 32, la Roma 29 e la Juventus 28. Si segna il passo rispetto a Mancini: è una scelta tattica precisa, al di là degli uomini diversi.

Questa evoluzione la si evince anche dal modo di sviluppare il gioco: si è passato da un sostenuto insistere al centro, ad una distribuzione del gioco con 37% a sinistra, 36% a destra, 27% al centro. Sempre dal centro arrivano più tiri, il 72% (la Roma, per esempio, 59%).

Sul dato del possesso palla è necessario un altro chiarimento: alcuni calcolano “live” altri dalla tv. I dati della Lega Serie A sono calcolati dalla TV e vengono forniti con una tolleranza del 5%. Il possesso palla nerazzurro è a livelli altissimi, al punto da essere l’unica squadra sopra il 60% (dati Opta di Whoscored.com), e con un minor numero di passaggi lunghi: 48 per partita, la penultima è a 57, la Juventus 71. Per numeri di passaggi è la seconda dietro il Napoli: rispetto allo scorso anno c’è un incremento dell’8% sul possesso palla, una infinità di passaggi in più (ma è troppo presto per fare confronti). L’Inter è anche seconda come falli subiti per partita (17), oltre che seconda anche per numero di dribbling.

Il totale delle chance create da assist è 41, seconda dopo la Roma che è a 52: 2 assist e 39 passaggi chiave che hanno portato ad un’azione pericolosa. Infine, è terza per tackles (19,7 a partita), quarta per intercetti (18,3 a partita).

Insomma, il volto della squadra sta cambiando più velocemente di quel che ci si attendesse: tra giocatori nuovi e idee diverse del tecnico è chiaramente un’altra Inter che, rispetto a quella manciniana, comincia anche ad avere una identità.

I DIFETTI DELL’INTER

Una squadra che è ancora in uno stadio di costruzione troppo giovane per potere vedere limitati i propri difetti.

http://www.ilmalpensante.com/wp-content/uploads/2016/09/banega-gol-sbagliato-PEscara.jpgMa due su tutti spiccano. Il primo è quello di una circolazione palla che spesso è troppo lenta, dovuta soprattutto al fatto che Medel, Miranda e Murillo non hanno piedi buonissimi e la circolazione non è rapida e fluida, né hanno dalla loro un lancio tale da poter diventare pericolo (vedi Bonucci). L’ingresso di Joao Mario agevolerà la circolazione, ma ancora siamo abbastanza lontani dalle necessità di costruzione del gioco. Un po’ è dovuto alle idee del tecnico, che ama il possesso palla insistito e, se necessario, anche lento.

A questa caratteristica dei nostri “registi arretrati” (consentitemi la definizione) si aggiunge la tendenza di tutti e tre gli attaccanti di “scappare” sulla profondità piuttosto che andare in appoggio al compagno. A soffrirne di più è stato Kondogbia (aspetto che approfondiremo), ma anche Banega e i terzini: le soluzioni per il portatore di palla non sono molte, e solo a Pescara il disegno della squadra era tale da offrire più di un paio di soluzioni. Contro il Pescara si è già andati in controtendenza: vedremo in seguito.

Il secondo aspetto, ed è quello più pericoloso contro la Juventus, è quello di una transizione negativa che vede la quasi totale assenza di marcature preventive. Probabilmente è uno degli aspetti più cruciali e più difficili da trasmettere ai calciatori.

DIGRESSIONE: LE 4 FASI DI GIOCO

Piccola digressione, anche per comprendere la natura del problema.
Le fasi allenabili da un allenatore sono quattro: fase di possesso palla (detto comunemente “attacco”) e fase di non possesso palla (detto comunemente “difesa”), poi ci sono le due fasi di transizione, ovvero quella situazione che si viene a creare tra il recupero della palla e il suo effettivo posssesso con circolazione (transizione positiva), e quella che si viene a creare tra la perdita della palla e la fase effettiva di non possesso con difesa schierata (transizione negativa).
Le prime due sono facilmente allenabili, perché spesso si basano su concetti di staticità e occupazione di spazi ben definiti. Le due fasi di transizione, invece, sono quelle più difficili da allenare e sono quelle che segnano davvero il passo tra il calcio moderno e quello di un tempo: la “velocità” di cui tanto si parla è proprio in queste due fasi.

Sono due aspetti complessi perché implicano una grande capacità di reazione, di lettura preventiva dell’azione, una capacità di recupero della corretta posizione di difesa o di occupazione in anticipo della posizione d’attacco. Aspetti mentali prima di tutto, ma anche fisici quando devi recuperare la posizione.
Nel video analizziamo una parte delle transizioni negative dell’Inter, che mostrano quanto siano disposti male talvolta i calciatori: è un problema anche dell’allenatore ma che subisce più l’influenza dei singoli giocatori e della loro tendenza naturale a distrarsi o spostarsi in zone di campo che si reputano più “sicure”. Ricordate la passeggiata di Nagatomo? Quella passeggiata nasce da una transizione troppo lunga che poteva essere interrotta in molti modi: la cattiva disposizione prima e dopo la transizione ha consentito al Chievo di segnare un gol facilmente evitabile.

In fase di possesso palla alcuni calciatori hanno meno responsabilità in caso di transizione negativa; altri, invece, hanno l’obbligo di PENSARE PRIMA a cosa può accadere se si perde possesso palla: da una parte si deve occupare una posizione a limitazione delle possibili linee di passaggio, dall’altra si deve stazionare in zone compatibili con l’avversario, quella che si chiama “marcatura preventiva“.
Insomma, l’attacco deve essere razionale e deve avere dentro di sé tutti i concetti della difesa, del recupero della posizione e della marcatura dell’avversario. Ormai tutti marcano a zona, però ci sono allenatori che in fase d’attacco MARCANO A UOMO alcuni avversari per impedire che diventino pericolosi in transizione. Nell’Inter ricordo due eccellenze della transizione negativa: Cambiasso e Samuel.

Le differenze nella gestione di queste due fasi è enorme da allenatore a allenatore. Ancora oggi ci sono allenatori che si preoccupano di difendere appena possibile e ricompattare i ranghi: l’Inter di Mazzarri e in parte Mancini, per esempio. Ricostituire subito la difesa per ridurre il tempo della transizione negativa e gestire gli spazi consapevolmente.

guardiola-mourinhoIl primo ad allungare il tempo di transizione negativa fu Mourinho nel Porto: i suoi giocatori pressavano “in profondità” appena perso palla per un numero di secondi superiore alla media. Questo aspetto è stato poi portato all’estremo da Guardiola al Barcellona, che poteva avvalersi di un vantaggio tecnico straordinario: da qui quella che è stata definita la “6 seconds rule”, ovvero la regola dei 6 secondi, il tempo entro il quale Guardiola chiedeva un pressing forsennato per il recupero della palla persa: un tempo di transizione negativa lunghissimo. Passati i 6 secondi (per Mourinho erano 3/4, per il Bayern di Guardiola circa 4), si passava alla fase difensiva vera e propria.

Su Youtube c’è chi ha lavorato al posto mio e vi condivido il video che spiega la fase di transizione negativa del Barcellona. Attenzione, Vi consiglio più di una visione per vedere quanto siano diversi i movimenti, tra i calciatori che si stringono attorno alla palla e quelli che invece recuperano la posizione.

LE TRANSIZIONI DELL’INTER

La fase di transizione positiva è già di buon livello e organizzata bene: i problemi offensivi dell’Inter sono nella fase successivo di possesso palla e quando la transizione non diventa azione rapida o contropiede (quasi assente finora in 3 partite).

gary-medelLa fase di transizione negativa, invece, è davvero un mezzo disastro. I 4 difensori e Medel non sono stati bravi, in nessuna delle 3 partite, a leggere con attenzione il possesso palla interista e i possibili effetti di una palla persa. Abbiamo (hanno) accusato Banega di aver perso palle sanguinose, ed è vero: quelle palle non deve perderle. Ma una squadra che ha una buona transizione negativa subisce molto meno gli effetti della perdita anche di palle sanguinose.

Per trovare delle definizioni esatte, potremmo dire che Banega ha responsabilità, mentre altri hanno chiare colpe.

De Boer ha chiesto ai terzini di accentrarsi in fase di possesso palla, come vedremo: il Pescara non sfrutta l’ampiezza con i tre attaccanti, pertanto era necessario stazionare preventivamente più al centro. Consegna che nel corso della partita ha man mano perso.
Medel ha spesso scorrazzato in lungo e largo in fase di possesso, preoccupandosi molto di dare una possibilità di appoggio all’indietro, ma dimenticandosi troppo spesso di occupare una zona più centrale, così come evidentemente gli era stato chiesto: il gol del Pescara è chiarificatore di questo problema.

La domanda sorge spontanea: ma se non copre bene al centro e l’Inter è presa sempre di infilata, se non c’è copertura e non fa da “gancio” ai due reparti, perché schierarlo? Se l’effetto è uguale a quello di mettere Banega lì, tanto vale che si faccia come si faceva una volta: si mettono i migliori e poi gli altri fino ad arrivare a 11. E Medel non è tra i primi 11.

INTER CONTRO JUVENTUS

Con la Juventus non c’è scampo: 3-4 transizioni fatte così e si è già sotto di due gol nell’arco di un quarto d’ora e magari saranno gli altri a pensare che l’Inter si scansa. Quindi dovrà essere il primo punto di attenzione.

Sarà fondamentale applicare alcune strategie chiave per impedirne lo svolgimento della solita buona circolazione di palla.

  • In fase di pressing, i difensori bianconeri non devono “star tranquilli”, ma il pressing degli attaccanti deve essere costante. In questo senso forse più utile un 4-3-3 con i due esterni che si accentrano che non il 4-2-3-1 visto a Pescara;
  • Probabilmente Allegri non sbaglierà nuovamente e riproporrà Alex Sandro e Dani Alves esterni: dopo la prima fase di pressing, l’esterno di competenza dovrà seguire il terzino, con Icardi e l’opposto che devono accentrarsi;
  • Soprattutto a Bonucci (il vero regista della squadra) e, se gioca, a Benatia il pressing va portato con la massima rapidità;
  • In mezzo al campo le coperture devono essere strette, la circolazione deve essere costretta sulle fasce, per consolidare il possesso centrale del campo e ostruire tutte le linee di passaggio in quella zona;
  • Sarà fondamentale stare molto più stretti e corti;
  • L’aspetto principale sarà quello di avere assoluta attenzione alle marcature preventive, per evitare che le ripartenze bianconere siano letali: sotto questo aspetto, Pjanic, Dybala, Higuain, Alex Sandro e Dani Alves sono pericoli di gran lunga maggiori di quelli affrontati sinora;

IL VIDEO

Il video è più pensato per analizzare le potenzialità e i difetti in vista Juventus che non specificatamente alla partita di Pescara. Certo, la racconta (è inevitabile!), ma è stata una partita talmente fitta di indicazioni interessanti, di errori, di strategie, che la prima selezione superava i 30 minuti: impossibile realizzarla.

Per il resto, come al solito, buona visione. Vi ricordiamo che potete iscriverVi al canale Youtube de ilmalpensante.com: siamo presenti anche su Twitter e Facebook.

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