Empoli Inter 0-2 Prove tecniche di grande squadra

Piano. Piano. Senza esagerare. L’Inter non è ancora una grande squadra, ma ha dentro di sé tutte le potenzialità per esserlo, almeno in Italia. E cosa fanno le grandi squadre? Vincono con il cuore, l’orgoglio e un pizzico di follia (Pescara), vincono convincendo e domando l’avversario peggiore (Juventus) e poi vincono provando a chiudere subito la partita per poi addormentarla tenendone il controllo (Empoli).

In tre partite si è vista una Inter diversa sotto molti punti di vista. La partita contro l’Empoli si è messa subito sui binari giusti, grazie alla straordinaria vena di Icardi, azionato da piedi buoni e idee come quelli di Candreva e Joao Mario. Nel secondo tempo ha provato a controllarla, riuscendoci solo parzialmente: ma sono “prove tecniche” ancora, c’è tempo, ci sarà tempo per migliorare su tante cose, smussare i difetti e diventarlo davvero, grande squadra.

Frank De Boer deve riunciare alla luce di Banega, e serpeggia un po’ di apprensione tra i tifosi perché l’impressione è che questa squadra non possa fare a meno dell’argentino. Di più, l’Empoli è squadra organizzata e che difende molto bene, disposta con un modulo, il 4-3-1-2, che usato dal Chievo aveva fatto venire il mal di testa alla metà campo e alla difesa dell’Inter.

Ma, lo abbiamo detto in tutte le salse, De Boer è allenatore pragmatico e che prova sempre ad adattarsi alle situazioni, pur con all’orizzonte sempre la stessa idea di gioco. Le soluzioni viste con la Juventus spariscono, soprattutto la scelta di essere asimmetrici per tutto il campo (Candreva e Eder, Joao Mario e Banega, Santon e D’Ambrosio erano le coppie con ruoli identici ma consegne diverse): a dimostrazione che contro i bianconeri nulla era stato casuale.

Quindi, mancando il “finto trequartista”, non potendo contare più sullo scambio costante di posizioni tra l’argentino e Joao Mario, si affida a una formazione più standard, per disposizione (4-3-3) e per movimenti, puntando molto sulla vera debolezza dell’Empoli: giocando con molti uomini centrali, l’idea era quella di cercare sempre il raddoppio, la sovrapposizione o l’aiuto sull’esterno, con due o tre uomini almeno.

Idea che nel primo tempo ha visto sostanzialmente due interpreti su tutto: Candreva e D’Ambrosio, che hanno giocato almeno una mezz’ora di grande costanza, forza e utilità offensiva. Su questo asse nasce l’assist di Candreva per il primo gol di Icardi.

De Boer ha anche compreso un’altra necessità di questa squadra, per forza diversa dal suo Ajax: ha necessità di verticalizzare presto. E dopo l’esame passato sulle corsie esterne, si passa anche quello del pressing intelligente: non così esasperato come contro la Juventus (non ce ne sarebbe stato bisogno), ma aggressivo e con più timing nei tentativi, compresi anche i pressing “di disturbo”, quelli cioè tendenti non ad un pressing vero e proprio ma a far sviluppare all’Empoli il gioco dal lato forte dell’Inter, dove la seconda fase di pressing sarebbe stata più efficace.

Da uno di questi pressing a metà campo nasce il recupero di Joao Mario che poi, con una intuizione divina, trova il corridoio giusto per Icardi che insacca.

Il racconto della partita potrebbe finire qui, ma in realtà si apre un altro capitolo di questa nuova Inter.

Ripetiamo, col senno di poi è facile dirlo, ma De Boer aveva dannatamente ragione a scegliere il turnover contro l’Hapoel: due partite ravvicinate e già dopo mezz’ora il ritmo è calato di molto, dopo un’ora è crollata l’intensità, negli ultimi 10 minuti l’Inter boccheggiava.

Ed è da ricercare in questo aspetto fisico la spiegazione dello svolgimento di tutto il resto del match. L’Inter ha provato a fare la grande, provando a controllare la partita, controllando la palla quando possibile e rintanandosi con due linee strette (4-5-1) quando il primo pressing non portava risultati. Per molti minuti la cosa non solo ha avuto successo ma ha anche portato altre occasioni da rete, con conseguente poco pericolo da parte dell’Empoli, segnalatosi solo per due incursioni di Dimarco che però trovano un Handanovic in serata super.

Un primo tempo che ci racconta quanto possa fare bene questa squadra nel lungo termine, quando la forma sarà al top, le distanze tra i reparti giuste, i calciatori più in confidenza l’uno con l’altro. Un gran primo tempo al quale nulla tolgono le due estemporanee occasioni dell’Empoli.

Da registrare una prova sontuosa di Joao Mario, solido, serafico, efficace, pungente, determinante come raramente è capitato di vedere un ragazzo della sua età; quella di grande intensità di Candreva; ovviamente la serata strepitosa di Icardi, che corre, lotta, offre sponde e fa l’attaccante moderno come da un po’ di tempo gli si chiedeva di fare: forse sta comprendendo che allontanarsi dall’area gli consente corridoi interessanti, possibilità inimmaginate fino ad ora.

Nel secondo tempo, però, l’Inter si affloscia troppo, un po’ per un evidente calo fisico, un po’ per lo spegnersi delle energie e delle idee dei migliori del primo tempo, un po’ perché forse sopravvaluta le proprie capacità, sottovalutando l’Empoli, e giocando a scarto ridotto. Prova a controllare la partita, che però si rivela un po’ saponetta: sfugge di mano, la ripendi, poi risfugge e la riprendi. Attenzione, l’Empoli non produce nulla di sconvolgente, se non nelle menti dei telecronisti Sky: giusto quanto basta per lanciare il messaggio che il miglior controllo è la concentrazione e la disciplina, soprattutto quando sei a corto di benzina.

Insomma, la terza “prova tecnica da grande squadra” dell’Inter di De Boer è superata a pieni voti, pur con delle indicazioni precise sui correttivi da apportare. Fa impressione, comunque, vedere una squadra così cambiata nell’arco di breve tempo, in cui un giocatore come Joao Mario, da solo, ha apportato una tale quantità di saggezza, visione, palleggio e classe da lasciare sbalorditi. Ci siamo professati speranzosi del suo arrivo, poi ottimisti e fiduciosi: ma che prendesse in mano l’Inter in una partita soltanto no, questo va oltre e può farlo solo chi è un leader naturale, nel dna prima ancora che nelle parole e nei gesti.

Di Icardi parleremo a parte, da segnalare la (tutto sommato) buona prova dei terzini, che però non hanno avuto lo stesso “stress” di altre partite. Medel è tornato un po’ troppe volte alle sue briglie sciolte, mentre è stata promettente la prova di Kondogbia, pur ancora non liberatosi da certi fantasmi manciniani.

Sul francese sarà necessario approfondire, perché è una invenzione di Mancini che lui dovesse proporsi di più in area, fare gol etc… Non è quel genere di calciatore. Pur avendo una straordinaria propensione al dribbling stretto, facilitato dal fisico imponente, il suo ruolo è quello di chi deve rubare palloni, garantire protezione e poi lasciare che altri facciano ripartire l’azione. Ma lì per adesso De Boer vede di più Medel e, in seconda battuta, Melo, e pertanto il francese dovrà adattarsi. Contro l’Empoli, così come nelle altre due gare giocate, non ha quasi mai avuto l’appoggio frontale o laterale, trovandosi spesso costretto a ridarla a Santon o azzardare un dribbling per manifesta solitudine: di questo va tenuto conto.

Ora la prossima prova, perché per diventare grandi è necessario passarne tante, passarle tutte magari.

Avvisiamo che, con ogni probabilità, per questa partita non ci potrà essere approfondimento video.

PAGELLE

Handanovic 7: salva di nuovo l’Inter, forse anche un po’ stanco dei tanti detrattori, non sempre meritati.
D’Ambrosio 6,5: parte benissimo soprattutto in fase offensiva, poi cala e talvolta soffre un po’, ma senza esagerare.
Murillo 6: stupida l’ammonizione e grave la leggerezza che libera Maccarone davanti a Handanovic: due nei grossi che macchiano una prova comunque di sostanza, anche se non sempre attentissima.
Miranda 7: si prende un primo tempo di lusso perché è sempre nel posto giusto e le cose giuste, si sa, sono meno appariscenti. Nel secondo tempo l’Inter apre le maglie e lui non può essere ovunque nel momento giusto, ma ci arriva quando serve. Si fosse chiamato Thiago Silva si sarebbe gridato al miracolo ad ogni recupero.
Santon 6: intendiamoci, per larghi tratti è una partita anche da 7, ma ogni volta che viene attaccato mostra incertezze e troppo spesso si fa prendere d’infilata. Non sempre Miranda e Murillo saranno lì a coprire le falle. In crescita, comunque.
Medel 6: Partita in chiaroscuro, con cose buone (pure un lancio fallito di pochi centimetri verso Icardi) e troppi pressing portati a casaccio, vecchio retaggio del vecchio Medel. Urge cura in stile Arancia Meccanica: spilloni nelle palpebre, cinghia su polsi e caviglie, video a ruota del pressing di Cambiasso.
Joao Mario 7: primo tempo da 8, sbaglia solo un pallone a tempo scaduto. Poi però cala, sparendo un po’ troppo. Giocatore comunque dalle qualità sopraffine e dalla testa da grande.
Kondogbia 6: molte incertezze e qualche palla persa di troppo, ma vale per lui lo stesso discorso di Santon.
Candreva 7: credo sia di nuovo, con D’Ambrosio, quello che corre più di tutti: naturale che si spenga pian piano. Ma finché ne ha, sulla destra è un’iradiddio.
Perisic 6,5: molto meno attivo del compagno, più nel secondo tempo, dove trova il modo di essere pericoloso. Ad un certo punto capisci cosa non andava: fino a 3 settimane fa non scartava un avversario neanche se quello era fermo, adesso in progressione dà 10 metri su 30 a chiunque. Fulmine.
Icardi 8: in formato Juventus, corre, segna, si propone, dà sponde e cerca la profondità. Peccato che duri un’ora, anche se al 90esimo era l’unico ancora ad ascoltare le richieste di pressing alto.
Eder 6: si impegna e si rende utile, anche con un’azione da terzinaccio.
Gnoukouri 6: un po’ spaesato e timidino, però non si fa superare facilmente.
Melo 6,5: entra, gioca dieci minuti: offre all’Inter centralità, recupera, smista e non perde mai la calma. Se De Boer è in grado di disciplinare lui e Medel, statua d’oro.

De Boer 7: le grandi squadre si costruiscono nella sofferenza e insegnandole a essere grande anche prendendo qualche rischio, che un giorno sparirà. Attacca l’Empoli dove più fa male e azzecca un primo tempo di rara intensità. Forse un filo troppo tardivi i primi due cambi, ma è ragionevole ritenere che fosse timoroso dei gialli presi troppo presto da Medel, Miranda e Murillo.
Dopo essere stato descritto come un Forrest Gump del calcio, mostra idee chiare e sfoggia un italiano quasi migliore della metà dei tecnici italiani.

C’era anche chi proponeva questi sondaggi (e chi li votava) tra Palermo e Pescara.

sondaggio de boer

sondaggio tancredi palmeri

E il giorno prima dell’Empoli, il solito Nostradamus che c’azzecca sempre. Uno di quelli nati a pane e Coverciano, che hanno fatto la gavetta e tanti esoneri.

TABELLINO

EMPOLI(4-3-1-2): Skorupski; Laurini (69′ Zambelli), Bellusci, Barba, Dimarco; Tello, Dioussé, Buchel (58′ Croce); Saponara (69′ Marilungo); Maccarone, Pucciarelli. A disp: Pelagotti, Pasqual, Cosic, Krunic, Matheus Pereira, Maiello, Josè Mauri, Mchedlidze, Gilardino. All.: Giovanni Martusciello

INTER (4-3-3): Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Santon; Joao Mario, Medel (85’Felipe Melo), Kondogbia (74′ Gnokouri); Candreva (75′ Eder), Icardi, Perisic. A disp: Carrizo, Ansaldi, Nagatomo, Yao, Miangue, Ranocchia, Jovetic, Palacio, Gabriel. All.: Frank De Boer.

Arbitro: Marco Guida

Marcatori: 10′,17 Icardi (I)

Ammoniti: Maccarone (E), Murillo, Medel, Miranda, Joao Mario (I)

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