Dimarco-Miangue: cammini diversi per un obiettivo comune

La vittoria a Empoli ha riservato ai tifosi interisti un ulteriore motivo di soddisfazione, oltre ai tre punti ottenuti contro la squadra di Martusciello. L’eccellente prova di Federico Dimarco, cresciuto nel vivaio nerazzurro e oggi in prestito ai toscani, ha infatti confermato la crescita dell’ex Primavera, al suo primo anno in serie A. Il laterale, nato a Milano nel novembre del 1997, rappresenta uno dei “gioielli” delle giovanili interiste, nelle quali ha svolto tutta la canonica trafila fin dai Pulcini.

federico dimarco

Sull’altra panchina, come in un gioco di specchi, sedevano intanto altri due ex Primavera, rimasti invece all’Inter, Assane Gnoukouri e Senna Miangue. Il primo, centrocampista lanciato da Mancini in un derby di due stagioni fa e poi progressivamente scivolato ai margini della squadra, è tornato in campo proprio ieri sera, sul finale di partita, sostituendo Kondogbia.

inter gnoukouriIl suo quarto d’ora fra i compagni, complice la stanchezza di un’Inter reduce dalla sfida contro la Juventus di tre giorni prima, non ha offerto particolari motivi di lode. Miangue, che contro i bianconeri aveva sostituito Santon, guadagnandosi gli applausi dei tifosi per una chiusura su Dybala, non è neppure entrato. Mentre il coetaneo Dimarco, suo rivale di ruolo nella Primavera di Vecchi, correva lungo la fascia, molti tifosi si sono posti la fatidica domanda: “Per la crescita dei giovani, meglio un prestito con possibilità di giocare e accumulare minuti ed esperienza o meglio che restino alla casa-madre osservando e imparando dai titolari?

Una risposta univoca non c’è, poiché ogni giovane possiede caratteristiche, tecniche e caratteriali, che ne rendono differente la crescita. Nel caso di Dimarco, il cui talento era stato notato da molti addetti ai lavori anni fa, la cessione all’Empoli può rappresentare l’occasione per completare uno sviluppo fisico non ancora giunto al termine. Il giovanissimo laterale non è infatti altissimo (1,75, secondo Transfermark, un centimentro meno secondo altri) e nel calcio moderno, in una squadra che aspira a tornare in fretta ad alti livelli, a una simile caratteristica è necessario abbinare uno sviluppo muscolare adeguato per riuscire a emergere. Un connotato che non manca invece a Senna Miangue, 1.92 (secondo il sito ufficiale www.inter.it dato confermato anche da Transfermark) che anche in virtù di questo non pare aver patito particolarmente il salto in prima squadra.

Senna Miangue

Tocca ora a Frank de Boer curarne la maturazione che, in un contesto come l’Inter, non si è mai rivelato un processo facile. Il tecnico, figlio della filosofia dell’Ajax, un club celebre anche per i tantissimi talenti lanciati nel grande calcio, ha assicurato di voler puntare anche sui giovani e la sua esperienza in Olanda dimostra che le sue parole poggiano su una base concreta. Vertonghen ed Eriksen del Tottenham, Danny Blind del Manchester United, Van Der Wiel, oggi al Fenerbache dopo anni al Paris Saint-Germain e Milik del Napoli sono tutti passati dalle sue mani, cominciando a emergere proprio fra le fila del suo Ajax; per non dire di quelli che ha lasciato lì e che faranno carriera: Davy Klaassen, Amin Younes, Lasse Schöne, Anwar El Ghazi, Anwar El Ghazi, Viktor Fischer per fare qualche nome.

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Le dichiarazioni di Erick Thohir, il quale ha ribadito di voler valorizzare il vivaio interista, paiono preludere a un nuovo corso nel quale Primavera e prima squadra riescano a collaborare regalando al tecnico alcuni innesti cresciuti nel mondo nerazzurro.

In questa visione un po’ ottimistica si pone però una “variabile impazzita” che può aiutare oppure spegnere la crescita di un giovane. Si tratta del tifo, il tifo interista in particolare. Una variabile che analizzeremo nel prossimo articolo.

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