A pensar male: Antonio Di Burro

Abbiamo ricevuto una proposta di collaborazione e l’abbiamo subito accettata per motivi che non è possibile esprimere, o almeno non adesso. Così, per l’occasione, abbiamo deciso di aprire una nuova rubrica, curata da Dirk Habent, New Jersey. Su un sito che si chiama “ilmalpensante.com”, materiale del genere non poteva che avere una rubrica dal nome ad hoc: “a pensar male…”, magari faremo anche peccato, ma chissà che qualche volta non si indovini.

A PENSAR MALE: ANTONIO DI BURRO

Non mi sconfifera molto, a dirla tutta, che noi italiani che abbiamo inventato il calcio poi quando andiamo ad allenare all’estero facciamo ‘ste figuracce… che poi, con ‘sto bagaglio di sbiancate, come facciamo poi e poi a sostenere che uno che ha vinto in Olanda be’, il calcio italiano deve prima impararlo e trattarlo come un pirlotto qualsiasi, se poi il nostro Coach #1, Colui Che Ha Condotto Juventus e Italia alla Gloria, ingoia tre pappine clamorose dall’Arsenal.

Voglio dire, l’Arsenal! Cioè, una squadra che da un decennio vince soltanto la Coppa del Nonno ed è allenata da questo qui, che io me lo vedo tutt’al più a farmi una manovra finanziaria lacrime e sangue o magari a darmi mezzo chilo di trita con un bel grembiulino, e poi magari mi dice pure “son sette etti, che faccio, lascio?”

Intendo questo qui:

Che faccio, lascio?

E allora mi chiedo: non è che, forse — dico forse, probabilmente, giust’un filo — in Itaglia il bell’AndonioGonde era abituato a vincere per partito preso, così in carrozza e carrozzone (degli amici suoi pronti a esaltarlo), a vincere già prima del fischio d’inizio della prima partita di fineagosto — tant’è che poi in Europa faceva cacare — e lo si è un pochino, solo un pochino, ma giust’un filo sopravvalutato?

Ma solo un pochino, eh. Per esempio quando la Gazzetta titolava: “Chelsea, Conte come Pep” e nell’articolo sperperava roboanti aggettivi sulla falsariga di (e cito, e cito): “Antonio Conte come Pep Guardiola. Un paragone sicuramente improprio in termini di schemi, tattica e visione di gioco. Non però se si discute di mentalità vincente”.

Oh, wow, doppio wow!

Ma solo un pochino, eh? Come per esempio poco dopo, quando — sempre la Gazzetta, e chi se no — titolava: “Conte-Chelsea, primo giorno: «Sarà la più dura preparazione della vostra vita»” e si sdilinquiva come di seguito riportato: “A Londra piove e questa non è una novità. Non lo è neppure lo stile di Antonio Conte che a Cobham, sede del centro sportivo del Chelsea, non c’è, ma ha avvisato già tutti: «Preparatevi a sgobbare, sarà l’estate più dura della vostra vita»”.

Triplo wow.

AndonioGonde in stile Full Metal Jacket.

Quindi, non è che è stato un po’ overrated, il bell’Andonio? Non dico ai livelli di Pobbà, per carità, quelli irraggiungibili sono e resteranno tali almeno per un altro po’ (fino alla prossima necessità di plusvalenza della Casa Madre Torinese, almeno), ma un pochino sì, dai. Già agli Europei, ma adesso?

Sì, gli Europei. Proprio quella manifestazione in cui è partito l’osanna lunghissimo già un anno prima degli Europei. Prima, capite? Prima! Senza neanche averli giocati, gli Europei. Ce li avete presenti? Quelli che sono stati eroici, che Conte era un eroe:

gazzetta bastardi per la gloria

Quegli stessi Europei in cui si ferma con la meno bella delle Germanie viste negli ultimi anni. E giù tutti a dire “Oh, ma che bravo AntonioGonde“, “Oh ma che nazionale quella di AntonioGonde“. Non come Prandelli, quello là, che la Germania (più forte) l’aveva battuta ed era arrivata in finale, perdendo contro la più forte Spagna con il maggior concentrato di talento mai visto su un rettangolo di gioco più panchina (c’era ancora Xavi, il miglior Fabregas, Iniesta 28enne nello splendore della carriera…), mentre lui doveva arrabattarsi con Balotelli e Cassano.

Non è che è stato un pochino overrated?

E me lo chiedo, eccome se me lo chiedo, perché poi vedo gli allenatori italiani — gli altri, dico, quelli che non sono abituati a vincere facile (ponzi ponzi po po po) — tipo Ranieri e anche, perché no, Mazzarri che vincono con squadre meno, molto meno dell’Abramovich Football Club… e la domanda sorge spontanea: non è che magari loro sono abituati a giocarsele, le partite, e Conte no?

Perché, suvvia, ricordiamoci anche da dove viene, l’esimio Trapiantato (in England, non penserete mica che noi si faccia battutacce sulle capigliature, ovvia!). Lui viene da quelli che vincono con un magnifico gol di tacco di tal Goldaniga… asp, ho detto gol? Noooo, che pirla, volevo dire autogol. Ma siamo poi sicuri sicuri che sia proprio proprio un autogol, un colpo così da maestro?

Ne siamo sicurissimi? Perché poi, se vai a vedere bene, scopri che — “Goldaniga, regalo della Juve al Palermo”  — nell’affare Dybala… no, dai, aspetta, è troppo strano… voglio dire, è troppo strano che non abbiano più nemmeno tentato di nasconderlo. Il triste è che una volta c’erano le schede svizzere, ora non gli servono più nemmeno quelle: Goldaniga glielo regalano, al Palermo, e non è che poi l’autogol…? Dite davvero? Volete dire che lo splendido autogol di tacco l’ha fatto proprio quel Goldaniga?

Ma dai! Siete proprio dei malpensanti.

Una volta gli servivano queste, ora non più

Ma come al solito mi sto diramando in locuzioni secondarie. Dov’è che eravamo rimasti? Ah, sì, a De Boer che non capisce una mazza del calcio italiano e al fatto che noi italiani — sto riassumendo per me stesso, voi saltatela pure, ‘sta parte — di calcio siamo i meglio del meglio, e poi l’Indomito Condottiero si fa asfaltare da un salumiere francese qualsiasi. Silenzio e imbarazzo. E questo — sempre riassunto per me stesso, non preoccupatevi — perché non è che l’avevamo sopravvalutato? E che lui vinceva facile… okay, ora ci sono. Ho ritrovato il filo, il bandolo della matassa, il pelo nell’uomo. Il pelo dell’uomo sulla testa.

ammonizione bonucci

Che poi sai, per lui nella realtà dev’essere uno shock culturale, altro che un olandese alla Pinetina: se in Italia Chiellini e Bonucci hanno praticamente licenza di uccidere e pigliano a testate gli arbitri e poi, pronti via, a inizio secondo tempo di Arsenal-Chelsea Diego Costa subisce fallo (che c’era), non glielo fischiano, allora lui, Diego Costa intendo, dice “bu” all’arbitro — no, niente testate à là Bonucci vs Rizzoli, un semplice “woof” — e si becca un giallo, già mi vedo Conticino che fa i conticini e dice…

“Ma dove sono capitato?”

O, meglio: “Dove sono gabidado?”

Tel disi mi, Antoine, come si dice da me nel New Jersey. Sei capitato in un posto dove il Leicester, se è bravo, il campionato lo vince. Un posto dove i trasferimenti e le plusvalenze non li fanno i giornali. Un posto dove, al 18 agosto, nessuno sa già chi vincerà il 31 maggio.

Strani posti ci sono, nel mondo del pallone, eh Andò?

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