SUPERCOPPA E SUPERMILANO

Milano vince, Milano convince, Milano domina, e senza neanche troppo sforzo.

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Milano da battere

Questo dice la Supercoppa giocata questo weekend ad Assago: Milano è veramente una spanna, ma anche due o tre probabilmente, sopra tutti almeno in Italia.

Semifinale e Finale sono state due prove di forza, concentrazione difensiva e capacità offensive che sono andate, forse, anche oltre le più rosee previsioni dei tifosi biancorossi, e non si vede, allo stato attuale, squadra che possa contendere a Milano la vetrina della “Squadra da battere”.

Che il campionato Italiano, rispetto ad altri (Spagna su tutti, ma anche Germania, Grecia, Russia), fosse inferiore per tecnica e gioco non credo fosse una novità per nessuno.

Che il solco scavato da Milano (unico club Italiano con licenza A di Eurolega) rispetto alle altre fosse profondo si immaginava. Che raggiungesse queste dimensioni è una piacevole (per me, tifoso milanese) sorpresa.

E dire che le avversarie, potenzialmente, potevano sfruttare la non ancora perfetta alchimia di gioco della squadra di Repesa, ma non sono riuscite, se non saltuariamente, a creare problemi all’Olimpia Milano.

RAGLAND FA FUORI REGGIO

Nella prima Semifinale si affrontano Reggio e Avellino, con gli la squadra irpina che, forte degli inserimenti di Cusin e Fesenko (che non gioca per motivi precauzionali), e di Randolph e Obasohan si candida a essere seria avversaria di Milano. Reggio ha perso Kaukenas, Silins, Lavrinovic e Veremeenko, un mix di cervello e chili che non è facile sostituire, e per il momento né Delroy James né Sava Lesic danno ancora garanzie. Quindi Menetti decide di puntare forte sul “blocco storico”, con Gentile, Aradori, De Nicolao e Polonara, e il ritorno alla base di Riccardo Cervi. La partita va a strappi. Obasohan si rivela un’ottima presa e nei primi minuti fa a fette la difesa Reggiana che non riesce a tenerlo, ma Polonara e Cervi (complice la mancanza sotto le plance di Fesenko, e la giornata non proprio positiva di Cusin) tengono in scia e poi portano al sorpasso Reggiano alla fine del quarto.

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Retin Obasohan

Avellino ricuce lo scarto e controsorpassa all’inizio del secondo periodo e Ragland comincia a scaldare le mani e la retina, ma piano piano è Reggio a prendere in mano l’inerzia del match e con Polonara e un concreto DellaValle (rientrato dall’infortunio a tempo di record) restano a contatto e nel terzo periodo piazzano il primo vero allungo che porta Reggio fino al +9.

Sfortunatamente per i ragazzi di Menetti, Ragland è decisamente on fire, e a colpi di triple ignoranti e contropiedi confeziona il rientro di Avellino fino al pareggio e al sorpasso (71-70) a pochi secondi dalla fine. Un fallo discutibile fischiato da Seghetti manda in lunetta Polonara, che riporta sopra Reggio (72-71) a 2 secondi e spiccioli dalla fine.

Ci pensa Ragland, con un tiro da tre in acrobazia a fissare il punteggio sul 74-72 e a mandare Avellino in finale. Rimpianti per la Reggiana, che s’è fatta sfuggire di mano una gara in cui sembrava in pieno controllo senza riuscire a trovare contromisure.

CREMONA FINCHÉ ENTRANO LE TRIPLE

Ad un certo punto, tra le tribune del Forum di Assago, correva voce che in realtà, con la maglia di Elston Turner ci fosse in campo Klay Thompson, e che Gabe York in realtà fosse Steph Curry in incognito. Si era a metà gara e il tabellone recitava Cremona 52 – Milano 50.

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Uno che domina.

Con la Vanoli State Warriors ad un irreale 8/11 dall’arco. Oltretutto Milano aveva perso dopo pochi minuti (di dominio assoluto peraltro) Miro Raduljica per una storta alla caviglia. Insomma diciamo che qualche pensiero “preoccupato” agli astanti (non tantissimi in verità) era anche venuto.

 

Poi Milano decide che è il momento di difendere una minima, e alza spaventosamente il livello dell’agonismo. Cremona viene sotterrata da un 27-9 di parziale nel 3° quarto. Da lì in avanti, è pura accademia, con Milano che si diverte ad andare a canestro in mille e uno modi. Cremona resta attaccata solo un tempo, e più per le prodezze balistiche di York e Turner che per reale capacità di contrastare Milano, infatti appena le percentuali scendono (complice anche una difesa indiavolata degli esterni milanesi, Dragic su tutti) Milano prende il largo e va a chiudere, abbastanza in ciabatte, sul 109 a 87.

TROPPA MILANO PER AVELLINO

Con Raduljica fuori servizio, Sacripanti rischia Fesenko in finale, per cercare di mettere chili laddove Milano ha si l’atletismo di McLean ma rischia di essere corta, con solo lui, Macvan e Dada Pascolo nel reparto lunghi “veri”. avellinoVero è che la profondità di Milano permette di far giocare lungamente Sanders e Gentile da 4 tattici, ricucendo grazie all’atleticità, il gap di centimetri che li separa da Cusin, Fesenko e Zerini.

Oltretutto la partita da la sensazione di essere più un esercizio di retorica cestistica che altro.

Milano segna come vuole, da dove vuole, con chi vuole, con il timing che vuole. Ed è palese la sensazione di assistere ad un gioco gatto/topo fin dall’inizio della gara. Obasohan ci prova a prendere per mano Avellino, con una buona costanza di gioco e tiro, ma dall’altra parte Kruno Simon (MVP della manifestazione) è semplicemente devastante combinando un mix di intelligenza e strafottenza che lo porta a ribadire tripla su tripla ai tiri dell’irpino, fino a mettere una tripla in salto, a una mano sola, che non sappiamo se figlia di una sana incoscienza o di una lucida conoscenza dei propri mezzi e del momento della gara.

Milano è un rullo compressore che pian piano spezza tutte le certezze di Avellino. Ragland fa molta più fatica ad armare la mano, asfissiato dal gran lavoro difensivo di Cinciarini e Hickman, Maarten Leunen non pervenuto, e Fesenko non è, evidentemente, né in giornata né in condizione fisica di “combattere” con McLean e Macvan.

La partita del lungo ex Cantù è indicativa, 2 miseri punti in 17 minuti, e l’unica cosa degna di nota è il fallo in attacco con seguente doppio T per lui e McLean che gli costa il 5° fallo e l’esclusione a metà terzo quarto.

Milano vince tutti i parziali con il divario in progressivo aumento, +4, +10, +16. Il vantaggio tocca anche il + 22 fino a stabilizzarsi sul +18 finale.

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Finisce quindi nella bacheca meneghina l’ultimo trofeo che mancava, in Italia. Finisce con Cinciarini, neo capitano, che alza il trofeo sul parquet del Forum.

SQUADRA PER SQUADRA

Reggio paga dazio, vistosamente, alle uscite estive. Il cervello di Kaukenas e i Kg di Lavrinovic e Veeremenko non sono facilmente sostituibili. Inoltre l’ “obbligo” da parte della FIP all’abbandono dell’ Eurocup non rende sicuramente la piazza Reggiana, per quanto in forte ascesa, una meta appetibile a grossi nomi. E’ arrivato Delroy James, dal Krasnojarsk, ma deve ancora inserirsi in un meccanismo collaudato. La forza di Reggio sta nel gruppo, ormai consolidato, di italiani ai quali si è riunito Riccardo Cervi dopo la parentesi irpina dell’annata scorsa. Aradori è chiamato a consacrarsi come potenziale stella di questo nuovo corso Reggiano e a sostituire, nelle giocate e nella leadership un mostro sacro come Rimantas Kaukenas. Non sarà facile, ma molte delle fortune future di Reggio passano da questo snodo.

Sacripanti dovrà essere bravo a rivoltare la Scandone come un calzino. L’addio di Nunnally toglie a Pino il suo principale terminale offensivo, nonché MVP della stagione scorsa. I “ragazzi dell’Alabama”, Obasohan e Levi Randolph, sono tutti da scoprire anche se Retin qualcosina in questi due giorni l’ha ben fatta vedere: su di loro, e sulle spalle dei due play tascabili (Green e Ragland) poggiano speranze offensive di Avellino. Sarà inoltre fondamentale recuperare fisicamente Fesenko, che con Cervi, Leunen e Adonis Thomas forma una batteria lunghi di tutto rispetto, con centimetri ma anche cervello e tiro perimetrale.

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Sanders contrastato da Wojciechowski

Cremona forse si è indebolita, rispetto all’anno scorso. Washington, Cusin, Vitali e McGee sono partiti per altri lidi e Pancotto deve fare di necessità virtù, pescando un rookie di talento come Gabe York, e pescando Wojciechowski da Cantù e Holloway dal Venezuela. La Vanoli però ha rinnovato almeno Elston Turner, giocatore chiave dell’anno scorso. E’ arrivato anche Omar Thomas dallo Zenit, per quanto a lungo in odore di taglio già nel precampionato. Un po’ leggera nel reparto lunghi, con l’uscita di Cusin, si attende l’esplosione di Biligha e l’inserimento di un TaShawn Thomas, ala giovane ma molto fisica e con un ottimo senso della posizione. Difficile possa ripetere l’exploit della scorsa stagione ma non impossibile.

Milano da battere? Si, decisamente. Per quanto il “secondo anno” ultimamente non porti bene alla compagine milanese (vedi i rovesci di Scariolo e Banchi) per una volta il mercato estivo ha portato una svolta rispetto agli atteggiamenti, spesso attendisti, che abbiamo visto negli ultimi anni. La riconferma di buona parte del blocco dell’anno scorso ha un significato di continuità ben preciso, e gli innesti sono tutti di qualità e/o prospettiva.

Sono arrivati Miro Raduljica, Zoran Dragic,  Ricky Hickman, Awdu Abass, Dada Pascolo e Simone Fontecchio, in un ottimo mix di esperienza europea ed eccellenza e prospettiva italiana. Ora starà a Jasmin Repesa incollare i pezzi, ma sembra, anche dai primi verdetti sul campo, esserci veramente poco spazio per le sorprese.

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