Il vostro è culo, la mia è classe: il campionato alla 6ª

(rubrica di analisi imparziale del campionato)

Turno di campionato che conferma quanto è, da anni, inscritto a lettere dorate nel DNA del calcio italiano, teorema inoppugnabile come la rotondità della terra e baluginante come le tre stelle che adornano le pareti di quello che senza tema di smentita possiamo considerare il miglior stadio nazionale, il Conad: lontano dalle radiazioni effluviche di un calcio che così brutto non si vedeva dai tempi in cui il reattore di Chernobyl produceva ancora energia, la Signora Juventus sa sempre e ancora solo vincere, conciliando pragmatismo e spettacolo. Anche con autogol se serve, ma non banali, di tacco; in un ideale abbraccio che da Palermo alle rive del Po unisce gli appassionati del gioco più apprezzato nel paese, e consegnando tre meritati punti alla Juventus che riesce proprio dove l’Inter aveva fallito poche settimane fa, impattando contro i rosanero esattamente come ieri col Bologna.

Pareggio interno firmato da un ex, Destro, risultato decisivo in negativo come accaduto in Sicilia con Goldaniga in positivo: ecco la differenza con chi sa vincere.
Dopo il passo falso della vittoria contro i bianconeri – la sconfitta è servita più ad Allegri che i tre punti all’Inter – troviamo l’ambiente nerazzurro squassato dal caso De Boer, che con mourinhiana perfidia distoglie l’attenzione da un gioco stentato come il suo italiano sostituendo dopo pochi minuti proprio quel Kondogbia tanto caro a Mancini, riaprendo di fatto un caso forse mai chiuso.

Soldi buttati nel disinteresse di una proprietà lontana, che se non fosse miope (o se avesse occhi dal taglio normale e adatti a vedere, consentiteci la battuta) dovrebbe farsi sentire con l’olandese, e minusvalenza destinata a piombare come una mannaia sui conti Suning.

Proprio mentre sull’altra sponda del naviglio in simbolica contrapposizione a questi 40 milioni che evaporano, per tacere dei 20 di Brozovic saggiamente scartato da Marotta, si brinda ai 100 in entrata, anche in anticipo sui tempi previsti, dote di cinesi con le idee in evidenza più chiare: un plauso a Fassone, l’arma totale di chi vuol davvero cambiare le cose.

Restando alle cose di campo, i nerazzurri orfani dei gol di Icardi palesano tutta la propria dipendenza dallo schema “palla a lui” ed esprimono il grigiore tattico di un centro massaggi senza luci ammiccanti in vetrina, da oggi alle prese anche con la grana Gabigol, difficile da collocare senza sconfermare il pur macchiavellico mercato estivo.

E intanto il giovane Longo segna in Ispania il quarto gol in sette gare: Ausilio rifletta.

E osservando i perduranti danni dell’ex Inter Mourinho, ci si perdoni la doppia citazione nell’articolo, perpetrati al Chelsea del bravo Conte, appare cristallino come il tributo all’esterofilia stia da anni danneggiando il nostro calcio. Per nostra fortuna esistono e resistono maestri come Sarri (indisturbato secondo, conferma i miglioramenti sull’ex Inter Benitez, e in produttiva dialettica con la proprietà), Spalletti (sempre in sintonia con un Totti al servizio di squadra e ambiente, con Illary veri e propri fidanzati dell’Italia pallonara, contrariamente ad altre coppie che fanno della volgarità ostentata la propria Mastercard Gold) e il pugnace Mazzarri, mai troppo rimpianto all’ombrello della madonnina, che oltre a battere Mourinho (il portoghese si vanterà anche del triplete in questo articolo?) e instillando il dubbio su chi dei due sia il più bravo, dimostra che si può anche parlare in italiano alla stampa senza indurre allo sbadiglio e al russare.
Questi allenatori continuano a insegnare il loro calcio in lettere e non ideogrammi. Teniamoceli stretti.

Bene Balotelli, in rossonero e in testa al campionato.

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