Ciclismo: settembre con vista sul Golfo

Il ciclismo a Rio non ha tradito le attese, il bilancio è in attivo sia pure non all’altezza delle previsioni più ottimistiche, confermandosi lo sport del pedale come importante serbatoio di medaglie olimpiche per i nostri colori.

Elisa Longo Borghini, bronzo nella prova in linea
Elisa Longo Borghini, bronzo nella prova in linea

Molto, molto bene l’oro dello scaligero Elia Viviani nell’omnium, prova dominata malgrado la caduta rovinosa tra l’altro provocata dal più prossimo e pericoloso rivale (il britannico Cadendish, più volte maglia verde al Tour prima dell’avvento di Super Sagan) che gli taglia la strada manco fosse Verstappen. Un oro che, stante le strutture praticamente assenti sul territorio nazionale (dicansi  velodromi al coperto), vale platino e salva alla grande il bilancio della pista italiana, che vede crescere intanto il quartetto dell’inseguimento a squadre.

Bene anche la prova di squadra dell’Italia nella prova su strada maschile, nella quale non prendiamo medaglie solo per la rovinosa caduta di Nibali a una quindicina di chilometri dall’arrivo, in fuga con due compagni di ventura e più che in corsa per l’oro. Il quintetto agli ordini del c.t. Cassani si muove alla perfezione e grazie al lavoro di De Marchi, Aru, Caruso e Rosa porta il capitano designato a giocarsi titolo e medaglie.

A livello di medagliere il bilancio della spedizione ‘stradista’ viene salvato dal bronzo della coraggiosa Elisa Longo Borghini. La piemontese, 25 anni da compiere e già bronzo ai mondiali del 2012, si è giocata il tutto per tutto per provare a vincere l’oro, con la certezza matematica di andare comunque a medaglie, lanciandosi all’inseguimento della piccola statunitense Abbott in fuga solitaria, trascinandosi però con sè due avversarie che, dopo aver approfittato delle sue tirate, l’hanno battuta allo sprint. Brava, gamba (e spirito) assolutamente all’altezza di un’Olimpiade.

Il Cronometro: questo sconosciuto

Le note negative sono quelle ricordate spesso nelle analisi del movimento, ovvero la cronica mancanza di interpreti nelle prove contro il tempo, dove non riusciamo a creare una ‘scuola’ all’altezza della tradizione di Coppi, Baldini, Gimondi, o Moser. Un tempo eravamo maestri nella 100 km a cronometro a squadre (composte da 4 corridori, non professionisti, adesso diremmo under 23), ma dal 1996 la prova a squadre è stata soppiantata dalla più attuale cronometro individuale, che vide nella prova d’esordio di Atlanta un onorevole e sfortunato (per le condizioni meteo) quarto posto di Maurizio Fondriest. In seguito abbiamo raccolto una quinta piazza dell’ingegner Pinotti a Londra e altri piazzamenti minori. Un po’ poco. Le nuove, auspicate, tendenze nel disegnare le altimetrie dei grandi giri hanno un po’ ridotto le conseguenze di questa mancanza nelle corse a tappe, dove per vincere servono corridori universali anche se non necessariamente dei fulmini nell’esercizio contro il tempo.

Le attenuanti ci sono, eccome, la prima è la forzata assenza di Nibali causa fratture rimediate nella rovinosa caduta della prova in linea (ma nella crono difficilmente avrebbe potuto lottare per una medaglia), la seconda ha un’origine più lontana ed è legata all’infortunio di Adriano Malori, senza dubbio il nostro miglior interprete della specialità contro il tempo, vittima di una bruttissima caduta in Argentina al giro di San Luis a gennaio, con conseguente coma indotto e tre mesi di forzata inattività. Il parmense, medaglia d’argento a crono ai mondiali di Richmond un anno fa, è ancora giovane (28 anni) e resta una risorsa importante per i prossimi Giochi. In bocca al lupo!

Alla Vuelta con furore

Gianluca Brambilla vince su Quintana a Sallent de Gállego.
Gianluca Brambilla vince su Quintana a Sallent de Gállego.

La Vuelta ha visto la rinascita di Quintana, finalmente all’attacco dopo la narcolessia di luglio, regalando le emozioni negate dal Tour, dominato da Chris “minipimer” Froome. In Spagna non c’era il vincitore del 2015, ovvero Fabio Aru, ma i nostri corridori hanno comunque animato la corsa nobilitata dalla classe e dalla fantasia del solito Alberto Contador.

Gianluca Brambilla a 29 anni è una piccola grande rivelazione: ha gamba, coraggio e un repertorio completo, dopo un bel Giro ha battuto un colpo anche in terra iberica, con una bellissima vittoria in una tappa di montagna. Il giovane veronese Davide Formolo (24 anni da compiere) è arrivato nono nella generale, mostrando continuità e tenuta insperate sulle tre settimane e il redivivo (bentornato!) Fabio Felline è salito sul podio a Madrid fasciato della maglia verde della classifica a punti. Ricordiamo che il ragazzo torinese in primavera sembrava perso per il ciclismo dopo la frattura alla base cranica subita all’Amstel Gold Race.

Una menzione particolare per la bella vittoria in Navarra di Valerio Conti, che a 23 anni si segnala come uno dei giovani più interessanti del panorama europeo, da rivedere.

Euro che?

Forse penalizzati dalla collocazione in calendario gli Europei di ciclismo, non avesse vinto il fenomeno Peter Sagan, sarebbero passati sotto silenzio anche quest’anno. Per l’Italia ottimo oro nella crono individuale femminile junior con Lisa Morzenti. Lo slovacco nella prova in linea e nella prova a cronometro lo spagnolo Castroviejo, uscito caricato a pallettoni dalla Vuelta, mandano segnali inequivocabili alla concorrenza mondiale nelle rispettive specialità. “Regolamento di conti”  a partire dal 9 ottobre con il via ai mondiali in Qatar, quest’anno posticipati per via del caldo prevedibile nel deserto della penisola arabica.

Un "ventaglio" al giro del Qatar 2014.
Un “ventaglio” al giro del Qatar 2014.

La prova a cronometro per gli elite si correrà il giorno 12, la prova in linea è in programma domenica 16. Le uniche difficoltà del percorso della gara in linea sono legate ad aspetti meteorologici (caldo e vento), l’altimetria è piatta come un biliardo, salvo sorprese sarà una sorta di giorno del giudizio iridato per il gotha dei velocisti. Le nostre carte da giocare sono verosimilmente il fresco olimpionico Elia Viviani, il campione italiano (e magia rossa al Giro) Giacomo Nizzolo e il sempre verde Bennati, più dei potenziali guastatori da infilare nei tentativi di fuga, il c.t. a breve deciderà quali e quanti con le convocazioni.

In linea teorica un mondiale tatticamente facile da interpretare, in pratica invece un rebus, nel caso in cui non si disponga del miglior velocista del lotto, come invece fu per l’Italia nel 2002 a Zolder, quando uno stuolo di gregari d’eccezione, guidati da Lombardi, rispettò alla grande la sola e tassativa consegna di condurre Mario Cipollini a una vittoria tanto annunciata quanto netta e travolgente. Oggi le ruote più veloci (sulla carta) stanno altrove e l’Italia non vince il mondiale dal 2008 (Alessandro Ballan a Varese).

Mondiali in Quatar: quali scelte per il c.t. Cassani?
Mondiali in Quatar: quali scelte per il c.t. Cassani?

In bocca al lupo e buon lavoro a Davide Cassani. Nel caso in cui non riportasse in Italia la maglia iridata, è comunque già pronto Fabio Capello

 

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