Evelina Christillin, Nuestra Señora de Los Juegos

Christillin, premio alla carriera

In un recente articolo per ilMalpensante scritto dal nostro nuovo acquisto Francesco Santavenere, ci siamo occupati dell’opportunità di eleggere ai vertici del calcio mondiale la sig.ra Evelina Christillin. In quell’articolo si evidenziavano non soltanto le “uscite” poco felici — usiamo eufemismi, via — della stessa Christillin sul “pacioccone con l’occhio a mandorla” Erick Thohir, ma anche uno stralcio — preso da La Repubblica — in cui si sottolineava il “grande lavoro” svolto dalla stessa Christillin per le Olimpiadi Invernali di Torino 2006. Addirittura, nell’articolo di Repubblica, la Christillin viene premiata con il titolo di “Signora di Torino 2006”.

Wowowowow. Vuoi vedere che, in un momento in cui la sindaca di Roma viene massacrata da ogni organo di stampa manco fosse un’interista qualsiasi finita sotto l’occhio rosa della Gazzetta per il suo “no” alla candidatura di Roma per i giochi del 2024, abbiamo in cortile un fulgido esempio di come si candida una città ai Giochi, si stroncano gli sprechi, si migliora la vita dei cittadini e, soprattutto, non si edificano le “cattedrali nel deserto” — ormai tanto famigerate da essere diventate addirittura un luogo comune nel parlato comune degli italiani?

Vuoi vedere che la sig.ra Christillin, magari fingendo di non veder gli occhi a mandorla dei tanti Comitati Olimpici asiatici che pure votarono pro-Torino, è riuscita laddove in Italia tutti hanno fallito?

Che fine hanno fatto le Grandi Opere che vanno di pari passo a ogni Olimpiade che si rispetti?

D’altra parte, Torino non è la Grecia. Atene è fallita, dopo le Olimpiadi del 2004, tirandosi dietro tutta la nazione, ma Torino è ancora lì. Per quelli a cui piace lo stile “fiumi e palazzoni, grigio e portici” — non sono tra questi — è anche una bella città.

Che diamine, vuoi vedere che… ?

Le Olimpiadi Invernali made in Christillin, un esempio

Uffa. Sapete quanto è difficile capire e scoprire dove sono finite le Grandi Opere di Torino 2006? No? Ve lo dico io… non si trova niente da nessuna parte. Ho perso due ore a scartabellare Google prima di riuscire a trovare briciole di indizi che poi, come la pista lasciata da Pollicino, finalmente mi hanno portato laddove tuttora si ergono i gloriosi impianti che tanto lustro diedero all’Italia ormai dieci anni fa.

C’è la metropolitana — unica linea, inaugurata in concomitanza con i Giochi — e su questa, niente da dire. Una metropolitana è una metropolitana, e fa bene ai cittadini… anche perché girare a Torino in macchina equivale a spararsi una bottiglia di Pepsi condita alle Mentos dritta in bocca.

Metropolitana, figata. Quindi, direi Christillin 1, Massaron 0. Palla al centro.

Ma poi, però, visto anche il precedente tra le nostre due squadre calcistiche di riferimento, mi sa che sto per rimontare.

Il fulgido Arco Olimpico

Cattedrali nel deserto (e rimonta sarà)

Oh sì, dai. Io odio i luoghi comuni, ma se i luoghi comuni funzionano, mi faccio un bagno di umiltà e li uso, pure nei titoli dell’articolo.

Andando in giro per Torino — e anche molto fuori — si scoprono alcune cose interessanti.

Prima di allontanarci, restiamo nel fulcro pulsante della città-FIAT. Il Lingotto. Vicino al Lingotto c’è l’Arco Rosso, simbolo di quei Giochi, e lì vicino furono costruite le strutture di supporto al villaggio olimpico: infermerie, mensa del villaggio, uffici organizzativi vari. Di quella Grande Opera restano edifici vuoti e abbanonati, in disfacimento decadente. Di progetti per riqualificare l’area finora nemmeno l’ombra. Ciò che resta del Villaggio Olimpico sono una manciata di case popolari, la sede dell’Agenzia regionale per l’ambiente, e tre palazzine: una ora è una residenza universitaria, un’altra è un ostello… altre due sono per le federazioni sportive. Altre quattro sono occupate dal 2013 da centinaia di richiedenti asilo (Fassino tentò di sgomberarle, ma non ci riuscì). Facciate scrostate, incuria generale, lentamente la natura ne reclamerà lo scalpo.

Villaggio Olimpico

Restando in città, c’è la pista di pattinaggio — bel nome le diedero, “Oval”costata 70 milioni di euro e ora assegnata dal Comune alla Gl Events, multinazionale delle manifestazioni fieristiche. Figata, direte voi: ecco come si recuperano i soldi spesi. Già, come no… la Gl Events paga al Comune di Torino ben 45 mila euro l’anno. A occhio e croce, con 1200 anni di affitto regolarmente pagato ci siamo.

Altre costruzioni — ahi ahi, Raggi, come ti sei permessa di parlare di “olimpiadi del mattone”? — ora sono gestite da Parcolimpico (il cui 10% è in mano agli enti pubblici), mentre le strutture restanti sono in mano agli statunitensi della GetLive.

Parcolimpico gestisce il Palavela (50 milioni di euro) che viene utilizzato per il pattinaggio e l’hockey in inverno e per il beach volley in estate. Il PalaIsozaki, gioiellino dell’hockey olimpico (85 milioni di euro), ora viene usato per concerti e spettacoli.

Se poi ci spostiamo sulle Alpi — dopotutto era un’Olimpiade Invernale, no? — troviamo la splendida (senza ironia, era veramente bella!) pista da slittino e bob di Cesana (74 milioni di euro) e il trampolino per il salto con gli sci (36 milioni) e pure la pista del biathlon — di questa non sono riuscito a risalire ai costi, so solo che le prime due ora non vengono usate e sono in stato di abbandono, mentre la terza verrà sostituita da campi da tennis.

Cesana: pista bob, slittino e skeleton

Christillin, Christillin, viva la meritocrazia

Per il Comitato Organizzatore, presieduto dalla “Signora delle Olimpiadi”, le infrastrutture dovevano costare 500 milioni di euro. Poi, of course, c’è stata la disciplina olimpica tanto cara agli italiani — il glorioso Appalto con l’asta che tanto lustro ci ha dato negli ultimi decenni — e i costi si sono gonfiati fino a raggiungere i 2,75 miliardi di euro. Più del quintuplo di quanto preventivato da Nuestra Señora de los Juegos.

E chi paga quella differenza? La famiglia Agnelli, a cui la Christillin è legata a filo doppio?

Campioni di Appalto con l’Asta

Nein. Certo che nein. Li paga la cittadinanza. Il debito della città è passato da 1,6 miliardi di euro del 2001 ai 2,97 miliardi del 2007 (anno successivo ai Giochi). Soldi che sono stati recuperati con tagli alle spese comunali per i servizi, educazione e trasporti (ma tanto c’è la metropolitana, vero Evelina?).

Quindi, quando Christillin si difende (grancassata e tambureggiata da Repubblica) dicendo “A Torino e in Piemonte le Olimpiadi hanno fatto bene […] L’eredità dei Giochi è visibile e i cittadini ne beneficiano […] Non ci sono stati sprechi” — ci si chiede dove viva Evelina. Forse in una villazza degli Agnelli. D’altra parte, per chiamare lei devi chiamare Casa Agnelli.

Christillin premiata per i suoi meriti

La recente elezione ai massimi vertici della FIFA di Evelina Christillin, quindi, ci sembra — ma possiamo anche sbagliarci — un gran bel premio alla carriera. In Italia funziona così: se fai mangiare i potenti, poi i potenti ti premiano. Sarà questo il vero merito di Christillin?

Nuestra Señora de Los Juegos

E poco importa se lei è juventina. Qui non c’entra il colore del tifo — d’altra parte, penso che Tavecchio è interista e quindi devo solo stare muto — ma la prassi tutta italiana di premiare con cariche sempre più importanti chi ha spalato acqua (acqua?) al mulino di quelli che contano davvero.

E, mentre Evelina andrà a Nyon — o ovunque si riuniscano i boss del calcio mondiale — lassù a Cesana rimane una bellissima pista da bob e slittino costata 74 milioni di euro su cui gli scoiattoli e le capre di montagna (il Tenero Giacomo vi rimanda alla foto di copertina) volteggiano felici manco fossero a Gardaland.

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