MORTI DI FIBA

image(per questo geniale striscione, esposto il 26 aprile 2016, la FIP ha multato la Dolomiti Energia Trento di 750€, per “esposizione di striscione offensivo”)

Pagliacciata.

In realtà non mi viene un termine meno forte per descrivere quello che è successo, nel corso degli ultimi mesi, nel panorama del basket europeo.

E’ notizia di ieri (qui) che pare, dicono, Petrucci e la FIP siano pronti a presentarsi, quali danaidi supplici adoranti, al cospetto dell’onnipotente segretario della FIBA Baumann, per impetrare un accordo fra FIBA e ULEB. La speranza del nostro è che si riesca a sbloccare quella kafkiana situazione per la quale solo Italia e Francia, fra le federazioni nazionali, hanno obbedito ai diktat della FIBA.

Certo le motivazioni all’epoca parevano “utili”. L’Italia ha ottenuto il preolimpico (finito in tragedia con la sconfitta in finale per mano degli uomini di Petrovic), la Francia spera nell’appoggio di Baumann per i giochi del 2024.

Ma, come al solito, l’improvvida mossa petrucciana ha fatto più danni che altro, infliggendo, a nostro parere, un colpo mortale al già disastrato panorama cestistico nostrano.

APRÈS MILANO LE DÉLUGE

La supercoppa giocata pochi giorni fa ha decretato l’indiscussa superiorità tecnica e fisica dell’ Olimpia Milano, che ha praticamente passeggiato su Cremona e Avellino.

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Il Forum di Assago

Non è un caso che Milano sia l’unica società italiana che, grazie alla licenza A di Eurolega, sia compresa nel circuito ULEB. In realtà, ne avremmo avute altre: Reggio, Trento,  Sassari. Ma grazie alla cieca obbedienza della FIP sono state obbligate, insieme alla wild card Cantù, a rinunciare all’iscrizione all’Eurocup sotto minaccia di una squalifica in campionato.

I risultati di qusta scelta sono qui da vedere. E non è solo un fattore tecnico, è anche, purtroppo se vogliamo, un fattore economico.

Milano al momento è una delle poche piazze che possono vantare un impianto sportivo che superi i 5000 spettatori, è l’unica squadra che accede, grazie al contratto firmato tre anni fa, ai ricchi introiti garantiti dall’Eurolega. E, per quanto sia encomiabile la passione che molti imprenditori hanno, e che li porta ad investire nel basket, i fondi “non sono mai abbastanza”,  le spese sono altissime, e i ricavi ridotti ai minimi.  Ogni anno vede la scomparsa di un gran numero di società che semplicemente non hanno più risorse per portare avanti i campionati. È successo recentemente anche in LegaA con Treviso e Siena, fallite entrambe. O con Roma, che ha deciso spontaneamente di rinunciare alla massima serie, causa mancanza di soldi, per ripartire dalla lega 2.

PERCHE’ L’ULEB

L’ULEB nasce nel 1991 per mettere fondamentalmente pressione alla FIBA,  che fino a quel momento si era occupata di organizzare e gestire le competizioni internazionali in Europa. Ed è sempre una sporca faccenda di denaro. Gli introiti economici dell’allora coppa campioni non erano all’altezza delle aspettative dei migliori club europei. Da qui la decisione, poi sviluppata nel tempo, di organizzare una sorta di super lega europea che gestisse autonomamente competizioni e soprattutto introiti.

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La Virtus campione d’europa

La Fiba ci provò anche ad evitare la spaccatura, allargando già nel 91 l’allora Coppa dei campioni anche a squadre non campioni del proprio paese. Nacque l’European league, Poi diventata Eurolega nel ‘96. Ma i soldi non bastavano mai ed ecco che, nel 2000, si consumò lo strappo. E il 2001 sarà ricordato come l’anno delle due campionesse d’Europa, con la Virtus Bologna campione dell’Eurolega ULEB, e il Maccabi Tel Aviv campione della Suproleague FIBA.

Resasi conto che il progetto ULEB era decisamente più accattivante per le squadre di club, La Fiba decise allora di non ostacolare ulteriormente il progetto,  già ampliato ad una seconda coppa, l’ Eurocup, ripiegando su una terza coppa riservata alle squadre non  iscritte a competizioni ULEB, L’EuroChallenge.

Il prodotto Eurolega, nel corso degli anni, ha subito modifiche e implementazioni,  ha sviluppato un modello economico vantaggioso per le società affiliate che ha visto un trend di ricavi in costante aumento nel corso degli anni. Insomma è diventata, grazie anche alla regia di Jordi Bertomeu, potente commissioner dell’Eurolega, una sorta di gallina dalle uova d’oro.

TROPPO COMODO, BAUMANN

Ovviamente, una volta che il format è stato sviluppato, e dimostra di essere redditizio, subito gli avvoltoi si sono lanciati sulla preda.  Ed è così che nella primavera del 2015, Il segretario della Fiba Baumann,  nell’ambito di un progetto generale di ristrutturazione delle competizioni internazionali organizzate dalla Fiba, decide di fare concorrenza all’Eurolega lanciando l’idea di una competizione europea molto simile, per forma, al torneo dell’ULEB.

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Dott. Ing. Gran Mascalzon di Gran Croc. Visc. Baumann

Lo scopo, abbastanza malcelato peraltro, è di riportare la massima competizione europea, ed i suoi introiti ovviamente, sotto l’egida della federazione.

La risposta dei club di Eurolega non tarda a venire, ma forse non è quella che Baumann si aspettava. In un comunicato congiunto, i club dicono “parliamone, ma l’anno prossimo”.

È evidente che i principali club europei non abbiano alcun interesse a modificare uno status quo che garantisce introiti notevolmente superiori a quelli che potrebbe garantire la Fiba.

Soprattutto l’impressione è che la Fiba voglia, più che riportare meritocrazia e garantire l’accesso alle squadre campioni, appropriarsi di quella famosa gallina dalle uova d’oro di cui parlavamo prima. In pratica, dopo aver fatto fare all’ULEB la fatica di creare un marchio, un format, un prodotto e averlo reso appetibile e redditizio,  la Fiba avrebbe voluto “espropriarlo” per metterci il suo logo.

TORINO VAL BENE UNA SQUALIFICA

Ora, se foste un club di prima fascia (un Real Madrid, per fare un esempio) e doveste scegliere fra un format consolidato, con il progetto la creazione di una superlega stile NBA, con notevoli introiti garantiti e la certezza di farne sempre parte, ed un format “scopiazzato”,  con introiti decisamente minori, organizzato da un ente che ha già dimostrato in passato di non essere in grado di gestirlo, e soprattutto di farlo crescere che cosa scegliereste?

C’è bisogno di rispondere?

Però, c’è un però. L’ente in questione, evidentemente nella speranza di poter, utilizzando il potere coercitivo insito nel suo ruolo, convincere i recalcitranti, decide che è ora di “forzare la mano”  cominciando una vera e propria guerra a colpi di minacce e squalifiche, verso le federazioni nazionali delle squadre ULEB.

“Adesso siamo nella merda, Gianni”

Prima minaccia di squalifica le federazioni con squadre affiliate ad Eurolega ed Eurocup. Poi ritratta, Eurolega non si può, ci sono dei contratti. Allora solo Eurocup. Poi l’ipocrita attacco al sistema delle licenze di Eurolega (dimenticandosi che la prima proposta FIBA, rimandata al mittente dai top club, era proprio imperniata sulle licenze pluriennali).

Intanto, l’ULEB continua il suo lavoro forte della miglior offerta presentata ai Club, e firma un accordo triennale con Reggio Emilia, Trento e Sassari, e offre una wild card a Cantù, appena rilevata dal ricchissimo Gerasimenko. 

E qui scatta il ricatto. Il 21 Marzo il Board della FIBA decreta l’esclusione da tutte le competizioni internazionali per tutte le federazioni che hanno club affiliati ad Eurocup.

La risposta della FIP non si fa attendere, ed è una resa senza condizioni su tutti i fronti. Viene risolto il contratto con LegaBasket e di fatto viene ufficializzata l’esclusione delle 3 “ribelli” in caso di permanenza in Eurocup.

Tutto per la paura (peraltro remota e tutta da dimostrare) di perdere il preolimpico di Torino. Ed ecco combinata la frittata.

ED ORA, SIGNORA LONGARI?

No, Petrucci non è caduto sull’uccello, come avrebbe detto il compianto Mike, ma è scivolato su una buccia di banana ben più insidiosa e pericolosa.

Il preolimpico è passato, e l’Italia è stata battuta in finale. La partecipazione all’Olimpiade sfumata sotto i colpi croati. 

E ora l’unico club con licenza Euroleague è Milano, che ovviamente deve investire se vuole competere in una super lega europea a 16 squadre. Abbiamo perso la possibilità di partecipare all’Eurocup, con le squadre affiliate costrette a rinunciare per “ragion di stato”, e ci ritroviamo con le sole Venezia e Avellino in quella Basketball Champions League che avrebbe dovuto, nelle pie speranze di Baumann, prendere il posto (e gli introiti) dell’Eurolega.

Lo stato del Basket italiano

Quali conseguenze? Beh, innanzitutto una ricaduta di prestigio tecnico. L’assenza dai “palcoscenici che contano” (con tutto il rispetto per Avellino e Venezia, un conto è giocare con Barcellona, Fener, Olympiakos, Real e Panathinaikos, un altro è sfidare l’Aris, il Neptunas, il Monaco o il Chimik Juznyj) non rende certo appetibile il campionato italiano, né dal punto di vista tecnico, né dal punto di vista economico. La mancanza di un’infusione di denaro nelle casse, spesso disastrate, delle società comporta inevitabilmente una riduzione di budget, e, purtroppo, senza soldi è difficile attirare giocatori di classe e tecnica.

Il che si ripercuote, ça va sans dire, sulla qualità dello spettacolo offerto. La Supercoppa in questo è stata drammaticamente esaustiva. Una squadra, nettamente superiore alle altre tre, che ha vinto, scontatamente, e anche giocando un buon basket al postutto. Ma, e lo dico anche da tifoso, vincere per inerzia alla lunga annoia, e svaluta il “prodotto” di cui sopra.

TORNARE INDIETRO? NO GRAZIE

Sia ben chiaro a tutti. Il lavoro fatto da ULEB ed Eurolega in questi anni è stato enorme. Un lavoro di marketing e di sviluppo, di comunicazione e crescita. Che è andato a vantaggio di tutto il movimento cestistico europeo. E anche Italiano.

mor9729Accordi con i club con campagne di sensibilizzazione, palazzetti e strutture all’avanguardia. Tornare alla FIBA equivarrebbe a tornare alla vecchia logica di un basket incapace di crescere, tornare indietro di 15 anni. No grazie. Se la Pallacanestro vuole sopravvivere, e riprendere a crescere tutti devono entrare nell’ottica che la passione non basta più, insieme bisogna “vendere il prodotto”.

Il lavoro enorme fatto da Eurolega va in questa direzione: uno sviluppo per quanto possibile costante, e in costante crescita, delle potenzialità del basket europeo. L’importante è che continui, spedito, in questa direzione, come è cresciuto negli ultimi 15 anni. 

E negli ultimi 15 anni la FIBA è stata a guardare, che resti lì. Grazie.

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