Roma Inter: impressioni a caldo, tabellino e pagelle

Roma e Inter dimostrano cosa vuol dire avere una cattiva fase difensiva, ognuna per ragioni diverse, ma due squadre che hanno concesso occasioni a volontà per tutta la partita, dando spettacolo per i tifosi, ma inevitabilmente lasciando l’amaro in bocca ai tecnici.

Frank De Boer dovrà trovare il bandolo della matassa, perché in fase offensiva l’Inter c’è ed è una delle squadre che manovra meglio: raramente ha avuto il vantaggio, quindi possibilità di giocare in campo aperto, e di riflesso ha dovuto combattere contro difese piuttosto chiuse e spazi stretti. Nonostante questo, la produzione in zona gol è di livello altissimo, mentre la fase difensiva è troppo spesso improvvisata e in affanno.

Non c’è un equilibratore, non c’è una schermatura né davanti alla difesa né in almeno una delle due fasce (ci torneremo dopo), con l’aggravante che quest’anno Murillo sembra la versione scarsa di Ciccio Colonnese piuttosto che, come talvolta è parso, la versione 2.0 di Cordoba.

Se questi sono gli spazi, se queste sono le distanze, se questo è quanto l’Inter concede, per natura, all’avversario, si può serenamente giocare con Banega davanti alla difesa, lasciandogli più libertà, e magari mettendo una seconda punta come Jovetic o, meglio ancora, Gabriel Barbosa. Potrà sembrare provocazione, ma la fase di transizione dell’Inter non trova nessuno, e sottolineo nessuno, in grado di garantirle quell’equilibrio.

Spalletti, invece, può festeggiare ma non c’è molto di cui essere felici: l’Inter avrebbe potuto, e forse meritato, pareggiarla in qualunque momento ed è solo una casualità che sia avvenuto così tardi: il 2-1 così ravvicinato poi di fatto la chiude, ma la Roma ha tanti problemi quanti ne ha l’Inter.

LA PARTITA

L’Inter entra in campo così come previsto, con Banega e Joao Mario in campo coperti da Medel, Ansaldi e Santon terzini, chiamato all’impegno più complicato, avendo Salah come dirimpettaio.

Spalletti, invece, sembra scegliere il solito 4-2-3-1, modulo però che si adegua facilmente ad un 4-3-3 fotocopia di quello dell’Inter, soprattutto perché decide di piazzare marcature a uomo su Banega, controllato da De Rossi, e su Joao Mario, preso a turno da Florenzi o Strootman in base alla sua posizione.

L’Inter sembra afflitta da una sorta di maledizione, venendo punita regolarmente alla prima disattenzione, alla prima occasione: neanche il tempo di respirare. È così che al 5° del primo tempo Bruno Peres mette in mezzo per Dzeko che sottoporta segna: tutto in salita per i nerazzurri, che si trovano ad affrontare la Roma nel suo territorio preferito, cioè con molto spazio per Perotti ma soprattutto per Salah che giocherà un primo tempo di livello altissimo, facendo a fette un Santon che a un certo punto lo molla anche psicologicamente, costringendo l’Inter a mandare da quel lato più spesso Murillo e anche Perisic.

Ma se maledizione deve essere, che sia anche fatta bene: due minuti dopo è la Roma che perde malamente palla, Banega sulla trequarti la porta sui 25 metri, lascia partire un tiro che sembra destinato nel sette e invece si schianta sul palo: non va.

Le due squadre si concedono molto, anche se per motivi diversi. La Roma approfitta delle distanze dell’Inter, non perfette, soprattutto una difesa troppo bassa e che lascia troppo spazio agli esterni giallorossi; i nerazzurri, invece, sono costretti a costruire azione su azione, talvolta con un giro palla lento e prevedibile, ma che appena riesce a trovare sbocchi sugli esterni o sulla trequarti diventa pericoloso.

Tra i tanti problemi dell’Inter, si segnala un Icardi troppo statico, troppo centrale e sempre infognato in mezzo ai due centrali romanisti che, agevolati, sembrano la miglior coppia di centrali del mondo.

L’Inter, però, preme, schiaccia la Roma: sembra una buona cosa, ma questo apre spazi per Salah che diventa devastante. Né Murillo né Santon capiscono come devono affrontarlo, se preventivamente o aspettandolo 10 metri dietro: quale che sia la scelta, Salah ha sempre la meglio. In 2 minuti, tra il 20esimo e il 21esimo, l’egiziano rischia di chiuderla, prima con un’accelerazione che fa sembrare Murillo, che di suo è veloce, un trattore fermo, con la palla che si stampa sul palo esterno (l’Inter paga l’errore di Joao Mario a metà campo); poi con un’altra accelerazione, sempre Murillo la vittima (Santon preferisce proprio non esserci), che vede Handanovic protagonista di una gran parata.

Tutto il primo tempo si sviluppa su questa falsa riga, un duello all’arma bianca, un incontro folle tra due squadre che non vogliono saperne di starsene tranquille. Le occasioni fioccano: Salah, Dzeko e Florenzi per la Roma, Candreva due volte più un paio di occasioni sfumate di poco. Szceszny e Handanovic protagonisti. La differenza, se si può leggere così, è che la Roma concede “come sistema”, mentre l’Inter concede molto per errori dei singoli ai quali non c’è mai una risposta, né preventiva né successiva.

Il pareggio forse sarebbe più giusto ma, per dirla alla Boskov, la Roma ha segnato, l’Inter no. 1 a 0 e palla al centro.

SECONDO TEMPO

I ritmi calano molto, più per stanchezza che per accortezza. De Boer è costretto a spendere due cambi attorno al quarto d’ora, entrambi obbligatori: prima è Joao Mario, affaticato e con problemi al polpaccio, che lascia spazio a Gnoukouri, poi è Nagatomo che sostituisce il rientrante Ansaldi, che non ne aveva più.

Pur non essendoci grandi occasioni da rete, l’Inter dimostra di avere un’idea di calcio, forse troppo lenta talvolta, ma che certamente c’è ed è macinata con continuità anche in assenza di Joao Mario. Lo scambio che porta al pareggio di Banega è emblematico, bello e efficace, con Icardi che finalmente riesce a offrire una sponda per l’argentino che, a differenza di Salah, dopo il dribbling la mette bene sul primo palo. Tutto molto bello, ad appena due minuti dal cambio di Jovetic (entrato al posto di Candreva, spento nel secondo tempo) ed il frutto naturale di un dominio territoriale e di idee inequivocabile e incontrovertibile.

Pensi che entrambe le squadre faranno più attenzione e invece c’è un disegno divino da qualche parte che ha deciso che i nerazzurri immeritevoli devono fare per forza qualche errore madornale per farsi mettere fuori definitivamente. Così, dopo quattro minuti scarsi dal pareggio, neanche 6 da quando è entrato, Jovetic regala una punizione che più idiota e inutile non possono essercene: Florenzi batte, la difesa dell’Inter è piazzata come se si trovasse nel bel mezzo di una rissa nel peggiore dei bar di Caracas, Manolas devia alla bellemmeglio, ma c’è la testa di Icardi che spiazza Handanovic: 2-1 che sa di beffa e, a quel punto, davvero immeritato, nonostante tutto.

L’Inter accelera ma non trova sbocchi e negli ultimi 5 minuti, più recupero, si spegne progressivamente, anche se la Roma senza Salah non produce praticamente più nulla (o quasi). Ritmi bassi e il merito è dei romanisti bravi a cadere, ma soprattutto di Banti che improvvisamente decide di cambiare radicalmente metro, fischiare tutto, soprattutto sui contatti Miranda-Dzeko fin lì consentiti quasi tutti e, nell’indecisione, di fischiare sempre e comunque giallorosso.

L’Inter, da parte sua, lascia addirittura a Dzeko la possibilità di chiuderla definitivamente: salva Handanovic con una parata da urlo.

La partita finisce anche con i soli 3 minuti concessi da Banti nonostante le perplessità della panchina interista.

CONCLUSIONI

Dirlo dopo è facile, ma De Boer sbaglia a mettere Santon. “Facile” per me, visto che qualcuno tra i lettori de ilMalpensante.com aveva espresso più di un dubbio sull’utilizzo di Santon al posto di Nagatomo, proprio per il pericolo Salah. Vero è che l’anno scorso l’Inter lo ha incontrato in fase calante e che l’ingresso di Nagatomo è arrivato a egiziano ormai consunto dalla fatica, con Santon che ormai sembrava non patirlo più.

Ma soprattutto sbaglia a fare subentrare Jovetic. Vada per il Barbosa fuori forma, vada per l’Eder che sembra stanco, ma Jovetic esterno non funziona e mentalmente sembra avere staccato ormai da un po’. Il montenegrino è la dimostrazione di una mia personale battaglia di una vita sui cosiddetti “giocatori di talento”, ovvero quei calciatori che si presumono essere di classe superiore alla media: ho l’abitudine di dare a questi calciatori più peso nelle partite in cui giocano male e non quelle in cui giocano bene. Perché nelle seconde è sin troppo facile dire “che bravi”, nelle prime, invece, è assolutamente necessario che sappiano essere utili, o quantomeno non dannosi. Se quando giocano male sono dannosi, meglio non averli in campo perché la loro dimensione è un’altra.

Se possibile, queste considerazioni accentuano quello che è stato evidenziato da tempo su queste pagine (ma non ci vuole molto eh) come il peggiore difetto dell’Inter, cosa che già l’Europa League aveva mostrato in tutta la sua crudezza: l’Inter non ha ricambi all’altezza dei titolari, neanche lontanamente. Gnoukouri utile, ma finisce lì: aspettando Gabriel Barbosa. Ma Ranocchia, Biabiany, Melo, Santon, Nagatomo, D’Ambrosio, Jovetic, Palacio, Eder abbassano il livello della squadra a livelli inaccettabili e improponibili.

L’Inter ha un bel cartello appeso al collo che recita “under construction” che non vedrà soluzione se non a gennaio, quando l’aspetterà una delle sessioni di mercato necessariamente più movimentate e infuocate della storia nerazzurra. Sono almeno 6/7 a dover salutare, anche a costo di ricambiarli con la metà in ingresso: 2/3 buoni sono meglio di 6/7 impresentabili.

PAGELLE

HANDANOVIC 7: non può farci nulla sui gol ed è merito (ma anche demerito di Salah) se l’Inter ne prende solo 2.

ANSALDI 6: sbaglia, ed è naturale che lo faccia al rientro, soprattutto in una squadra che sbaglia spesso movimenti in fase difensiva. Ma in fase offensiva è un terzino di grande qualità: titolare fisso.

SANTON 4: Salah lo fa a fettine, mettendosi in mezzo a lui e Murillo. Non lo prende praticamente mai e, quando si becca il giallo, non riesce neanche a stenderlo con l’intento di azzerarne le velleità. A volte si ha l’impressione che esserci o non esserci non cambierebbe il risultato: la Roma affonda come e quando vuole.

MURILLO 4,5: cosa gli stia accadendo non si sa. Lui sarebbe velocissimo, ma Salah in campo aperto gli ruba 5 metri su 25: inaccettabile.

MIRANDA 5,5: ci sono alcuni errori gravi di posizionamento, alcuni dovuti ai compagni, alcuni per indecisioni. Non il miglior Miranda.

MEDEL 5: l’osanna del correre a vuoto e del non esserci mai quando serve. Il paradosso di un uomo messo lì per equilibrare la squadra senza riuscire praticamente a farlo mai. In fase di impostazione, invece, si vedono dei miglioramenti. Urge un approfondimento video, altrimenti sembra che sia io il preventuo.

JOAO MARIO 6: commette un errore che non è da lui, ma è l’unico a metà campo che sa sempre dove essere.

BANEGA 7: l’Inter ai suoi piedi. La luce si accende quando si accende lui, segna un gol bellissimo, fa aperture clamorose (una su Ansaldi da urlo): andrebbe liberato dalla schiavitù di una posizione che lo costringe a marcature asfissianti.

CANDREVA 5: pensi che debba essere anche lui a fare a fettine Juan Jesus, e invece il brasiliano lo controlla benissimo, anche se non proprio sempre. Come nell’occasione di quel sinistro cileccato in porta  che grida ancora vendetta.

PERISIC 6,5: da quando è entrato in forma dimostra di poter dire la sua contro chiunque, anche contro un Bruno Peres che in fase difensiva si fa più attento. Non aiuta troppo Santon, ma finché ne ha è uno dei più pericolosi.

ICARDI 5: si nasconde troppo in mezzo ai difensori giallorossi. Nell’azione del gol dimostra a sé stesso che cercarsi lo spazio è fondamentale: passo indietro anche in fase di pressing.

DE BOER 5: sbaglia a mettere Santon, anche se il dubbio è che con questo Salah avrebbe sofferto chiunque. Forse Joao Mario andava preservato per il finale, mentre è certo che l’ingresso di Jovetic è un errore non indifferente.

GNOUKOURI 5,5: perde spensieratezza e si nasconde troppo, come contro il Bologna.

JOVETIC 2: atteggiamento da minus habens in occasione del fallo che poi porta al gol romanista. In attacco non incide: evidentemente ama di più scaldare la panchina.

NAGATOMO 6: non soffre, ma non produce se non nel finale un cross di poco fuori misura. Certo è che entra a Salah ormai finito.

TABELLINO

ROMA-INTER 2-1 (primo tempo 1-0)
MARCATORI: 5′ pt Dzeko (R); 27′ Banega (I), 31′ st Manolas (R)
ROMA (4-2-3-1/4-3-3): Szczesny; Bruno Peres, Manolas, Fazio, Juan Jesus; De Rossi, Strootman; Salah (25’st El Shaarawy), Perotti (34’st Paredes), Florenzi (44′ st Nainggolan); Dzeko.
A DISPOSIZIONE: Alisson, Lobont, Emerson, Seck, Gerson, Iturbe, Totti. All. Spalletti.
INTER (4-2-3-1): Handanovic; Ansaldi (17’st Nagatomo), Miranda, Murillo, Santon; Joao Mario (15’st Gnoukouri), Medel; Candreva (24’st Jovetic), Banega, Perisic; Icardi.
A DISPOSIZIONE: Carrizo, Felipe Melo, Kondogbia, Palacio, Ranocchia, Eder, D’Ambrosio, Miangue, Gabigol). All. De Boer.
ARBITRO: Luca Banti.
SANZIONI E NOTE: ammoniti Santon (I), Ansaldi (I), Juan Jesus (R). Angoli: 9-3 per l’Inter. Recupero: 1′ pt, 3′ st.

 

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