Ci sono alternative alla pausa per le nazionali?

Ottobre è sempre stato un mese speciale per il sottoscritto, non soltanto perché è quello del mio compleanno, ma perché durante la mia infanzia sanciva quella che di fatto era la fine del ‘vecchio anno’, e l’inizio del ‘nuovo’, con un taglio netto rispetto al più recente passato.

Finivano le lunghe vacanze estive al mare dai nonni, prolungate fino a settembre inoltrato, con giornate di sole caldo e avvolgente, e arrivava il clima autunnale di Milano, con le prime malinconiche ed affascinanti giornate di nebbia o pioggia, e mucchi di foglie ingiallite e castagne selvatiche cadute dagli alberi ai lati del marciapiede davanti alla mia scuola (che a quei tempi cominciava il primo ottobre); terminava anche il mio personale ‘anno anagrafico’, col compleanno che portava con sé un numerino in più facendomi sentire più grande (quindi, figo); e per finire, niente più partite di allenamento estivo (quei bellissimi 10-1 alle rappresentative tirolesi, senza scomode, deleterie ma remunerative tournée dall’altra parte del mondo) né partite minori di Coppa Italia affrontando Ternana, Spal e Monza, ma finalmente il campionato di serie A, con le partite ‘vere’. Parlo dell’Inter, naturalmente, perchè se eri sull’altra sponda del Naviglio ti poteva capitare di esordire nel tuo secondo campionato di Serie B, pareggiando a San Siro contro la Sambenedettese.

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*Gli squadroni di una volta: Sambenedettese 1982-83

Oggi sono cambiate tante cose: il numero degli anni che ad ottobre aumenta mi fa ancora sentire più grande (quindi, vecchio), ma la scuola inizia già prima di metà settembre, e la preparazione al campionato di serie A si fa giocando a Pechino o New York con 36° e il 90% di umidità, contro i panchinari del Real Madrid o del Manchester United, fra un preliminare di Coppa in Salkazzistan e un acquisto del calciomercato del 31 Agosto.

gianni-infantino-manifestoMa anche questi tempi moderni e meno romantici sono caratterizzati da piccoli avvenimenti che si ripetono di anno in anno, piccole ‘tradizioni’ come quelle sopra descritte, ma molto meno piacevoli. Fra queste, una particolarmente fastidiosa, e fondamentalmente inutile, si ripete immancabilmente da circa TRENTA anni intorno alla seconda settimana di ottobre: la pausa per la Nazionale di calcio, con conseguente interruzione del campionato di Serie A e dei maggiori campionati europei e mondiali, per disputare partite di qualificazione e/o amichevoli di preparazione.

Partite che, possiamo dirlo anche senza l’ausilio di inutili sondaggi che lo confermino, suscitano davvero poco interesse in quasi tutti i tifosi di calcio. Non in assoluto, certo – dato che il tifo per la Nazionale del proprio paese continua ad essere vivo per la stragrande maggioranza di tifosi in tutti i paesi – ma non in quel preciso istante, all’inizio di ottobre.

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Un sondaggio inutile

Il tifo per la squadra italiana è ancora molto acceso e, tralasciando eventuali situazioni di antipatia a seconda dell’allenatore del momento o del ‘modus operandi’ dello stesso e della Federazione, gli italiani sono capaci di cantare a squarciagola l’inno (in un rigurgito di patriottismo che, a quanto pare, solo lo sport è in grado di risvegliare), di sventolare vessilli e bandiere tricolori in strada o dai balconi, e di fermare qualunque tipo di attività (si, qualunque…), ma solo quando si tratta di fasi finali di competizioni importanti, come Europei o Mondiali, con poche eccezioni per eventuali, rare, partite di qualificazione decisive.
In tutti gli altri casi, che si tratti della prima pausa del nuovo anno calcistico (a inizio settembre, altra devastante ‘tradizione’) o di altre tappe che prevedono partite di qualificazione o amichevoli contro squadre affascinanti come Albania, Macedonia o Lituania, i tifosi italiani (e non) maledicono la pausa-per-la-nazionale a suon di imprecazioni.

E anche fra i pochi tifosi che comunque gradiscono guardare queste partite, nessuno vuole davvero interrompere il campionato (e il Fantacalcio…) dopo una sola giornata e dopo averlo atteso per due o tre mesi, o quando è in pieno svolgimento una fase decisiva, o addirittura c’è in atto un’avvincente sfida scudetto o qualificazione di coppa. E per le società di calcio non è diverso, considerando che ogni partita delle Nazionali può causare infortuni ai loro fuoriclasse, con conseguenti danni sportivi ed economici.

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Montolivo infortunato in Nazionale: danno sportivo ed economico per la sua squadra di club?

Perché non si cercano soluzioni alternative? Fifa e Uefa hanno un potere economico e politico superiori a qualunque società, ed evidentemente questo sistema porta loro vantaggi tali da voler mantenere lo status quo, ma non è detto che altre opzioni non possano portare comunque benefici per tutti: società, organismi calcistici internazionali, federazioni, e tifosi. Vediamo come.

Malgrado i continui (ed eccessivi) ‘allargamenti’ dei vari tornei a sempre più squadre, per favorire televisioni ed arricchire i relativi contratti di vendita dei diritti alle stesse, la durata media delle competizioni per nazionali è sempre stata di circa un mese, dalla partita di inaugurazione alla finale.
Quindi, poiché i tornei principali (Mondiali, Europei e parzialmente Coppa America) si svolgono alternativamente ogni quattro anni, fino ad oggi abbiamo assistito a una routine che prevede di dedicare un mese tra giugno e luglio, ogni due anni, a queste fasi finali. Ma allora perché non dedicare alle nazionali questo mese ogni anno, facendo disputare le partite di qualificazione nello stesso periodo, e solo in quello, senza insopportabili interruzioni negli altri 11 mesi?

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Prendiamo un esempio concreto come le qualificazioni ai prossimi Mondiali in Russia, appena cominciate.
Per selezionare le squadre europee che parteciperanno sono stati composti nove gironi, di cui sette di sei squadre, e due di cinque.
Le squadre in un girone da sei, come l’Italia, dovranno disputare dieci partite ciascuna, attualmente distribuite nell’arco di poco più di un anno, da settembre 2016 a fine 2017, suddivise in sette ‘interruzioni’ nello stesso arco di tempo (compresa una in giugno 2017, a stagione di club ormai conclusa), alle quali aggiungere un paio di test amichevoli nel 2018.

Perché non far giocare tutte le dieci partite di qualificazione nell’arco di un mese o poco più, fra giugno e luglio 2017? Si tratterebbe di scendere in campo una volta ogni tre o quattro giorni circa, come già avviene durante le fasi finali di Mondiali o Europei e durante l’anno nei periodi di coppa. Ancora meglio sarebbe aumentare il numero di gruppi in modi da avere cinque squadre in ognuno, con sole otto gare da disputare a testa; ma anche considerando la suddivisione attuale, un progetto del genere prevederebbe per l’Italia (e quindi tutte le altre squadre) un calendario di questo genere:

Sabato 10 Giugno Italia-Israele
Mercoledì 14 Giugno Italia-Spagna
Sabato 17 Macedonia-Italia
Mercoledì 21 Giugno Albania-Italia
Sabato 24 Giugno Italia-Liechtenstein
Mercoledì 28 Giugno Israele-Italia
Domenica 2 Luglio Spagna-Italia
Mercoledì 5 luglio Italia-Macedonia
Sabato 8 Luglio Italia-Albania
Mercoledì 12 Luglio Liechtenstein-Italia

gianni-infantino-fifa-600x300Un mese, come accade normalmente per le fasi finali, con spettacolo concentrato, partite ed emozioni ravvicinate, e senza le distrazioni dei più avvincenti campionati e coppe. Per diminuire eventuali disagi di lunghi viaggi a distanza ravvicinata, si potrebbe decidere di giocare mini blocchi di due partite giocate in casa consecutivamente, oppure in paesi geograficamente vicini (Macedonia e Albania, per esempio)
Sottolineiamo che, in assenza di pause per la Nazionale, tutti i campionati finirebbero notevolmente prima (la Serie A a fine Aprile o inizio Maggio, per esempio), dando modo di disputare anche un paio di amichevoli (oltre alla preparazione) ed eventuali spareggi, allargando di due settimane la finestra temporale, se necessario, ma sempre e solo in quel periodo ben definito.

calcio-tvIn questo modo verrebbero soddisfatti tifosi e società, che non si vedrebbero private di giocatori importanti durante i campionati (che a loro volta non verrebbero mai interrotti), ma anche le stesse Fifa e Uefa, che potrebbero vendere un ‘pacchetto calcio’ molto più appetibile al pubblico e soprattutto alle tv. Un evento del genere, infatti, delimitato entro un periodo breve ma esclusivo, porterebbe un carattere di ‘rarità’ (in fondo, vorrebbe dire vedere la Nazionale solo una volta all’anno, anche se per un mese), con conseguente riscontro e successo di pubblico superiori al sistema attuale.

Il calcio romantico degli anni 70 e 80 è finito, e con loro anche le piacevoli tradizioni che in qualche modo il bambino che è in me rimpiange; ma sono terminati anche gli anni 90 e 00, e se siamo ormai entrati nel calcio del futuro, con giocatori e club che spostano centinaia di milioni con uno spot o un’amichevole in Asia, e calciatori che sono di proprietà non più soltanto delle singole società ma, talvolta, di banche, fondi finanziari e agenti, magari è anche il momento di voltare pagina con le nazionali.

30 anni sono fin troppi…

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