L’Inter a un passo da una figuraccia epocale

(A FINE ARTICOLO L’UPDATE DEL COMUNICATO DELL’INTER SULLA VICENDA)

“Ci sono giorni in cui essere interista è facile, altri in cui è doveroso e giorni in cui esserlo è un onore”. La frase la conoscete tutti, l’abbiamo letta e riletta, sviscerata in ogni sfaccettatura.

Ecco, oggi essere interista dovrebbe essere doveroso. Per tutti quanti, da Zanetti a Ausilio, dalla Curva per arrivare all’ultimo cinese appena arruolato.

Zanetti e Ausilio in testa perché, sinceramente, le ultime uscite, nonché le prime indiscrezioni di ciò che accadrà domani, spostano l’orizzonte della squadra nerazzurro verso una sola prospettiva: quella della figuraccia epocale.

Abbiamo già passato la fase “imbarazzante”, per quello erano bastate le parole di Icardi e il comunicato della Curva: ci saremmo risparmiati entrambi, volentieri.

Perché, lo sappiamo, con l’Inter c’entra davvero nulla. Ma nulla nulla.

Ci siamo già espressi sulla vicenda, sottolineando proprio questo aspetto: se l’Inter va davvero prima di tutto, allora questa storia doveva nascere e morire nella breve arrabbiatura individuale. Anche perché, ribadiamolo, il testo sembra chiaro: Icardi si scusa anche.

Poi, nel pomeriggio, sono state diffuse dall’Ansa le parole di Javier Zanetti, che non è più il capitano ma è qualcosa di più: è il vicepresidente dell’Inter. Anticipo: adorato da calciatore, mai amato Zanetti dal punto di vista mediatico. L’interismo, quello vero, lo hanno espresso con più efficacia altre figure, altre persone, altri tesserati.

Ma oggi è il vicepresidente. E, da vicepresidente, puoi anche pensare di fare una sonora reprimenda a Icardi, ma a porte chiuse, anzi, in qualche stanzino lontano da San Siro. E poi, se ti va, se ti aggrada, se credi sia necessario, utile, indispensabile… quello che vuoi, insomma, ma poi, solo poi, puoi provare a fare da “paciere” tra le parti, ricordando a ciascuna di esse che non devono amarsi, non devono piacersi, non devono andare d’accordo: che magari hanno in comune una cosa dai colori nero e azzurro. E la finisci lì, con diplomazia: quella stessa che era mancata a Icardi e alla Curva.

Ma no. Sarebbe troppo facile e non ci sarebbe merito nel fare cose corrette, nell’ombra: alla luce del sole, con qualche bel microfono sotto mano fa più effetto. Ed ecco che la vicenda passa da “imbarazzante” a “grottesca”:

Il caso Icardi? Ci saranno provvedimenti: per noi i tifosi sono la cosa più importante e tutti dobbiamo rispettarli. Dobbiamo fare di tutto per farli rispettare: questi comportamenti non possiamo accettarli, ogni singola persona deve sapersi comportare […] Se gli toglieremo la fascia? Dopo la partita ne parleremo e vedremo cosa fare non vale solo per Icardi, ma per tutte le persone che lavorano in questa società e per questi valori. il suo libro è una cosa privata sua, nessuno si aspettava quello che è successo: l’Inter è al di sopra di qualsiasi persona e sono dispiaciuto perché è successo tutto a ridosso di una partita importante. […] Purtroppo esistono questi social, utilizzati in questo caso in maniera negativa: ogni persona deve stare attenta a quello che scrive, noi dobbiamo salvaguardare la storia di questa societàJavier Zanetti

Però non basta, non basta mai. Ed è uno dei motivi per cui riteniamo da tempo sia necessaria una figura forte in società, qualcuno capace di ammansire tutti gli istinti di protagonismo dei personaggi coinvolti nel mondo Inter, dal più piccolo al più grande. Si pensava che qualcosa stesse migliorando: il semplice fatto che nessuno, sottolineo nessuno, aveva parlato dell’affare col Real Madrid per James Rodriguez era una cartina di tornasole che dava speranze.

Invece no: le cose cambiano anche troppo in fretta. E oggi l’Inter ha esplorato un nuovo gradino, più in là del grottesco, quando il suo Direttore Sportivo, Piero Ausilio, non solo ha ribadito le parole di Zanetti, dando sostanzialmente ragione alla Curva e colpevolizzando Icardi, ma ha anche voluto esplorare nuovi lidi del tafazzismo interista.

Zanetti ha detto che la società prenderà provvedimenti e il suo pensiero, che è il vicepresidente, è quello di tutta la società. Abbiamo preferito rimandare le decisioni a domani perché dovevamo pensare a giocare una partita importantissima. Domani parleremo con Icardi e avremo il tempo per prendere tutte le decisioni Non credo che si possa scrivere un’autobiografia a 23 anni… L’ho saputo solo quest’anno che stesse scrivendo un libro, non so nemmeno se toccasse a me o meno leggerlo, quando il contenuto è diventato di dominio pubblico ho cercato di leggere cosa avesse scritto. Ci sono state situazioni che non sono piaciute a noi e ai tifosi, giustamente. Domani valuteremo tutto insieme al ragazzo che deve prendersi le sue responsabilità, ne discuteremoPiero Ausilio

Ma cosa vuoi decidere? Cosa vuoi scegliere? Fai fare alla società la figura del babbeo quando dici che “non si sapeva” del libro, che non è stato letto… non dico vagliato, discusso, censurato persino. No, dico proprio “letto”. Cioè, fammi capire: il tuo calciatore più in vista, quello con la testa un po’ più ondeggiante degli altri, detta la sua storia ad un giornalista della Gazzetta e a te non si rizzano le antenne di dieci metri extra? Ma lo si sapeva da un anno che usciva ‘sto libro. E oggi si fa tutti la figura dei marziani?

Come se non bastasse, ecco la “concessione” alla Curva, persino asservimento. Non un provare a pacificare, a chiarire le cose, trovare un accordo, provare a smorzare i toni, fosse anche lasciarli cadere nel dimenticatoio. No: diamo ragione. La richiesta è legittima: la Curva pretende e la Società obbedisce. Il prossimo passo quale sarà? L’allenatore? La formazione?

Ma come? Ogni volta che succede un problema “da stadio”, con o senza ultras, siamo tutti lì lì, pencolanti dal lato morboso della banalità, tutti pronti a censurare, a rimbrottare, a levare scudi e straparlare di sport. Ma come? Tutti a pregare perché ci siano sanzioni più severe, pene più dure e certe, tutti a invocare la Thatcher e il suo pugno duro che tanto bello ha reso il calcio inglese… sì, tutti bravi. Finché non accade a casa tua.

Finché non fermano le tue partite. Finché non è il tuo stadio. Finché non è la tua Curva.

Ed è su questa curva che l’Inter sbanda, sforando il grottesco e entrando nel viscido percorso di una figuraccia epocale: quella di una punizione esemplare per Icardi, escluso dalla squadra e senza più fascia da capitano.

Questo è il sentore e, a quanto pare, queste sono le prime indiscrezioni.

Parole che hanno autorizzato qualche facinoroso (e qui ci consentiamo una certezza: non vogliamo credere che sia mossa condivisa da tutta la Curva, ma solo che si tratti di qualche singolo o sparuto gruppo di facinorosi) ad andare oltre, andare sotto casa di Icardi (dove abitano moglie e 4 figli piccoli, ricordiamo) e aggiungere un tassello alla vicenda, che ci spinge ancora più in là:

striscione icardi
didascalia: poi non lamentiamoci se, anche con facoltosi proprietari, certi calciatori non vorranno firmare per una società che li lascerebbe in balia di qualche facinoroso

Lo scrivevo nell’articolo sul comunicato della Curva:

Altro paradosso della vicenda. Perché se è vero che la Curva non va temuta (come dicono loro), la soluzione è semplice: Icardi resta capitano. Perché, nel caso la togliessero, si dimostrerebbe (senza alcuna ombra di dubbio neanche al più fazioso dei supporters di entrambe le “fazioni”) che la Curva ha un peso eccessivo anche nelle vicende interne della squadra, e che va temuta e viene temuta, e per questo si “obbedisce” al diktat.

Ecco, se in questa fantomatica riunione di domani (che non andava pubblicizzata, non andava sbattuta sui giornali, sulle tv: vi prego, dignità, vi prego) Icardi verrà punito, ci sarà la dimostrazione scientifica che la Curva ha un peso eccessivo nelle vicende interne della squadra. E che va temuta, se ne deve avere paura: e questa paura, questo timore, generano la punizione.

Perché non c’è altro motivo sportivo per punire Icardi.

Meglio dirlo a chiare lettere.

E con questa sola mossa, la società potrebbe autorizzare tutta la stampa, tutti i media, all’uso di quella espressione che tanto ci ha inorriditi: ma non vi vergognate? Hai voglia, noi, di sbatterci contro i media e rischiare querele. Domani una delle maggiori testate sportive italiane titola in prima pagina: “Br-occhi a mandorla”, e non ho alcuna intenzione di prendere posizioni, per quel che vale la voce su un articolo dalle poche migliaia di lettori.

Perché l’Inter sa farsi male da sola, senza titoli di giornale, anche senza avversari. E domani potrebbe farlo con una punizione che supererebbe, in termini di figuraccia, persino i seggiolini dell’Alaves e il motorino dell’Atalanta, con la differenza che, stavolta, divelti e scaraventati senza ritegno sarebbero la storia e il prestigio di una storia secolare. E, con loro, il rispetto di tutto il tifo che non è Curva.

A meno che qualcosa non riporti tutti a scelte più assennate, magari una chiamata dalla Cina che ricordi a ciascuno il suo ruolo. E domani ricorderemo questa domenica solo come un incubo che con lo sport non c’entra nulla, durato il (putroppo non) breve volgere di un giorno.

brocchi a mandorla

UPDATE

Chissà, forse il titolo di Tuttosport è servito anche per far tornare tutti sulla terra e comprendere in che contesto viviamo. En passant, un altro prodigio razzista della stampa italiana: che, per citare un (purtroppo ignoto, se lo ritroviamo lo citiamo) utente di Facebook, per capire quanto razzista sia basterebbe pensare che, con una proprietà… che so, africana, li avrebbero chiamati come? “Negrazzurri”? Ecco fino a che punto arriva il razzismo strisciante di certa stampa.

Fine della parentesi.

La vicenda sembra sulla via della conclusione con un comunicato dell’Inter: a Icardi sarà comminata una multa e gli è stato chiesto, per le prossime ristampe, di rimuovere quelle pagine.

Rispetto a quanto rumoreggiato ieri si tratta della montagna che ha partorito il topolino, cosa che acuisce di più, se possibile, il fastidio che hanno provocato le parole di Ausilio e Zanetti: benzina sul fuoco, mostrando il lato inadeguato di come rivestono il loro ruolo. Per ciò che mi riguarda, non ho mai attaccato Ausilio, anzi: c’è in bozza un vecchio articolo di luglio titolato “Salvate il soldato Piero” che purtroppo attendeva tempi e contingenze migliori per venire alla luce. Ma sulla questione ha preso una scivolata grossolana: se a dirlo è un estimatore, forse ha qualche valore in più.

Rimane, forte, fortissimo, anche il fastidio di una censura a posteriori che per chi vi scrive è una sconfitta morale non da poco. Non che la censura in sé sia incomprensibile: la società aveva il diritto/dovere di esaminare quel testo, di leggerlo e analizzarlo, anche perché è stato pubblicizzato (giustamente!) sul sito dell’Inter. E se da quelle letture fosse nata qualche perplessità, ecco, in quel momento sì, la censura avrebbe avuto un valore diverso: oggi è soltanto dimostrazione di cosa? Di paura? Di timore?

Perché non si spiega altrimenti questa punizione e nessuna, sottolineo nessuna, presa di posizione contro la Curva. Non contro? Almeno sulla Curva, che invece è stata tenuta fuori come se non c’entrasse nulla. Senza neanche un cenno, una presa di posizione su quello striscione sotto casa di Icardi? No, niente.

Il tutto ignorando il resto della tifoseria, anche qui, come se non ci fosse, come se a valere fossero solo le parole di quella entità indefinita che si chiama “Curva”. Eppure, per quel che può valere in questi casi, sono già 10mila le firme di una petizione su Change.org in cui si dà sostanzialmente torto a Zanetti, Ausilio e alla Curva.

La montagna ha partorito il topolino, la figuraccia è stata fatta, passando da imbarazzante fino a grottesca, per finire a un passo da quel baratro per il quale avevamo già pronto il (triste) titolo: “Inter, ma non ti vergogni?”, e sarebbe stato meritato.

Il tutto, però, lascia un senso di indefinibile scoramento, una sensazione di sconfitta più forte di quella subita dal Cagliari, il sapore marcio e stantìo della resa.

http://www.inter.it/it/news/76427/comunicato-di-f-c-internazionale

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