Sagan d’Arabia, bis da fenomeno vero

Scegliete uno scenario, che sia la campagna fiamminga, quella che era la capitale degli stati confederati o il deserto di qualche emirato, preparate un percorso che non sia per scalatori puri, che superi i duecento chilometri. Poi date una bicicletta a Peter Sagan, e state sicuri che con ogni probabilità e a prescindere dagli avversari, il fenomenale slovacco passerà per primo la linea del traguardo.

Qatar, mondiali 2016, Sagan concede il bis di Richmond, dove l’anno scorso vinse per distacco su di un arrivo in salita, quest’anno domina una volata contro i migliori sprinter del mondo, gli manca solo di vincere un titolo mentre prepara dei ravioli a mano. Ma vista l’anagrafe (26 anni) avrà il tempo anche per questo.

Ah, nota per gli statistici, dal 1927 a ieri solo ad altri cinque corridori è riuscito il bis ai mondiali su strada uno dietro l’altro: ai belgi Georges Ronsse (parliamo degli anni ’20), Rik Van Steenbergen e Rik Van Looy e ai nostri Gianni Bugno e Paolo Bettini. Hai detto cotiche…

2-titoli-in-fila
Rik Van Stenbergen con Rik Van Looy, Gianni Bugno e Paolo Bettini, gli unici, con Ronsse, a concedere il bis consecutivo in 89 edizioni dei mondiali su strada. Fino a ieri…

A Doha il termometro è più vicino ai 40° che ai 30°, e il vento, come previsto, fa la selezione che il percorso, piatto come un biliardo, non avrebbe mai potuto fare.

doha_about-us
Scenario insolito per i mondiali quest’anno

“Ventagli”, cadute e gruppo che esplode subito dopo solo due ore di corsa, a 180 km dall’arrivo. Subito vittime illustri quindi, soprattutto i tedeschi Degenkolb, Greipel e Kittel, i francesi capitanati da Bouhanni e Démare (vincitore a marzo della Milan Sanremo) e il giovane astro nascente colombiano  Fernando Gaviria, fresco vincitore della Parigi Tours, rimasto coinvolto in una caduta.

Digressioni nel deserto: l’angolo didattico

Sì ma… cosa sono i ventagli? Sono un espediente tattico che si utilizza quando soffia forte vento laterale o contrario, e i corridori si dispongono quindi a ventaglio per consentire a un elemento di coprirne due dal vento, e così via. Quando il vento è laterale o parzialmente frontale, il gruppo tende ad allungarsi e ogni corridore prende posto dietro (rispetto al vento) il precedente posizionandosi di tre quarti dietro di lui per ripararsi. Questo ventaglio può prendere tutta la larghezza della strada. Quando il gruppo è completo, anche una strada larga può non essere sufficiente in caso di forte vento laterale, e chi non è attento o è meno avvezzo a correre in queste situazioni, non riesce a mettersi nelle condizioni di ripararsi e, tagliato fuori, si riduce a  pedalare fuori dal ventaglio. Facile immaginare come sia proibitivo resistere a lungo a ruota del gruppo se la squadra che ha creato il ventaglio tiene un’andatura sostenuta.

Ventagli nel deserto.
Ventagli nel deserto.

Chi sono i migliori al mondo nell’interpretare i ventagli? I Belgi. Chi piazza più corridori nel gruppo davanti a tutti che poi arriverà a giocarsi il titolo mondiale? risposta esatta (era facile)…

Davanti restano in ventisette: Tom Boonen e cinque compagni di nazionale, tra i quali il campione olimpico Van Avermaet corrono alla grande, e con loro i nostri. Per l’Italia restano davanti i capitani designati, l’olimpionico Elia Viviani e il campione italiano Giacomo Nizzolo, Daniele Bennati e Jacopo Guarnieri.

Elia Viviani e Giacomo Nizzolo, capitani azzurri. L'Italia ha corso bene.
Elia Viviani e Giacomo Nizzolo, capitani azzurri. L’Italia ha corso bene.

Con loro i più temibili avversari rimasti nel gruppo di testa sono Mark Cavendish, l’australiano Michael Matthews e i due norvegesi Edvald Boasson Hagen e lo sprinter  Alexander Kristoff e (ma pensa…) il campione in carica Peter Sagan, con il compagno Michael Kolar a sostegno.

I belgi hanno creato il ventaglio, e quindi hanno contribuito pesantemente al ritmo (che lavoro di Stuyven!) ben coadiuvati dai nostri, dietro i tedeschi hanno provato in tutti i modi di rientrare, con un lavoro encomiabile dei capitani, ma invano, un po’ perché davanti volavano, un po’ perché incredibilmente (sì, sto scherdando) gli spagnoli non hanno dato una mano.

Belgio a menare davanti, Germania a rincorrere dietro, con annesso un accesa diatriba tra Degenkolb e il belga Debusschere, accusato dal tedesco di danneggiare l’inseguimento ben oltre i limiti del lecito.

I secondi di distacco diventano presto trenta, per restare a lungo stabili, poi prendono a salire, complice l’inevitabile calo dei tedeschi che perdono progressivamente energie nel vano inseguimento, mentre davanti volano.

Tony Martin non è quello che ha dominato la prova a cronometro, si ritira e i tedeschi devono alzare bandiera bianca nella corsa a inseguimento.

Finale

Il gruppo di testa viaggia di comune accordo fino a cinque chilometri dal traguardo. A meno dieci il Belgio perde un paio di elementi, spremuti dalle continue “trenate” in testa al gruppo, cominciano a darsi da fare i norvegesi. Chi parte battuto in volato si gioca le sue carte, l’Olanda ne ha due, prima parte timido Terpstra, stoppato senza troppi problemi, poi a due dall’arrivo scatta Tom Leezer, che coglie di sorpresa il gruppo e resta davanti per più di mille metri prima di essere ripreso, non si notano altri tentativi di anticipare la volata, un po’ perché in molti ci puntano, un po’ perché le energie cominciano a mancare.

Forse era lecito attendersi un tentativo da parte di Van Avermaet, dopo una gara tatticamente perfetta il Beglio dimostra invece un’unica opzione per il finale: la volata di Tom Boonen (già campione del mondo nel 2005). Ripreso Leezer, Kolar fa da stopper e si arriva allo sprint, Guarnieri lancia Nizzolo ma di fianco a lui ci sono (quasi tutti) i migliori sprinter del pianeta. Il campione italiano non tiene chiusa la porta tra sé e le transenne, dove si infila Sagan, sull’altro lato escono prepotentemente Boonen e Cavendish, che infilano l’italiano, superato anche da Matthews. Sagan vince di una bicicletta ed esulta a braccia alzate, ancora per un anno lo vedremo con l’iride addosso. Fenomenale.

Sagan mette tutti d'accordo allo sprint.
Sagan mette tutti d’accordo allo sprint.

Per l’Italia del pedale sono quindi otto gli anni passati senza titolo mondiale, il digiuno più lungo in tempi recenti furono i dieci anni che separarono la doppietta del Grande Gianni Bugno dalla volata iridata di Mario Cipollini a Zolder nel 2002.

Non ci sono stati errori nella condotta della nazionale azzurra, che ha anzi corso in maniera tatticamente avveduta, e con encomiabile generosità. Per fare un paragone calcistico, su certi percorsi ci mancano forse i fuoriclasse in grado di decidere le gare nei momenti clou, e dopo aver vissuto anni di vacche grasse, anche e soprattutto a livello di sprinter puri e di interpreti delle corse in linea, ora scontiamo un riflusso fisiologico. Cassani ha lavorato bene, sia nelle scelte, sia nell’interpretazione della corsa, e ha saputo anche motivare i corridori, perché a Doha come a Rio la nazionale è apparsa compatta e non divisa da gelosie o interessi di parte. La spedizione italiana si chiude con un bilancio di tre medaglie, un oro e un argento per le donne juniores (rispettivamente Elisa Balsamo nella prova in linea e Lisa Morzenti in quella a cronometro) e un bronzo conquistato da Jakub Mareczko (di padre polacco come Caruso Paskoski…) nella prova su strada degli under 23.

Elisa Balsamo idiridata junior.
Elisa Balsamo idiridata junior.

Nel 2017 i mondiali si disputeranno a Bergen, difficile immaginare uno scenario più diverso da quello dell’Emirato, venti o più gradi in meno di temperatura, percorso decisamente più selettivo almeno sulla carta. Potremo sicuramente giocarci le nostre carte, ma intanto il favorito numero uno possiamo immaginarlo già ora…

Ordine d’arrivo prova elite uomini:

1. Peter Sagan (Slvk)
2. Mark Cavendish (Gbr)
3. Tom Boonen (Bel)
4. Michael Matthews (Aus)
5. Giacomo Nizzolo (Ita)
6. Edvald Boasson-Hagen (Nor)
7. Alexander Kristoff (Nor)
8. William Bonnet (Fra)
9. Niki Terpstra (Ned)
10. Greg Van Avermaet (Bel)

 

Loading Disqus Comments ...