Ping Pong: Europa League, che scocciatura!

Doverosa premessa: sono fermamente convinto che il prestigio, il blasone e la storia di una grande società come l’Inter passi principalmente per i successi in ambito europeo. Non ho scritto “anche”, ho scritto “principalmente”.

Per intenderci, se la Grande Inter degli anni ‘60, a parità di successi in Italia, non avesse raccolto alcun trofeo in Europa nessuno, ancora oggi, la celebrerebbe come una squadra leggendaria e nessuno oggi manderebbe a memoria la famosa formazione “Sarti, Burgnich, Facchetti, …”.

Fatta la premessa, vengo al punto.

europa-league-pallone

Purtroppo per tutti, il mondo del calcio è cambiato parecchio negli ultimi anni. La crescita esponenziale degli investimenti economici in uno sport, non soltanto storicamente dominato dalla fede cieca, dalla passione e dai sentimenti ma, come in tutti gli sport, legato a doppio filo ad una fortissima componente di casualità/imprevedibilità delle variabili che la compongono, hanno fatto sì che il “giocattolo” arrivasse ad un punto di non ritorno.

platini_fair-play_finanziarioOra, potremmo stare qui a discutere, analizzare, sviscerare, litigare, insultare e menare le mani per giorni senza alcun costrutto per definire chi e cosa hanno portato a tutto ciò (è tutta colpa di Berlusconi!), ma rimane il fatto che le società di calcio hanno iniziato a rivedere i propri investimenti inquadrandoli in un’ottica di gestione delle squadre viste come aziende, in tutto e per tutto.

Che siano state costrette dalla UEFA e dal suo famigerato Fair Play Finanziario oppure si tratti di libera scelta dei proprietari cambia poco, anzi a dire la verità non cambia nulla.

Vi piace questa situazione?

Sì?

Buon per voi.

Non vi piace? State sereni, non frega un bel niente a nessuno.

Perché purtroppo, volenti o nolenti, la situazione è questa e anche noi tifosi siamo stati costretti, giocoforza, a fare i conti con tutto ciò.

fair-play-finanziarioÈ vero che fino a qualche anno fa nessuno aveva mai pronunciato la parola “bilancio” ma è altrettanto vero che neanche i presidenti li avevano mai presi seriamente in considerazione. E se non l’hanno fatto loro, che investono decine di milioni su gente che il giorno dopo potrebbe spaccarsi una gamba e mandare tutto in fumo, perché avremmo dovuto farlo noi?

Ma d’altro canto se invece improvvisamente cominciano a legare il loro impegno e, soprattutto, i loro investimenti alle questioni economico-finanziarie della società, che senso ha continuare a sognare e a rimembrare i tempi in cui tutto era più romantico, tutto era più Spulito, si dormiva con la porta aperta, esistevano le mezze stagioni, il varietà non era morto e le verdure avevano tutto un altro sapore?

Sembra solo un inutile esercizio di presunzione intellettuale, senza alcuno spirito costruttivo verso il mutato contesto che ci circonda.

Per questo, io tifoso sono stato costretto a prendere atto del fatto che una società come l’Inter, i cui bilanci sono “un po’ in difficoltà”, potrà tornare ad essere realmente competitiva SOLO attraverso la partecipazione alla coppa più importante.

Rinnovo la domanda: vi piace che la vostra squadra, per essere competitiva, debba rientrare assolutissimamente tra le prime 3 in campionato?

Qualsiasi sia la vostra risposta, non interessa (sigh!) a nessuno, quindi il consiglio è: fatevene una ragione, è così.

Di conseguenza, se questo è lo scenario generale, veniamo alle questioni meramente tecniche.

LA PROFONDITA’ DELLA ROSA DELL’INTER

Ad inizio stagione reputavo questa squadra non solo molto competitiva nei presunti titolari (e ne sono ancora fermamente convinto), ma anche abbastanza profonda (e su questo, per usare un eufemismo, comincio a nutrire qualche piccolo dubbio).

inter hapoel beer sheva.jpgAd esempio a centrocampo, credevo davvero che, considerando Medel-JM-Banega titolari, avere come riserve Brozovic-Kondogbia-Gnoukouri (oltre Melo) fosse molto più che accettabile per una squadra che non ha la Champions da onorare.

Analogamente in attacco, considerando Icardi-Candreva-Perisic titolari, gente come Eder (pur sempre un nazionale che ha giocato titolare l’ultimo Europeo), Jovetic, Palacio, Biabiany e l’hype Barbosa mi sembravano davvero tanta roba per la panchina.

La difesa era (è) più problematica, però insomma dai, ce la caviamo.

inter-beer-sheva-reuters.jpg.image.975.568.jpgPer questo, sempre ad inizio stagione, ero convinto che potessimo gestire il doppio impegno non dico senza problemi ma quasi, perlomeno fino ai sedicesimi/ottavi.

Pertanto consideravo l’Europa League un torneo da affrontare con convinzione e, perché no?, anche entusiasmo: perché se penso che questa squadra possa fare il culo alla Juve, credo anche che possa quantomeno essere annoverata tra le principali candidate alla vittoria.

E un trofeo europeo è pur sempre un trofeo europeo, per giunta anticamera della Supercoppa Europea, mio (e penso anche vostro) piccolo cruccio da sempre, quindi fonte di prestigio e di soddisfazione (ricordate la premessa?).

Però la mia idea era, appunto, di giocarla con le presunte ottime riserve perlomeno nel girone eliminatorio, quando solitamente tra te e la qualificazione si frappongono una serie di onesti dopolavoristi ferroviari.

Ora, detto che il nostro girone non annovera neanche per il cazzo onesti dopolavoristi, perché Southampton e Sparta Praga tutto sono tranne che squadre semi-sconosciute (ed in particolare il Southampton nella sua storia ha annoverato “Le God”, ovvero quello che indiscutibilmente è stato il miglior giocatore di ogni epoca), è anche vero che non ci troviamo di fronte ad un girone proibitivo.

In tutto questo, però, credo che la decisione, a mio avviso scellerata nel timing, di cambiare allenatore a due settimane dall’inizio del campionato abbia un pochino scombussolato i piani.

Il nostro nuovo allenatore si è ritrovato, suo malgrado, a dover conoscere la rosa utilizzando partite ufficiali come banco di prova. Non propriamente la situazione ideale, vero?

Tutto questo mentre nel frattempo, come è logico che sia, doveva trovare uno schema e degli uomini abbastanza fissi su cui cominciare a costruire la propria idea di gioco. Un po’ in contraddizione con quanto sopra, non trovate?

Quindi, quale miglior occasione se non quella di utilizzare la Coppa come vetrina per quei giocatori che, per vari motivi, sono considerati seconde linee? Quale migliore occasione se non quella di sfoderare impegno, cattiveria agonistica, carattere e tecnica contro modesti avversari per poter dire al proprio allenatore “Ehi guarda che ci sono pure io eh!”. Per giunta, con un allenatore che già dalle prime uscite ha dato dimostrazione, con fatti concreti, di attingere a piene mani dalla panchina per cambiare uomini, schemi, atteggiamento, inerzia a partita in corso.

IL PRECEDENTE: NAPOLI 2015/2016

Ma poi sbaglio, o il Napoli di Sarri nella scorsa stagione, schierando sistematicamente o quasi le seconde linee in Europa, vinse il proprio girone di EL con 6 vittorie su 6?

Di seguito riporto il minutaggio complessivo delle cosiddette riserve del Napoli nella stagione 2015/2016:

Giocatore TOTALE % minuti giocati
David López 540 100%
Mirko Valdifiori 450 83%
Christian Maggio 450 83%
Vlad Chiricheş 439 81%
Omar El Kaddouri 378 70%
Manolo Gabbiadini 288 53%
Gabriel 270 50%
Dries Mertens 237 44%
Ivan Strinić 223 41%
Nathaniel Chalobah 178 33%
TOTALE Riserve 3453  59%

Mentre qui sotto trovate il minutaggio dei cosiddetti titolari. Tenete conto che lo scorso anno Sarri ha suddiviso in maniera molto netta la squadra A da quella B, ricorrendo a quest’ultima quasi esclusivamente al di fuori del campionato:

Giocatore TOTALE % minuti giocati
Kalidou Koulibaly 518 96%
José Callejón 375 69%
Faouzi Ghoulam 274 51%
Pepe Reina 270 50%
Allan 217 40%
Marek Hamšík 214 40%
Elseid Hysaj 132 24%
Lorenzo Insigne 127 24%
Gonzalo Higuaín 112 21%
Raúl Albiol 112 21%
Jorginho 90 17%
TOTALE Titolari 2441 41% 

E aggiungo che l’allenatore era nuovo, tra l’altro con nessuna esperienza ad alti livelli, e di conseguenza bisognoso anche lui di un fisiologico periodo di costruzione della squadra.

Quindi vi domando: queste riserve sono così superiori alle nerazzurre? Provate a rispondere senza farvi condizionare dalle ultime uscite europee dei nostri (lo so, è difficile, ma fate uno sforzo).

napoli-europa-leagueDavvero David Lopez è meglio di Brozovic? Davvero Maggio è meglio di D’Ambrosio? Davvero Strinic è meglio di Nagatomo? Davvero Chiriches è meglio di Ranocchia?

Se la risposta è sì, allora ok scusate, sono io troppo di parte con i giocatori della mia squadra.

Ma se la risposta è no, oppure più o meno sono alla pari o qualcosa del genere, allora converrete che l’idea di affrontare le prime partite di questo torneo con le seconde linee non è così malsana.

E se convenite con me, allora forse il problema non è decidere se onorare o meno un torneo, quanto capire come mai delle apparentemente buone riserve di una squadra come l’Inter siano in grado di partorire obbrobri come quelli visti a San Siro contro il birrificio o in Cechia contro lo Sparta.

Perché il vero nocciolo della questione è questo: io continuo a credere che il problema non sia l’aver schierato le riserve nelle prime 2 partite di coppa, quanto la sorprendente e disarmante inadeguatezza di questi giocatori. Questo è il vero problema su cui interrogarsi per bene, non sul fatto se De Boer abbia fatto bene o meno a schierarli. Perché se sono in squadra e sono pagati per giocare, allora farli giocare non dovrebbe significare snobbare una competizione o peggio mancarle di rispetto.

Ma se i risultati sono (stati) questi, allora è lecito chiedersi il perché.

E quando si saranno estrapolate le cause di tanta mediocrità, in che modo si potrà porvi rimedio, aumentando il tasso di competitività di tali riserve?

Come avete detto?

Soldi?

europa-league-3330d88600000578-3594356-image-a-68_1463477839309Ah vabbè, ma allora adesso arriva papà Moratti, sgancia qualche bel milioncino e rinforza la sq….ah come dite? Non c’è più Moratti e anche quando c’era, negli ultimi anni, aveva tirato la cinghia e cominciato a guardare anche lui al bilancio (sarà un tifosotto del terzo millennio pure lui evidentemente)?

E allora dove li troviamo questi soldi?

Come dite? Aumentando i ricavi?

E come si fa?

Partecipando alla Champions League?

E, di grazia, come si accede alla Champions League?

Arrivando tra le prime 3 (meglio ancora tra le prime 2) in campionato.

Credo allora che lo schema sia abbastanza chiaro, provo a descriverlo con parole diverse: per poter onorare al meglio il doppio impegno (e per “al meglio” intendo dire provare a vincere, a me di arrivare agli ottavi o ai quarti non frega niente) c’è bisogno di una rosa forte e profonda.

Per allestire una rosa forte e profonda è necessario investire, non dico tanti soldi, ma un bel po’ sicuramente sì.

europa-league1986739_w2Per investire un bel po’ di soldi ci sono due alternative: la prima è trovare uno sceicco (utilizzo lo stereotipo dello sceicco unicamente per semplificare il concetto) che cominci a riversare soldi sulla squadra come se non vi fosse un domani, oppure creare una società forte e stabile dal punto di vista finanziario da poter attingere i soldi necessari direttamente dalle proprie casse.

Ora, visto che, per i motivi citati, la prima opzione non è ahimè percorribile, non ci rimane che la seconda.

Quindi, per creare una società forte e stabile economicamente in Italia, è necessario in primis partecipare alla Champions League. Detto che in altri sistemi paese questo non è necessario, vedi Inghilterra, ma qui i discorsi da fare sono molto complessi e non riguarderebbero nello specifico la nostra squadra, di conseguenza esulerebbero dall’argomento trattato in questa sede.

Per poter partecipare alla Champions League è necessario terminare il proprio campionato nelle primissime posizioni.

In conclusione, sono d’accordo sul fatto che l’Europa League non vada snobbata per partito preso e che, anzi, possa essere un modo stimolante ed efficace per rinverdire i fasti del passato, ma al tempo stesso voglio bene alla mia squadra e devo prendere atto, mio malgrado, che in questo periodo storico si trovi in una fase di completa ricostruzione a tutti i livelli, il che comporta purtroppo anche la necessità di selezionare con oculatezza gli obiettivi da perseguire, sempre (mi auguro) nell’ottica di un rientro in grande stile nei piani che ci competono.

Che poi questo periodo di ricostruzione duri ormai da 6 anni e che noi tutti ci siamo rotti le palle non posso che essere d’accordo, ma non se ne può certo farne una colpa a Suning/Thohir che hanno ereditato una situazione societaria a dir poco grottesca.

suning joao mario gabigol interQuindi, visto che in tempi di vacche magre non è possibile riuscire a fare tutto e a farlo bene, credo che “accontentarsi” in questo momento di competere seriamente solo per il campionato non sia un’offesa al blasone di questa società, ma un piccolo sacrificio per poter rientrare, finalmente, ad alti livelli e a non doversi più porre il problema di snobbare o meno chicchessia.

Perché poi, parliamoci chiaro, aver fatto finta di competere su tutti i fronti in questi ultimi anni non ha di certo portato frutti.

Oppure mi volete dire che fate parte di quella schiera di tifosi che si vogliono sentir dire sempre che “noi siamo l’Inter, ogni anno lotteremo per tutto” per poi svendere giocatori alla prima occasione e allestire rose ridicole spacciandole per fenomenali? (traduzione della domanda: volete essere milanisti?)

Io no, e pretendo che la mia squadra torni lì dove deve stare.

E se, per qualche anno, devo accettare un ridimensionamento, lo faccio, per il bene della mia squadra.

Sia chiaro, ridimensionamento non significa lottare per il sesto posto, significa non essere in grado di allestire una rosa tanto competitiva quanto profonda da affrontare tutte le competizioni allo stesso livello (per l’esattezza 58 partite tra campionato, Coppa Italia ed Europa League).

Perché voglio tornare ad emozionarmi vedendo la mia maglia indosso ai Ronaldo, agli Ibrahimovic, agli Eto’o, agli Sneijder, ai Samuel, ai Julio Cesar, ai Veron, ai Figo.

Ma se arriviamo alle semifinali di Europa League e contemporaneamente finiamo ottavi in campionato, udite udite, questi campioni da noi non verranno mai.

E ci ritroveremo, il 20 ottobre di ogni anno, a scrivere articoli sui pro e i contro dell’Europa League.

(a breve, l’altra versione: l’Europa League come una risorsa irrinunciabile)

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