Inter di culo, come la Juventus: ma non lo dice nessuno

Cosa si può scrivere di una squadra che in una partita di Coppa soffre, non riesce a fare il suo solito gioco, subisce l’avversario per larghi tratti, ha come migliore in campo il portiere, vince per la prodezza di un singolo (toh, poniamo un esterno d’attacco), soffre nuovamente alla fine perché rimane con un uomo in meno e alla fine porta a casa 3 punti pesantissimi per la qualificazione alla fase successiva?

Bella domanda! Ma la risposta non è proprio scontata. Perché in un mondo in cui l’onestà intellettuale fosse presente in larghe fette (soprattutto) dell’informazione, non ci sarebbero dubbi: racconti una esattamente come racconti l’altra, con pregi e difetti, dubbi e certezze.

In un mondo in cui la “prostituzione intellectuale” (ah José, quanto eri avanti tu!) la fa da padrona, due partite sostanzialmente identiche possono essere raccontate in maniera diametralmente opposte.

Avevamo scritto, per puro divertissement post Lione Juventus, un articolo che voleva essere a metà tra l’ironia e il sarcasmo, una sorta di sfottò nei confronti dei media italiani, così proni a incensare, lodare il “potente di turno“:

Articolo de ilmalpensante

Appena finita la partita siamo stati sommersi di messaggi in privato, via mail e sulle nostre pagine facebook e twitter. Perché a tutti è sembrato chiaro che le due partite, Lione-Juventus e Inter-Southampton, avessero moltissime cose in comune, ma proprio tante tante, sembravano perfette per essere incastonate nella parodia scritta tra martedì notte e mercoledì mattina.

E tutti ci siamo messi lì, in attesa, ad osservare le reazioni dei media. Questo è quello che ci propinavano mercoledì:

titoli giornali juventus lione

Nessuno era così stupido da aspettarsi una trattamento del genere, che abbiamo etichettato in maniera precisa: una faziosità intollerabile, la decadenza del giornalismo libero (libero?) alla stregua dei resoconti dell’Istituto Luce ai tempi del Fascismo.

inter-southampton-giornali

In un mondo senza prostituzione intellectuale ci aspetteremmo equilibrio. Speranza vana. E mi è tornata in mente una frase di Frank Zappa che ieri ho casualmente ritrovato su Facebook: “There’s a big difference between kneeling down and bending over“, e il problema è che questo giornalismo non capisce più la differenza.

inter-southampton-giornali-veri

Profeti noi o scontati loro? Abbiamo pochi dubbi: la seconda.

Al netto delle valutazioni sulla qualità… nel senso che scrivere “Inter fiuuu!!!” (con tre esclamativi!!! Sai che ridere quel giorno che gli scappa il tasto shift…) è qualcosa di incommentabile, davvero. Siamo a livello di fumetti per ragazzi, ma tantè… dicevamo, al netto delle valutazioni sulla qualità e sul linguaggio, il racconto della partita ci potrebbe anche stare, se si eccettua il “De Boer salvo. Per ora” e possibili varianti che è davvero un’invenzione giornalistica messa in piedi ormai dal primo giorno in cui Frank De Boer ha messo piedi alla Pinetina.

Siamo ben oltre il concetto di “padroni della memoria”: qua il tentativo è di creare pensiero in itinere, non c’è bisogno di “gestire” la memoria.

LA PARTITA

E dire che la Juventus partiva con tutti i titolari, contro un Lione ottavo in classifica e già con 4 sconfitte, mentre il Southampton è… ottavo in classifica, con sole 2 sconfitte: la prima in un campionato con l’unica squadra di caratura, il PSG, in netto calo e difficoltà (il Nizza è avanti di 4 punti, il PSG ha già perso 2 partite) , la seconda in un campionato dove ci sono le due squadre di Manchester di Guardiola e Mourinho, il Chelsea di Conte, il Liverpool di Klopp, l’Arsenal di Wenger e il Tottenham di Pochettino, ma anche l’ottimo Everton dell’olandese Koeman che sta giocando un buon calcio.

Con l’aggravante che all’Inter mancavano ben 4 titolari, oltre a Joao Mario, come Banega, Ansaldi e Perisic, ovvero l’ossatura che cambia il volto di questa squadra: per non dire delle chance di cambio.

onomatopeaInsomma, se l’Inter soffre, la Juventus spezza le reni a un indomito Lione (vedasi analogie con la partita contro il Sassuolo): KABOOK, KRAKT!.

Non ci piace la prostituzione intellecutale e pertanto lo diciamo senza remore: è stata una brutta partita, con una squadra contratta e paralizzata forse anche dalla paura di far male, di essere contestata e nuovamente sul banco degli imputati… a proposito di quando si dice che i media “fanno ambiente”.

De Boer manda un altro segnale (SOK!), mette in campo alcuni titolari ma risparmia, giustamente, i più proni all’infortunio o chi ha più bisogno di rifiatare: Joao Mario, Ansaldi, Banega e lo spremuto Perisic. Dovrebbe riposare anche Candreva, ma non si può tutti insieme (“craaaash“): l’italiano risulterà uno dei peggiori, se non il peggiore in campo.

O meglio, il peggiore in campo a mio avviso è stato un Brozovic nella sua versione pascolante e irritante, sbuffante e con una pletora innumerabile di errori in fase di appoggio, con tante palle buttate a casaccio in avanti (ZAM! POW! ZAAANG!). Vero, uno dei problemi dell’Inter è che i 3 davanti cercano l’ampiezza (gli esterni) o la profondità (Icardi) sempre e comunque, rarissimi sono gli appoggi e le triangolazioni sulla trequarti: è un aspetto che analizzeremo nel video di approfondimento di Inter Cagliari (vediamo se si riesce a inserire qualcosa anche della partita contro il Southampton). Ma questo non giustifica l’approssimazione di Brozo che, visto così, è dietro persino a Kondogbia nella logica delle scelte di De Boer: la doppia, inutile e sciocca, ammonizione (SBAAAAAM!)non fa altro che acuire il senso di disagio nel vederlo in campo.

Nel primo tempo alcune amnesie creano apprensione, nate dal solito spartito: c’è sempre qualcuno che sbaglia l’appoggio o gioca con troppa superficialità (WOMP, SPLASH!). E l’Inter queste situazioni le paga perché ancora la fase di marcatura preventiva e occupazione degli spazi difensivi in fase di possesso è ancora da migliorare e non poco.

Su una di queste ripartenze (VROOOOM!), Rodriguez e Handanovic creano in inestricabile garbuglio di corpi, la palla va verso la rete ma fortunatamente c’è Nagatomo che salva. L’Inter ci prova con un Eder che sembra il meno peggio del tridente, ma la palla va fuori di poco (TWOOOOT, SSSSSGNAW!). Nella bruttezza del quadro generale, il pareggio sembra la cosa giusta.

Il secondo tempo sembra nascere sotto previsioni migliori, con occasioni per Eder, Austin e Icardi, tutte fuori (BONG, PAFF, STUMP!). Ma poi si addormenta di nuovo, con i nerazzurri che mostrano tanta tanta tanta disciplina ma nulla di più: poca rapidità, poca voglia di scoprirsi e di sbagliare.

Ma poi accade l’imponderabile (URGH!). Abbiamo criticato spesso Santon soprattutto perché in attacco non ci va praticamente mai, e lui decide di smentirci, provando ad andare sul fondo e ad azzardare un cross.

Nel video di approfondimento di Inter Cagliari mostreremo che alcuni dei “miti” su questa Inter si fondano sul nulla. Uno di questi è che “Icardi è troppo solo in area”, che non è vero: soprattutto nelle ultime, Icardi è spesso accompagnato da uno se non due uomini in area. Il problema reale sono i movimenti e le scelte di chi crossa.

Nel gol di Candreva, il movimento di Icardi è perfetto (WOW!), sul primo palo (cosa che fa raramente), Santon sbaglia il cross (WHIIIR!) ma, sbagliando, riesce finalmente a dare una palla indietro, di quelle che fanno male all’avversario: soprattutto se il tuo compagno ti segue bene al centro e tira forte e divinamente (WHOSH, BOOOAM, YIPPY YIPPI YEEEEE!) e la mette lì dove il portiere non potrebbe neanche fosse Superman (volevo provare il brivido di sentirmi anche io un po’ “Gazzetta”, scusate, torniamo seri). Candreva firma così il suo primo gol in nerazzurro.

La partita sembrerebbe in controllo dei nerazzurri, soprattutto dopo l’uscita del buon Tadic che era stato un rompicapo sulla fascia, anche perché il terzetto Santon-Brozovic-Eder è stato piuttosto imbarazzante in fase di copertura. Ma l’inter, ricordate?, sa farsi male da sola: al 77esimo Brozovic si fa espellere nella partita del gran ritorno e in quella che doveva essere quella del riscatto. De Boer registra la squadra e inserisce Ansaldi al posto di Candreva, poi Perisic al posto di Eder.

L’Inter soffre, corre, lotta, si sacrifica, annaspa ma non crolla, anche se a un minuto dalla fine deve chiedere l’assistenza di San Samir… così come la Juventus aveva dovuto fare le sue (stavolta due) preghierine a San Buffon: la paratona di faccia su Van Dijk è qualcosa che rimarrà negli annali del calcio. O meglio, negli annali degli interisti, perché in quelli italiani c’è spazio e titolarità solo per quelli di Buffon e Donnarumma.

COSA RIMANE

Piccola parentesi su Dušan Tadić, giocatore molto interessante pur se a volte monotematico: è il calciatore che ha fatto più passaggi chiave (che hanno cioè condotto a un’azione da gol) in Premier League: 28, contro i 24 di David Silva e Kevin De Bruyne. Peccato sia venuto fuori (nel senso di visibilità mediatica: il giocatore era già interessante prima di arrivare al Twente) a età già avanzata (27).

Tornando all’Inter, De Boer dimostra grande intelligenza, chiedendo ai suoi di giocare in maniera diversa: il pressing altissimo ha fatto posto a una squadra più accorta, che gioca 15 metri indietro e che, se ne ha bisogno, aspetta l’avversario. Non produce un bel gioco… e su questo va fatto un distinguo: l’Inter in campionato sta giocando anche un buon calcio, con buon possesso palla, con buone soluzioni e una fluidità di gioco che non si vedeva da tempo. Mancano ancora molte cose: la fase di ultimo passaggio è da migliorare, così come le scelte in fase di cross, i movimenti di Icardi (che dovrebbe offrire più sponde invece di partire sempre in profondità o stare in mezzo, e sui cross cercare più spesso il primo palo). Ma l’Inter è, dopo la Roma, la squadra che ha creato più occasioni da rete in Serie A, la terza per tiri in porta, la seconda per possesso palla: lo dicono le statistiche della Lega, lo dicono le statistiche Opta.

Statistiche Inter

Ed è anche la terza come dominio territoriale nella metà campo avversaria:

Questi numeri fanno dell’Inter una squadra fortissima? Certamente no, altrimenti non sarebbe così indietro in classifica. Ma non si capisce perché per Juventus o Napoli o Milan vadano bene giustificazioni, attenuanti, scusanti di tutti i generi mentre per l’Inter no. E, soprattutto, nascondere o sminuire gli evidenti progressi di una squadra fino a qualche mese fa allo sbando è puro esercizio di masochismo o di prostituzione. “Mancò la fortuna, non il valore” se ci consentite la semplificazione: non è solo questione di fortuna, ma la Juventus gioca malissimo con Palermo e Udinese, anche col Lione, e vince per episodi che ai nerazzurri finora hanno detto male.

Basta come “giustificazione”? Certamente no, ma della precarietà dell stagione sapevamo tutti: Mancini non aveva più voglia (e ancora tutti a dire che non doveva essere la società a cambiare? L’ha voluto lui), si è scelto un allenatore con la consapevolezza che quella scelta non portava a risultati sicuri nell’immediato… non che altre scelte avrebbero garantito chissà che: non esistono taumaturghi in giro.

E ci si metta d’accordo un po’ tutti: se giocare un buon calcio comporta rischi, non ci si lamenti se poi si vince giocando male. Intanto l’Inter ha rimesso in piedi il girone, assestando un bel colpo che riapre i giochi. Talmente buono che “roseamente” ci verrebbe da dire…

onomatopea

 

Loading Disqus Comments ...