“Rispetto per i tifosi”… Sì, ma quali?

Nonostante la proprietà internazionale, il comportamento dell’Inter in merito alla vicenda Curva Nord (mi rifiuto di chiamarla “vicenda-Icardi”, né tantomeno querelle, per carità) è stato provinciale che più provinciale non si può (a pensar bene) o addirittura oscuro e connivente (a pensar male).

D’altra parte, il fatto che gli ultras siano la spina nel fianco di tutti coloro che, come me e la stragrande maggioranza degli interisti, tifano in modo normale non è, purtroppo, una novità.

Il fatto è che — aprite gli occhi, per favore — il tifo ultras è fine a se stesso, si auto-celebra e si auto-difende, e questo va assolutamente oltre i colori della squadra in questione. Esiste una solidarietà di fondo tra ultras che travalica le bandiere, la storia e i risultati delle rispettive squadre.

Alleanze

I comunicati deliranti

Sarebbe bene ricordare a tutti che gli stessi che hanno, out of the blue, emanato il “comunicato” delirante alla vigilia di Inter-Cagliari sono gli stessi che — a parte i motorini, a parte i fumogeni su Dida, a parte tutte le vergogne che tutti conoscono — non più di qualche anno fa, mentre il calcio italiano viveva una delle sue pagine più becere e vergognose con il tifo razzista di tutt’Italia contro l’allora interista Mario Balotelli, diffusero un “comunicato” (eh sì, la vera passione sono i “comunicati”, non le coreografie — per altro, come ormai noto, fatte da bambini) di solidarietà agli ultras juventini che, per cori razzisti contro Balotelli, erano stati (giustamente) puniti dalla giustizia sportiva.

Ricordo la mattina di Inter-Cagliari quando, seduto sul cesso, scartabellavo il mio sito aggregatore preferito, Inter-News  (l’unico che, per ora, non si è ancora venduto a Gazza.net o altre porcate), in cerca delle ultimissime sulla partita e mi sono ritrovato sullo smartphone ‘sta roba del “comunicato” (scusate, lo dico ora una volta per tutte: la parola “comunicato” sarà sempre tra virgolette). «Icardi per noi è morto» ho letto. Poi ho letto Curva Nord e, dentro di me, è morto qualcosa. No, non Icardi.

Ci siamo, ho pensato prima ancora di leggere. Perché sapevo: come dicono gli inglesi, “I know my chickens”.

Il tempismo meraviglioso. La sublime decisione. La cronometrata indignazione. La scelta tattica di diffondere il “comunicato” dopo mezzanotte, abbastanza tardi per quasi tutti ma non abbastanza tardi perché i giornali sportivi potessero chiudere senza averlo sulla scrivania, e questo al fine — come sempre — di ottenere la maggior grancassa mediatica possibile.

I fumogeni accesi dai bambini

Sono troppo grande, troppo adulto e troppo vaccinato per pensare che, dietro a questa mossa, ci sia anche solo per sbaglio qualcosa di interista. Probabilmente — e scrivo probabilmente solo perché, sulla pagina, l’avverbio dà una musicalità al tutto — si tratta di difendere la propria nicchia di privilegio nei confronti di una proprietà nuova che, al momento del “comunicato”, non aveva ancora espresso una politica societaria precisa nei confronti del tifo professionista — ooops, volevo dire “organizzato”.

Che la Curia Nord abbia a cuore i propri interessi e non quelli della squadra è fatto risaputo, e le coreografie (“fatte dai bambini”, non dimentichiamolo mai) c’entrano zero virgola zero. Nel 2013, dopo la squalifica di due giornate inflitta alla curva interista per i cori contro il Napoli, a riunirsi furono i capi delle curve di Inter, Milan e Juventus, per decidere una “strategia comune” che nulla aveva a che fare né con le prestazioni, né con la posizione di classifica delle rispettive squadre di riferimento (come riportato in modo sintetico e molto chiaro da questo articolo de Il Fatto Quotidiano.)

Quindi no, non ci casco nemmeno per un attimo mentre sono lì a guardare inebetito il titolo della notizia sullo smartphone.

Poi leggo il “comunicato” e mi cadono le braccia.

Icardi non ha fatto niente

Spiace per gli interisti che non aspettavano altro, quelli che quest’estate “diamolo via per Gabbiadini” e quelli che ritengono Mauro Icardi una specie di Cristian Vieri 2.0 — Icardi non ha fatto niente di sbagliato (se non — ma questa è una personale opinione, e in quanto opinione, opinabile — pubblicare un’autobiografia a 23 anni).

Premetto: non leggo libri di calciatori. La mia religione — quella della narrativa — me lo impedisce. Trovo i libri dei calciatori un insulto a tutti coloro che della scrittura, quella vera, hanno fatto la loro ragione di vita. Ma, del resto, la penso così anche sui libri dei comici e su quelli dei cantanti.

Detto questo, se mai c’era una biografia calciaiola che mi sarebbe piaciuto leggere (imposizioni religiose a parte), sarebbe stata proprio quella di Icardi. Perché… be’, qui rubo le parole dell’amico Alessandro Cavasinni:

Quindi apprendiamo che scrivere un’autobiografia a 23 anni è illegale. Voi, voi che non perdete occasione per filmare i vostri neonati; per sbrodolare untuose foto su Facebook di minorenni che non vi hanno mai accordato il consenso; per scrivere pure mentre siete al cesso; per dirci a che ora del giorno (non) scopate; per riempirci le bacheche di frame di cene, veglioni e gite al mare. Voi dite che uno che in 23 anni ha vissuto in povertà, è stato preso dal Barcellona, è arrivato alla Sampdoria esordendo per puro caso in Serie A, è diventato uno tra i più giovani capitani dell’Inter, viene sempre messo in mezzo in tresche amorose non possa scrivere un’autobiografia?

Nella parte “incriminata” (di lesa maestà verso la Curia Nord), Icardi non fa altro che descrivere ciò che accadde quel giorno fatidico a Reggio Emilia, e lo fa dichiarando apertamente di aver sbagliato, quel giorno, e facendo autocritica. Come spiega poi bene (guarda te se dobbiamo essere ridotti a farci spiegare le cose da un giornalista della Gazzetta) Paolo Fontanesi, autore (dai, suvvia, togliamo il “co-“, tanto sappiamo tutti chi li scrive, i libri dei calciatori e degli allenatori) del libro di Mauro Icardi:

«Non voglio entrare nei particolari, ma mi dispiace che quelle parole siano state interpretate nel modo sbagliato. Fosse stata un’intervista di ieri, allora la Curva Nord avrebbe avuto ragione a reagire in quel modo, ma un libro va ragionato, interpretato e soprattutto temporizzato. L’idea di Icardi era la seguente: in quel Sassuolo-Inter ha reagito in quel modo e ha capito di aver sbagliato, per questo ha voluto raccontare quell’episodio per dire che oggi non farebbe più quell’errore. Icardi voleva solo far capire che si trattava di un episodio errato e superarlo.»

Quindi, sorry, popolo anti-Icardi. Trovate un altro pretesto (tanto ce ne saranno sempre), e magari alla fine, con la complicità della Curia Nord, riuscirete a togliere all’Inter il suo giocatore più forte e rappresentativo.

Questo non funziona.

Capitani Coraggiosi

La grinta del Capitano

Qui devo fare due premesse. La prima la faccio ora, la seconda più avanti (ve la segnalo, così non ci confondiamo).

Prima premessa: penso — e lo dico da anni e anni — che le curve siano la cosa peggiore del calcio italiano, la catena che ci tiene ancorati al fondo del mare europeo, dove altri paesi ormai ci hanno superato pure in questo. Auspico — da anni e anni — un nuovo stadio senza curve (non lo so, Venerabile Zhang, lo faccia esagonale, decida lei) e, dirò di più, senza striscioni e senza coreografie che non siano quei quadratini che, negli stadi più civili d’Europa, vengono sollevati a formare scritte e/o figure prima della partita.

Finita la premessa, torniamo a me sul cesso con lo smartphone (non è una bella immagine, me ne rendo conto). Mi aspetto, come è giusto che sia, una netta presa di posizione dei vertici Inter contro questa aggressione ingiustificata a quello che, fino a prova contraria, dell’Inter è il capitano.

Me la aspetto, davvero. Non sto scherzando. E qui dimostro che no, forse “I don’t know my chickens” come credevo.

La mia incredulità si frammischia a nausea quando, inebetito, capisco che Piero Ausilio e Javier Zanetti prendono sì posizione, ma contro Mauro Icardi e non contro la Curia Nord. Tra l’altro, Zanetti pensa bene di sparare la sua sentenza in diretta televisiva a pochi minuti dall’inizio della partita, così, tanto per togliere un po’ di pressione e gettare acqua sul fuoco di una situazione grottesca creata ad arte dai professionisti del tifo. Roba che fa a gara, per stupidità e inettitudine, forse solo con la celeberrima “messa fuori rosa” di Sneijder in diretta TV perpetrata da Marco Branca.

Un autogol pazzesco. Incredibile, in effetti, se non si conoscesse il personaggio.

E qui, come promesso, mi fermo un attimo e faccio la mia seconda premessa: non ho mai amato (usiamo un eufemismo) Javier Zanetti. Non ho mai digerito il suo atteggiamento da Madre Teresa d’Argentina, la sua mancanza di coraggio in campo e fuori e, soprattutto, il fatto che — contrariamente a quanto propinato dall’agiografia corrente — Zanetti abbia sempre anteposto se stesso all’Inter e ai suoi tifosi (vedi, tra le altre cose, il continuare a caracollare in campo per almeno tre o quattro anni dopo la naturale data di scadenza). Per questo sono stato attaccato per anni. Ora, finalmente, molti altri interisti si stanno accorgendo dell’abbaglio, ma siamo ancora troppo pochi.

Fine della (seconda) premessa, mi ritrovo ad assistere al delirio assoluto. I dirigenti dell’Inter, invece di prendere posizione netta e inequivocabile contro i deliri di onnipotenza della Curia Nord, si buttano giù, si mettono a 90°, e persino si auto-lubrificano.

E poi, cosa ancor più vergognosa, tirano fuori la balla dei tifosi.

“Bisogna avere rispetto per i tifosi”, dice San Zanetti Martire. E subito, a fargli il coro, arrivano gli altri Capitani Coraggiosi della nostra storia, Bergomi e Mazzola, che continuano a perpetrare quella che, di fatto, è una menzogna bella e buona.

Qualche numero buttato lì

Che la Curia Nord non sia la proprietaria del tifo interista — casomai qualcuno ancora non lo sappia — diventa chiaro fin dall’ingresso dei giocatori sul campo. Tutto il resto dello stadio fischia i curvaioli non appena accennano i loro simpatici cori (immagino anche questi “cantati dai bambini”) Mauro Icardi uomo di merda. E tutto il resto dello stadio applaude per incoraggiare Icardi che ha sbagliato il rigore mentre i curvaioli gioiscono. Tutto lo stadio fischia gli edificanti striscioni (fatemi indovinare, “scritti dai bambini”) che insultano il capitano dell’Inter.

Erano loro che cantavano

Quanti sono questi? Un numero assai considerevole, a quanto pare. Da testimonianze di gente che in curva ci è stata, quel giorno, mi si dice che nemmeno tutta la curva cantava contro Icardi. Quindi, facciamo che siano 500 (e stiamo larghi)? Okay, andata per 500.

Quindi, lanciamoci nella matematica: 40mila presenze, 500 contro Icardi. Interessante.

Ma andiamo oltre: lo stesso giorno, su change.org emerge una petizione, firmata (toh, uno che non ha manie di protagonismo!) “Tifoso Interista”, che si dissocia dal comportamento della Curia Nord in modo inequivocabile:

Noi tifosi interisti e uomini di buon senso ripudiamo le aberranti gesta della curva nord del giorno 16/10/16 ai danni del calciatore Icardi Mauro, dal comunicato mattutino ai disordini serali. Riteniamo che sia INACCETTABILE attaccare con quei toni un tesserato della NOSTRA società, nonché nostro giocatore simbolo e capitano […]

e, nel giro di poche ore, viene firmata da 10885 tifosi interisti “normali”. Diecimilaottocentoottantacinque (scriviamolo in lettere, come sui bollettini postali) sono una cifra enorme, se si considera che per “firmare” la petizione bisogna compilare nome, cognome, indirizzo email (da confermare) eccetera.

Non siamo ancora contenti?

Okay. La stima più recente parla di 311 milioni di tifosi dell’Inter nel mondo, di cui 148 milioni nella sola Cina (potere di Suning, evidentemente).

Trecento. Undici. Milioni.

Ora, non serve essere Stephen Hawking per riflettere e chiedersi: a quanti, di questi 311 milioni, frega una cippa dell’orgoglio ferito di 500 (cinquecento) professionisti del tifo? Quanti, di questi 311 milioni, esultano a ogni gol di Icardi e comprano le sue magliette?

Stephen Hawking ha risposto. E immagino anche voi.

Quindi, signor Zanetti, signor Ausilio, signor Mazzola (eccetera eccetera), a quali tifosi bisogna portare rispetto? Perché — Stephen Hawking insegna — se è giusto portare rispetto ai “tifosi”, allora forse bisognerebbe portare rispetto a quei 310.999.500 (dai, non lo scrivo in lettere, questa volta) e non agli altri — tra l’altro quelli che “solidarietà agli ultras juventini”, quelli che “buttiamo giù il motorino”, quelli che “mandiamo a fuoco la pelata di Dida”.

Ancora una volta, San Zanetti Martire ha fatto ciò che gli è sempre riuscito meglio: nascondere la testina (pettinatissima, come sempre) e pensare al suo orticello.

Peccato che, facendolo, abbia messo in merda l’Inter, il suo capitano, e i suoi 311 milioni di tifosi.

Dilettanti(smo) allo sbaraglio

E peccato che, con la complicità di Ausilio, abbia fatto fare all’Inter una figura di merda planetaria.

Ancora una volta — e spero capiate quanto mi costa, io che ho lanciato l’hashtag #nomoneytothepink — dobbiamo, con la morte nel cuore, tornare dal gazzettaro Fontanesi per farci spiegare come si dovrebbero fare le cose.

«Nessuno dell’Inter mi ha mai chiesto nulla sul libro. L’Inter non mi ha chiesto di leggere la bozza della biografia di Icardi e forse questo è stato un errore della società, ma non sta a me dirlo: io sono solo uno scrittore. Non mi sono mai permesso di bussare alla porta dell’Inter per chiedere se andassero bene le pagine incriminate, forse avrebbero dovuto farlo loro… Adesso ricontrolleremo quelle pagine, io sono completamente al servizio di Icardi: se mi dirà di togliere quelle pagine, le toglieremo e faremo ristampare il libro senza.»

Già, perché Ausilio va in TV e dice chiaramente che “io il libro non l’ho neanche letto”. Wow. E dire che il libro di Mauro Icardi aveva beneficiato di una bella presentazione ufficiale, con tanto di pubblicità sul sito ufficiale, e svoltasi ufficialmente in un InterStore (rivendita ufficiale) nel centro di Milano.

Quindi i casi sono due: o non l’hanno letto veramente — che sarebbe gravissimo — oppure l’hanno letto e, ovviamente, non ci hanno trovato dentro niente di particolare, salvo poi fare marcia indietro non appena i mammasantissima della Curia Nord si sono inalberati — e questo non sarebbe solo gravissimo, ma vergognoso.

Come? Fatemi capire… voi avallate la pubblicazione di un libro del vostro capitano, del vostro giocatore più forte, del giocatore a cui avete appena messo una clausola rescissoria di 110 milioni (1,08xPogba), di cui vi cuccate il 50% dei diritti d’immagine (immagino che vi rientrino anche i ricavi di un libro) e non leggete le bozze? O — ma non voglio nemmeno pensarci, a questo — le leggete, le approvate e poi vi fate ricattare (perché di questo si tratta) dallo 0,00016077% (500 su 311.000.000) dei tifosi interisti nel mondo?

La domanda sorge spontanea: quanto è potente questo 0,00016077%? Quanto vi mette paura?

L’aveva pronosticato, già dal titolo, Alberto di Vita in un suo recente articolo su ilMalpensante: “L’Inter a un passo da una figuraccia epocale”.

Mi dispiace, caro Alberto e cari interisti, il passo è stato fatto.

Come diceva il saggio, Eravamo sull’orlo dell’abisso: da allora, abbiamo fatto un grosso passo avanti.

Perché ciò che emerge sia dalle parole di Fontanesi (sigh) che, soprattutto, da quelle successive, è che Mauro Icardi ristamperà il libro senza la parte condannata dallo 0,00016077% dei tifosi.

Mauro Icardi sarà ancora il capitano dell’Inter ma dovrà chiedere scusa a tifosi e società e soprattutto ristampare la propria biografia “Sempre Avanti”, togliendo le pagine incriminate che hanno scatenato questo sgradevole putiferio. E’ questa la decisione partorita in giornata dall’Inter dopo una due giorni concitata, nella quale oltre alla sconfitta in rimonta contro il Cagliari, il club nerazzurro ha dovuto assistere all’esplosione di una vera frattura fra il proprio calciatore più forte e rappresentativo e la frangia più calda dei tifosi, che ha manifestato il proprio odio e livore nei confronti di Icardi con comunicati, striscioni e messaggi provocatori anche nei pressi dell’abitazione.

Una sconfitta. Del buon senso, della dignità dell’Inter, di tutti. Un’affermazione del potere che alcuni elementi esercitano su quella che vorrebbe (per ora non posso scrivere potrebbe, perché, alla luce di questi fatti. non può) diventare una delle società calcistiche più forti del mondo.

Vorrei tanto che Icardi si rifiutasse di farsi censurare. Lo vorrei davvero.

D’altra parte, l’unica risposta possibile sarebbe sulla falsariga già gloriosamente tracciata da Zlatan Ibrahimovic.

Suca.

Non sarà così. Peccato.

Vergogna

vergognaMai, vi giuro, avrei pensato di usare questa parola per l’Inter. D’altra parte, ho la fortuna di non essere nato juventino né milanista, quindi mi rendo conto che il mio concetto di “vergogna” è quello di una persona che alla vergogna non è abituata. Per forza di cose, essendo interista, non posso sapere quale dose di vergogna proverei nel vincere scudetti su scudetti rubando e condizionando gli arbitri, o di avere patacche propagandistiche tipo La squadra più titolata al mondo stampigliate sulla maglia, o un presidente che fa il bunga-bunga.

Quindi, mi rendo perfettamente conto che noi interisti — per fortuna — possiamo vergognarci anche per molto meno.

Il fatto è che, per me, non è “molto meno”.

Che l’Inter — nelle persone di Javier Zanetti e Piero Ausilio — si sia piegata a questo modo di fronte alle intemperanze studiate e volute della Curia Nord ha fatto sì che in me si verificasse qualcosa che non mi era mai successo nemmeno ai tempi di Lippi allenatore.

Mi sono vergognato di essere interista.

Zanetti è riuscito laddove avevano fallito tutti gli altri (chissà perché, non avevo dubbi che sarebbe stato lui a riuscirci). Perché quell’Inter che si inginocchia davanti ai teppisti da stadio non è l’Inter che mi ha insegnato mio padre, non è l’Inter di InterCampus… non è l’Inter.

Per me quella sparata vigliacchissima di Zanetti è stata peggio della sconfitta 0-6 nel derby, è stata peggio che se avessimo perso 0-6 con i ladri invece di batterli 2-1 (PS: gol e assist di Icardi).

Lo scrivo ancora, perché — credetemi — non ci credo.

Mi sono vergognato di essere interista.

Ora corriamo ai ripari

Per fortuna, qualche interista con i coglioni sotto in giro c’è ancora. Gianfelice Facchetti, per esempio, che ha raccontato di come ha dovuto spiegare al suo bambino le cose ignobili che c’erano sugli spalti. O Nicolino Berti, che non le ha certo mandate a dire:

Certo Zanetti è la voce della società e un po’ delegittimato ne esce. Si era esposto subito chiedendo rispetto per i tifosi, però è giusto tutelare anche Icardi che è il capitano.

Io, dal canto mio, so già cosa devo fare, nell’evidente timore di rappresaglie (vero Zanetti?).

Vi do l’anteprima, in esclusiva, della prossima ristampa del mio libro.

 

 

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