I 40 giorni che cambiano la stagione dell’Inter

Frank De Boer in estate ha ricevuto una chiamata. Non sappiamo chi l’abbia fatta né in quale lingua gli abbiano parlato… magari si sono fatti aiutare da Caressa, che ne sappiamo. E possiamo solo immaginare il pensiero e la prospettiva di un allenatore ambizioso, un professionista serio, una persona che nel calcio ha giocato ad altissimi livelli e che in 5 anni di Eredivisie aveva fatto bene e si era anche distinto per non essere poi così “olandese” (come se esserlo sia un male assoluto, ma vabbe’, italiche tare inestirpabili), se è vero che per 4 anni ha avuto la miglior difesa e in uno ha fermato lo score al passivo a soli 20 gol subiti.

Frank probabilmente pensava che fosse arrivata la buona occasione, forse non la migliore nella vita, ma di quelle non rifiutabili: un club prestigioso, con una storia importante, con una nuova proprietà che garantisce investimenti e una ristrutturazione a medio-lungo termine. Insomma, avrà pensato che fosse il momento buono, nonché di approdare in un club… “normale”, diciamo così, organizzato; ecco, non serenissimo magari, visto che l’Inter sa esportare i suoi problemi ovunque nel mondo.

COME UN FILM DELLA ASYLUM

D’altra parte, suvvia, mettiamoci un attimo nei panni dell’allenatore. Che il giornalismo nostrano non lo conoscesse e non lo conosca tutt’ora è un problema suo: di riflesso, i vergognosi, maleducati e vili attacchi alla persona e al professionista, quest’atteggiamento da bulletti di borgata, questa ignobile e spregevole violenza verbale nei confronti dell’uomo, sono solo il frutto finale di tanta ignoranza.
Ma che in società non si sapesse, no, non è possibile. E quando decidi di prendere un tecnico come Frank, sposi qualcosa che è più di un allenatore: sposi una filosofia. E devi supportare lui e quella filosofia perché evidentemente è quello che vuoi.

Invece, non solo si è trovato in un vero e proprio girone infernale di babbuini che non aspettano l’ora di titolare la prima minchiata che li fa ridere come dei deficienti… che poi, ridono soltanto loro (e ce li immaginiamo quando si danno le gomitate amichevoli per dirsi “quanto so’ bravo eh!), mentre noi rimaniamo in attesa di una improbabile presa di posizione dell’ordine dei giornalisti.

Anche da parte della società Inter non sarebbe male, soprattutto quando escono articoli come quelli che abbiamo letto in questi mesi, e di cui vi proponiamo qualche perla come questo de ilfattoquotidiano, di uno che non ha mai incontrato Frank e mi piacerebbe che queste cose gliele dicesse in faccia.

Le sopracciglia costantemente corrucciate, gli occhi incrociati, la bocca semiaperta: quell’espressione un po’ intontita di chi vorrebbe dire qualcosa di intelligente ma non ha capito bene la domanda. Frank De Boer non è riuscita ancora a togliersela dalla faccia da quando è arrivato in Italia, e chissà se avrà tempo a sufficienza per farlo. [..] n effetti, del capro espiatorio l’olandese molto poco volante ha il physique du rôle perfetto: palmares internazionale inesistente, carisma da impiegato di banca, nessuno “sponsor” pesante alle spalle (Erick Thohir, che si dice averlo voluto fortemente, è un presidente pro tempore, comunque non più azionista di maggioranza). E poi anche quell’immagine di totale spaesamento, a cui contribuiscono le conferenze stampa metà in inglese e metà in italiano balbettato. […] Non è comunque solo per scarso pedigree e fotogenicità, o diversità culturale e linguistica che l’olandese è già a rischio esonero a poco più di due mesi dal suo approdo in nerazzurro. […] orse impauriti dalle batoste, i nerazzurri hanno anche smesso di giocare quel calcio fatto di pressing e possesso che sembrava essere l’impronta di De Boer. Per diventare, però, un’ameba calcistica, una formazione che attacca male e difende malissimo, finendo per essere sempre in balia degli avversari (che si chiamino Sparta Praga, Cagliari o Roma poco cambia) […] A quel punto, dopo l’addio traumatico di Mancini, meglio sarebbe stato affidarsi ad un usato sicuro, un tecnico italiano di esperienza, così da affrontare il campionato con un minimo di preparazione tattica e poi sperare che le qualità dei singoli (che certo non mancano) facessero la differenza. Probabilmente quello che succederà fra poco. Invece per il momento c’è De Boer, un marziano a Milano, che continua a non capirci nulla dell’Inter, della Serie A e di quello che gli sta accadendo intorno. Come l’hanno catapultato ingiustamente in questa realtà che non gli appartiene, Suning e i cinesi potranno anche rimandarlo a casa. Esonerate pure De Boer: lui, forse, nemmeno se ne accorgerà.ilFattoQuotidiano

Ma no, sarebbe chiedere troppo. Non solo un ambiente mefitico, ma ad un certo punto ha capito che, aprendo le porte di casa Inter ha aperto in realtà quelle di un manicomio (ndr: asylum ha tra i suoi significati “manicomio”).

Soprattutto quello che è successo nelle ultime settimane lascia traspirare uno sgradevole miasma di guerra in corso, qualche regolamento di conti di cui il grande pubblico non sa niente… anche se sembra chiaro che certi giornalisti sanno, e sanno bene: la violenza di certi attacchi, come dicevamo ieri, si può giustificare solo con un appoggio interno che ha tutto l’interesse a delegittimare un professionista serio e preparato come lo è Frank.

Come se non bastasse, si sono aggiunte le paranoie e le polemiche di certa, sparuta ma rumorosa e influente tifoseria, nonché l’emergere di una guasta abitudine di certi giocatori a fare le bizze e a mostrarsi capricciosi: con evidente “giustificazione”, indulgente e permissiva, di chissà chi.

Insomma, Frank non sapeva che all’Inter non serviva un allenatore vero, uno di quelli che allena e fa le cose per bene. No, l’Inter aveva bisogno di due figure: uno sciamano in grado di ipnotizzare calciatori e attirare la benevolenza del dio del calcio (perché mica si vince giocando a calcio, magari giocando anche bene eh), e qualcuno in società in grado di fare da barriera, da filtro, da muro, da anestetico.

L’unico a riuscirci negli ultimi anni è stato José Mourinho, che aveva svolto entrambi i ruoli, se non di più. Tutti gli altri sono annegati dopo avere ricevuto il colpo di grazia del fuoco amico.

LA DOMANDA

Ieri ci siamo fatti una domanda: cosa è cambiato?

Più si prova a cercare una logica in ciò che è accaduto nell’ultimo mese e spicci all’Inter e meno la si trova. Anzi, in realtà rimane una sola motivazione plausibile.

Perché questa è squadra che aveva obbedito al tecnico, e in quella obbedienza, pur rischiando, aveva trovato identità e gioco, con il gioiello assoluto sfoggiato appena 36 giorni fa, con la vittoria contro la Juventus. Ecco, guardare il primo tempo di Atalanta-Inter e la prestazione di Inter-Juventus ti fa pensare che uno dei due sia un sogno, una fantasia, un’allucinazione, il decadere di una realtà nel regno della perversione.

Come si può brillare così tanto contro i padroni del campionato ed essere così ripugnanti contro l’Atalanta?

Come si può passare da una evoluzione chiara, incontestabile, roba che non sfugge a nessun numero, nessuna statistica, nessuna osservazione oggettiva… come si può, senza impazzire, approdare all’indecenza dei primi 45 minuti di Bergamo?

Che poi, attenzione, non è soltanto questa inenarrabile disparità a fare specie: è la rapidità con cui tutto è successo a lasciare esterrefatti.

Roma Inter è stata appena 20 giorni fa… persino contro il Cagliari si era visto anche un buon calcio per un’ora: salvo poi schiantare d’improvviso.

E dire che Frank aveva mostrato, oltre al gioco, anche coraggio e il piglio giusto, soprattutto con i giovani. Salvo accorgerti che Miangue è fuori e sono dentro i due paria Kondogbia e Brozovic, c’è il ritorno di Nagatomo, ci sono scelte che tradiscono la storia dell’allenatore. Che succede, Frank? La strada era giusta, il gioco c’era, si creavano occasioni (quante squadre, da Mourinho in poi, hanno prodotto non meno di 10-12 occasioni da rete a partita?)… Frank, che succede?

TROPPE CHIACCHIERE

Poi riavvolgi il nastro e ti accorgi che non tutto sembra casuale. A partire da quella notizia prima battuta a inizio Settembre e poi morta sul nascere, ma poi rilanciata forte proprio dopo la partita contro la Roma: Moratti  pronto a tornare.

Si parla di “guerra” a Thohir, di rapporti mai decollati tra i due (“Forse ha trovato un giocattolo più grande di quello che pensava” la frase più inquietante di Moratti). C’è qualche legame? Chi lo sa.

Di certo Frank De Boer è l’allenatore meno adatto all’idea di squadra che ha Moratti, e i nomi che circolano in questi giorni invece sembrano proprio fare al caso dell’ex presidente: Pioli o Mandorlini, nonché il vecchissimo pallino Laurent Blanc, figuriamoci Leonardo. D’altra parte, non è un mistero che De Boer sia stata scelta di Thohir, pur condivisa dalla nuova proprietà.

La storia di Icardi e della Curva, che abbiamo affrontato più volte, con un ultimo contributo di Massaron, che a tutti è sembrato anche un “segnale” alla nuova proprietà. Ma che inquadrandolo in prospettiva sembra qualcosa di più di un semplice segnale: a dargli man forte, la delegittimazione di Icardi ad opera di Ausilio e Zanetti (che in estate sul rinnovo si erano espressi negativamente e con decisione: “Icardi pensi a fare il calciatore e il capitano).

Aggravante, il ricominciare delle notizie che “trapelano” dallo spogliatoio nerazzurro come accadeva una volta: qualche gola profonda passa le veline all’avvoltoio di turno. Così si è venuto a sapere di una squadra che “avrebbe chiesto” a De Boer un atteggiamento più prudente, con portavoce Handanovic. Come se il problema fosse “stare bassi” e non, invece, giocare con logica: contro il Southampton e contro l’Atalanta si voleva stare più bassi, ma talmente bassi che in ginocchio sarebbe stato più dignitoso.

A questo si aggiungono le parole di Miranda prima della partita, che non ho sentito, ma mi riportano come qualcosa che somigli a “dobbiamo cambiare forma di giocare”, che è più preoccupante delle parole di Handanovic. Qui una trascrizione che non so quanto sia fedele:

Rispetto al passato abbiamo cambiato modo di giocare, adesso difendiamo più alto: lo scorso anno a questo punto della stagione avevamo subito pochi gol, anche se ci accusavano di giocare male. Dobbiamo stare più bassi e cercare di vincere le partite, anche 1-0Miranda

Non ultime, quelle di Eder, che lasciano intravedere l’interno del manicomio a noi mortali lontani:

A livello di singoli siamo una squadra forte ma non siamo ancora gruppo […] De Boer vuole tanta aggressività nel chiudere le linee ma nel primo tempo non ci siamo riusciti. Quasi tutti gli allenatori hanno la loro impostazione tattica, ma al di là degli schemi e dei moduli, dobbiamo lavorare bene. Noi cerchiamo di capire quello che vuole il mister, ma a volte non ci riusciamo e non so perché Eder

Incommentabile, sia lui che Miranda. Poi ti viene voglia di passarti un piacere e guardi il curriculum di ciascuno di loro e ti accorgi che se elimini Santon il baciato-da-dio (era nell’Inter del triplete), se si sommano tutti i trofei vinti dall’attuale rosa dell’Inter, compresi i titoli di miglior giovane della coppetta del borgo-che-non-c’è, insieme non fanno il palmares di Frank come calciatore e allenatore. Forse giusto giusto Miranda e un filino Medel avrebbero diritto di parola. Il resto è un insieme di scappati di casa che non conoscono neanche il senso della parola “vittoria” e fanno le soubrette capricciose? Ma qualcuno avrà pur voglia di prenderli a calcinculo o no?

SOCIETÀ

Ultimo tassello, forse il più importante, venerdì ci sarà l’assemblea dei soci nerazzurri, e ieri mi facevano notare che la concatenazione di eventi potrebbe non essere così casuale come sembra nel momento in cui gli eventi si dipanano: saranno passati esattamente 40 giorni da Inter-Juventus, la partita che poteva segnare la svolta non soltanto di questa stagione.

Esposte così, come i grani di un rosario, uno dietro l’altro, in fila ordinata, sembra proprio che nulla sia davvero casuale e che ci sia un filo a legare tanti episodi che, vivendoli, sembravano a sé stanti.

Insomma, Frank De Boer potrebbe essere la vittima sacrificale di qualche “regolamento di conti” (virgolette d’obbligo), il sacrificato all’altare di chissà quale progetto di Inter. L’impressione, però, è che questa settimana sia davvero decisiva per le sorti della squadra, del tecnico, ma anche della società stessa.

Anche se nasce un altro problema: chi vorrebbe buttarsi a corpo morto in questa pazzia? Ben sapendo che una parte di chi c’è adesso anela Simeone, con tre dirigenze che ancora non sanno farne una: chi vorrebbe mai dopo il trattamento riservato a Frank? Solo un pazzo scriteriato o qualcuno che non ha nulla da chiedere ad alti livelli e si accontenterà della visibilità e dell’opportunità.

Intanto il campionato procede e ti accorgi della classifica orribile, ma anche che sarebbero bastate due partite normali per ritrovarsi più o meno dov’è adesso il Napoli. Ma evidentemente di certe cose importa soltanto ai tifosi, perché sai che nulla è compromesso e se guardi alla stagione dell’anno scorso ti accorgi che un impianto solido potrebbe portare risultati migliori di quelli che si pensano:

 

Loading Disqus Comments ...