Frank, vattene

I have a dream, Frank.

Che Fabio Caressa ti legga questa lettera in prima serata su Sky Sport 1 traducendola simultaneamente in olandese.
Che figata sarebbe, Frank, ci pensi?

Uno dei migliori giornalisti sportivi italiani (ahahahahahahah, scusa Frank…torniamo seri) che ti legge l’appello accorato di un povero tifoso interista stanco ed affranto.

Magari lo potrebbe fare per rimediare parzialmente alle schifose parole usate nei tuoi confronti solo pochi giorni fa, parole così meschine e in malafede da sembrare quasi uno scherzo. O per rimediare, sempre parzialmente, alla figura di merda degli imbecilli che fingono di russare durante una tua intervista in un programma di cui lui è il direttore.

Macché, Frank, non accadrà mai.

Perché te ne sei accorto, sì?, adesso sei in Italia. Non in Olanda, in Italia. E te lo aveva detto Sandro Piccinini, pochi giorni dopo il tuo arrivo, che cosa vuol dire allenare in Italia:

Se tu sapessi chi è Piccinini, Frank, ti salirebbe uno sconforto grande così solo a pensare che lui è stato l’unico a dirti la più sacrosanta delle verità.

Io invece ti dico di andartene, Frank.

Vattene finchè sei in tempo. Perché non te lo meriti quello che ti stanno facendo, ma soprattutto non ti meriti quello che ti faranno.

Perché io lo so cosa ti faranno, Frank.

Lo so da 20 anni.

E’ sempre stato così.

Ti isoleranno sempre di più, ti vomiteranno addosso di tutto, ti distruggeranno. Amici e nemici, Frank, perché noi dell’Inter siamo fatti così.

Ti abbiamo acclamato come il salvatore della patria al tuo arrivo, abbiamo detto in coro “diamogli tempo, è arrivato solo 2 settimane prima dell’avvio della stagione, non conosce la squadra, la lingua, il campionato. Facciamolo lavorare su un progetto di gioco, dobbiamo avere pazienza visto che con quell’altro abbiamo buttato un anno e mezzo.”

Diamogli tempo, si diceva.

Bene, quel tempo è finito, Frank: che pretendevi, che ti avrebbero concesso più di 2 mesi e più di 12 partite?

Dai, davvero lo hai pensato? Beata ingenuità.

Non ti hanno raccontato dei tuoi predecessori qui all’Inter, Frank? Potremmo scriverci un libro. O forse l’hanno fatto.

Davvero non sai di quanti prima di te sono arrivati da eroi e alle prime difficoltà sono stati sfanculati senza troppe spiegazioni?

No, forse non lo sai davvero. Sennò non avresti mai accettato di venire da noi.

O forse sì avresti accettato, ma solo perché ti saresti illuso che adesso le cose, all’interno della società Inter, sono davvero cambiate: adesso non si prendono più le decisioni sul marciapiede della Saras, non si cambiano le strategie al ritmo di una scorreggia (chissà come te la tradurrà scorreggia il buon Caressa), non si dà più l’allenatore di turno in pasto alle orde fameliche di prostitute intellettuali, pronte a divorare qualsiasi cosa pur di far contento il padrone di turno (sai com’è, Frank, qui tutti teniamo famiglia).

E invece niente, Frank. Ci siamo illusi in due. ‘Sta dirigenza è la versione 2.0 di Moratti: con tanti soldi, poca lungimiranza.

Nessuno che sia andato a difenderti in TV quando hanno cominciato a deriderti in maniera infantile, quando hanno cominciato a metterti in dubbio millantando decine di sostituti che però, guarda caso, “non sono ancora stati contattati ma sono già pronti a subentrare[cit.]”.

Quando hanno negato gli indubbi progressi della tua squadra, quella messa in piedi a campionato iniziato, senza preparazione, senza aver potuto scegliere uno solo dei tuoi giocatori.

Quando hanno raccontato due partite identiche in maniera diametralmente opposta solo per il nome delle squadre coinvolte.

Quando anche una buona fetta dei tuoi tifosi, puntuali come le tasse (potrei rimetterci l’orologio, Frank), ha cominciato a sfogare le sue frustrazioni su di te e sul tuo lavoro.

Ma come, solo due mesi fa quello di prima aveva buttato un anno e mezzo di lavoro, finalmente lo abbiamo cacciato, adesso abbiamo un allenatore serio che lavora sul campo e non è una checca isterica, e solo due mesi dopo tutto finito, abbiamo scherzato, vattene, fai schifo?

Sì, Frank, qui è così.

Ci vorrebbe una società profondamente diversa, nelle strategie comunicative, nei modi, nell’approccio, nella gestione dei media. Ma qui non c’è, Frank. Non c’è mai stata.

Che ti aspettavi da una società che sponsorizza l’autobiografia del proprio capitano di 23 anni senza averla nemmeno letta? L’autobiografia di un ragazzo di 23 anni.

Che racconta un episodio insignificante accaduto qualche anno fa, e quattro fenomeni decidono di farlo diventare invece così significante, per giunta alla viglia di una partita, da mandare a puttane addirittura tutta la stagione.

Ti rendi conto, Frank? Abbiamo mandato a puttane un’intera stagione per colpa dell’autobiografia di un ragazzo di 23 anni.

No, ma ti diranno che è impossibile che sia stata quella la causa di tutto.

Ti diranno che in realtà il problema è Santon (ieri e contro la Roma);

Il problema è Kondogbia (contro il Bologna);

il problema è l’attacco che non concretizza (contro il Palermo);

Il problema è la difesa a 3 (contro il Chievo);

Il problema è Banega (contro il Cagliari).

Il problema sono i terzini troppo alti, Medel che non medella, Icardi che non icarda, Eder che…beh, dai Eder è pure grasso.

Il problema è Handanovic.

Il problema è Murillo.

Il problema è l’allenatore, Frank.

Sempre.

Sempre e comunque.

Da 20 anni.

Te l’ho detto che non sei il primo, no? E purtroppo non sarai nemmeno l’ultimo.

Ti ammazzeranno, Frank. Salvati, sei ancora in tempo.

Vai via, non bruciarti la carriera come hanno fatto tanti prima di te.

Sei bravo, fidati. E anche molto. Ma qui non gliene frega niente a nessuno.

Perché sei finito in una piazza che ha bisogno di stritolare tutto e tutti in nome di un innato bisogno di autoflagellamento di coglioni (chissà come lo tradurrà il buon Caressa), in un sistema mediatico che oramai ha nell’Inter una formidabile valvola di sfogo delle proprie incompetenze e dei propri provincialismi, e soprattutto sei finito in una società che incredibilmente asseconda tutto ciò e anzi, contribuisce ad alimentarlo con i suoi sconcertanti comportamenti.

Assurdo, vero Frank?

Vattene quindi. Tu puoi farlo, io no.

Io non posso cambiare la testa di milioni di tifosi che non capiscono un cazzo, e soprattutto non posso cambiare una società e una dirigenza che, nonostante il passare degli anni, continua sempre, imperterrita ad impedire che la squadra possa lavorare in un ambiente sereno, protetto e tranquillo.

Pensa, io sono stato costretto ad assistere ad uno dei più scandalosi revisionismi storici su fatti talmente chiari, talmente acclarati che era davvero impossibile metterli in discussione.

E invece l’hanno fatto, Frank. E noi abbiamo assistito passivi, senza muovere un dito.

Lo conosci Giacinto Facchetti, vero Frank? Te l’hanno raccontato, oppure te ne sei accorto da solo, di come ne parlano ormai qui in Italia?

Lo abbiamo permesso noi.

Che tristezza, Frank, viene voglia di mollare tutto.

Allora fallo, prima che ti costringano loro a farlo.

Vattene in Premier, oppure in Spagna. Ti vedrei bene, sai? Le tue squadre le sai far giocare bene, anche con noi ci stavi riuscendo. Certo, hai fatto qualche cazzata, ma chi non le fa? E poi, con tutte le attenuanti che hai avuto, era pure fisiologico.
Ma so che ci avresti lavorato su, perché sei stato un grande giocatore e stai dimostrando di essere un grande allenatore.
Ci avresti lavorato con pazienza ma con rapidità, perché sai benissimo che nelle grandi squadre tempo non ce n’è, non te lo devono mica dire quei quattro sfigati dei tuoi tifosi. Tu lo vivi sulla tua pelle da almeno 25 anni.

E soprattutto ci avresti lavorato con competenza.

E so che li avresti risolti in breve tempo.

E probabilmente saresti andato a contendere addirittura lo Scudetto alla Juve.

Perché io già quest’estate, più la gente diceva che la Juve avrebbe ammazzato il campionato fin da Novembre e più io mi convincevo che non lo avrebbe vinto.

Ma Roma e Napoli non avrebbero mai potuto approfittarne, non sono mai state in grado di farlo.

E allora, con qualche buon innesto, visto che adesso i soldi ci sono, perché no? Perché non sognare?

E mi eri proprio piaciuto tanto all’inizio, sai, quando li hai apertamente sfidati, con le tue dichiarazioni un po’ presuntuoselle.

Ma non eri arrogante, Frank, lo so. È che conosci troppo bene questo sport ad alti livelli per non sapere che con una buona squadra e un lavoro competente, paziente, sereno e lungimirante si possono raggiungere grandi traguardi, anche quelli che fino a poco tempo prima parevano irraggiungibili.

Ma non ti hanno permesso di metterlo in pratica.

Non te lo ha permesso in primis la società, quella che ti aveva voluto così fortemente da scegliere un timing a dir poco scellerato.

Non te lo hanno permesso i tuoi tifosi, che adesso ti rinnegano manco fossero Pietro con Gesù.

E allora vai, Frank. Vai dove possano apprezzare davvero il tuo lavoro e la tua serietà. E magari dove possano anche apprezzare il fatto che parli perfettamente 3 lingue e stavi imparando ad una velocità record anche una quarta.

Insomma, vai in un paese serio e in una squadra normale.

Perché non è vero quello che ti hanno raccontato, Frank. Che l’Inter è pazza.

No, Frank. L’Inter è scema, è diverso.

Vattene, tanto noi ci affideremo ad un traghettatore. Sai cos’è Frank?

Noi lo sappiamo bene.

Magari richiamiamo Lucescu, oppure Tardelli.

Bei tempi, Frank, quanto li rimpiango.

Poi l’anno prossimo dicono che è fatta per Simeone, vecchio cuore nerazzurro.

Un allenatore con delle idee di calcio assolutamente in linea con le tue.

Quando si dice la continuità.

Vai Frank, non farmi affezionare a te come ho fatto con tutti gli altri. Vai via, io ti osserverò dalla finestra scorgendo un po’ le tendine. Ma tu non voltarti mai, vai per la tua strada.

Tanto io mi innamorerò del prossimo allenatore, e tutto sarà dimenticato.

Fino alla prossima crisi Inter.

Ciao Frank, ogni tanto se ti va chiamami, ci andiamo a fare una birra insieme, parlando amabilmente di calcio, di tattica, di calciatori; magari mi puoi insegnare un sacco di cose.

Oh, ci conto.

Adesso vai, si è fatto tardi.

Vaarwel Frank, si dice così? Adesso lo vado a chiedere a Caressa.

 

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